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La doppia faccia di Mars Inc.

Quella sulla violenza sugli animali è una di quelle tematiche che tendo a non affrontare su questo blog. Il motivo, fondamentalmente, è che avendo tre gatti “a carico” sono piuttosto suscettibile, e mi rendo conto che faticherei a reggere il confronto dei commenti in modo civile e controllato come mi sono sempre ripromesso di fare. Quello che però vorrei portare alla vostra attenzione oggi però è un soggetto leggermente diverso (anche se contiguo).

Mi segnalava la mia dolce metà questa mattina un articolo che riportava a questa campagna della PETA. Sintetizzando, la Mars Incorporated (che controlla una serie di marchi piuttosto famosi nel nostro paese, tra cui M&M, Mars, Snikers e via dicendo, ma anche linee di prodotti per animali, quali Pedigree e Royal Canin) è ritenuta responsabile di finanziare esperimenti mortali sugli animali (la dove la legge non li prevede, tra l’altro) per verifiche sugli effetti di alcune sostanze poi usate nel confezionamento dei loro prodotti (per maggiori informazioni sul tema specifico, leggete la pagina della campagna, piuttosto chiarificatrice).

La cosa di cui volevo parlare però (al di la dell’invitarvi a scrivere a Mars Inc. la vostra indignazione utilizzando l’apposito form della campagna), è relativa alla doppia faccia che una simile multinazionale è in grado di reggere nel più largo silenzio (i primi video datano dell’Agosto 2008, non proprio l’altro ieri). In particolare, scorrendo le pagine “etiche” dell’azienda, scopriamo che tra gli esempi di applicazione dei 5 Principi dell’azienda c’è la campagna “Pedigree Adoption Drive“, attraverso la quale l’azienda si impegna a trovare casa alle migliaia di cani che vengono ogni anno finiscono nei rifugi. Cito testualmente e traduco a braccio dal sito precedentemente linkato:

In Mars Petcare crediamo nel nostro ruolo di rappresentare gli animali da compagnia. Lo facciamo di tutti i giorni con il nostro lavoro, consegnando cibo salutare agli animali di tutto il mondo. Lo facciamo anche attraverso iniziative come The PEDIGREE® Adoption Drive®.

Il PEDIGREE® Adoption Drive®, iniziato nel 2005, aiuta a trovare casa ai milioni di cani che finiscono nei rifugi ogni anno. Il programma raccoglie fondi per i rifugi e fornisce informazioni alle persone che vogliono adottare un cane, aiutando a connettere queste persone con i rifugi locali, sia per adottare un cane che per aiutare il rifugio stesso.

Se non fosse già abbastanza lampante, concludo il ragionamento: una multinazionale da 30 miliardi di dollari di fatturato annuo, riesce a reggere una campagna a favore degli animali (come quella citata qui sopra) proprio mentre finanzia esperimenti mortali (ed inutili) sugli animali, nel totale silenzio dei mass media, anche dopo che la faccenda (ovviamente tenuta segreta fin dove possibile) è stata messa in luce da un’ente comunque visibile come la Peta.

E’ proprio vero che i soldi guidano il mondo… vogliamo cambiarlo, una buona volta?

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2011

Cose da ricordare di questo 2011 agli sgoccioli

Questo 2011 volge al termine, e se non fosse perché il 2012 promette di essere un anno di recessione ancora peggiore di quello trascorso, verrebbe quasi da dire “per fortuna”. Quello appena trascorso è stato sicuramente un anno denso di avvenimenti, anche molto importanti, alcuni di quali meritano di essere rivisti, ricordati; inutile dire che se alcuni avvenimenti sono importanti per taluni, altri potrebbero non esserne particolarmente colpiti. Quello che segue è un elenco (non esaustivo probabilmente) degli avvenimenti che dal mio punto di vista segnano questo 2011.

  • Gennaio, febbraio, marzo: La Primavera Araba
  • 11 marzo: il terremoto (e conseguente maremoto) in Giappone, con tutta la questione della centrale nucleare di Fukushima
  • 19 marzo: la Guerra alla Libia di Mu’ammar Gheddafi, il successivo silenzio sulla Siria
  • 2 maggio: la morte di Osama Bin Laden
  • 16 maggio: l’ultima missione dello Space Shuttle
  • 26 maggio: l’arresto di Ratko Mladic, accusato dei massacri di Srebrenica
  • 30 maggio: l’elezione di Pisapia a Milano
  • 12 e 13 giugno: referendum in Italia (nucleare, acqua pubblica, legittimo impedimento)
  • 22 luglio: la strage in Norvegia ad opera di Anders Breivik
  • 6 agosto: la rivolta in Inghilterra
  • Settembre, ottobre novembre: la stagione degli alluvioni in Italia (Toscana, Sicilia, Liguria)
  • 2 settembre: il caso WikiLeaks, la cattura di Assange e le successive discussioni
  • 17 settembre: la vicenda di Occupy WallStreet
  • 21 settembre: i 20.000 immigrati di Lampedusa
  • 23 settembre: le ipotesi di neutrini più veloci della luce (e la relativa figuraccia della Gelmini e del suo tunnel)
  • 5 ottobre: la morte di Steve Jobs
  • 20 ottobre: la morte di Muʿammar Gheddafi
  • 23 ottobre: la morte di Marco Simoncelli
  • 12-16 novembre: l’Italia cambia governo
  • 18 dicembre: l’ultimo soldato USA lascia l’Iraq

Per il resto, non posso che augurare a tutti voi un 2012 possibilmente migliore di questo 2011…

OGM per combattere l’aviaria?

Pollo

David Erosa via Flickr

Negli ultimi giorni ha suscitato molto scalpore la notizia che ricercatori delle Università di Cambridge ed Edimburgo sarebbero riusciti nell’intento di creare, a solo scopo di ricerca scientifica, polli in grado di resistere alla trasmissione del virus H5N1 (comunemente detto dell’influenza “aviaria”). Poiché lo studio è pubblicato sulla stimata rivista Science, non si può certo mettere in dubbio il risultato ottenuto, ma come al solito i giornalisti italiani hanno dimenticato di connettere il cervello alla penna, e nessuno si è posto qualche semplice domanda che avrebbe portato a scrivere articoli decisamente diversi da quelli che invece ho avuto la sciagurata idea di leggere; in particolare da questi articoli traspare il messaggio che gli OGM, tanto avversati dagli “ecologisti”, sarebbero una delle possibili risposte alle malattie più o meno pericolose.
Innanzitutto verrebbe da chiedersi in cosa consista la notizia, ovvero in che modo differiscano un pollo in grado di resistere all’influenza aviaria ed una (già nota da tempo) pianta di mais in grado di resistere ad un particolare pesticida o erbicida: naturalmente la risposta è “nessuna”, ma evidentemente non c’era di meglio da scrivere e quindi si riciclano notizie trite e ritrite.

Secondariamente si dimentica di riflettere sul primo e principale (anche omettendo i dubbi sulle conseguenze sulla nostra salute di un loro consumo di questi prodotti, ancora in larga parte oggetto di studio nonostante i prodotti stessi siano largamente presenti nei prodotti che consumiamo) problema degli Organismi Geneticamente Modificati: la ridottissima (a volte inesistente) diversità genetica degli organismi prodotti, e sugli effetti di riduzione della biodiversità delle specie che introducono a livello commerciale organismi geneticamente modificati. Proprio le modalità di produzione degli organismi geneticamente modificati portano infatti alla generazione di organismi perfettamente identici tra di loro e spesso e volentieri (per una questione prettamente economica, come potete immaginare) sterili, ed il loro commercio ad una forte riduzione della biodiversità della specie in questione, a fronte della sostituzione di coltivazioni “naturali” con coltivazioni basate su OGM (a cui va aggiunta la “diffusione” degli organismi OGM attraverso i comuni e naturali processi di riproduzione della specie).

Per spiegare a che rischio si vada incontro, voglio citare un’altra notizia (guarda caso meno “rumorosa”) degli ultimi giorni, che riguarda paradossalmente un organismo non frutto dell’ingegneria genetica, ma che presenta similitudini molto particolari proprio con i prodotti OGM:la notissima banana “Cavendish” (quella che più frequentemente troviamo nei nostri centri commerciali). La selezione effettuata attraverso incroci consecutivi con lo scopo di mettere in risalto le caratteristiche maggiormente apprezzate dai consumatori (non dissimile da una modifica genetica ottenuta in laboratorio) ha non solo portato questa varietà di banana ad occupare oltre il 90% della produzione mondiale di banane commestibili (quindi riducendo all’osso la biodiversità dei banani esistenti sul pianeta), ma proprio a causa della ridottissima diversità genetica, ad essere oggi largamente colpita da un fungo in grado di ucciderne le piante (dal quale non si può difendere in quanto non vi sono esemplari la cui variante genetica sia in grado di resistere all’attacco), esponendo così la “banana commestibile” a forte rischio di estinzione nei prossimi dieci anni. Basterebbe leggere qualche pagina di Darwin e delle teorie sull’evoluzione per comprendere come una ricchezza genetica sia una risorsa chiave per la salute e la sopravvivenza di una specie.

Tornando quindi allora ai nostri polli “anti-aviaria”, nella migliore delle ipotesi potrebbero rivelarsi in grado di combattere la trasmissione dell’attuale variante del virus H5N1, ma risulterebbero migliaia di volte più vulnerabili (proprio a causa della loro ridotta varianza genetica) alla prima mutazione del virus stesso in grado di aggirare il “blocco” posto dagli ingegneri genetici. Se l’adozione di questo pollo (come i giornali parrebbero auspicare) avesse nel frattempo ridotto la biodiversità dei polli presenti a livello mondiale, ci ritroveremmo come minimo con una popolazione di polli ancora più vulnerabile di quanto già non lo siano, con una ancora maggior diffusione del virus dell’aviaria e quindi con una maggior possibilità che un ceppo di questo virus “faccia il salto” (guarda un po’, variando geneticamente) e prenda a contagiare l’uomo.

Cinque cose ricordare di questo 2010?

florixc via Flickr

Tra poche ore, come ogni anno, l’anno corrente lascerà il posto al nuovo anno. E’ ormai parecchio tempo che la cosa funziona così e quindi non c’è discussione da fare. Però l’anno che ci lascia ha sicuramente lasciato dei segni, in molti campi: ecco allora qualche fatto saliente che sarà bene ricordare.

  • Il 2010 è sicuramente stato un anno importante sul fronte delle difficoltà che la Natura, più o meno provocata, ha posto al “cammino” dell’uomo. Non dimentichiamo il terremoto di Haiti (200.000 morti), quello di Qinghai (Cina, 2064 morti), quello in Cile (800 morti), spesso passati nella totale indifferenza del nostro informatissimo mondo occidentale. Anche la dove ci si è mobilitati (come per Haiti) il risultato è stato piuttosto deludente (considerando che il colera, negli ultimi mesi, ha mietuto oltre 2000 morti nella piccola isola caraibica, facilmente evitabili con della banale acqua potabile).
    Sotto il fronte del clima, abbiamo assistito ad una maggior violenza dei fenomeni: caldo torrido e freddo intenso (che ha letteralmente paralizzato l’Europa e gli Stati Uniti, la dove non ci ha pensato l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull), transizioni repentine dall’uno all’altro sono indubbiamente indice di un clima sempre più energico ed instabile. Da questo punto di vista sono da accogliere con gioia le numerose adesioni al trattato di Copenaghen registrare sopratutto all’inizio dell’anno ed il nuovo vertice (nel complesso piuttosto positivo) tenutosi in Messico a fine anno.
    Purtroppo non è da annoverare tra i fatti positivi l’esplosione della piattaforma petrolifera della BP nel Golfo del Messico: in 85 giorni sono stati riversati in mare oltre 800 milioni di litri di petrolio.
  • Anche sotto il profilo dei diritti civili il 2010 è stato un anno significativo: in Europa sono ormai la maggioranza i paesi che accettano i matrimoni tra persone dello stesso sesso (quest’anno si sono aggiunti Islanda e Portogallo, portando il conteggio a 11 contro 16), la Danimarca ha persino reso legali le adozioni; sotto il profilo della giustizia sono numerosi gli Stati che hanno aderito alla moratoria delle Nazioni Unite contro la pena di morte e che stanno più o meno velocemente mettendo un punto finale alle operazioni del boia.
    Altra nota importante (catalogabile con un po’ di forzatura tra i “diritti civili”) è il no degli Stati Uniti alla brevettabilità del codice genetico, che ha così sconfessato coloro che avevano già provveduto a coprire di brevetti oltre il 20% del genoma umano.
  • Sicuramente il 2010 verrà ricordato anche per essere l’anno chiave della crisi economica mondiale. Nata nel 2008 e confermata dal 2009, la Crisi ha sicuramente colpito duramente (soprattutto i nostri concittadini) quest’anno: mentre purtroppo altri paesi sembrano sulla strada dell’uscita, l’Italia naviga ancora in cattive acque anche a causa dell’inazione del governo e dell’avidita incontrollata di parte dei suoi industriali. La Grecia prima, l’Irlanda poi, con Portogallo, Spagna ed Italia a fare da spettatori interessati, l’Unione Europea  ha dovuto affrontare una crisi monetaria importante, dimostrando in fin dei conti una solidità inaspettata (e sostenuta, seppur controvoglia, da Germania e Francia).
  • Il 2010 è stato un anno importante anche sul fronte della geopolitica: nonostante l’impunità apparente di cui ha goduto Israele nell’attacco alla “Freedom Flotilla” (che ha causato nove morti alla fine di maggio), a settembre la commissione d’inchiesta dall’ONU ha stabilito che lo stato mediorientale ha agito in violazione del diritto internazionale; si tratta di una dichiarazione importante che per una volta svincola l’azione dell’ONU dal volere delle grandi potenze mondiali, restituendo (parzialmente) fiducia ai piccoli stati, spesso costretti al silenzio di fronte agli abusi di queste grandi potenze. L’ONU si è reso protagonista anche di un lungo braccio di ferro con la Francia contro le espulsioni dei ROM dal paese transalpino, così come con l’Italia per evitare l’inumana pratica dei respingimenti.
    Sul fronte delle guerre, sicuramente il 2010 dovrà essere ricordato come l’anno del ritiro americano dall’Iraq (l’ultimo reparto combattente ha lasciato il paese il 19 agosto). Purtroppo lo stesso non è accaduto in Afghanistan, dove tutt’ora il conteggio dei morti innocenti continua a salire.
    La fine dell’anno è stata poi caratterizzata dalla “scoperta” di WikiLeaks: le rivelazioni sui cablogrammi che hanno “sconvolto la diplomazia internazionale” (e condotto all’inutile arresto di Julian Assange) seguono in realtà rivelazioni ben più “profonde” legate alle guerre (in Iraq soprattutto) in corso nel mondo.
  • Infine il 2010 è stato un anno importantissimo sotto il segno delle scienze, in particolare grazie agli esperimenti condotti al super acceleratore di particelle del Cern di Ginevra. Grazie a collissioni tra particelle in grado di generare energie record (7.000 miliardi di elettronvolt) si è potuto studiare da vicino la nascita dell’universo, ricreando in laboratorio le temperature ed alcuni degli effetti del Big Bang che ha dato origine, migliaia di miliardi di anni fa, all’universo che conosciamo.
    Sul piano dell’astronomia, al Cern si è riusciti a creare ed imprigionare per alcune frazioni di secondo alcuni atomi di antimateria, così come esemplari del plasma che si generò immediatamente dopo il Big Bang.
    Sempre sul campo astronomico, si é per la prima volta avuta una misura precisa dell’effetto dell’energia oscura (che costituisce il 73% dell’Universo), grazie alla quale si può dedurre che l’universo sia piatto e che continuerà ad espandersi sempre più velocemente (con tutto ciò che questo implica in termini di previsioni sulla sua evoluzione).
    Sul fronte medico, un vaccino italiano ha posto un altro ostacolo all’espansione della malattia conosciuta come AIDS:la sperimentazione condotta da Barbara Ensoli, giunta alla seconda fase della sperimentazione, è infatti in grado di aiutare il corpo umano a rigenerare il sistema immunitario distrutto dal retrovirus.

Sono naturalmente molte le notizie importanti che in altri campi varrebbe la pena citare, ma dovendo scegliere cinque argomenti cardine, queste sono secondo me le più importanti.

Che siate d’accordo o meno, concedetemi di concludere quest’anno con un augurio di cuore a tutti, affinché il 2011 sia almeno migliore dell’anno che volge al termine.

Israele ha passato il segno

freegazaorg via Flickr

Il governo israeliano questa volta ha davvero passato il segno: attaccare a colpi d’arma da fuoco (uccidendo diverse persone) una nave carica di pacifisti inermi (si sono difesi usando dei bastoni, figuriamoci che pericolo costituissero) in acque internazionali è un crimine di guerra che non si può tollerare, soprattutto considerando il fatto che si tratta di una strage annunciata.

Già alcuni giorni fa infatti, il governo israeliano aveva fatto pressioni su quello cipriota affinché non consentisse l’imbarco di gruppetto di attivisti, giornalisti e politici europei sulle navi che compongono la “Freedom Flotilla”, una spedizione di pace che ha come obiettivo la consegna di derrate alimentari e beni di prima necessità alla popolazione palestinese, sotto embargo da parte di Israele da oltre 3 anni.

Il viaggio della Freedom Flotilla è quindi proseguito senza le delegazioni europee che dovevano imbarcarsi a Cipro fino a questa notte, quando, come già detto, Israele ha compiuto questo atto di pirateria internazionale.

Le reazioni ovviamente non hanno tardato: Turchia (dei 15 morti accertati, 9 sono turchi), Svezia, Grecia e Spagna (presidente di turno dell’Unione Europea) hanno convocato i rispettivi ambasciatori israeliani ed a fronte di questo improvviso aumento della tensione il governo israeliano ha chiesto il rimpatrio ai propri cittadini residenti in Turchia.

Mentre dall’Italia non perdiamo tempo nel mostrare la nostra pochezza in fatto di relazioni internazionali (la Farnesina commenta dicendo “non ci sono italiani tra le vittime”, come se la cosa avesse una benché minima importanza), mi aspetto una presa di posizione dura da parte dell’Unione Europea e (soprattutto) degli Stati Uniti, “colpevoli” di aver concesso fin troppa libertà d’azione, negli ultimi anni, all’alleato israeliano, che ne ha approfittato non solamente (come lecito) per difendersi dagli attacchi degli estremisti palestinesi, ma anche per perpetuare ai danni del popolo palestinese innocente tutta una serie di crimini e soprusi che hanno decisamente portato lo stato israeliano dalla parte del torto.

Considerando il fatto che Israele boicotta ormai da anni il così detto “processo di pace”, credo che sia ora (e ci siano finalmente le condizioni politiche internazionali) per porre fine, una volta per tutte, a questa inutile carneficina, garantendo la sicurezza di entrambi i popoli.

Delirio mistico?

Confessions

palmasco via Flickr

Le parole del Cardinal Tarcisio Bertone (che è comunque il Segretario di Stato Vaticano, non l’ultimo pischello della parrocchia) dell’altro ieri, quando aveva collegato pedofilia ed omosessualità, hanno dato adito a diverse riflessioni; dire che le parole del Cardinale sono da condannare, sarebbe superfluo: lo hanno già detto in molti, le motivazioni le hanno già spiegate in lungo ed in largo, eviterò di dilungarmi, limitandomi a convenire.

Trovo invece più interessante quanto accaduto oggi: la risposta della Santa Sede (che ora si trova anche in una posizione diplomaticamente delicata, visto che la Francia si è apertamente schierata contro le parole del Segretario di Stato Vaticano, definendo in una nota pubblica l’accostamento come “inaccettabile”) che giunge tramite bocca del Portavoce Vaticano, padre Federico Lombardi, aggravano se possibile la situazione:

Bertone si riferiva alla problematica degli abusi all’interno della Chiesa e non nella popolazione mondiale. Le autorità ecclesiastiche non ritengono di loro competenza fare affermazioni generali di carattere specificamente psicologico o medico, per le quali rimandano naturalmente agli studi degli specialisti e alle ricerche in corso sulla materia

Gli elementi di rilievo in questa frase sono almeno 3 (va quantomeno riconosciuta loro una certa propensione alla sinteticità, riuscendo a condensare tante castronerie in soli 351 caratteri):

  1. Si torna a collegare, limitatamente però alla sola Chiesa, omosessualità e pedofilia: come se nell’atto della molestia sessuale da parte di un prete nei confronti di un minore, il problema stia nel sesso del minore e non nell’atto in sè. A quanto pare, il messaggio non è passato.
  2. Riprendendo per altro il punto precedente, si deduce anche che secondo la Chiesa, è più grave l’omosessualità che non la pedofilia. Purtroppo in questo frangente la Chiesa sembra aver completamente perso il contatto con la realtà: sono sinceramente convinto che le autorità vaticane si trovino in questo momento in una difficoltà notevole nel solo tentare di comprendere di che cosa mezzo mondo li stia accusando. Non è certo da oggi che la Chiesa predica il sesso come puro atto del concepimento, rinnegando il ruolo che l’amore vi ha (vedere non solo alla voce “omosessualità”, ma anche alla voce “divorzi” e “aborto”). Paradossalmente, poiché da una relazione tra un prete ed un minore di sesso femminile potrebbe nascere una nuova vita, questo atto sembra probabilmente loro meno grave (dottrinalmente parlando) rispetto ad una relazione omosessuale di un prete con un altro adulto uomo consenziente.
  3. Infine, proprio la spiegazione di padre Lombardi ci indica come la Chiesa ritenga ancora plausibile la tesi che vorrebbe l’omosessualità come una malattia (psicologica, nell’esempio in questione) e si rimetta quindi, sotto questo aspetto, “agli studi degli specialisti”.
    Vorrei segnalare a padre Lombardi (se mai avrò l’onore di averlo tra i lettori di queste poche parole), come “gli studi degli specialisti” abbiano già da parecchio tempo definito che “gay si nasce e non si diviene“. In particolare, mi riferisco ad uno studio condotto dal professor Balthazar presso l’università belga ULG, il quale dimostra come proprio l’omosessualità affondi le sue radici nella biologia e non nella psicologia degli individui (che pertanto, vale forse la pena sottolinearlo, non possono essere “guariti” più di quanto non si possa convincere qualcuno a non amare “il verde”, o “la pizza”).

Non sono credente (ed in certi frangenti, non dubitate, mi dispiace) ed è inutile sottolineare come questi episodi non aiutino l’avvicinarsi di “coloro che usano criticamente il cervello” alla Santa Apostolica Romana Chiesa Cattolica (l’ordine degli aggettivi non sarà quello, ma il concetto si). Ciò però che più mi spaventa è che dal distacco dalla realtà da parte di un organo influente (moralmente e politicamente) come la Chiesa, non possiamo che aspettarci molti, moltissimi guai…

Sull’aggressione al Presidente del Consiglio

Panoramas via Flickr

Panoramas via Flickr

Quella dell’aggressione a Berlusconi è indubbiamente la notizia del giorno (e ce la sorbiremo a lungo in varie salse, temo), ma questo post non vuole essere l’ennesima riproposizione delle considerazioni che tutti fanno; mi auguro invece di riuscire a portare qualche considerazione “nuova” ed “originale”, girando il dipinto e provando a guardarlo da un’altra angolazione.
Per cominciare, per quanto scontato sia, è assolutamente necessario prendere le distanze e condannare quanto accaduto: in un paese che si vuole democratico, la strada della violenza nella vita politica non deve (sotto nessuna forma) essere neppure immaginabile.

La condanna del gesto è stata prevedibilmente diffusa e corale. Alcuni però (tra cui Rosy Bindi in un’intervista pubblicata questa mattina da La Stampa ed Antonio Di Pietro già nella serata di ieri) hanno voluto sottolineare come l’aggressione vada a collocarsi all’interno di un panorama di costante tensione e scontro politico violento, la cui primaria conseguenza è ben sintetizzata dal vecchio adagio “chi semina vento, raccoglie tempesta”. Mi sono imbattuto in queste ultime ore in diversi elettori del centrodestra che (con mio naturale “scompiscio”) accusano la sinistra di aver fomentato il clima d’odio, violenza e tensione che ha portato al gesto di Tartaglia (l’aggressore).
A queste persone vorrei solo ricordare che non è la sinistra ad essersi permessa di dare del “coglione” agli elettori della parte avversa e che (sempre ad esempio) strappare durante un comizio elettorale il programma di governo della controparte non si annovera ne tra i più plateali gesti di distensione, ne tra quelli di manifestazione di apprezzamento e rispetto per il lavoro altrui. A sinistra (fatte le debite ed inevitabili eccezioni) non c’è alcun odio nei confronti della persona di Berlusconi, nonostante ciò che il premier va sostenendo da anni: l’opposizione viene fatta ai provvedimenti politici che Berlusconi prende, non alla sua persona. La personalizzazione della politica, funzionale al progetto politico di Berlusconi che notoriamente “tiene unite le destre grazie al suo carisma”, ha la sua più lampante dimostrazione nel fatto che Prodi, durante l’ultimo governo, sia stato oggetto di un feroce contrasto non tanto alle decisioni politiche che il suo governo ha preso (per lo meno fino alla questione della pressione fiscale), quanto direttamente alla sua persona (ed il fatto che gli sia stato affibbiato il nomignolo di  “mortadella” la dice lunga su questo aspetto).

Passiamo all’aggressione in se per se, giusto per un paio di appunti, più o meno pertinenti:

  • è passata quasi inosservata l’informazione che Tartaglia avesse con se oltre al manufatto rappresentante la cattedrale gotica di Milano con la quale ha poi colpito il presidente del consiglio, anche una bomboletta di spray urticante al peperoncino, analoga a quelle che sono state distribuite dal centrodestra stesso al grido del “difendiamoci da soli dagli extranegri”: con l’atteggiamento di chi siede sulla riva ed attende passare il cadavere, voglio suggerire che questo è il motivo per cui si è così fortemente contrastata la distribuzione di simili “armi di difesa”.
  • dov’erano le “infallibili” guardie del corpo? Forse a prendere un caffè? Vista la lentezza con cui si è prodotto il fattaccio, direi che avevano tutto il tempo di intervenire prima che il peggio accadesse. Il Presidente del Consiglio, a prescindere da chi ne ricopra la carica in un dato momento, è una delle prime tre cariche dello stato. Se uno squilibrato è in grado di raggiungere le transenne dietro le quali “passa in parata” e di scagliargli addosso un manufatto di notevoli dimensioni (per avergli procurato una ferita sotto l’occhio e spezzato un dente, l’area di impatto doveva essere non proprio contenuta), immaginiamo cosa potrebbe fare un individuo sano. Evidentemente c’è un problema che va individuato (“passerelle tra il pubblico no buono”?) e risolto per evitare che quello che si è fortunatamente tradotto in un atto senza conseguenze tragiche possa in futuro ripetersi.
  • se si fosse dovuto scegliere un momento più propizio per un’aggressione come questa, non si sarebbe decisamente potuto scegliere momento migliore: il gesto di Tartaglia svia l’attenzione dallo scontro istituzionale con il Presidente Napolitano, attenua gli screzi interni con Fini, costringe ad un ricompattamento della maggioranza che Berlusconi stesso riaffermava durante il comizio di ieri pomeriggio.
  • lascia esterrefatti, ancora una volta, l’abilità mediatica di Berlusconi: ha saputo tramutarsi da vittima in martire nell’arco di poche frazioni di secondo, quando con il volto ridotto una maschera di sangue (ad una prima occhiata in modo addirittura “osceno”) è sceso dall’auto che doveva accompagnarlo all’ospedale (abbiate pazienza, con una ferita sotto l’occhio, un labbro spaccato e due denti scheggiati noi comuni mortali ci saremmo fatti trasportare anche con una certa urgenza al pronto soccorso più vicino) per rassicurare la folla dei suoi elettori e mostrare la propria immortalità al mondo intero, grazie alle riprese televisive.

Da più parti, per concludere, ci si interroga su quali saranno le conseguenze politiche dell’aggressione di ieri: alcuni giornalisti immaginano l’apertura di una fase di “distensione” che riconduca il dibattito a toni più consoni. La mia impressione, purtroppo, è che Berlusconi non possa assolutamente permettersi nulla di simile: il premier ha assolutamente bisogno (o per lo meno ne ha avuto bisogno negli ultimi 10 anni) di un contrasto continuo, di far identificare al proprio elettorato un “noi” ed un “loro”, in un antagonismo che al contempo semplifica il panorama elettorale (con l’approdo ad un sistema bipartitico spinto) ed erge la propria figura a “condottiero dell’esercito dei buoni”. L’unica reale alternativa sarebbe concentrare l’attenzione sui contenuti, cosa che Berlusconi non può assolutamente permettersi.
Inoltre con l’aggressione di ieri e la gestione mediatica precisa ed efficace che i suoi uomini ne stanno facendo, Berlusconi si tramuta da santo a martire, rendendo assolutamente inutile la ricerca di alcun tipo di compromesso: una mossa da maestro che riporta improvvisamente sulla scena un attore che sembrava sotto certi aspetti sulla via del tramonto.