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Sono d’accordo con il papa!

papa treSembrerà incredibile, ma una volta tanto sono d’accordo con il Papa. Forse lui non la vede come me, ma le parole che ha pronunciato ieri a Roma durante l’Angelus sono assolutamente condivisibili:

Rispettare, tutelare e promuovere la vita umana sia prima della nascita che nella sua fase terminale

Sono pienamente d’accordo con il pontefice: è necessario evitare inutili sofferenze a coloro che non hanno più speranza di vita, così come l’odio di un figlio non voluto agli sfortunati che nascono a seguito di violenze sessuali (ad esempio), o dalle violenze morali ed etiche che ogni giorno subiscono le persone omosessuali. Anche questo è rispetto della vita, papa Ratzinger, o no?

Il pontefice non dimentica neppure le vittime delle odierne violenze in Kenya ed in Iraq, e si unisce poi all’invito dei vescovi italiani “nell’incoraggiare quanti, con fatica ma con gioia, senza clamori e con grande dedizione assistono familiari anziani o disabili, e a coloro che consacrano regolarmente parte del proprio tempo per aiutare quelle persone di ogni età la cui vita è provata da tante e diverse forme di povertà”. Sono gesti di un valore incalcolabile, un messaggio con il quale non si può non sostenere apertamente.

Purtroppo la Chiesa dimentica da troppo tempo di condannare apertamente la pena capitale (non è forse una vita da rispettare anche quella?) e le violenze dei suoi preti, nonché di sostenere efficacemente l’uso del preservativo, che tante vite può salvare e che troppo spesso viene ancora oggi “scoraggiato”, proprio la dove serve maggiormente, dai missionari cattolici .

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E’ fatta!

ONUE’ fatta. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato a favore della moratoria sulla pena di morte. Si tratta di un risultato di portata storica, di cui gli italiani possono andare (almeno un po’) fieri: sebbene infatti la proposta sia stata presentata da Nuova Zelanda e Brasile, è stata fortemente voluta ed appoggiata dal nostro governo, dalla Francia e dall’Unione Europea.

Sorprendente la larghissima maggioranza ottenuta: 104 voti contro 54, con soli 29 astenuti. Naturalmente il documento votato non è vincolante, ma chiede una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione, sulla quale bisognerà da subito cominciare a lavorare.

Il risultato è grande grazie anche all’impegno di numere organizzazioni ed associazioni, come Nessuno tocchi Caino che da anni si battono per raggiungere questo risultato.

E’ un grande giorno, un passo importante , ma sarà importantissimo cominciare sin da subito a vigilare sull’applicazione della risoluzione, affinchè non cada nel vuoto come tante (troppe) altre hanno già fatto.

Moratoria pena di morte: comincia l’iter

lettino.jpgCon 99 voti favorevoli su 184 (52 contrari e 33 astenuti), quindi con 2 volti di scarto rispetto alla maggioranza minima richiesta, la terza commissione dell’ONU ha approvato questa sera la risuluzione sula moratoria della pena di morte proposta da Nuova Zelanda e Brasile e fortemente voluta e promossa dall’Italia.

Nel pomeriggio, sono state respinte anche una serie di emendamenti volti a renderla più “dolce”: l’Egitto ad esempio aveva cercato di far richiamare all’interno della risoluzione L29 la “domestic jurisdiction”, secondo la quale nessuna disposizione della Carta può interferire sulle disposizione giuridiche dei paesi membri; la bocciatura di questo emendamento in particolare, rafforza notevolmente il senso politico del risultato ottenuto ai voti, la cui trasversalità fa ben sperare per il proseguo dell’iter burocratico.

Si tratta di una prima importantissima vittoria, in vista della sessione plenaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in programma per metà dicembre: i precedenti tentativi, datati 1994, 1999 e 2003 erano infatti miseramente falliti.

Al Governo italiano ed al ministro degli esteri Massimo D’Alema vanno i miei complimenti per l’ottimo lavoro svolto, per il coraggio di averci messo la faccia.

Saddam e la pena di morte

Saddam Hussein è morto. Non è certo questa la novità, è da stamattina alle 6 che tutti i giornali, online e non, ne parlano. Le reazioni di Stati Uniti, Vaticano ed Unione Europea li sappiamo già (mi chiedo a chi facciano riferimento come Unione Europea, visto che non c’è una politica estera comunitaria condivisa, ma soprassediamo).
C’è però da fare una riflessione sull’opportunità di questo singolo evento e della pena di morte in senso piu ampio.

Solitamente una delle argomentazioni classiche che vengono fornite da chi (come il sottoscritto, ben inteso) si pone contro la pena di morte, è l’impossibilità di riparare ad un eventuale errore, uccidendo un individuo per poi accorgersi che non era lui il vero colpevole (non è certo successo una sola volta).
Questa argomentazione però, in questo caso, risulta piuttosto debole: che Saddam Hussein fosse colpevole di una lunga serie di genocidi non può certo essere considerato papabile di errore. Si merita allora la pena di morte?
Le argomentazioni che possiamo trovare sono fondamentalmente 2: da un lato, “la legge è uguale per tutti”, e allo stesso modo lo devono essere le pene. Non è pensabile che esista un tribunale infallibile, e come possono sussistere dei dubbi sul suo operato, uccidere in seguito ad una decisione appellabile (anche se non legalmente) non è certo un segno di gran civilità (e qui gli Stati Uniti d’America dovrebbero fare un enorme esame di coscenza, smettere di fingersi CowBoy e cominciare a credere in una giustizia che non sia sinonimo di vendetta).
Dall’altra parte, tutto il castello crolla con un banale “ce n’era davvero bisogno?”: Saddam è stato catturato, reso di fatto inoffensivo. Sarebbe tranquillamente potuto essere tenuto sotto stretto controllo, in un carcere. Era vecchio, malato a quanto si sa, quanto sarebbe durato? 10 anni? 20 anni? Le mura di una prigione possono ampiamente sopportare questo lasso di tempo.

Eppure si è deciso di ucciderlo lo stesso. Vendetta? Necessità di mostrare la forza di un governo fantoccio ai dissidenti che piazzano bombe ogni giorno, mietendo vittime come fosse la raccolta dell’uva ad ottobre? Non lo so, ma la mia impressione è che anche se la guerra civile in Iraq non sia certo piu solo un fantasma, e quindi difficilmente la situazione possa peggiorare ulteriormente, questa esecuzione non sia certo stata un gran passo verso una situazione meno esplosiva nel paese ed in prospettiva, in tutta la polveriera mediorientale.

Oltretutto ora si darà il via ad una serie di dietrologie: Saddam è stato ucciso davvero? Abbiamo delle immagini del cappio al collo, e delle immagini (di scarsissima qualità) del suo cadavere. E’ davvero lui? Perchè non potrebbero averlo nascosto, magari sfruttandolo per ottenere informazioni che sicuramente sono in suo possesso? Non voglio nemmeno entrare in queste argomentazioni, perchè trovo che portino ad una visione distorta della realtà. Questo non significa che non siano vere, ma per sorreggere un’ipotesi ci vuole qualche prova, e visto che al momento non ce ne sono, restano solo ipotesi campate per aria.

Infine c’è un ultima cosa da dire. I processi a Saddam Hussein non sono certo finiti con questa condanna. Altri processi sono in corso, e un Saddam impiccato certo non potrà deporre, spiegare.
Quante cose sapeva che si è portato nella tomba? Era questo il momento giusto per dare sfogo all’umana sete di vendetta, che non tutti i popoli (neppure il nostro) sono riusciti a tenere sotto controllo?