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Legge e sicurezza in moto

Biker

Robie Ventre via Flickr

Fino ad oggi, le richieste di legge relativamente alla sicurezza dei conduttori di veicoli motorizzati a due ruote si è sostanzialmente fermata all”indossare un casco omologato.
In questi 18 anni (la legge sopra citata data del 1992), il mondo delle due ruote è cambiato moltissimo. Di conseguenza sono cambiati i sistemi di sicurezza (attiva e passiva) e finalmente, con il disegno di legge 1720 (attualmente all’analisi dell’apposita commissione) il Governo cerca di aggiornare le disposizioni di legge (anche) su questo frangente, inserendo una serie di importanti novità:

  • innanzi tutto diventerà obbligatorio il casco integrale su quasi tutti i mezzi (unica eccezione i ciclomotori). Bisognerà vedere nel dettaglio se sarà prevista una distinzione tra i caschi integrali ed i caschi apribili (che comunque, a rigor di logica, non potranno essere usati in modalità “jet” su motociclette in movimento).
  • altra importante novità riguarda l’abbigliamento per moto: su tutti i mezzi sotto i 25Kw sarà obbligatorio indossare giacca omologata e guanti da moto; non però il paraschiena, che sarà invece obbligatorio su tutte le moto tra i 25 ed i 52Kw. Oltre i 52Kw, infine, sarà obbligatorio indossare anche pantaloni protettivi appositamente omologati.

Si tratta di novità importanti e positive (soprattutto per quel che riguarda l’obbligo dell’uso del paraschiena), ma l’occasione sarebbe stata importante per qualche misura aggiuntiva:

  • sicuramente andrebbe esteso l’uso del paraschiena anche ai 125, magari differenziando le omologazioni L1 dagli L2, imponendo poi l’uso di questi ultimi solamente sulle moto di grossa cilindrata. La giacca con le protezioni ma senza il paraschiena serve davvero a pochino…
  • sulle moto oltre una certa cilindrata (ed un certo peso) renderei obbligatorio l’ABS. Il costo aggiuntivo è ormai estremamente ridotto (oggi “ballano” 500 euro, che si ridurrebbero certamente con l’adozione massiccia di questa tecnologia), la tecnologia consente il “disinserimento in pista” (e per la questione peso, si può prevedere un modello “smontabile”), ma renderebbe sicuramente più sicure le moto stradali nell’uso quotidiano. L’ABS è obbligatorio di fatto sulle automobili, che pure possono vantare l’appoggio di quattro ruote: perché dovrebbe essere meno importante sulle due ruote?

Infine, ci sono un paio di questioni aperte che riguardano il tema della sicurezza stradale (soprattutto per le due ruote, ma non solo), la cui soluzione spetterebbe alla Pubblica Amministrazione e che rappresentano problemi gravissimi, al punto da rendere sostanzialmente futili le misure previste nel decreto legge 1720:

  • la manutenzione stradale, soprattutto nel periodo invernale, espone i motociclisti a pericoli davvero importanti: buche (anche molto profonde) ovunque e sporcizia che si accumula ai bordi di strade e rotonde rendono una vera giungla qualsiasi tragitto.
  • l’omologazione dei guard-rail non prevede particolari normative per la protezione degli utilizzatori “a due ruote” della strada: di fatto, la dove un comune guard-rail protegge adeguatamente un automobilista dalla possibilità di finire “al di là” della struttura metallica, costituisce una vera “ghigliottina” per tutti coloro che si trovano a scivolarvi al di sotto. In molti paesi europei, l’omologazione dei nuovi guard-rail prevede già un’attenzione a questa tematica, sulla quale l’Italia è purtroppo piuttosto indietro.
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Del rispetto della legge ed RU486

Pillole

sick_rdm via Flickr

Che il Governo Berlusconi non sia particolarmente interessato al rispetto delle leggi “che non gli fanno comodo” o “che non piacciono”, non è certo una novità. La strategia, in senso generale, è quella di pretendere il rispetto delle regole dagli “altri” (soprattutto se non sono italiani) e aggirare le regole che ostacolano loro. Qualche anno fa c’era almeno la decenza di tentare di salvare le apparenze, oggi non ci si fa neppure scrupolo, e questo non vale solamente per il governo centrale, ma una volta avvallato il comportamento di quest’ultimo con il consenso elettorale, molti anche localmente si sentono autorizzati all’imitazione, pulendosi il c**o con la carta costituzionale ed i diritti dei cittadini (che dovrebbero invece rappresentare nel loro insieme).

Così vengono fuori paradossi come le dichiarazioni di Zaia e Cota, neo-incaricati governatori leghisti di Piemonte e Veneto, che si esprimono “contro l’ru486”, affermando che non verrà introdotta nelle loro regioni.

Vorrei far notare ai signori Zaia e Cota che la scelta sull’introduzione dell’ru486 in Piemonte e Veneto non spetta a loro (bensì alle istituzioni preposte), e loro sono chiamati a scegliere solamente se chiedere il day-ospital o meno per la somministrazione del farmaco.
Il diritto all’aborto è garantito per legge (legge 194) dal 22 maggio 1978, confermata poi per referendum alcuni anni dopo (17 maggio 1981); non saranno un paio di “governatorucoli locali” a metterla in discussione.

Quello che mi chiedo, però, è questo: possibile che queste posizioni non indignino gli elettori non integralisti cristiani della destra? Le donne che hanno votato questi personaggi, lo scorso weekend, sono davvero tutte contente di questa posizione talebana? Possibile che accettino, in nome della paura e della demagogia, di gettare alle ortiche i diritti conquistati con tanta fatica e lotte?

Facciamo sicurezza stradale per davvero?

ggdimarino via Flickr

ggdimarino via Flickr

La situazione della sicurezza sulle nostre strade è a dir poco allarmante. Un po’ a causa delle cattive abitudini dei guidatori (telefonino, alta velocità, disattenzione…), ma decisamente anche a causa di un impianto legislativo e tecnologico obsoleto.

A cominciare dalla manutenzione stradale: strisce pedonali invisibili, segnaletica orizzontale praticamente cancellata, cartelli nascosti da alberi e cespugli, incroci e rotonde progettati in nome della “riduzione della velocità” anziché della fluidità del traffico (con impatti notevoli sulle soglie di CO2 e polveri sottili nell’aria che respiriamo) e da gente che in auto non ci sale mai.

Fortunatamente leggi imposte attraverso l’Unione Europea da paesi più evoluti del nostro hanno portato anche in Italia una serie di provvedimenti che hanno nettamente migliorato la disperata situazione: attraverso normative analoghe alle più famose Euro III, EuroIV ed Euro V (che si occupano in particolar modo della parte ambientale legata alle emissioni) sono state introdotte cose come l’obbligo/abitudine di montare di serie l’ABS, airbag conducente e passeggero, cicalio di segnalazione cinture di sicurezza non allacciate (al momento solo per i posti anteriori, ma spero che lo si estenda presto anche ai sedili posteriori); sul fronte legislativo, l’obbligo di tenere le luci accese anche di giorno (a questo punto mi chiedo perché consentire di spegnerle) ed il meccanismo della patente a punti hanno risparmiato molte più vite di quelle che non si immagini.

Purtroppo gli incidenti continuano ed i morti sulla strada (per le ragioni più varie) sono oltre 6000 ogni anno, con 300.000 feriti (di cui 20.000 ogni anno riportano danni permanenti), e questo fondamentalmente perché si investe pochissimo in sicurezza stradale, mediamente meno di 1 euro a cittadino. Con un bilancio dello stato che stanzia oltre dieci volte tanto per le missioni militari all’estero, forse potremmo anche permetterci di evitare questi 16 morti al giorno sulle strade italiane…

Se si vuole fare sicurezza, sicurezza per davvero, bisogna sfruttare i meccanismi che hanno consentito un maggior impegno sul piano della riduzione delle emissioni: innanzi tutto andrebbe reso obbligatorio l’ESP sulle autovetture di nuova produzione. Si tratta ormai di un costo irrisorio rispetto ai costi dell’autovettura, ma consente di mantenere il controllo dell’auto nelle situazioni di emergenza.
Altri accorgimenti tecnologici, come lo specchietto retrovisore che si scurisce con l’aumentare della luce delle auto che seguono, sono ormai tecnologie testate e sicure, di cui si può incentivare l’adozione con incentivi mirati oppure semplicemente rendendole obbligatorie.

Altre tecnologie (già disponibili sui modelli d’alta gamma) un po’ meno diffuse possono portare ad ulteriori sensibili aumenti di sicurezza, ed andrebbero dapprima incentivate, poi ne andrebbe prevista l’adozione obbligatoria: frenata automatica (anti-tamponamento), magari finanziando l’estensione di questa tecnologia anche all’individuazione dei pedoni, visore notturno ad infrarossi per l’identificazione di pedoni ed animali, il sistema di riduzione dei danni da impatto (destinato ai pedoni) che come un airbag solleva il cofano motore dell’auto attutendo l’impatto del corpo del pedone.

Basterebbero poi accorgimenti anche molto semplici sulla segnaletica stradale, per rendere tutto un po’ più sicuro: ad esempio installare sugli attraversamenti pedonali delle luci led, con un sensore di peso che le accenda ad intermittenza mentre un pedone attraversa la strada, consentirebbe di attirare l’attenzione degli automobilisti mentre magari il pedone è ancora nascosto dal furgone o dal camion di turno, evitando di investirlo…

Sarebbe tanto semplice, a volerlo fare… purtroppo è molto più semplice urlare e propagandare l’incremento delle pene dopo un sabato sera disgraziato, prevedere la pena di morte per chi supera il tasso alcolico consentito, tanto poi i controlli non si fanno e la gente smette di pensarci… lontano dagli occhi, lontano dal cuore…

Aumentano le multe? Non scherziamo…

turydddu via Flickr

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Da stamattina sono in vigore le “grandi novità” sul fronte della sicurezza stradale, quelle volute dalla legge 94 del 15 luglio 2009.
I giornali hanno parlato di “giro di vite sulla sicurezza stradale”, “multe raddoppiate”, “punti dimezzati”, “babau”, “orde di barbari in arrivo da nord” (“nord” liberamente sostituibile con un qualsiasi nome di paese del terzo mondo o punto cardinale a vostra scelta).

Oltre al fatto che ai patentati potranno essere decurtati punti anche quando guidano una bicicletta (mentre chi non ce l’ha potrà naturalmente continuare a guidarla senza timore per i punti), al fatto che su tutti i rotoloni di carta igienica ci sarà la scritta “La legge è uguale per tutti” e a tutta un’altra serie di provvedimenti incoerenti (da 500 euro a 1000 euro di multa per chi getta dal finestrino una cartaccia, mentre se scende e lo fa a piedi pagherà solo 23 euro, per esempio), la novità di fondo del provvedimento è quella dell’aumento dell’ammontare di tutta una serie di sanzioni se verranno commesse tra le 22 e le 7 del mattino: limiti di velocità, precedenze, distanze di sicurezza, inosservanza della segnaletica, circolazione contromano e via dicendo. Tutto molto bello, tutto molto utile, tutto molto… dejà vù.

Quante volte negli ultimi anni (solitamente il giorno dopo qualche weekend particolarmente pesante dal punto di vista delle morti sulle strade, o dopo la morte di qualche innocente investito dall’ubriaco di turno, meglio se extracomunitario) abbiamo sentito parlare di “inasprimenti delle pene”, “sanzioni maggiorate”, “multe salate”, “pena di morte per chi respira”? Eppure le morti continuano ad esserci. Perchè?

Ve lo dico io perché: perché si tagliano i fondi per effettuare i controlli (da 1.258.698 euro a 544.953 per l’acquisto degli etilometri). Il risultato è chiaro: fermo restando il numero delle persone che violano il codice, dimezzando i fondi si dimezzeranno in valore assoluto i controlli, e quindi i fermati, e quindi i positivi.
Aumentando poi l’ammontare delle multe, si otterrà un incasso circa pari all’originale ma potendo dichiarare pubblicamente di aver dimezzato le infrazioni.

Non è semplicemente geniale?

Clandestini, sanità ed idiozia congenita

fabbio via Flickr

fabbio via Flickr

E’ davvero parecchio tempo che non scrivo. Il lavoro in questo periodo (nonostante la crisi) è davvero tanto, gli altri impegni si accavallano ed il tempo (e la voglia) di mettermi qui a buttare giù due parole è sempre meno.

Per fortuna che in mio soccorso vengono i politici della Lega, altrimenti come potrei fare? Le motivazioni che sono in grado di dare le loro proposte di legge sono una linfa vitale, ed eccomi allora a scrivere a proposito della proposta di legge che è da poco stata approvata al Senato, che prevede che i medici denuncino i clandestini che si presentino per ottenere cure mediche.

Al di là del rispetto dei diritti umani, della costituzione e di tutte quelle altre cose con cui il nostro simpatico governo si pulisce il culo c**o fondoschiena di dietro ormai da parecchio tempo, basterebbe un po’ di buon senso, un singolo neurone in loop al posto del vuoto spinto della loro scatola cranica per rendersi conto delle ovvie conseguenze che questa norma avrà.

Si dà il caso che, a differenza dell’idiozia congenita, esistano malattie contagiose. Per chi non lo sapesse, sono malattie che (indipendentemente dal luogo in cui viene scodellato da madre natura un essere umano) si trasmettono da persona a persona, a volta per contatto a volte per semplice prossimità. Non essendo ancora stato varato un decreto che regolamenta la possibilità di contagio da parte di cittadini extracomunitari (non dubito che verrà introdotto quanto prima, insieme all’abolizione della legge di Ohm), quello che accadrà è che gli extracomunitari presenti sul nostro territorio eviteranno (con una brutta battuta si potrebbe dire “come la peste”) di andare a farsi curare nelle strutture pubbliche, fino a quando non sarà ormai troppo tardi, favorendo il contagio alla pur resistente “razza italo-ariana”. Considerando la densità di popolazione, oltretutto, potremmo sospettare contagi più efficaci in Padania, e precipitazioni sparse sul resto della “terronia”.

Nella migliore delle ipotesi, quello che accadrà sarà la nascita di un “circuito sanitario” parallelo e clandestino, non regolamentato e quindi spesso e volentieri mancante delle minime norme igieniche, troppo simile per altro a quanto accadeva quando l’aborto era proibito per legge…

Rifletto.tv: a volte ritornano

Mi ero occupato di Riflettotv qualche tempo addietro. Non tanto per il motivo per cui se ne erano occupati altri (il fatto che mettessero gratuitamente a disposizione video anche di pregevole qualità), ma per un loro curioso atteggiamento nella difesa della propria posizione etica e morale. Arrivarono ad attaccare piuttosto pesantemente alcuni blogger che avevano avuto modo di pubblicare articoli su di loro, in alcuni casi arrivando alla cancellazione degli stessi (come nel caso di Shannon.it). Avevo scritto stigmatizzando questa forma di “censura” (che in realtà poi vera e propria censura non è, assomiglia più all’intimidazione) ed avevo in seguito avuto modo di scambiare quattro chiacchiere al telefono con il direttore di Rifletto.tv (che si era poi dimostrata persona intelligente e comprensiva).
Il messaggio che doveva passare, però, era chiaro: il modello di business sul quale si poggia Rifletto.tv non doveva essenzialmente interessare i blogger. La cosa mi trovò poco d’accordo (all’epoca come oggi), e gli sviluppi delle ultime ore sembrano darmi una certa ragione: il sito di Rifletto.tv infatti è stato oscurato lunedi dalla Guardia di Finanza, in seguito ad una violazione del comma 1 dell’articolo 171 della legge 633/41.

Si tratta di una sanzione di lieve entità, roba che si risolve con una piccola ammenda e che non metterebbe quindi in discussione il modello di business di cui sopra. Trovo però curioso il fatto che ci si preoccupi tanto dell’opinione dei blogger, arrivando ad iniziative personali, chiedendo di cancellare post e commenti poco favorevoli e poi ci si dimentichi banalmente di assolvere agli obblighi di legge…

Inutile dire che non ho nulla di personale contro Rifletto.tv, alla cui redazione auguro invece di poter tornare a “trasmettere” quanto prima: l’aspetto tecnologico di questa emittente infatti è piuttosto interessante…

Verso il rinvio delle elezioni?

c'è aria di nuovo Campagna elettorale povera di sorprese e contenuti? Ci pensa la pubblica amministrazione (che in queste cose è sempre una garanzia) a movimentare il tutto riammettendo in corsa, a 15 giorni dalle urne, il partito della “DC” di Giuseppe Pizza, che non era stato ammesso per un problema di simbolo (pare troppo simile a quello dell’UDC di Casini).

Con le procedure pre-elettorali ormai al termine (liste finite, sorteggi effettuati, addirittura gli italiani all’estero che hanno già ricevuto e in alcuni casi compilato le schede elettorali), questa novità è davvero una mina, che rischia di creare non pochi problemi. Primo tra tutti, il rischio di far slittare le elezioni di 15 giorni (almeno) per rispetto alla legge, che parla di 30 giorni di campagna elettorale, non di 15.

La cosa più buffa è che con un Partito Democratico in lento, ma costante, recupero lo slittamento delle elezioni, sebbene dovuto alla riammissione di un partito che ha un “accordo tecnico al Senato con il Pdl”, potrebbe rivelarsi oltremodo dannoso proprio per la destra stessa

Sarebbe stato bello pensare ad un “pesce d’aprile”, ma oggi ne abbiamo già due. Questa è l’Italia…