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Di prescritti ed assolti

Giustizia

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Il processo contro David Mills, avvocato inglese corrotto e reo confesso,  è decaduto a causa della prescrizione dopo che si era arrivati a sentenze di colpevolezza sia in primo che secondo grado. La prescrizione è un’istituzione giuridica assolutamente necessaria in alcuni casi, ma il suo abuso (e soprattutto a seguito dell’entrata in vigore della Ex Cirielli) è una delle piaghe della giustizia italiana. Trovo assolutamente scandaloso che si possa impiegare 10 anni per (non) arrivare ad una sentenza di Cassazione nei confronti di un reo confesso; questa si che si chiama “giustizia ad orologeria”, o meglio, “giustizia in orologeria”, a far riparare il datario…

Fatto sta che Mills non è colpevole (ne innocente, per giunta) di essere stato corrotto da Berlusconi, ed il primo ministro italiano, di conseguenza, non è colpevole (ne innocente) di esserne il corruttore (il reato di corruzione in Italia è uno dei pochi a prevedere un concorso di colpa obbligatorio, la dove c’è un corrotto, c’è per forza anche un corruttore).

Questo, perlomeno, per la giustizia. Politicamente parlando, invece, Berlusconi non uscirebbe pulito da questa vicenda se non fosse per il fatto che il nostro paese ormai accetta la corruzione anche quando questa è plateale (e il nuovo scandalo tangenti la dice lunga, al proposito).

Berlusconi disse, in varie occasioni, che avrebbe “lasciato l’Italia” e si sarebbe “ritirato dalla politica”, se fosse emersa una sua colpevolezza (e ricordo ancora le sentenze di primo e secondo grado). A me, che Berlusconi lasci l’Italia o la politica frega fino ad un certo punto: sono convinto che il problema non sia Berlusconi, ma gli italiani stessi (e quindi un suo eclissarsi dalla scena politica non aiuterebbe particolarmente). Mi basterebbe vedere dell’indignazione, della condanna popolare, la presa di coscienza che non è vero che “tutti rubano”, ma quelli che rubano devono pagare (politicamente parlando soprattutto). Invece si continua a lasciare carta bianca a questo anziano signore, al potere per il suo comodo e grazie al suo potere.

Gli italiani devono ricominciare ad indignarsi per le menzogne dei nostri politici, per i “maneggi” che i nostri imprenditori fanno, per le morti bianche, per il razzismo, per la televisione scandalosa… invece siamo un paese apatico, soffocato dall’egoismo.

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Sull’aggressione al Presidente del Consiglio

Panoramas via Flickr

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Quella dell’aggressione a Berlusconi è indubbiamente la notizia del giorno (e ce la sorbiremo a lungo in varie salse, temo), ma questo post non vuole essere l’ennesima riproposizione delle considerazioni che tutti fanno; mi auguro invece di riuscire a portare qualche considerazione “nuova” ed “originale”, girando il dipinto e provando a guardarlo da un’altra angolazione.
Per cominciare, per quanto scontato sia, è assolutamente necessario prendere le distanze e condannare quanto accaduto: in un paese che si vuole democratico, la strada della violenza nella vita politica non deve (sotto nessuna forma) essere neppure immaginabile.

La condanna del gesto è stata prevedibilmente diffusa e corale. Alcuni però (tra cui Rosy Bindi in un’intervista pubblicata questa mattina da La Stampa ed Antonio Di Pietro già nella serata di ieri) hanno voluto sottolineare come l’aggressione vada a collocarsi all’interno di un panorama di costante tensione e scontro politico violento, la cui primaria conseguenza è ben sintetizzata dal vecchio adagio “chi semina vento, raccoglie tempesta”. Mi sono imbattuto in queste ultime ore in diversi elettori del centrodestra che (con mio naturale “scompiscio”) accusano la sinistra di aver fomentato il clima d’odio, violenza e tensione che ha portato al gesto di Tartaglia (l’aggressore).
A queste persone vorrei solo ricordare che non è la sinistra ad essersi permessa di dare del “coglione” agli elettori della parte avversa e che (sempre ad esempio) strappare durante un comizio elettorale il programma di governo della controparte non si annovera ne tra i più plateali gesti di distensione, ne tra quelli di manifestazione di apprezzamento e rispetto per il lavoro altrui. A sinistra (fatte le debite ed inevitabili eccezioni) non c’è alcun odio nei confronti della persona di Berlusconi, nonostante ciò che il premier va sostenendo da anni: l’opposizione viene fatta ai provvedimenti politici che Berlusconi prende, non alla sua persona. La personalizzazione della politica, funzionale al progetto politico di Berlusconi che notoriamente “tiene unite le destre grazie al suo carisma”, ha la sua più lampante dimostrazione nel fatto che Prodi, durante l’ultimo governo, sia stato oggetto di un feroce contrasto non tanto alle decisioni politiche che il suo governo ha preso (per lo meno fino alla questione della pressione fiscale), quanto direttamente alla sua persona (ed il fatto che gli sia stato affibbiato il nomignolo di  “mortadella” la dice lunga su questo aspetto).

Passiamo all’aggressione in se per se, giusto per un paio di appunti, più o meno pertinenti:

  • è passata quasi inosservata l’informazione che Tartaglia avesse con se oltre al manufatto rappresentante la cattedrale gotica di Milano con la quale ha poi colpito il presidente del consiglio, anche una bomboletta di spray urticante al peperoncino, analoga a quelle che sono state distribuite dal centrodestra stesso al grido del “difendiamoci da soli dagli extranegri”: con l’atteggiamento di chi siede sulla riva ed attende passare il cadavere, voglio suggerire che questo è il motivo per cui si è così fortemente contrastata la distribuzione di simili “armi di difesa”.
  • dov’erano le “infallibili” guardie del corpo? Forse a prendere un caffè? Vista la lentezza con cui si è prodotto il fattaccio, direi che avevano tutto il tempo di intervenire prima che il peggio accadesse. Il Presidente del Consiglio, a prescindere da chi ne ricopra la carica in un dato momento, è una delle prime tre cariche dello stato. Se uno squilibrato è in grado di raggiungere le transenne dietro le quali “passa in parata” e di scagliargli addosso un manufatto di notevoli dimensioni (per avergli procurato una ferita sotto l’occhio e spezzato un dente, l’area di impatto doveva essere non proprio contenuta), immaginiamo cosa potrebbe fare un individuo sano. Evidentemente c’è un problema che va individuato (“passerelle tra il pubblico no buono”?) e risolto per evitare che quello che si è fortunatamente tradotto in un atto senza conseguenze tragiche possa in futuro ripetersi.
  • se si fosse dovuto scegliere un momento più propizio per un’aggressione come questa, non si sarebbe decisamente potuto scegliere momento migliore: il gesto di Tartaglia svia l’attenzione dallo scontro istituzionale con il Presidente Napolitano, attenua gli screzi interni con Fini, costringe ad un ricompattamento della maggioranza che Berlusconi stesso riaffermava durante il comizio di ieri pomeriggio.
  • lascia esterrefatti, ancora una volta, l’abilità mediatica di Berlusconi: ha saputo tramutarsi da vittima in martire nell’arco di poche frazioni di secondo, quando con il volto ridotto una maschera di sangue (ad una prima occhiata in modo addirittura “osceno”) è sceso dall’auto che doveva accompagnarlo all’ospedale (abbiate pazienza, con una ferita sotto l’occhio, un labbro spaccato e due denti scheggiati noi comuni mortali ci saremmo fatti trasportare anche con una certa urgenza al pronto soccorso più vicino) per rassicurare la folla dei suoi elettori e mostrare la propria immortalità al mondo intero, grazie alle riprese televisive.

Da più parti, per concludere, ci si interroga su quali saranno le conseguenze politiche dell’aggressione di ieri: alcuni giornalisti immaginano l’apertura di una fase di “distensione” che riconduca il dibattito a toni più consoni. La mia impressione, purtroppo, è che Berlusconi non possa assolutamente permettersi nulla di simile: il premier ha assolutamente bisogno (o per lo meno ne ha avuto bisogno negli ultimi 10 anni) di un contrasto continuo, di far identificare al proprio elettorato un “noi” ed un “loro”, in un antagonismo che al contempo semplifica il panorama elettorale (con l’approdo ad un sistema bipartitico spinto) ed erge la propria figura a “condottiero dell’esercito dei buoni”. L’unica reale alternativa sarebbe concentrare l’attenzione sui contenuti, cosa che Berlusconi non può assolutamente permettersi.
Inoltre con l’aggressione di ieri e la gestione mediatica precisa ed efficace che i suoi uomini ne stanno facendo, Berlusconi si tramuta da santo a martire, rendendo assolutamente inutile la ricerca di alcun tipo di compromesso: una mossa da maestro che riporta improvvisamente sulla scena un attore che sembrava sotto certi aspetti sulla via del tramonto.

Io ho paura…

rogimmi via Flickr

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Non so voi, la questione sta un po’ passando in sordina, ma io ho davvero paura di ciò che potrebbe succedere se realmente la Consulta dovesse sancire l’illegittimità del Lodo Alfano, il prossimo 6 ottobre…
Ho paura perché Berlusconi diventerebbe un animale in gabbia, un uomo braccato, con i giorni contati… e visti i poteri che ha, e il poco rispetto per la legge che ha dimostrato, ho davvero paura di ciò che potrebbe fare per preservare la sua immunità. Ricordate con che rabbia e che ferocia cercò di bloccare l’elezione del Governo Prodi, un paio d’anni fa?
Cosa impedirebbe, realisticamente, a Berlusconi di attaccare con tutta la violenza che può esprimere gli organi della magistratura, per poi passare alle vie dei fatti (leggere: colpo di stato)?

In giro c’è persino che comincia a volteggiare intorno alla futura carcassa: Formigoni (che notoriamente non ha un ottimo rapporto con l’attuale presidente del consiglio) comincia già a farsi avanti come candidato alle prossime primarie del Partito del Popolo delle Libertà, un atteggiamento che certo non contribuirà a calmare i bollenti spiriti dell’attuale premier…

Ho paura soprattutto perché non è Silvio Berlusconi in se, il problema della politica italiana… tolto lui, gli italiani non continuerebbero comunque ad essere dei creduloni razzisti? Ok, avremmo qualche problema mediatico in meno, avremmo una coalizione alla ricerca di un nuovo “sovrano”, ma non credo proprio che i problemi magicamente si risolverebbero…ce li troveremmo solo sparsi su molte più teste…

Aiuto

Trova la differenza...

Trova la differenza...

Ciò che è andato in onda ieri sera da Onna, per quanto ignobile, rappresenta molto bene l’attuale situazione politico-mediatica italiana: un regime dittatoriale basato sul controllo dei media. Non è la prima volta che lo dico e ogni giorno che passa potete trovare ulteriori e definitive conferme del fatto che i mass media vengono scientemente manipolati dal presidente del consiglio e/o dai suoi accoliti per mantenere il controllo sulla popolazione e garantirsi una tenuta elettorale, a costo di mentire spudoratamente (e devo dire con notevole abilità e faccia tosta) ai cittadini-telespettatori.

Le voci di protesta, se anche si levassero, non troverebbero spazi per diffondersi, essendo tutti i principali mezzi di comunicazione sotto il controllo diretto del presidente del consiglio: televisioni (Rai e Mediaset), radio (tramite la pubblicità), giornali (Il Giornale), libri (Mondadori), cinema (Medusa). Persino la rete internet è stata ripetutamente oggetto di attacchi di vario genere, volti ad intimidire e/o bloccare fonti di informazione libera, gli ultimi anche piuttosto recenti, con la richiesta di 20.000.000 di euro di danni da parte degli Angelucci (PdL) a Wikipedia.
Persino il presidente della camera Fini, che oggi pare essere portatore di una delle due uniche correnti di opposizione al Governo (dopo l’IdV, che però raccoglie consensi troppo ristretti per poter agire efficacemente), si è trovato a dover gestire indimidazioni da parte de Il Giornale, al punto che ha concluso con una denuncia penale nei confronti di Vittorio Feltri, che de Il Giornale è il direttore.

Le trasmissioni che a Berlusconi non piacciono sono state osteggiate (Report) o meramente cancellate (Annozero), senza che ne la Commissione di Vigilanza Rai, ne l’opposizione, abbiano fatto particolare rumore: ora si arriva ad una manifestazione per la libertà di stampa, che si terrà a Roma questo weekend. A cosa servirà? Il ritardo con cui si interviene è drammatico e la situazione è probabilmente già compromessa: la soluzione del conflitto di interessi andava messa in cantiere molti anni fa, prima che Berlusconi potesse mettere in piedi il sistema di controllo mediatico che oggi si trova a gestire. La mia personalissima impressione è che attualmente non vi sia più la possibilità di una soluzione al problema interna alla nazione, e che le nostre uniche chance di tornare ad essere un paese libero siano da riporre nelle direttive europee (purtroppo anche il Parlamento è oggetto delle ire del nostro presidente del consiglio, che è recentemente arrivato a minacciare di “bloccarne i lavori”).

A Onna, ieri sera, il palcoscenico era interamente per Berlusconi: niente domande, niente contraddittorio, falsità a tutto spiano senza che nessuno potesse smentire. Vespa ha taciuto sulle proteste degli sfollati (pur presenti) e sulle altre reti (Ballarò per la Rai e Matrix per la “concorrente” Mediaset) le trasmissioni di approfondimento politico già programmate era state spostate proprio per far posto allo speciale di Porta a Porta (che pure è riuscito a non ottenere lo share più alto della serata).

Ci è stato raccontato che ormai tutti gli sfollati abruzzesi stanno per essere sistemati in queste bellissime case definitive che diventeranno poi campus di accoglienza per il nuovo polo universitario. Peccato che le casette in legno consegnate (sono pronte solo 3 delle 94 previste), pagate dalla Croce Rossa Italiana e costruite dagli alpini del Trentino, non c’entrino nulla con il Piano Casa del Governo, che non ci ha messo una lira (interessante come poi ci abbiano “messo il cappello“, negli ultimi giorni). Le case del governo, la cui costruzione ha sottratto risorse alla ricostruzione (non è ancora partita, lo sapevate?) basteranno ad ospitare 4800 persone, mentre gli sfollati sono quasi 50.000. Un fallimento su tutta la linea sul quale neppure Bertolaso ha avuto la freddezza di mentire completamente, ieri sera: a precisa domanda di Vespa (pare incredibile, eh?) ha risposto che “entro dicembre ci saranno case per tutti”. E ora si pone il problema (drammatico) delle graduatorie per le assegnazioni…

Su tutto questo (così come sulle proteste degli sfollati) si è taciuto: a Porta a Porta (e nei telegiornali?) non si è visto nulla: eppure bastava muoversi di poche centinaia di metri, passando dai paesi vicini a Onna, per rendersi conto che l’immagine dipinta dal presidente del consiglio era tutt’altro che veritiera e descrittiva delle condizioni in cui versano gli abitanti che non sono stato così fortunati da rientrare in questo primo lotto di case e che subiranno l’esperimento “decisionista” post-terremoto della Protezione Civile di Bertolaso, che per quanto da lodare per l’intervento in Abruzzo, ha messo in atto (su direttive governative?) un piano di soccorso che inverte (come denunciato dagli esperti già nei primissimi giorni) la tendenza degli ultimi anni, che vedeva nei moduli abitativi provvisori prefabbricati (i mitici “container”) la possibilità di dare agli sfollati un alloggio minimamente confortevole, in attesa del procedere della ricostruzione: costi tutto sommato ridotti, quindi maggiori fondi per far partire la ricostruzione vera e propria, ma soprattutto evitare che gli sfollati passassero 5 mesi nelle tende, che per altro hanno cominciato ad essere smantellate negli ultimi tempi (al campo de l’Aquila restano solo 40 persone che non vogliono abbandonare quel poco di normalità che sono riuscite a ricostruirsi in questi 5 mesi).

L’Italia è come alcolizzata, drogata di televisione: non è più in grado di uscire da sola da questa dittatura mediatica ed ha decisamente bisogno di aiuto!

La differenza tra verità e gossip

Jessica N. Diamond via Flickr

Jessica N. Diamond via Flickr

Esiste una differenza fondamentale e sostanziale tra il caso “Noemi Letizia – Silvio Berlusconi” e la supposta relazione di Veronica Lario con la sua guardia del corpo il capo della sicurezza il postino il panettiere chi che sia (ed è assolutamente fondamentale sottolinearla): la posizione politica che la Lario ricopre.

Del gossip sulle relazioni della Lario, si occuperanno (con indubbia completezza di dettagli) Chi, Cioè e Novella 2000. Non sento il bisogno ne la morbosa attrazione per i fatti sentimentali di Veronica Lario tanto quanto non sento il bisogno di conoscere le abitudini sessuali del Cav. On. Silvio Berlusconi.

La differenza, però, stà nel fatto che nel momento in cui mento io, o mente Veronica Lario, ci troviamo a dover rispondere delle nostre azioni solamente nei confronti delle persone a cui abbiamo mentito, ai coinvolti nella menzogna, un pugno di persone. Nel momento in cui invece mente, seppur su una faccenda parzialmente privata (vi invito ad ascoltare l’analisi di Marco Travaglio su questo frangente), il Presidente del Consiglio o un’altra personalità politica di spicco, la situazione cambia drasticamente: se Berlusconi mente spudoratamente sulla questione Neomi, come potremmo, ad esempio, fidarci delle sue dichiarazioni sul caso dei Voli di Stato (che cofigurerebbero un reato di Peculato)?

Infine, è curioso che la Santanché si trovi a parlare degli amanti della Lario proprio in questo momento, e dalle reti televisive controllate da Berlusconi… ai maligni potrebbe quasi sembrare un tentativo di screditare un avversario, no?

Ciò detto, sottolineo ancora una volta come l’assenza di regolamentazione del settore radio-televisivo a tempo debito, anche da parte della Sinistra, abbia cacciato l’Italia in un tunnel cieco pericolosissimo, nel quale ci troviamo tutt’ora e del quale non si intravvede ancora il bagliore dell’uscita… Coloro che hanno anteposto accordi politici alla necessità di regolamentare il “quarto potere” andrebbero allontanati dalle file di un ipotetico Centro Sinistra responsabile tanto quanto Berlusconi andrebbe allontanato da un analogo Centro Destra…

Se non ci fossero gli alleati…

Ambrosiana Pictures via Flickr

Ambrosiana Pictures via Flickr

“Ad andar con lo zoppo si impara a zoppicare” dice un vecchio (saggio) proverbio. E pensandoci, non stupisce più di tanto la reazione della Lega Nord alla notizia della condanna di Mills: Berlusconi negli ultimi anni ha fatto da tiranno delle destre, attirando su di se da un lato svariati milioni di elettori, dall’altro le represse incazzature di chi si è trovato ad ingoiare un rospo dopo l’altro, nell’intento di salvare la poltrona a palazzo Chigi.

Prendiamo l’esempio della Lega: il Federalismo Fiscale è una presa per il culo, e lo sanno benissimo; il referendum al quale sono contrari si farà, proprio in concomitanza con i ballottaggi delle comunali, alle quali naturalmente il loro elettorato non deve mancare (la Lega è forte soprattutto nelle piccole realtà locali); su Malpensa hanno ingoiato non un rospo ma un’intera colonia e tacciono; c’è poi la questione delle ronde (che ha rischiato di non rientrare nel Pacchetto Sicurezza) e altri accadimenti analoghi che certo non fanno si che Maroni e Bossi (“Su questo non possiamo seguirlo“) trovino particolarmente simpatica la compagnia di “Silvio Cesare”.

Ora che è Berlusconi ad essere in difficoltà (e stavolta sembra più lenta e tediosa la manovra di insabbiamento della vicenda), gli sarà probabilmente inutile tendere la mano verso gli alleati alla ricerca di una difesa a spada tratta, e anche Fini (“il Parlamento non c’entra niente con il processo di Milano“), nel pieno di una rinascita democratico-comunista, vedrebbe di buon occhio la decisione di Berlusconi di non presentarsi alla Camera (ma al Senato, dove gode di appoggi meno esitanti) per rivendicare la sua presunta estraneità al caso Mills e per attaccare (n’altra volta?) l’intero ordine dei magistrati.

C’è infine la questione Quirinale: il Presidente Napolitano lancia da un po’ di tempo moniti più o meno espliciti alla maggioranza ed al suo leader, dapprima “rigirati” poi banalmente ignorati dal premier. Sapendo che Napolitano presiede inoltre il Consiglio Superiore della Magistratura, un affondo deciso sul magistrati potrebbe portare a nuove “rogne” proprio a ridosso delle elezioni…

Arringa rinviata al dopo elezioni dunque? Considerando che entro l’autunno la Consulta dovrà esprimersi sulla (dubbia) costituzionalità del lodo Alfano, è indubbio che la questione avrà un seguito…

Scuola e ricerca: qualche considerazione sulla 133

Lezioni in Piazza-Matematica 3 Altro che “Inglese, Informatica e Impresa”: le tre I che il Governo Berlusconi aveva annunciato in campagna elettorale ed inserito nel programma di governo si sono rapidamente trasformate in ignoranza, indifferenza ed incuria (Luciana Litizzetto ne aggiungeva un’altra, qualche giorno fà, decisamente pertinente ma che tralascerò per decenza :P). Mi riferisco, naturalmente, alle conseguenze della pseudo-riforma del ministro Gelmini, la Legge 133, che tante polemiche sta sollevando e della quale sentiamo spesso parlare (stranamente) anche in televisione.

Si tratta di un intervento scellerato (visto che si ostinano ad affermare che non si tratta di una riforma) sul sistema scolastico italiano, che va a minare le fondamenta stesse sulle quali dovremmo costruire il futuro della nostra società: se tagliamo ancora i fondi alla ricerca, se smantelliamo ancora un po’ l’istruzione di base (come farà l’introduzione del maestro unico ed il taglio al personale docente previsto dalla manovra, alla quale si aggiunge l’accorpamento degli istituti più piccoli per mano di un altro decreto all’esame del Parlamento), che fiducia possiamo pensare di riporre nella generazione che tra qualche anno si troverà a dover “prendere in mano” le redini del nostro paese?

La situazione purtroppo appare più grave ad un’indagine approfondita di quanto invece non possa trasparire ai meno informati (devo ringraziare Maurizio per un’ottima e chiarissima mail pervenutami tramite informatori paralleli).
All’attacco alla scuola elementare, media e superiore (che nel loro insieme subiscono un taglio pari a qualcosa come 4 miliardi di euro) si va ad aggiungere un grave attacco anche all’istituto delle università (già conciate piuttosto malaccio) che è cominciato diversi mesi fà, con il taglio dell’ICI alle famiglie più abbienti ed il prestito ponte ad Alitalia: entrambi i provvedimenti infatti sono andati a pescare i fondi dal fondo destinato alle università ed alla ricerca, 497 milioni di euro nel primo caso e circa 300 nel secondo. Il taglio però non va pensato limitatamente alla mera sottrazione di questi danari dal fondo complessivo: una importante quota parte del fondo, infatti, in quanto rappresentato dagli stipendi del personale docente, stabiliti dallo Stato, risulta essere incomprimibile; il taglio và allora ad incidere principalmente sulla parte restante (un 13% circa del totale) che è invece rappresentato dalle utente, dalle spese di manutenzione e di gestione degli atenei. Se a questo taglio, aggiungiamo un’ulteriore riduzione di 4 miliardi di euro dei finanziamenti statali (decisi per l’appunto dalla Legge 133), più che un problema di finanziamenti pubblici alla ricerca, pare emergere un disegno criminale volto ad uccidere la ricerca pubblicamente finanziata per sostituirla evidentemente con una basata su finanziamenti privati (che porterebbe, come accade oggi con la ricerca in campo medico, ad un impoverimento della qualità della ricerca stessa ed alla rincorsa selvaggia al profitto, che con la ricerca seria ed indipendente ha davvero poco a che fare).

Sottolineando poi come l’aumento delle tasse universitarie (che dovrebbe contenere questa riduzione del contributo statale) non è attuabile in quanto queste ultime non possono eccedere il 20% del finanziamento statale (che per altro è diminuito), il panorama appare in tutta la sua drammaticità.
Vogliamo poi parlare di “arginare la fuga dei cervelli”? E come, visto che oltre ai tagli si presenterà anche un “blocco del turn over” che impedirà a molti ricercatori di proseguire la propria carriera nel nostro paese?

Al di là comunque del merito della riforma (del quale per altri in molti anno detto e scritto), ci sono un paio di considerazioni che vorrei condividere con voi.
Prima di tutto, sono stato qualche settimana fà ad un convegno sull’innovazione, a Pisa, durante il quale mi chiedevo (e chiedevo a chi ascoltava il mo intervento, che proprio sul decreto Gelmini verteva) se l’operato del Governo sul fronte dell’istruzione fosse da attribuire a semplice miopia o se fosse invece dettato dalla malafede; oggi emerge, a sostegno della seconda ipotesi, un’atteggiamento piuttosto poco “etico” da parte del Governo, che sta “spezzettando” gli interventi considerati “fastidiosi” o passabili di critiche da parte dell’opposizione dello schieramento politico avverso o dalla società civile, mescolandoli poi in più decreti diversi (sui temi più disparati) rendendo più difficile il dibattito e più improbabile un intervento del Capo dello Stato, che difficilmente si rifiuterà di firmare numerosi decreti nel complesso accettabili per fermare un disegno (ad esser buoni) “poco accorto”.

Una seconda considerazione riguarda la protesta “popolare” scatenata dal decreto (che tra l’altro era già noto prima dell’estate, sebbene ignorato dal mondo politico e di riflesso dai mass media e dai cittadini) che sembrerebbe a primo acchito aver trovato nell’occupazione di scuole ed atenei universitari la propria dimensione. L’ormai noto intervento di Berlusconi a contrasto di queste manifestazioni (che infastidiscono notoriamente parecchio il nostro simpatico primo ministro) con la minaccia dell’intervento delle forze dell’ordine, ha forse avuto un effetto inaspettato ed interessante: ha contribuito a dare visibilità mediatica (forse, in quest’epoca, la più importante) ad una protesta che non era ancora esplosa in tutta la sua violenza, finendo persino con il legittimarla, in qualche modo.
Non credo naturalmente che questa fosse l’intenzione del premier, che sembrerebbe essere anzi poi corso ai ripari (grazie al potere che l’ormai noto conflitto di interessi gli conferisce): a pochi giorni di distanza, nonostante le proteste e le occupazioni siano ancora in atto, sui mass media la questione occupa uno spazio decisamente inferiore, “lontano dagli occhi, lontano dal cuore” come si dice.
L’incauta manovra però (accompagnata da alcune pesanti dichiarazioni di altri esponenti del governo) potrebbe aver portato un danno significativo al gradimento di Berlusconi, soprattutto in quella fascia di popolazione che si è trovata toccata direttamente dal decreto: non solo quindi i 90.000 professori che perderanno il posto di lavoro nei prossimi tre anni, ma anche gli studenti, i loro genitori, i ricercatori. Di questi, una parte consistente si troverà a dover votare alle (ormai) prossime elezioni Europee: chissà se saremo in grado di carpire dai sempre confusi risultati elettorali un sintomo di questa pur marginale protesta