Archivi tag: silenzio

De Magistris è innocente. E ora?

I believe in this guy too. Qualcuno ha saputo che De Magistris è innocente? Che a dichiararlo è stata la Procura di Salerno, che ha giudicato del tutto lecite le azioni del magistrato di Catanzaro, per le quali aveva ricevuto numerose denunce da parte dei suoi superiori (e di alcuni dei suoi indagati), e chiesto quindi l’archiviazione su tutta la linea. Niente fughe di notizie, niente calunnie, niente persecuzioni. Solo il suo lavoro.

Inutile dire che quei giornali che si erano buttati letteralmente a pasce nella condanna di De Magistris, oggi tacciono il silenzio dei colpevoli, non riprendendo (fatta eccezione per Repubblica ed Il Messaggero) la notizia, che pure ha una certa rilevanza, visto che conferma di fatto le accuse a cui le indagini di De Magistris (“Poseidone”, “Toghe Lucane” e “Why Not”) avevano portato, prima che fossero avocate e il magistrato trasferito.
Ora uno dei suoi superiori è sotto inchiesta, proprio in relazione alle gravi ingerenze sul lavoro del pm, eppure anche su questo fatto, il più totale riserbo, quasi omertà.

A questo punto mi chiedo: chi risarcirà De Magistris dei danni subiti? Ma soprattutto, il fatto di essersi mostrato in pubblico in compagnia di gente come Travaglio e Grillo (certo non invisi alla stampa generalista), avrà contribuito a far calare sulla sua figura questo velo di reticenze?

Ancora del Kenya

Blank Sheet of Paper Leggo queste poche righe da un post del sempre interessante blog collaborativo di Nazione Indiana: si tratta di una lettera anonima, forte e tagliente come una lancia. Non voglio spendere altre parole, perché leggerla spiega molto più di quanto le mie parole possano fare.
Dirò solamente che a rigor di logica non abbiamo modo di verificare l’autenticità di quanto raccontato (che nella sua drammaticità, è pure un bell’esempio di letteratura), eppure la cosa drammatica è che è tutto così plausibile, che anche non lo fosse non cambierebbe nulla. Nell’assuefatto silenzio internazionale, in Kenya si sta consumando una tragedia, l’ennesima tragedia di uomini contro uomini.

Scrivere questa lettera sarà la mia ultima azione mortale su questa terra. Ho deciso, per due ragioni, di raccogliere gli indirizzi mail delle persone preminenti che conosco e dei miei amici e mandarla da un indirizzo anonimo.
La prima è risparmiar loro lo sconforto di sapere anticipatamente quel che mi accingo a fare e quindi sottrarli ad ogni colpevolezza. E in secondo luogo perché la mia identità ora come in futuro è irrilevante- potrei essere qualsiasi persona sparsa per il paese che prova ciò che provo io.
Come potrete intuire dalla mia scrittura, sono un uomo colto. Sono laureato alle università di Nairobi e di Strathmore. Ho avuto il privilegio di ricevere un’istruzione in varie parti del mondo.
Ho lavorato a Berlino, Stoccolma, Londra, New York e in vari altri posti. Parlo correntemente sei lingue.
Ma pur con tutto quel che ho raggiunto, non ho più una ragione per vivere. Se leggendo queste parole vorrete cercarmi, andate al obitorio cittadino dove ho deciso di marcire in mezzo alla gente anonima che finisce lì.
Vi spiegherò il perché con questa lettera e, come Pavlov, mi ritirerò. Questa sarà la mia unica protesta.
Mr Kibaki, io la incrimino.
Lei ha rubato le elezioni alle quali partecipare mi è costato sei ore di fila. Grazie alle sue azioni, la mia vita è cambiata irrevocabilmente. La storia non dimenticherà i grandi obiettivi e l’eredità che lei sarebbe stato chiamato ad onorare, e ricorderà che a causa della sua arroganza di credersi nel giusto, molte persone hanno perso la vita, la proprietà, e più di ogni altra cosa, la speranza.
In nome del sangue del mio popolo, io la incrimino.
Mr Odinga, presidente da me prescelto, in nome del sangue e delle lacrime del mio popolo, io la incrimino.
A causa della sua amarezza, per quanto giustificata, la mia vita cambia irrevocabilmente. La cosa maggiore che ho acquisito, la mia famiglia, è morta in nome suo. Mio figlio, il mio erede, colui che porta il nome dei miei antenati, è andato in fumo prima che potesse pronunciare il mio nome o il suo: Koitalet.
Le mie gemelle, Wanjiru e Sanaipei, furono trovate presso la mia casa bruciata ad Eldoret ferite e dissanguate. Mia moglie è morta con dentro di lei il seme di sei uomini, in uno stato finale di demenza e catatonia. Questo è successo in nome suo, signore. Perché lei deve ottenere la sua giustizia. Perché mia moglie apparteneva alla comunità sbagliata. Perché lei deve ottenere ciò che le spetta.
Lei questo lo leggerà e non proverà nulla. Lo razionalizzerà come accettabili danni collaterali. A qualcuno tocca pur di morire per il conseguimento della giustizia, non è cosi?
Keniani, in nome del sangue dei miei figli, vi incrimino tutti. Avete perso il controllo.
Avete dimenticato che la nostra appartenenza etnica è qualcosa di cui abbiamo sempre scherzato mentre sbrigavamo le nostre faccende.
Avete dimenticato che non era nostra abitudine combattere, ma mediare. Avete dimenticato che siamo un grande popolo costruito sulla schiena di grandi persone. Avete dimenticato che si tratta soltanto di elezioni. In nome del sangue dei miei figli, delle lacrime di mia moglie morta, delle lacrime delle vostre madri, delle lacrime che intridono le lenzuola di coloro che dormono nella pioggia, io vi incrimino.
PATRIOTA
Nairobi

Silenzio e riticenza: questi i nostri media

Ormai al silenzio mediatico ci stiamo abituando.

Le persone che mi stanno vicine, non si stupiscono nemmeno piu quando riporto loro l’ennesimo caso di censura mediatica. Il mondo della televisione italiana (praticamente “il media” per oltre 30.000.000 di italiani) è molto peggio di quello della prostituzione. Non solo per denaro, anche per potere o per semplice ricatti, ma alla fine quello che non deve passare non passa.

Il mondo di internet sta cercando, in qualche modo, di cambiare questo stato delle cose, ma l’informazione su internet (e lo stesso accesso alla rete) rimane un privilegio di pochi (pochissimi) eletti. Qui si entrerebbe nel campo del “digital divide”, e non è il caso (stavolta) addentrarvici.

Il mio intento invece è quello di fare “informazione”, nel mio piccolo. Di segnalare un interessantissimo documento della BBC che riguarda Chiesa e pedofilia, coinvolgendo in prima persona anche il cardinale Joseph Ratzinger, noto anche come papa Benedetto XVI, il quale ha avuto un ruolo fondamentale nella vicenda, rinnovando il Crimen Sollicitationis (di cui si parla ampiamente nel video che riporto), documento vaticano che vieta ai cattolici di denunciare e testimoniare reati sessuali da parte di esponenti della Chiesa, pena la scomunica. Un video di una mezz’oretta, davvero interessante, pubblicato non da un pinco pallino qualsiasi, ma dall’autorevolissima BBC, che non ha trovato alcuno spazio sui media nazionali. Strano eh? Beh, trova spazio (anche) qui.

[google 3237027119714361315]

Altra notizia da dare, è quella della condanna dello Stato Italiano (della quale potete trovare alcuni riferimento in questo articolo di Matteo Flora) per i fatti del G8 di Genova, anche questa passata assolutamente in sordina. Il 4 maggio infatti, il Ministero dell’Interno è stato condannato dal giudice Angela Latella, del tribunale di Genova, in relazione al pestaggio dell’attivista della rete Lilliput Marina Spaccini da parte di due polizziotti, il pomeriggio del 20 luglio 2001, in Via Assarrotti. La Spaccini, pacifista cinquantenne che si trovava tra quelle persone con le mani dipinte di bianco ad urlare “Non violenza!”, non vedrà altro che un misero risarcimento (5000 euro), ma il fatto è di quelli che lasciano il segno; viene infatti condannato il pesante velo di omertà che ha coperto i fatti del G8, vengono condannate le reticenze ed i depistaggi. Un estratto della sentenza:

Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un’iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l’ordine pubblico gravemente messo in pericolo.

E non finisce qui: perché un’altra notizia che è passata in assoluto silenzio (fatta eccezione per alcuni paragrafetti sull’Unità ed il Corriere) è quella della condanna in appello a 2 anni per Marcello Dell’Utri (braccio destro di Berlusconi) e Vincenzo Virga per tentata estorsione. Marco Travaglio, come al solito, non si tira in dietro quando c’è da parlare, ed ecco il suo articolo che spiega sicuramente meglio di quanto non potrei farlo io le implicazioni ed il silenzio che circondano questa condanna.