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Ignoranza ed allarmismo

How to Take Lightning Shots

Non troppo tempo fà avevo scritto un post di fuoco contro un articolo del Corriere Online che (s)parlava di virus ed antivirus. Purtroppo, oggi, è ancora il Corriere a destare scalpore, con un video allarmistico sui fulmini che colpiscono gli aerei.

Pare non conoscano neppure l’elementare principio della “gabbia di faraday“, che viene solitamente insegnato alle medie, e nonostante citino “parole tranquillizzanti degli esperti”, calcano l’accento su “fortunatamente tutti salvi” (ma almeno fidarsi degli esperti? Si eviterebbero figuracce come queste…)

Abbiate pazienza, ma almeno le basi… :/

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I tedeschi ci associano alla Mafia: ma dai?

kaffeemafia.jpgIeri il Corriere ha pubblicato la notizia che un imprenditore tedesco ha coniato il marchio “Kaffeemafia“, con tanto di pistole al posto delle “f” nel logo (da applicare poi ad un bar semovente).
L’autore dell’articolo, incidentalmente Elmar Burchia, si chiede se sia ancora possibile associare l’Italia (di cui il caffè sarebbe un simbolo) alla Mafia, riprendendo di fatto le proteste del giornale “La Sicilia” e dei siciliani visitatori di alcuni festival che si sono indignati alla vista di cotanta nefandezza.

Ora, anche volendo dedicare del tempo a tanta futilità, cosa possiamo aspettarci? Come possiamo sperare che all’estero non associno il nostro tricolore alla mafia, quando dopo cinque anni di governo Berlusconi (che di collusioni con la Mafia ne ha da raccontare), Mastella è riuscito a far cadere prima del secondo compleanno l’unico governo che stava facendo un minimo di lotta all’evasione fiscale e tentando disperatamente (perché le misure intraprese non possono essere definite in altro modo), e ora ci aspettiamo rassegnati altri cinque anni di collusione mafiosa tra le più altre cariche dello Stato? Che immagine possiamo dare, all’estero, quando in Parlamento abbiamo più criminali che a San Vittore?

Facciamo forse affidamento sul potere propagandistico di Italia.it, per sovvertire questa brutta impressione che diamo??

Mi cascano le braccia

virus Quando ieri mattina sono finito di fronte a questo articolo del Corriere della Sera, avevo pensato ad un hoax (non sarebbe certo la prima volta che un giornale ne pubblica uno). Non so se ci sia lo zampino di qualche burlone, ma per qualcuno che di sicurezza informatica qualcosa ne capisce (ma anche chi no, come il sottoscritto), appaiono lampanti una serie di strafalcioni davvero allucinanti. Mi limiterò a quelli principali, per non portare via troppo tempo ai lettori, che sicuramente avranno di meglio.

  1. Non è vero che “non assistiamo da un po’ ad un attacco di un virus informatico su vasta scala” perché è in corso (da anni poi) un altro genere di attacco informatico. Molto più semplicemente, la diffusione dei software antivirus e la disponibilità della banda larga (e quindi di aggiornamenti più pronti) ha fatto si che alle larghe epidemie si sostituiscano epidemie più limitate nella durata (e quindi nella diffusione), ma in numero maggiore.
    Inoltre l’abitudine (seppur poca) degli utenti a distinguere le mail di spam o virus da quelle originali (aiutati sotto questo profilo anche dal perfezionarsi dei sistemi antispam), aiuta ulteriormente la riduzione delle infezioni.
  2. Exploit” in sé non è “il nome della nuova minaccia“. Il bello è che la definizione riportata dalla pagina di Wikipedia (“un exploit è un termine usato in informatica per identificare un metodo che, sfruttando un bug o una vulnerabilità, porta all’acquisizione di privilegi o al denial of service di un computer“) è pure li, copiata ed incollata pari pari in testa all’articolo (terza riga), e invece tre righe dopo il significato di “exploit” cambia, diventando “nome proprio” della minaccia. Il concetto torna in gioco poche righe più tardi, con la frase “il fenomeno exploit ha già infettato oltre 70 milioni di pc nel mondo“: inutile dire che gli exploit (per definizione) non provocano un’infezione, al limite aprono la strada. E’ come dire che “l’aria sta in questi giorni infettando gli italiani, dopo che l’influenza ormai è da archiviare come tipologia di epidemie superata”.
    Alla fine dell’articolo, ovviamente, l’exploit diventa una “nuova tipologia di virus”: camaleontico questo exploit!
  3. Interessante la teoria secondo la quale gli “exploit” rappresentino una “nuova categoria” di attacchi informatici, “che non opera secondo le modalità terroristiche dei virus attivi fino a 4-5 anni fa” (e quelli che abbiamo visto girare fino a ieri, cos’erano?), i quali “distruggevano il contenuto degli hard disk o della posta elettronica o che bloccavano o cancellavano le pagine web di siti celebri” (o, aggiungerei io, più spesso si spedivano in giro per la rete, magari sottoforma di messaggi di posta elettronica composti a partire da quelli esistenti, con evidente perdita di dati sensibili). La domanda sorge spontanea: se non sfruttando degli exploit, come si introducevano quei virus “terroristici” all’interno dei client degli utenti? Con la forza del pensiero o con il teletrasporto?
  4. Molto bella e pittoresca l’immagine dell’exploit Arsenio Lupin che rimane nascosto (dove non si sa) per mesi (in attesa di?), prima di attaccare fulmineo e “rubare tutti i dati sensibili” (come se non ci pensassero già le migliaia di malware che ogni utente windows/internet explorer accumula quotidianamente andandosene in giro per il web).
  5. La drammatica descrizione, poi, dei danni che questo nuovo “tipo di virus” sarebbe in grado di arrecare, è davvero carina: nel caso in cui nel pc non ci siano dati sensibili da cui ricavare denaro (tipo numeri di carte di credito), il virus “corromperà le tradizionali ricerche effettuate sui più noti motori di ricerca , per portare il navigatore in siti già infettati o in siti copia di siti esistenti, dove l’utente ignaro consegna i dati della propria carta di credito convinto magari di fare acquisti in un sito affidabile“. Phishing questo sconosciuto? Eppure è un fenomeno che (almeno i giornalisti chiamati a scrivere di informatica) dovrebbero aver ormai assimilato…

L’impressione, alla fin della fiera (e preso atto delle continue citazioni a Grisoft, AVG, alla sua nuova “beta 8” ed alle funzionalità di Safe Search e Safe Surf che guarda caso proprio questo software incorpora), è che si tratti di uno spudorato tentativo di lancio commerciale tramite un articolo (magari nemmeno voluto) e messo in mano a qualcuno che della questione ha capito poco…

Dal Corriere, onestamente, mi aspettavo qualcosa di più…

La tentazione della censura

> Censura Prendo spunto dall’ultimo intervento del ministro della giustizia Mastella, per scrivere due parole sull’argomento della censura, sempre troppo poco trattato (a mio modesto modo di vedere). Si tratta naturalmente di un pretesto, perché certo quella che Mastella proponeva relativamente alla fiction “Il capo dei capi” era semplicemente una inutile opinione (anche perché sono ormai all’ultima puntata), e pur essendo auspicabile che Mastella passi un po’ più tempo a pensare ai problemi della giustizia (a partire dall’ingerenza dei politici negli affari dei magistrati) ed un po’ meno alla televisione, non vale nemmeno la pena dargli contro su questa sua posizione (infondo non ha ancora chiesto un disegno di legge per sospendere la fiction minacciando il governo di crisi se non verrà esaudito il suo desiderio).

Dicevo, prendo spunto per parlare un po’ di censura, che in Italia rappresenta una realtà viva e vegeta, soprattutto per quel che riguarda il mondo di internet. E non si tratta nemmeno di un vero e proprio voler censurare (o almeno cosi voglio credere), ma di semplice mancanza di priorità relativamente a questo argomento.
Non ci si rende conto, ad esempio, di cosa significhi chiudere l’accesso ai siti di scommesse giudicati illegali (non associati all’AAMS), chiedendo ai provider di allestire piattaforme atte ad espletare questa richiesta: non ci si rende conto di quanto pericoloso sia il precedente creato, di quanto pericoloso sia il pensiero che ci sia dietro. Non è un problema il sito delle scommesse in se: lo Stato vuole far soldi dalle lotterie? Al di là del fatto che questo non mi convince (lo Stato dovrebbe fare il bene dei cittadini, non prenderli per il culo), mi sembra tutto sommato ammissibile che si decida di chiedere a coloro che vogliono sfruttare questo mercato in Italia di registrarsi e pagare una tassa (non che questo aiuterà l’espansione del mercato in questione, naturalmente).

Il problema sta proprio nel succo: oggi un sito di scommesse e quelli “di pedofilia”, domani il sito di qualche mullah farneticante, poi? A quando la censura dei “siti rossi”, inneggianti al comunismo (me lo vedo già Silvio…)?
Proprio l’esistenza stessa della piattaforma di controllo (al di la della sua efficacia reale della quale ha già ampiamente parlato in diverse occasioni Matteo Flora) porta ad affrontare il problema con maggiore “nonchalance”, il che lo rende ancora (se possibile) più pericoloso.

L’informazione acquista ogni giorno un valore maggiore, nella nostra società; inoltre questa stessa informazione diverrà parte integrante della Stori, che dovrà aiutare lo sviluppo delle prossime generazioni, che impareranno dai nostri errori. La censura priva (tra l’altro) di questo diritto: non sarebbe ora di farci una riflessione?

Lo strappo di Dini

Lettera 32 #4 Che il centro-sinistra sia spaccato in una miriadi di pezzettini con opinioni differenti, lo si sapeva da buon principio. Da un certo punto di vista va rerso merito al presidente del consiglio Romano Prodi per la capacità di saper ricucire strappi e chiudere conflitti con una pratica da sartoria.
D’altra parte, se il primo “inciampamento” di questo governo era in qualche modo imputabile alla sinistra radicale (anche se ci sarebbe da discutere), da quel momento in poi tutti i partiti di centro sono a turno emersi come “dissidenti”, avanzando pretese di vario genere: da Di Pietro a Mastella, passando per Dini nei tempi più recenti, una porzione della coalizione che anche messa insieme non arriva al 5% (maledetto sbarramento) condiziona pesantemente l’azione di governo, minacciandone la caduta (sempre al Senato, guarda un po’) ogni due per tre.

Oggi Lamberto Dini, ex presidente della Banca d’Italia ed ex presidente del consiglio in un governo tecnico di alcuni anni fa, scrive al direttore del Corriere della Sera, a proposito dell’accordo sul Welfare.
Interessante notare come la sua sia essenzialmente una lettera di denuncia di quel “partito del tassa e spendi” che secondo lui trova origine nella sinistra estrema (comunisti!) e contro il quale “i suoi amici liberaldemocratici” si stanno da mesi ormai strenuamente opponendo. Dalla lettera di Dini non emerge una (che sia una) proposta: puramente e semplicemente “contro”.

Ora, sulla necessità di ridurre la spesa pubblica Dini potrebbe anche avere ragione (nel senso che condivido la posizione), ma se per ridurla bisogna eliminare le misure previste per aiutare i lavoratori impegnati nei cosi detti “lavori usuranti” previsti dall’accordo sul Welfare, tagliare ulteriormente gli aiuti alla popolazione meno abbiente (tanto non sono suoi elettori, vero Dini?), beh allora penso che si debba trovare una strada diversa.
Gli interventi sui tagli della spesa pubblica devono essere ragionati e mirati, garantire la qualità dei servizi ai cittadini, gli aiuti la dove sono meritati e necessari, l’eliminazione di sperperi inutili e la riduzione della burocrazia (nessuno pensa mai a quanti miliardi di euro l’anno perdiamo perché per rifare un documento si deve passare da cinque o sei sportelli diversi, apporre marche da bollo e timbri assortiti, e coinvolgere il lavoro di almeno 8 dipendenti pubblici).

Quello che davvero mi sfugge e che invece pare emergere dalla lettera di Dini (magari ho capito male, capita spesso) è la correlazione tra il “partito unitario della spesa” e la sinistra (specie nelle sue frange estreme). O forse non voglio capire, che è meglio…

Fini per un’opposizione più costruttiva (?)

fini.jpgPrendo spunto da una discussione sentita in radio stamattina e dalla lettera aperta di Gianfranco Fini al Corriere di oggi, per parlare un pochino (visto che non ne parlo a sufficienza) di politica.
Ieri c’è stata una tappa estremamente importante per la vita del Governo Prodi, con il passaggio al Senato della legge finanziaria senza dover ricorrere alla fiducia. Si tratta di un importante risultato, secondo il mio modesto parere, visto che ancora ritengo che questo Governo abbia fatto, stia facendo e provvederà a fare cose estremamente positive (avevo pensato di stilare un elenco, ma non ho voglia di ripercorrere mesi di giornali), nonostante profonde divisioni e spaccature interne su temi diversi e delicati, e nonostante si sia (apertamente) rinunciato a dibattere in questo momento di temi delicati come i PACS o la laicità dello stato (mentre ci si sta occupando, bene o male, della questione del precariato). Proprio questo risultato farebbe ben sperare sulla sopravvivenza di questo Governo prima di tutto a se stesso (e qui devo dar ragione a Fini) e poi agli attacchi ormai disordinati (ed a volte deliranti) di un’opposizione sempre più “antagonista” e sempre meno unita.

Naturalmente Fini non perde l’occasione per ribadire i temi essenziali della campagna elettorale permanente che il centro-destra sta ormai tirando in lungo da quasi 2 anni, attribuendo al Governo la stagnante (secondo lui, non condivido assolutamente) situazione economica dell’Italia (come se durante i 5 anni di governo Berlusconi l’economia fosse stata un crescendo di fuochi artificiali), l’immigrazione fuori controllo (certo, criminalizzare tutti gli extracomunitari aiuta a tenerli sotto controllo, leggi “bossi-fini”), il fisco aggressivo (brucia eh?) o ancora la questione dell’ordine pubblico (Genova 2001 insegna…). Fini parla poi di un’opposizione “forte nel Paese di un consenso popolare senza precedenti” del quale io onestamente trovo pochi riscontri; anzi, è sempre più diffusa la percezione del governo Prodi come un “male minore”, se paragonato ad un possibile ritorno del Silvio nazionale (cosa non certo positiva, d’altra parte).

La situazione politica che ha avuto origine dalla campagna elettorale delle ultime politiche, particolarmente aggressiva e “violenta” per consentire a Berlusconi di raccattare ogni singolo voto possibile andando al di la anche del più comune senso della decenza politica, è sempre più immagine di una società organizzata ad “opposti”. Destra contro sinistra, bene contro male, immigrati contro italiani, pubblico contro privato, ultras contro polizia, fascisti contro comunisti, io contro tu, tutti contro di me. Si tratta di un messaggio pericoloso da far passare, che però il centro-destra sfrutta pesantemente ormai da diversi anni, spingendo costantemente in questa direzione: l’opposizione di questo governo non ha (finora) mai cercato di contribuire costruttivamente alla vita politica del paese, limitandosi a lanciare previsioni di durata del governo e ad intralciarne quanto più possibile il lavoro.
Proprio su questo punto, diviene interessante la lettera inviata da Fini, che fa appello alla coalizione d’opposizione affinchè si fermi e rifletta su un cambiamento di strategia. La paura principale che Fini individua (e di cui io avevo già parlato proprio in termini simili qualche giorno fa) è quella di tornare alle urne con l’attuale legge elettorale: la stessa coalizione di governo che propose ed approvò quella delirante schifezza, a meno di 2 anni di distanza la teme, cosciente di quali problemi potrebbe portare loro nel momento di una vittoria elettorale (ma come, non vantavano un “consenso popolare senza precedenti”?).

Proprio l’appello di Fini a Berlusconi per un’opposizione più concreta e costruttiva, rende lampante una situazione disastroza all’interno della coalizione. Berlusconi è in qualche modo il grande leader che negli ultimi 10 anni ha guidato al Destra. Senza il suo carisma catalizza-voti (i suoi soldi e la sua faccia tosta), AN e la Lega sarebbero rimasti a contare briciole di voti, e probabilmente Casini si troverebbe all’interno della coalizione di centro-sinistra. Berlusconi però comincia ad avere i suoi annetti, e già tra 2 o 3 anni (quando si andrà a nuove elezioni se non cade prima il governo) si porranno seri problemi legati alla leadership della coalizione; Fini e Casini se la contendono da parecchio tempo (la triade di candidati premier alle ultime elezioni la dice lunga), e questa mossa di Fini può essere interpretata anche in questo senso. L’attacco però non è piaciuto a Berlusconi, che dopo aver negato di aver mai parlato di “spallate” (la profezia che oggi più che mai pare sancire il fallimento di questa opposizione al punto che persino Fini pare prenderne atto), afferma di essere l’unico di tutta l’opposizione ad essersi mosso per ascoltare la voce del “popolo”: un protagonismo che certo non lusingherà Fini…

Anche il Corriere!

Articolo del CorriereNon si fosse trattato di giornalisti italiani, avrei iniziato questo post con “Mi riesce difficile crederlo!”. Perchè considero consideravo il Corriere della Sera un autorevole mezzo di informazione cartaceo. Poi, l’altra mattina (12 ottobre), m i trovo di fronte ad una didascalia di quelle da far cadere le braccia (pagina 18): “Una schermata di internet in cui compaiono le parole vietate”.

Tralasciando il fatto che mi giunge nuova la presenza di “schermate” in internet, basta leggere il contenuto dell’immagine a cui la didascalia fa riferimento per rimanere basiti: si tratta più che evidentemente di una provocazione di uno di quei falsi messaggi di errore fatti a mo’ di provocazione! Possiamo infatti leggervi:

Errore sistemico. L’oggetto contiene i seguenti termini di linguaggio vietato:
“libertà”, “democrazia”, “errore”
Per favore cancella queste parole vietate dalla tua mente immediatamente.
“Quali parole vietate?”
Molto bene. Grazie.

Saro’ strano io, ma a me sembra palesemente una cavolata… possibile che quelli del Corriere non se ne siano accorti? 😦