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Cominciamo male…

Il manifesto della campagna elettorale di Penati per le Regionali 2010

E’ appena partita la campagna pubblicitaria del Partito Democratico a sostegno di Filippo Penati candidato alle elezioni regionali del prossimo marzo: i cartelloni pubblicitari che già sono stati affissi in giro per mezza Milano mostrano una leva del cambio di un’automobile in cui la marcia più alta porta il nome dell’attuale coordinatore della segreteria del Partito Democratico.
Al di la delle polemiche sulla scelta del candidato (che eviterò accuratamente), al di la del dubbio gusto del gioco di parole tra “ora di cambiare” e il cambio automobilistico, c’è un dettaglio che apparentemente è sfuggito ai pubblicitari (e palesemente anche ai responsabili della campagna): notate nulla di strano sulla posizione della retromarcia? Se dalla marcia “Penati” voglio passare alla “5” (come normalmente si fa scalando marcia), cosa succede?

Sarà un dettaglio, ma a me pare un brutto inizio, soprattutto considerando che di questi manifesti ne sono già stati affissi oltre 1000 in tutta la Lombardia… mi auguro un po’ più di attenzione ai dettagli, visto che già la battaglia si attende dura e sanguinosa… :/

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Perchè alla fine (forse) voterò PD

Walter Veltroni speech in Treviso La campagna elettorale, per coloro che come me si trovano in una posizione “intermedia” tra due diverse formazioni politiche, è sempre un doloroso rimuginare e ripensare agli stessi argomenti, tentando (spesso inutilmente) di trovare il discriminante che consenta di scendere una delle due chine. E’ d’altra parte una storia che si ripete da anni e continuerà a ripetersi fintanto che “facce” e “metodi” resteranno questi.

In ogni caso, però, ponderate bene la scelte possibili (non ci sono appelli, soprattutto stavolta), considerate le eventuali conseguenze (combinando risultati possibili e voti, in una matrice nxn da far venire i brividi), alla fine bisogna decidere, e io ho (quasi, visto che la campagna elettorale non è ancora conclusa) deciso: probabilmente voterò per il Partito Democratico.
Le motivazioni che mi spingono a questa scelta (considerate anche tutte quelle che spingevano dall’altra parte, altrettanto numerose), sono le seguenti:

  • Continuità con il governo Prodi: a differenza di ciò che vanno dicendo quasi tutti i partiti (compreso il Partito Democratico, in alcuni frangenti), io non trovo negativa l’esperienza del governo Prodi. Sul fronte sociale e (soprattutto) sul fronte economico sono state fatte ottime cose e chi potrebbe garantire una continuità vera con il governo uscente se non il partito che ha al suo interno la quasi totalità dei deputati, senatori e ministri che
    ne costituivano la spina dorsale?
  • Il programma della Sinistra Arcobaleno è interessante e ampiamente condiviso dal sottoscritto, ma con quali numeri potrebbe essere effettivamente realizzato? Con una soglia di sbarramento al Senato dell’8% su base regionale, su quanti senatori potranno contare? Probabilmente meno di quelli che vengono decisi (considerando per di più le modalità con cui vengono eletti) quelli degli italiani all’estero…
  • Sono convinto che la sinistra italiana abbia bisogno di un forte rinnovamento. La nascita della Sinistra Arcobaleno è in sé un segnale forte in questa direzione, ma la scelta di Bertinotti come candidato premier è in pesante controtendenza. Un passo è stato fatto, ma siamo ancora troppo lontani dalla meta…
  • Mi lascia perplesso (e piuttosto incazzato per la verità) l’appoggio che il Partito Democratico continua a dare al gruppo dei Teodem (tra cui il loro massimo esponente, la senatrice Binetti). Faccio affidamento, sotto questo aspetto, alle correnti laiche che sò persistere all’interno del Partito Democratico affinché venga loro impedito di nuocere, dettando legge sull’azione di Governo. Per di più la Binetti sarà candidata alla camera dove la sua posizione dovrebbe essere ininfluente.
  • Sono convinto che se si vuole cambiare qualcosa, non si possa farlo che “dal di dentro”. Criticare e sbraitare puntando il dito non è mai servito a granché, se non ad “alzare i toni dello scontro”. Oltretutto sarà molto più difficile tentare di imporre una strada “laica” e “di sinistra” al Partito Democratico se questo perderà le elezioni, perché questo lo poterà probabilmente a proseguire con rinnovato vigore la “rincorsa al Centro”, apparentemente sempre più indispensabile per governare.
  • Ed infine, ancora una volta, nonostante trovi questa argomentazione sbagliata, nonostante vada dicendo da tempo che non si fanno campagne elettorali “contro” ma “per” (e su questo frangete va dato atto a Veltroni del grande impegno profuso), perché è il “male minore”

Sono conscio che farò parte di quella fetta di elettorato particolarmente “esigente” dal Partito Democratico, quale che sia il risultato finale delle elezioni del 13 e 14 aprile.

Verso il rinvio delle elezioni?

c'è aria di nuovo Campagna elettorale povera di sorprese e contenuti? Ci pensa la pubblica amministrazione (che in queste cose è sempre una garanzia) a movimentare il tutto riammettendo in corsa, a 15 giorni dalle urne, il partito della “DC” di Giuseppe Pizza, che non era stato ammesso per un problema di simbolo (pare troppo simile a quello dell’UDC di Casini).

Con le procedure pre-elettorali ormai al termine (liste finite, sorteggi effettuati, addirittura gli italiani all’estero che hanno già ricevuto e in alcuni casi compilato le schede elettorali), questa novità è davvero una mina, che rischia di creare non pochi problemi. Primo tra tutti, il rischio di far slittare le elezioni di 15 giorni (almeno) per rispetto alla legge, che parla di 30 giorni di campagna elettorale, non di 15.

La cosa più buffa è che con un Partito Democratico in lento, ma costante, recupero lo slittamento delle elezioni, sebbene dovuto alla riammissione di un partito che ha un “accordo tecnico al Senato con il Pdl”, potrebbe rivelarsi oltremodo dannoso proprio per la destra stessa

Sarebbe stato bello pensare ad un “pesce d’aprile”, ma oggi ne abbiamo già due. Questa è l’Italia…

Amministrative 2008: io sono qui…

Un po’ tutti nella blogsfera lo stanno facendo, e non mi sono sottratto neppure io: i test sul “posizionamento elettorale” impazzano. In particolare, quelli più “gettonati” sono quello di Voi Siete Qui (che parte dall’ottimo lavoro svolto un paio di anni fà, riportando ove disponibili le posizioni ed i commenti dei vari partiti relativamente ai temi proposti) e quello più “carino” di Repubblica/Kataweb.

Nessuna novità per quanto mi riguarda, da nessuno dei due test: piuttosto curiosi invece il risultato ottenuto dal buon LastKnight… non fà che confermare che la divisione storica da Destra e Sinistra è andata modificandosi nel tempo, portando la spaccatura su tematiche differenti da quelle che erano percepite tempo fà…

Io sono qui

Expo 2015: alla fine ha vinto Milano

Il giorno delle votazioni è arrivato e l’Expo 2015 si terrà a Milano: la battaglia è stata dura, l’impegno realmente importante, ma alla fine ha vinto la linea del sindaco meneghino Letizia Moratti, pur con tanti onori a Smirne, la città Turca al ballottaggio con Milano per ospitare l’evento.

Per Milano si tratta di una “vittoria” davvero importante: in primo luogo per l’indotto che una simile manifestazione dovrebbe portare, in secondo luogo per via dei pesanti(ssimi) investimenti in risorse che il Comune di Milano ha già messo in campo (rischiando per altro di gettare al vento una importante quantità di denaro se le cose non fossero andate per il verso giusto).

Ovvia e banale la polemica sollevata da Berlusconi: siamo in campagna elettorale e il candidato premier della Casa delle Libertà, in una tipica espressione del suo “fair play”, ha negato i meriti del governo nella vittoria. Sarebbe stato molto più cavalleresco (non “cavalieresco”) tacere e congratularsi con tutti gli attori che hanno spinto la candidatura di Milano, ma d’altra parte ogni occasione è buona per tentare di strappare qualche voto, indipendentemente dalle conseguenze che questo porterà…

Spero vivamente che questo appuntamento sproni il Comune di Milano ad una più “collegiale” e “bipartisan” gestione dell’evento: non vorrei che per i prossimi anni si facciano cose che saranno distrutte dalla giunta successiva e viceversa. Per poter far questo però, sarà necessario dare un colpo di spugna al clima di “battaglia” che la destra va promuovendo ormai da diversi anni e che non ha sortito altro risultato che una profonda spaccatura nel sistema politico e sociale italiano…

Ancora su Alitalia

I-DAWQ MD-82  AlitaliaLa “questione Alitalia” sta diventando l’argomento centrale di questi ultimi giorni di campagna elettorale, segno fin troppo evidente della povertà di contenuti che i vari partiti presentano.
Nel merito della questione (soprattutto su Malpensa, perché alla fine della fiera a tutti frega del “grande hub italiano” ma della compagnia in se pare di no) avevo già scritto qualcosa quando il consiglio di amministrazione di Alitalia si espresse in favore dell’offerta di AirFrance (come era prevedibile da un punto di vista prettamente imprenditoriale, a mio avviso), ma voglio riprendere l’argomento alla luce di quanto sta emergendo dalle dichiarazioni dei candidati in questi giorni, perché mi sembra che vengano ignorate delle considerazioni che invece a me paiono (e probabilmente mi sbaglierò come spesso mi accade) assolutamente ovvie.

Innanzi tutto, parlando di “futuro di Alitalia”, ci si dimentica di osservare quello che è stato il recente passato della compagnia di bandiera, in crisi ormai da parecchi anni e nonostante i continui interventi in denaro pubblico (ogni italiano, neonati compresi, ha donato alcune centinaia di euro delle proprie tasse al “fondo perduto volante”), indipendentemente che questi fossero frutto di decisioni di governi di destra, di sinistra o di centro (ad ulteriore conferma di quanto poco variegato sia in realtà il panorama politico del nostro paese). Attualmente Alitalia ha un indebitamento di oltre 800 milioni di euro (ed è ancora in perdita), oltre 20.000 dipentendi e un titolo che in borsa perde costantemente terreno da molti anni.
Ora, tutto ad un tratto e guarda caso in occasione di un “governo avversario” e/o di una nuova campagna elettorale, Alitalia torna ad essere una questione centrale nel paese, dopo che è stata per anni di fatto ignorata (o mal governata, che è peggio).

Altra questione di cui non si tiene conto, è quella delle reali alternative alla proposta di AirFrance, che per quanto dura è l’unica realmente disponibile. La durezza e “irricevibilità” della proposta di AirFrance trova spiegazione sia in un’ottica di bieco “sfruttamento commerciale”, sia pensando ad un tentativo di “pararsi il didietro”, sia infine per una semplice questione di realismo imprenditoriale: in nessuno dei tre casi me la sentirei di biasimare la compagnia capeggiata da Spinettà, che si fa carico di una situazione a dir poco disperata.
L’unica reale alternativa all’acquisto da parte di AirFrance, al momento, è il fallimento (al punto che pare siano già in preparazione le carte per il commissariamento della compagnia), che avrebbe in realtà dovuto essere messo in atto già diverso tempo addietro ma che è sempre stato rimandato (a suon di finanziamenti pubblici) come abitudine nel nostro paese. La “cordata italiana” che va sostenendo Berlusconi (conflitto di interessi a parte) si sarebbe presentata tempo addietro, se fosse un’alternativa reale. Paradossalmente, a Berlusconi ha risposto proprio “il grande istituto di credito” che si era proposto al fianco di AirOne, il gruppo Intesa SanPaolo: evidentemente fulminati sulla via di damasco dopo aver visto la situazione dei conti della compagnia di bandiera, oggi Intesa ha seccamente smentito l’interesse che invece Berlusconi da praticamente per certo.

Alitalia sta diventando l’ennesima bandiera di una campagna elettorale all’insegna della povertà di contenuti: una compagnia ormai già fallita che viene passata nel tritacarne dei comizi elettorali senza che nessuno si sia mai preoccupato di cercare una vera soluzione al problema.

Allacciate le cinture…

Voglio dirlo e lo dico ora

SENATO della REPUBBLICA d´ITALIA Lo dico ora, chiaro e tondo, fin da ora, in modo che quando capiterà potrò dire “l’avevo detto”.

Ho paura dell’inciucio, del governo Veltrusconi, ma soprattutto ho paura che sia voluto da ambo le parti: da Veltroni perché si tratterebbe di una vittoria importante (partire da -10 punti e pareggiare le elezioni non è da tutti) e da Berlusconi perché ha capito che la demagogia delle promesse non porterà l’Italia a superare i prossimi cinque durissimi anni e non intende doversi mettere nelle stesse condizioni in cui si è trovato Prodi negli ultimi due anni. Così ha già cominciato a mettere le mani avanti: da un lato denunciando brogli (non si sa mai), dall’altro dichiarando che ci pioveranno addosso le conseguenze della recessione americana e quindi “si farà quel che si può”.

Sotto quest’ottica, a Berlusconi serve assolutamente la maggioranza netta ad una delle due camere, ma una maggioranza infima all’altra, in modo da poter imporre da vincente la “grande coalizione” (sbandierando peraltro il suo senso di responsabilità che era invece secondo lui mancato a Prodi) e far fare poi a Veltroni ed al Partito Democratico la parte di quelli che aumentano le tasse (necessarie a far andare avanti il paese) mentre lui si “sforzerà” di portare avanti il suo programma-colabrodo.

Naturalmente nel caso in cui le cose andassero male potrà sempre girare la frittata come ha fatto recentemente con Casini, dichiarando che è colpa della Sinistra se non è riuscito ad attuare completamente il suo mastodontico programma.