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Delirio mistico?

Confessions

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Le parole del Cardinal Tarcisio Bertone (che è comunque il Segretario di Stato Vaticano, non l’ultimo pischello della parrocchia) dell’altro ieri, quando aveva collegato pedofilia ed omosessualità, hanno dato adito a diverse riflessioni; dire che le parole del Cardinale sono da condannare, sarebbe superfluo: lo hanno già detto in molti, le motivazioni le hanno già spiegate in lungo ed in largo, eviterò di dilungarmi, limitandomi a convenire.

Trovo invece più interessante quanto accaduto oggi: la risposta della Santa Sede (che ora si trova anche in una posizione diplomaticamente delicata, visto che la Francia si è apertamente schierata contro le parole del Segretario di Stato Vaticano, definendo in una nota pubblica l’accostamento come “inaccettabile”) che giunge tramite bocca del Portavoce Vaticano, padre Federico Lombardi, aggravano se possibile la situazione:

Bertone si riferiva alla problematica degli abusi all’interno della Chiesa e non nella popolazione mondiale. Le autorità ecclesiastiche non ritengono di loro competenza fare affermazioni generali di carattere specificamente psicologico o medico, per le quali rimandano naturalmente agli studi degli specialisti e alle ricerche in corso sulla materia

Gli elementi di rilievo in questa frase sono almeno 3 (va quantomeno riconosciuta loro una certa propensione alla sinteticità, riuscendo a condensare tante castronerie in soli 351 caratteri):

  1. Si torna a collegare, limitatamente però alla sola Chiesa, omosessualità e pedofilia: come se nell’atto della molestia sessuale da parte di un prete nei confronti di un minore, il problema stia nel sesso del minore e non nell’atto in sè. A quanto pare, il messaggio non è passato.
  2. Riprendendo per altro il punto precedente, si deduce anche che secondo la Chiesa, è più grave l’omosessualità che non la pedofilia. Purtroppo in questo frangente la Chiesa sembra aver completamente perso il contatto con la realtà: sono sinceramente convinto che le autorità vaticane si trovino in questo momento in una difficoltà notevole nel solo tentare di comprendere di che cosa mezzo mondo li stia accusando. Non è certo da oggi che la Chiesa predica il sesso come puro atto del concepimento, rinnegando il ruolo che l’amore vi ha (vedere non solo alla voce “omosessualità”, ma anche alla voce “divorzi” e “aborto”). Paradossalmente, poiché da una relazione tra un prete ed un minore di sesso femminile potrebbe nascere una nuova vita, questo atto sembra probabilmente loro meno grave (dottrinalmente parlando) rispetto ad una relazione omosessuale di un prete con un altro adulto uomo consenziente.
  3. Infine, proprio la spiegazione di padre Lombardi ci indica come la Chiesa ritenga ancora plausibile la tesi che vorrebbe l’omosessualità come una malattia (psicologica, nell’esempio in questione) e si rimetta quindi, sotto questo aspetto, “agli studi degli specialisti”.
    Vorrei segnalare a padre Lombardi (se mai avrò l’onore di averlo tra i lettori di queste poche parole), come “gli studi degli specialisti” abbiano già da parecchio tempo definito che “gay si nasce e non si diviene“. In particolare, mi riferisco ad uno studio condotto dal professor Balthazar presso l’università belga ULG, il quale dimostra come proprio l’omosessualità affondi le sue radici nella biologia e non nella psicologia degli individui (che pertanto, vale forse la pena sottolinearlo, non possono essere “guariti” più di quanto non si possa convincere qualcuno a non amare “il verde”, o “la pizza”).

Non sono credente (ed in certi frangenti, non dubitate, mi dispiace) ed è inutile sottolineare come questi episodi non aiutino l’avvicinarsi di “coloro che usano criticamente il cervello” alla Santa Apostolica Romana Chiesa Cattolica (l’ordine degli aggettivi non sarà quello, ma il concetto si). Ciò però che più mi spaventa è che dal distacco dalla realtà da parte di un organo influente (moralmente e politicamente) come la Chiesa, non possiamo che aspettarci molti, moltissimi guai…

Gentile cardinal Bagnasco…

aldoaldoz via Flickr

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Leggo con stupore (ma forse anche no) le parole del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinal Bagnasco, che si lancia in una difesa a spada tratta di papa Ratzinger, relativamente alle ultime (e poco felici devo dire) uscite mediatiche. Non mi sarei stupito se il cardinale si fosse limitato a fare esplicito riferimento al caso Englaro, ribadendo posizioni largamente diffuse nella Chiesa (sebbene anche in quel caso non esista, come sappiamo, un’unanimità conclamata), che seppur non condivida personalmente rappresentano un punto di vista per certi versi persino ragionato.

Quello che mi stupisce, è il difendere papa Ratzinger “per partito preso”, senza neppure mettere in dubbio le affermazioni più azzardate che la sua (fervida?) mente ecclesiastico-conservatrice ha partorito: l’idea che l’uso del preservativo non aiuti nel combattere l’AIDS, la remissione della scomunica a 4 vescovi negazionisti, la scomunica dei medici che hanno praticato l’aborto ad una giovanissima ragazzina vittima di violenza sessuale dimenticando invece di scomunicare i violentatori.

Al di la del merito delle singole vincende (di cui eventualmente si potrà approfondire nei commenti), trovo assolutamente delirante porre cieca obbedienza in un uomo, ma soprattutto pretenderla anche da parte della restante parte della popolazione mondiale, mass media in testa.

Qualcuno spieghi a Monsignor Bagnasco che per “stampa internazionale” non si intende il solo “Avvenire”…

L’assalto sull’aborto

Misticismi calibrati  La questione dell’aborto non è certo nuova alle attenzioni della stampa. La contrarietà della Chiesa su questo tema (che continuo a faticare a comprendere) solleva periodicamente dibattiti che sfociavano nella politica, fino a qualche tempo fà, nel momento in cui c’era da votare o deliberare qualcosa in materia (il referendum sulla fecondazione assistita, ad esempio).
La battaglia sul fronte, veniva (e viene) combattuta in sordina, nei consultori ginecologici e con pressioni più o meno esplicite sui medici che l’aborto lo devono poi mettere in pratica e sulle madri, già coinvolte in una situazione drammatica e dolorosa (altrimenti non abortirebbero).

Da qualche tempo a questa parte però, la pressione è andata crescendo, da un lato sul piano legislativo (con l’assalto alla 194 condotto coralmente da Ferrara, Bondi e la Binetti), dall’altro su quello del quotidiano, il cui più palese e recente risultato è quello degli accertamenti condotti dalla Polizia relativamente ad un’interruzione di gravidanza a 21 settimane dal concepimento. Questo “passare all’attacco” (con tra l’altro Ferrara che si candida alle elezioni con una lista civica con il solo dichiarato scopo di mettere in discussione la 194) diviene di più in più allarmante, soprattutto perché (come visto) fa un uso strumentale della legge in situazioni delicate come quelle che portano ad un aborto (l’uso strumentale dell’opinione pubblica, ormai, lo dò per scontato trovandoci in Italia).

Il clima di tensione che si sta strumentalmente tentando di far montare intorno alla 194 e all’aborto è di una pericolosità di cui solo l’incoscienza di certa gente può non rendersi conto: vogliamo tornare agli aborti clandestini? Vogliamo rovinare definitivamente la vita a migliaia di donne, al fine di sbiancare con più semplicità la coscienza di qualche appartenente ai palazzi del potere (quale che sia)?

Non ci stò.

Sono d’accordo con il papa!

papa treSembrerà incredibile, ma una volta tanto sono d’accordo con il Papa. Forse lui non la vede come me, ma le parole che ha pronunciato ieri a Roma durante l’Angelus sono assolutamente condivisibili:

Rispettare, tutelare e promuovere la vita umana sia prima della nascita che nella sua fase terminale

Sono pienamente d’accordo con il pontefice: è necessario evitare inutili sofferenze a coloro che non hanno più speranza di vita, così come l’odio di un figlio non voluto agli sfortunati che nascono a seguito di violenze sessuali (ad esempio), o dalle violenze morali ed etiche che ogni giorno subiscono le persone omosessuali. Anche questo è rispetto della vita, papa Ratzinger, o no?

Il pontefice non dimentica neppure le vittime delle odierne violenze in Kenya ed in Iraq, e si unisce poi all’invito dei vescovi italiani “nell’incoraggiare quanti, con fatica ma con gioia, senza clamori e con grande dedizione assistono familiari anziani o disabili, e a coloro che consacrano regolarmente parte del proprio tempo per aiutare quelle persone di ogni età la cui vita è provata da tante e diverse forme di povertà”. Sono gesti di un valore incalcolabile, un messaggio con il quale non si può non sostenere apertamente.

Purtroppo la Chiesa dimentica da troppo tempo di condannare apertamente la pena capitale (non è forse una vita da rispettare anche quella?) e le violenze dei suoi preti, nonché di sostenere efficacemente l’uso del preservativo, che tante vite può salvare e che troppo spesso viene ancora oggi “scoraggiato”, proprio la dove serve maggiormente, dai missionari cattolici .

De papa, ragione e fede

papa Bene, anche se è tardi ed ho lavorato pesantemente tutto il giorno (avessi finito, dannazione, mi aspetta un weekend d’inferno), qualche minuto per riflettere sul principale evento del giorno voglio trovarlo.
Chi segue questo blog sa bene che non sono mai stato molto dolce con la Chiesa Cattolica (ma con la religione in generale): rispetto le opinioni (il fatto che le critichi non significa che non le rispetti) e le credenze di tutti, ma a patto che questi rispettino le mie, compresa quella di vivere una vita “senza Dio”. Purtroppo non capita sempre cosi…

Torniamo sull’argomento, comunque. Evidente a San Pietro non devono aver ancora digerito il fatto che la Terra sia “tonda”, perché continuano, ad intervalli regolari, a scagliarsi contro la scienza e “la ragione”, mettendola in contrasto (perso a priori naturalmente) con la fede. O forse sono semplicemente spaventati dal fatto che la gente si stia allontanando sempre di più dalla fede (per via di una lunga serie di ragioni, molte delle quali certo non illuminate) e quindi cercano, in tutti i modi possibili, di “recuperare terreno”. Non lo so.
Fatto sta che quest’oggi il papa, Benedetto Pio XVI (al secolo Joseph Ratzinger), ha pubblicato la sua ultima (temporalmente parlando naturalmente) enciclica, dal titolo “Spe Salvi”, 77 pagine scritte tra un impegno e l’altro, e dal contenuto piuttosto dibattuto (di particolare interesse il comunicato stampa della UAAR e la replica al papa di Margherita Hack).
Il nodo cruciale della questione è il fallimento, secondo il papa, delle ideologie razionali (con particolare riferimento a marxismo e illuminismo), colpevoli di aver provocato “le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia”, riconducendo tutto all’ateismo (sempre in mezzo, deve essere una guerra di religione…).

Al di la delle mere valutazioni propagandistiche, alle quali non si può nemmeno dar contro, trattandosi di un testo religioso, vorrei far notare al sign. Ratzinger che l’illuminismo non è un’ideologia, ma un movimento culturale e filosofico, al quale dobbiamo insignificanti valori quali “libertà”, “uguaglianza”, “democrazia”; non mi risulta abbia causato morti significative, mentre della Santa Inquisizione, delle guerre di religione, dell’olocausto (che ricordo essere stato appoggiato ufficialmente dalla Chiesa) e più di recente dello stesso terrorismo islamico, non possiamo certo dire lo stesso…
Neppure il marxismo, di per sé, è un’ideologia (al punto che lo stesso Karl Marx si proclamava fermamente contrario alle ideologie), ma “una dottrina politica ed una teoria sociale basata sul pensiero”.

Ratzinger fa poi alcune considerazioni che vale la pena riportare:

Il progresso offre nuove possibilità per il bene, ma apre anche possibilità abissali di male, possibilità che prima non esistevano. Sappiamo che il progresso in mani sbagliate può diventare e sia diventato, di fatto, un progresso terribile nel male.

Con questo vogliamo dire che dobbiamo smettere di riflettere, pensare e progredire, per paura di aprire porte che potrebbero essere sfruttate “dal male”? Vorrei far presente al papa che il fuoco, il coltello, la corrente elettrica, la stampa ed i libri, persino le medicine possono essere utilizzate per “fare del male”. E spesso il movente che sta dietro questo uso “malvagio”, è riconducibile proprio a quell’ideologia di cui il papa si fà portatore, la “fede religiosa”…

Voglio infine rassicurare il papa, che si preoccupa per il futuro di quelli come me che, agnostici o atei, sono “senza Dio”:

L’uomo ha bisogno di Dio, altrimenti resta privo di speranza

Non si preoccupi, non perdo la speranza in un mondo migliore. Semplicemente non attendo passivamente che arrivi dopo la mia morte…

Uso criminoso della tv

Daniele Luttazzi (L1010983) L’editto bulgaro di Silvio Berlusconi (nonostante questi l’abbia spudoratamente negato quando Biagi, pace all’anima sua, non era più in grado di replicare) è ormai entrato a far parte della storia della satira televisiva italiana. Sicuramente al Cavaliere dava fastidio il comportamento di Santoro, Biagi e Luttazzi che a suo modo di vedere lo bersagliavano sistematicamente con la loro satira.

La cosa divertente è che scopro da un post di Sapetti che anche Bagnasco, poco tempo fà, ha parlato di “uso criminoso dei mass media nei confronti della Chiesa”.
Per analogia, è evidente che alla Chiesa comincia a dar fastidio che i mass media si interessino ai suoi affari: sia per quel che riguarda la satira (Luciana Litizzetto, Luttazzi, Fiorello e Crozza non si fanno problemi a parlare anche della Chiesa) sia per quel che riguarda alcune inchieste giornalistiche, in particolare quella di Repubblica sui loro costi e privilegi (di cui ho parlato recentemente anche da queste pagine).

L’informazione (anche se a volte fatta male) è un qualcosa di cui si deve aver paura (cosi pare almeno), soprattutto per alcuni. Curioso notare ancora una volta come spesso quelli che danno più fastidio siano “i comici”, dalla Litizzetto a Luttazzi, passando per Grillo.

Curioso, davvero curioso.

Di chiesa e privilegi

san pietroIn molti stanno scrivendo in questi giorni della (rinnovata) decisione di esentare la Chiesa Cattolica dal pagamento dell’ICI. Mi ero già espresso su questo argomento qualche tempo fa, dicendo che mi sentivo disgustato dal privilegio dato alla Chiesa, non tanto per quel che riguarda i luoghi di culto (mi piacerebbe essere rincuorato sul fatto che anche le altre religioni possono vantare questo stesso privilegio), ma per le (molte) attività commerciali che la Chiesa Cattolica possiede e per le quali vale l’esenzione sopra citata, con un’esenzione del 50% dell’Imposta Comunale sugli Immobili.

Recentemente discutevo con qualcuno dell’argomento, e mi veniva fatto notare come la chiesa possegga qualcosa come il 20-22% di tutto il patrimonio immobiliare della città di Roma, di cui una larga parte sono esercizi di tipo commerciale. Su questo argomento, anche l’Unione Europea, quest’estate, aveva chiesto al Governo italiano dei chiarimenti.

Sull’ICI ed il Vaticano, ognuno ha la sua opinione, e tutto sommato il dibattito è in corso, e se l’abolizione dell’esenzione non è passata, lo dobbiamo solamente alla strenua dei politici che ci troviamo in parlamento. Quello che però non viene sottolineato, è che l’esenzione dell’ICI non è l’unico privilegio del quale la Chiesa può usufruire.
Oltre ai vantaggi politici (è l’unico interlocutore religioso preso in considerazione dai mass media e, quindi, dai politici) infatti, e nonostante la Costituzione italiana parli di indipendenza tra Stato e Chiesa (suppongo anche economica, oltre che politica, no?), alla Chiesa (o meglio, alla CEI) va la gran parte dell’8 per mille (oltre l’87%) che non propone reali alternative alla scelta fra Stato e Chiesa, anche grazie al meccanismo per cui l’astensione non fa che contribuire alla scelta di coloro che invece si esprimono (“In caso si scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse”).
Alle Chiesa è consentito un abbattimento del 50% dell’IRES (Imposta sul reddito delle società) e del 100% dell’IRAP sulle retribuzioni dei sacerdoti (spesso e volentieri stipendiati dallo Stato Italiano, in base ad alcuni articoli degli accordi tra Italia e Vaticano). Molte attività della Chiesa vengono finanziate direttamente dallo Stato. A  tutto questo si aggiungono una serie di stanziamenti speciali, inseriti nelle più recenti manovre finanziarie (in particolar modo durante il quinquennio del governo Berlusconi), ed i fondi per le scuole private religiose.

Ora, non voglio scagliarmi ancora una volta, con inutile fervore, nel propugnare la libertà di culto, l’indipendenza dello Stato Italiano dalla Chiesa Cattolica, e il continuo intervenire di questa con evidenti pressioni sul dibattito politico italiano (PACS, eutanasia, aborto, e fecondazione assistita sono solo alcuni degli esempi che si potrebbero fare).
Ma è davvero cosi indecente chiedere alla Chiesa di pagare almeno il 100% dell’ICI sulle sue attività commerciali?
E allora per quale motivo sono solo 12 i parlamentari che hanno votato l’emendamento alla Finanziaria 2007 che si pronunciava in questo senso, recentemente?

Persino sei esponenti dell’opposizione hanno votato in questa direzione (sbagliato a schiacciare pulsate, o puro “andar contro il Governo”?): Buccico Emilio Nicola (An), Paravia Antonio (An), Malan Lucio (Forza Italia), Del Pennino Antonio (D.C. per le Autonomie-Partito Repubblicano Italiano-Movimento per l’Autonomia), Saro Giuseppe (D.C. per le Autonomie-Partito Repubblicano Italiano-Movimento per l’Autonomia) e Negri Magda (Gruppo per le Autonomie).

Come mai solo Barbieri Roberto (Misto-Costituente Socialista), Bulgarelli Mauro (Iv-Verdi-Com.), Colombo Furio (Ulivo), Montalbano Accursio (Misto-Costituente Socialista) ed i mitici “dissidenti” Rossi Fernando (Misto-Mpc) e Turigliatto Franco (Misto-Sc), hanno avuto il coraggio di seguire quello che tra l’altro era chiaramente scritto nel Programma dell’Unione?