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2011

Cose da ricordare di questo 2011 agli sgoccioli

Questo 2011 volge al termine, e se non fosse perché il 2012 promette di essere un anno di recessione ancora peggiore di quello trascorso, verrebbe quasi da dire “per fortuna”. Quello appena trascorso è stato sicuramente un anno denso di avvenimenti, anche molto importanti, alcuni di quali meritano di essere rivisti, ricordati; inutile dire che se alcuni avvenimenti sono importanti per taluni, altri potrebbero non esserne particolarmente colpiti. Quello che segue è un elenco (non esaustivo probabilmente) degli avvenimenti che dal mio punto di vista segnano questo 2011.

  • Gennaio, febbraio, marzo: La Primavera Araba
  • 11 marzo: il terremoto (e conseguente maremoto) in Giappone, con tutta la questione della centrale nucleare di Fukushima
  • 19 marzo: la Guerra alla Libia di Mu’ammar Gheddafi, il successivo silenzio sulla Siria
  • 2 maggio: la morte di Osama Bin Laden
  • 16 maggio: l’ultima missione dello Space Shuttle
  • 26 maggio: l’arresto di Ratko Mladic, accusato dei massacri di Srebrenica
  • 30 maggio: l’elezione di Pisapia a Milano
  • 12 e 13 giugno: referendum in Italia (nucleare, acqua pubblica, legittimo impedimento)
  • 22 luglio: la strage in Norvegia ad opera di Anders Breivik
  • 6 agosto: la rivolta in Inghilterra
  • Settembre, ottobre novembre: la stagione degli alluvioni in Italia (Toscana, Sicilia, Liguria)
  • 2 settembre: il caso WikiLeaks, la cattura di Assange e le successive discussioni
  • 17 settembre: la vicenda di Occupy WallStreet
  • 21 settembre: i 20.000 immigrati di Lampedusa
  • 23 settembre: le ipotesi di neutrini più veloci della luce (e la relativa figuraccia della Gelmini e del suo tunnel)
  • 5 ottobre: la morte di Steve Jobs
  • 20 ottobre: la morte di Muʿammar Gheddafi
  • 23 ottobre: la morte di Marco Simoncelli
  • 12-16 novembre: l’Italia cambia governo
  • 18 dicembre: l’ultimo soldato USA lascia l’Iraq

Per il resto, non posso che augurare a tutti voi un 2012 possibilmente migliore di questo 2011…

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Sull’aggressione al Presidente del Consiglio

Panoramas via Flickr

Panoramas via Flickr

Quella dell’aggressione a Berlusconi è indubbiamente la notizia del giorno (e ce la sorbiremo a lungo in varie salse, temo), ma questo post non vuole essere l’ennesima riproposizione delle considerazioni che tutti fanno; mi auguro invece di riuscire a portare qualche considerazione “nuova” ed “originale”, girando il dipinto e provando a guardarlo da un’altra angolazione.
Per cominciare, per quanto scontato sia, è assolutamente necessario prendere le distanze e condannare quanto accaduto: in un paese che si vuole democratico, la strada della violenza nella vita politica non deve (sotto nessuna forma) essere neppure immaginabile.

La condanna del gesto è stata prevedibilmente diffusa e corale. Alcuni però (tra cui Rosy Bindi in un’intervista pubblicata questa mattina da La Stampa ed Antonio Di Pietro già nella serata di ieri) hanno voluto sottolineare come l’aggressione vada a collocarsi all’interno di un panorama di costante tensione e scontro politico violento, la cui primaria conseguenza è ben sintetizzata dal vecchio adagio “chi semina vento, raccoglie tempesta”. Mi sono imbattuto in queste ultime ore in diversi elettori del centrodestra che (con mio naturale “scompiscio”) accusano la sinistra di aver fomentato il clima d’odio, violenza e tensione che ha portato al gesto di Tartaglia (l’aggressore).
A queste persone vorrei solo ricordare che non è la sinistra ad essersi permessa di dare del “coglione” agli elettori della parte avversa e che (sempre ad esempio) strappare durante un comizio elettorale il programma di governo della controparte non si annovera ne tra i più plateali gesti di distensione, ne tra quelli di manifestazione di apprezzamento e rispetto per il lavoro altrui. A sinistra (fatte le debite ed inevitabili eccezioni) non c’è alcun odio nei confronti della persona di Berlusconi, nonostante ciò che il premier va sostenendo da anni: l’opposizione viene fatta ai provvedimenti politici che Berlusconi prende, non alla sua persona. La personalizzazione della politica, funzionale al progetto politico di Berlusconi che notoriamente “tiene unite le destre grazie al suo carisma”, ha la sua più lampante dimostrazione nel fatto che Prodi, durante l’ultimo governo, sia stato oggetto di un feroce contrasto non tanto alle decisioni politiche che il suo governo ha preso (per lo meno fino alla questione della pressione fiscale), quanto direttamente alla sua persona (ed il fatto che gli sia stato affibbiato il nomignolo di  “mortadella” la dice lunga su questo aspetto).

Passiamo all’aggressione in se per se, giusto per un paio di appunti, più o meno pertinenti:

  • è passata quasi inosservata l’informazione che Tartaglia avesse con se oltre al manufatto rappresentante la cattedrale gotica di Milano con la quale ha poi colpito il presidente del consiglio, anche una bomboletta di spray urticante al peperoncino, analoga a quelle che sono state distribuite dal centrodestra stesso al grido del “difendiamoci da soli dagli extranegri”: con l’atteggiamento di chi siede sulla riva ed attende passare il cadavere, voglio suggerire che questo è il motivo per cui si è così fortemente contrastata la distribuzione di simili “armi di difesa”.
  • dov’erano le “infallibili” guardie del corpo? Forse a prendere un caffè? Vista la lentezza con cui si è prodotto il fattaccio, direi che avevano tutto il tempo di intervenire prima che il peggio accadesse. Il Presidente del Consiglio, a prescindere da chi ne ricopra la carica in un dato momento, è una delle prime tre cariche dello stato. Se uno squilibrato è in grado di raggiungere le transenne dietro le quali “passa in parata” e di scagliargli addosso un manufatto di notevoli dimensioni (per avergli procurato una ferita sotto l’occhio e spezzato un dente, l’area di impatto doveva essere non proprio contenuta), immaginiamo cosa potrebbe fare un individuo sano. Evidentemente c’è un problema che va individuato (“passerelle tra il pubblico no buono”?) e risolto per evitare che quello che si è fortunatamente tradotto in un atto senza conseguenze tragiche possa in futuro ripetersi.
  • se si fosse dovuto scegliere un momento più propizio per un’aggressione come questa, non si sarebbe decisamente potuto scegliere momento migliore: il gesto di Tartaglia svia l’attenzione dallo scontro istituzionale con il Presidente Napolitano, attenua gli screzi interni con Fini, costringe ad un ricompattamento della maggioranza che Berlusconi stesso riaffermava durante il comizio di ieri pomeriggio.
  • lascia esterrefatti, ancora una volta, l’abilità mediatica di Berlusconi: ha saputo tramutarsi da vittima in martire nell’arco di poche frazioni di secondo, quando con il volto ridotto una maschera di sangue (ad una prima occhiata in modo addirittura “osceno”) è sceso dall’auto che doveva accompagnarlo all’ospedale (abbiate pazienza, con una ferita sotto l’occhio, un labbro spaccato e due denti scheggiati noi comuni mortali ci saremmo fatti trasportare anche con una certa urgenza al pronto soccorso più vicino) per rassicurare la folla dei suoi elettori e mostrare la propria immortalità al mondo intero, grazie alle riprese televisive.

Da più parti, per concludere, ci si interroga su quali saranno le conseguenze politiche dell’aggressione di ieri: alcuni giornalisti immaginano l’apertura di una fase di “distensione” che riconduca il dibattito a toni più consoni. La mia impressione, purtroppo, è che Berlusconi non possa assolutamente permettersi nulla di simile: il premier ha assolutamente bisogno (o per lo meno ne ha avuto bisogno negli ultimi 10 anni) di un contrasto continuo, di far identificare al proprio elettorato un “noi” ed un “loro”, in un antagonismo che al contempo semplifica il panorama elettorale (con l’approdo ad un sistema bipartitico spinto) ed erge la propria figura a “condottiero dell’esercito dei buoni”. L’unica reale alternativa sarebbe concentrare l’attenzione sui contenuti, cosa che Berlusconi non può assolutamente permettersi.
Inoltre con l’aggressione di ieri e la gestione mediatica precisa ed efficace che i suoi uomini ne stanno facendo, Berlusconi si tramuta da santo a martire, rendendo assolutamente inutile la ricerca di alcun tipo di compromesso: una mossa da maestro che riporta improvvisamente sulla scena un attore che sembrava sotto certi aspetti sulla via del tramonto.

Rifondazione: due parole veloci

Della scrittura - quando le lettere non sono più solo d'amore Trovo finalmente un attimo di tempo (guardate l’orario) in un periodo d’inferno per postare quattro righe. L’occasione, indubbiamente, è quella dell’appena concluso congresso di Rifondazione Comunista, che con la sua posizione di “storico partito della Sinistra italiana” ha catalizzato molte attenzioni.
Il risultato purtroppo è disarmante tanto quanto importante era l’attenzione dedicata all’evento, deludente quasi quanto lo fù la sconfitta alle ultime elezioni. Se qualcuno sperava, si era illuso, credeva che la batosta presa ad aprile avrebbe cambiato le cose, svegliato gli attivisti, ridato vita e vigore, risollevato una Sinistra in piena crisi d’identità, si sbagliava. Abbiamo toccato il fondo, ed ora stiamo attivamente scavandoci la fossa.

Dal congresso esce l’immagine di una Sinistra ancor più frammentata rispetto alle ultime tornate elettorali, per di più scottata e spaventata dal progetto della Sinistra Arcobaleno (che con tutti i suoi limiti, a me piaceva) e sebbene Ferrero (nuovo segretario di un partito spezzato in due) esprimesse oggi la volontà di contattare e stringere rapporti con gli altri partiti della sinistra, i dubbi sul futuro del movimento politico a breve-medio termine sono davvero tanti. Le nuvole nere che si prospettavano all’orizzonte di qualche tempo fà, sono ormai sulle nostre teste e una fitta grandine sta mietendo le prime vittime: uno su tutti Nichi Vendola che se ieri sera uno dei “grandi candidati” della nuova Sinistra, oggi è uno sconfitto alla guida di una corrente maggioritaria di un partito di profonda minoranza, incapace di (ri)trovare quelle sinergie indispensabili per ricostruire (o almeno per iniziare a farlo) un movimento che di Sinistra non abbia soltanto il nome.

Sarà una battaglia lunga e dura; la si dovrà cominciare dal conteggio di morti, feriti e sopravvissuti alla bell’e meglio, soprattutto lottando contro questa stanchezza, demoralizzazione e delusione che oggi pervade (quantomeno) il sottoscritto.

A Penati avevo dato il mio voto!

[Fonte: Con la scusa del popolo – Repubblica.it ]
Proclama Filippo Penati, presidente di centrosinistra della Provincia di Milano: “I rom non devono essere ‘ripartiti’, bisogna farli semplicemente ripartire”. E accusa Prodi di non aver capito l’andazzo, di non aver fatto lui quel che promettono i suoi successori. Nel 2006 fu Penati, insieme al sindaco Moratti, a chiedere al comune di Opera di ospitare provvisoriamente 73 rom (di cui 35 bambini). Dopo l’assedio e l’incendio di quel piccolo campo, adesso è stato eletto sindaco di Opera il leghista rinviato a giudizio per la spedizione punitiva. Mentre si è provveduto al trasferimento del parroco solidale con quegli estranei pericolosi.

E pensare che avevo anche votato questo signore…

Io sono straniero in patria.

Ancora del Kenya

Blank Sheet of Paper Leggo queste poche righe da un post del sempre interessante blog collaborativo di Nazione Indiana: si tratta di una lettera anonima, forte e tagliente come una lancia. Non voglio spendere altre parole, perché leggerla spiega molto più di quanto le mie parole possano fare.
Dirò solamente che a rigor di logica non abbiamo modo di verificare l’autenticità di quanto raccontato (che nella sua drammaticità, è pure un bell’esempio di letteratura), eppure la cosa drammatica è che è tutto così plausibile, che anche non lo fosse non cambierebbe nulla. Nell’assuefatto silenzio internazionale, in Kenya si sta consumando una tragedia, l’ennesima tragedia di uomini contro uomini.

Scrivere questa lettera sarà la mia ultima azione mortale su questa terra. Ho deciso, per due ragioni, di raccogliere gli indirizzi mail delle persone preminenti che conosco e dei miei amici e mandarla da un indirizzo anonimo.
La prima è risparmiar loro lo sconforto di sapere anticipatamente quel che mi accingo a fare e quindi sottrarli ad ogni colpevolezza. E in secondo luogo perché la mia identità ora come in futuro è irrilevante- potrei essere qualsiasi persona sparsa per il paese che prova ciò che provo io.
Come potrete intuire dalla mia scrittura, sono un uomo colto. Sono laureato alle università di Nairobi e di Strathmore. Ho avuto il privilegio di ricevere un’istruzione in varie parti del mondo.
Ho lavorato a Berlino, Stoccolma, Londra, New York e in vari altri posti. Parlo correntemente sei lingue.
Ma pur con tutto quel che ho raggiunto, non ho più una ragione per vivere. Se leggendo queste parole vorrete cercarmi, andate al obitorio cittadino dove ho deciso di marcire in mezzo alla gente anonima che finisce lì.
Vi spiegherò il perché con questa lettera e, come Pavlov, mi ritirerò. Questa sarà la mia unica protesta.
Mr Kibaki, io la incrimino.
Lei ha rubato le elezioni alle quali partecipare mi è costato sei ore di fila. Grazie alle sue azioni, la mia vita è cambiata irrevocabilmente. La storia non dimenticherà i grandi obiettivi e l’eredità che lei sarebbe stato chiamato ad onorare, e ricorderà che a causa della sua arroganza di credersi nel giusto, molte persone hanno perso la vita, la proprietà, e più di ogni altra cosa, la speranza.
In nome del sangue del mio popolo, io la incrimino.
Mr Odinga, presidente da me prescelto, in nome del sangue e delle lacrime del mio popolo, io la incrimino.
A causa della sua amarezza, per quanto giustificata, la mia vita cambia irrevocabilmente. La cosa maggiore che ho acquisito, la mia famiglia, è morta in nome suo. Mio figlio, il mio erede, colui che porta il nome dei miei antenati, è andato in fumo prima che potesse pronunciare il mio nome o il suo: Koitalet.
Le mie gemelle, Wanjiru e Sanaipei, furono trovate presso la mia casa bruciata ad Eldoret ferite e dissanguate. Mia moglie è morta con dentro di lei il seme di sei uomini, in uno stato finale di demenza e catatonia. Questo è successo in nome suo, signore. Perché lei deve ottenere la sua giustizia. Perché mia moglie apparteneva alla comunità sbagliata. Perché lei deve ottenere ciò che le spetta.
Lei questo lo leggerà e non proverà nulla. Lo razionalizzerà come accettabili danni collaterali. A qualcuno tocca pur di morire per il conseguimento della giustizia, non è cosi?
Keniani, in nome del sangue dei miei figli, vi incrimino tutti. Avete perso il controllo.
Avete dimenticato che la nostra appartenenza etnica è qualcosa di cui abbiamo sempre scherzato mentre sbrigavamo le nostre faccende.
Avete dimenticato che non era nostra abitudine combattere, ma mediare. Avete dimenticato che siamo un grande popolo costruito sulla schiena di grandi persone. Avete dimenticato che si tratta soltanto di elezioni. In nome del sangue dei miei figli, delle lacrime di mia moglie morta, delle lacrime delle vostre madri, delle lacrime che intridono le lenzuola di coloro che dormono nella pioggia, io vi incrimino.
PATRIOTA
Nairobi

Dov’è finita la democrazia?

blù Mastella, Berlusconi e Cuffaro: tre notizie di politica, tre che riguardano politici inguaiati con la magistratura (chi più, chi meno, naturalmente). E il bello è la loro reazione: qualcuno urla e strepita che i giudici si sono sbagliati e quello che ha fatto lui è politica, non concussione (dicesi concussione…)  e minaccia di far saltare il governo nel caso in cui non si dichiari apertamente schierato con l’indagato stesso, un’altro che è pronto a fornire l’elenco delle amanti in Rai per provare che lui ha solo portato avanti una prassi comune (quella delle raccomandazioni, ndr) tra l’acquisto di un senatore e l’altro, il terzo che decide di non dimettersi dalla presidenza della regione Sicilia, in quanto è si stato condannato in primo grado a cinque anni di reclusione e all’interdizione a vita dai pubblici uffici, ma non gli è stato dato l’aggravante di favoreggiamento per la mafia nel suo insieme, in quanto ha favorito semplicemente alcuni dei massimi esponenti dell’organizzazione, mica tutti i picciotti (mi chiedo a questo punto cosa si debba fare per avere quell’aggravante: Provenzano almeno ce l’ha?).

Sono cose che mettono addosso uno sconforto incredibile, che finisce con il farmi pensare che tutti i politici siano alla fin fine immanicati in questo genere di faccende, incapaci di provare anche un minimo pudore di fronte ai propri elettori, evidentemente ritenendosi assolutamente coerente con il proprio ruolo di politico (il che potrebbe anche essere vero, se qualcuno coglie l’ironia).

Passato lo sconforto però, mi viene da chiedere una cosa: ma questa gente l’abbiamo votata noi o no? Rifiutandomi di parlare di brogli (in questa occasione), perché la situazione si protrae da troppi anni ormai, deduco di si. Non è allora forse responsabilità nostra, il fatto che questa “casta” (ecco, alla fine l’ho detto anche io, uff) resti dov’è?
Come giustamente sottolinea Marcello Saponaro sul suo blog, gli elettori siciliani non sapevano di Cuffaro quando l’hanno votato? In Campania i cittadini non sono ormai consapevoli del marciume della loro politica? Perché continuano, continuiamo a votare in questo modo, sostenendo queste persone e approvandone, di fatto, il comportamento?
La risposta è banale: “perché non ci sono alternative”. Ma da quanti anni è che ci rispondiamo allo stesso modo? Non è forse giunta l’ora di tentare di dare una soluzione costruttiva al problema, di mettersi in gioco e di fornirla, questa alternativa? Quantomeno di fare pressioni sui partiti perché si liberino volontariamente di questa gentaglia?

Una generazione annoiata

Passa Il TrenoPrendo spunto dall’ultima notizia sui “nuovi giovani”, per affrontare il tema del rapporto tra i giovani, il divertimento ed il valore della vita (propria ed altrui). La notizia, shoccante già di per sé, è che sui binari delle linee ferroviarie britanniche si sta diffondendo un folle passatempo: ragazzini (spesso e volentieri minorenni) si sdraiano sulle rotaie, per il lungo, ed attendono il passaggio del treno filmando il tutto con il videofonino (inutile dire che la “nuova forma di divertimento” conta numerosi morti).

Di fronte a notizie del genere, a me personalmente non possono che cadere le braccia. La stupidità dimostrata da questi ragazzini rasenta il livello della “selezione naturale”, è roba da Premio Darwin. E’ mai possibile che i “nuovi giovani” non abbiano nulla da fare che tentare il suicidio sui binari ferroviari? O di darsi alle corse clandestine per le vie del centro delle grandi città? O di imbottirsi di stupefacenti assordandosi contemporaneamente all’interno di fumose discoteche (locali per altro di dubbio gusto)? Non c’è davvero più nulla che stimoli la curiosità di questi giovani animali, assuefatti da una televisione che ne cattura la stragrande maggioranza del tempo libero (quello non passato su binari, auto o barelle di vario genere), e ne manipola l’intelletto, sbriciolando quell’ultimo barlume di ragione che popola quei crani vuoti?

E la colpa è solo di questa televisione malata, volta al business a costo di danneggiare irrimediabilmente i telespettatori (e non vale solo per i più giovani, si legga in proposito anche solo il primo capitolo di L’assalto alla ragione, di Al Gore, che trovate in libreria), o ne dobbiamo devolvere una parte sostanziale ad una scuola che non è più in grado di dare un senso alla vita dei nostri ragazzi, se non quello di vivere come comparse in un mondo lanciato a tutta forza verso il nulla, cercando di strappandoli con i denti, come cani affamati, i propri 5 minuti di celebrità, a costo di lasciare la pelle per questo?
Non sono forse da sentire i genitori di questi ragazzi (e magari anche tanti altri autori di atti meno appariscenti), per chiedere loro dove erano, mentre la loro giovane prole non trovava di meglio da fare che ammazzarsi?

Come speriamo di far andare avanti il mondo, se “Il Grande Fratello 8” ed “Amici” sono il massimo che riusciamo ad offrire ai nostri ragazzi, con calciatori ignoranti e veline come modelli di successo?

Mi sento sempre più sconfortato…