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Se non ci fossero gli alleati…

Ambrosiana Pictures via Flickr

Ambrosiana Pictures via Flickr

“Ad andar con lo zoppo si impara a zoppicare” dice un vecchio (saggio) proverbio. E pensandoci, non stupisce più di tanto la reazione della Lega Nord alla notizia della condanna di Mills: Berlusconi negli ultimi anni ha fatto da tiranno delle destre, attirando su di se da un lato svariati milioni di elettori, dall’altro le represse incazzature di chi si è trovato ad ingoiare un rospo dopo l’altro, nell’intento di salvare la poltrona a palazzo Chigi.

Prendiamo l’esempio della Lega: il Federalismo Fiscale è una presa per il culo, e lo sanno benissimo; il referendum al quale sono contrari si farà, proprio in concomitanza con i ballottaggi delle comunali, alle quali naturalmente il loro elettorato non deve mancare (la Lega è forte soprattutto nelle piccole realtà locali); su Malpensa hanno ingoiato non un rospo ma un’intera colonia e tacciono; c’è poi la questione delle ronde (che ha rischiato di non rientrare nel Pacchetto Sicurezza) e altri accadimenti analoghi che certo non fanno si che Maroni e Bossi (“Su questo non possiamo seguirlo“) trovino particolarmente simpatica la compagnia di “Silvio Cesare”.

Ora che è Berlusconi ad essere in difficoltà (e stavolta sembra più lenta e tediosa la manovra di insabbiamento della vicenda), gli sarà probabilmente inutile tendere la mano verso gli alleati alla ricerca di una difesa a spada tratta, e anche Fini (“il Parlamento non c’entra niente con il processo di Milano“), nel pieno di una rinascita democratico-comunista, vedrebbe di buon occhio la decisione di Berlusconi di non presentarsi alla Camera (ma al Senato, dove gode di appoggi meno esitanti) per rivendicare la sua presunta estraneità al caso Mills e per attaccare (n’altra volta?) l’intero ordine dei magistrati.

C’è infine la questione Quirinale: il Presidente Napolitano lancia da un po’ di tempo moniti più o meno espliciti alla maggioranza ed al suo leader, dapprima “rigirati” poi banalmente ignorati dal premier. Sapendo che Napolitano presiede inoltre il Consiglio Superiore della Magistratura, un affondo deciso sul magistrati potrebbe portare a nuove “rogne” proprio a ridosso delle elezioni…

Arringa rinviata al dopo elezioni dunque? Considerando che entro l’autunno la Consulta dovrà esprimersi sulla (dubbia) costituzionalità del lodo Alfano, è indubbio che la questione avrà un seguito…

Natale sotto le bombe

Leggo da giorni la cronaca di quanto sta avvenendo a Gaza, con i raid israeliani, la conta dei morti, gli inutili (fino ad ora) appelli dell’Unione Europea, dell’ONU, del Papa, dei paesi limitrofi, eppure non mi sento (più) coinvolto, non mi sento preoccupato, non sento più il trasporto emotivo di qualche anno fa. Questo è forse il male peggiore, è la cosa che mi provoca più dolore: l’assuefazione.
La guerra fratricida che sconvolge il medio oriente dura da talmente tanti anni che, come per i morti dell’Iraq e dell’Afghanistan, non suscita più stupore, è in qualche modo stata interiorizzata. Da tutti, d’altra parte, non solo dai cittadini inermi: gli interventi che sono stati fatti in questi anni sono stati tutto fuorché risolutivi e solo il cessate il fuoco di Hamas aveva, per alcuni mesi, reso vivibile la situazione. Poi Israele ha bloccato nuovamente i valichi, ridotto allo stremo gli abitanti della striscia di Gaza per l’ennesima volta, e tutto è ricominciato, come prima, uguale a se stesso ed identico da anni.

Pur riconoscendo della ragione ad Israele, come si può pensare di schierarsi contro la povera gente che per l’ennesima volta è finita di mezzo ad un gioco (geo)politico che neppure i giocatori stessi hanno saputo dominare? Israele dichiara che si tratta solo dell’inizio, che seguirà un’operazione di terra, vuole a tutti i costi mostrare la distruzione fisica di Hamas, che dal canto suo arruola nuovi affiliati, richiamati alle armi dall’odio che le bombe e la morte generano, prima ancora che dagli appelli alla terza intifada. Appaiono così inutili le parole di Olmert che dice

Israele non considera nemica la popolazione di Gaza, alla quale continuerà ad assicurare il proseguimento degli aiuti umanitari, ma è contro Hamas, che da giorni “cercava lo scontro con Israele”

Vorrei rispondere con una domanda, ad Olmert: se Israele non è contro la popolazione di Gaza, che senso ha un’azione militare che si sviluppa in una modalità tale da non consentire la selezione tra affiliati e non?

Su un piano geopolitico, inoltre, la situazione è se possibile ancora più complessa: quanto hanno influito nell’aggravarsi della situazione di questi anni, le strette relazioni tra Israele e gli Stati Uniti? Quanto queste hanno impedito all’Unione Europea, alla Russia, alla Nato o ancora all’ONU di schierarsi apertamente e di imboccare la via (diplomatica) che porta alla necessaria distensione in questa terra di tutti e nessuno?
Il presidente eletto Obama ipotizza oggi un’azione militare, un’offensiva di terra americana: magari l’ennesima occupazione più o meno forzata, più o meno impegnativa, più o meno legittima, più o meno efficace, nel tentativo di mettere una pezza ad una situazione scappata di mano (l’Iraq e l’Afghanistan non hanno insegnato nulla, evidentemente, come nulla aveva insegnato la crisi in Jugoslavia).
Certo, si tratterà stavolta di una forza di interposizione, verrà chiamata e condita come “forza di pace”, come lo è stata quella dell’intervento in Libano, ma se non verrà accompagnata da una pesante presa di responsabilità da parte delle due parti in lotta e di tutti gli altri responsabili (geo)politici, come si può pensare (per l’ennesima volta) che questo sortirà qualche genere di effetto benefico a medio/lungo termine?

Ma allora il PD esiste!

veltroni Ma allora Walter Veltroni ed il Partito Democratico esistono davvero, non sono un’invenzione della mia fervida fantasia! Sono stato particolarmente critico con l’attuale opposizione, negli ultimi tempi: da loro lo aspettavo una battaglia culturale, una alternativa culturale e sociale seria e concreta, che si contrapponesse fermamente e dichiaratamente al modello invece proposto dalla maggioranza e dal goveno. Si é invece scelta la linea morbida, nel tentativo di inseguire un dialogo che uno dei due interlcutori non vuole.

Eppure oggi, a seguito delle polemiche scoppiare dalle pesanti dichiarazioni omofobe della deputata del partito Paola Binetti, già teodem-con-problemi-di-coscienza nell’ultima legislatura,Veltroni ha preso una posizione; non nettissima, non troppo drastica, eppure ina posizione.
Per altro una posizione apertamente “di sinistra” (per quel che “sinistra” può significare oggi in Italia), che riapre (nella speranza che stavolta venga affrontato organicamente) il dibattito sulla laicità del PD, uno dei punti chiave che probabilmente mi impediscono di provate trasporto per questa formazione politica.

Che sia un segnale che qualcosa comincia a cambiare, nel partito?
Dare una risposta a questa domanda continua ad essere un’arduo  compito, eppure la strada buona potrebbe essere imboccata. Resta aperta la questione dell’adesione al socialismo europeo, resta il problema di un’opposizione che, lacerata dal suo interno, non riesce ad essere incisiva ed efficace mettendo a nudo ciò che l’attuale governo mette sul piatto (e tutto sommato Veltroni avrebbe anche vita facile, visto l’andazzo…).
Resta soprattutto l’enorme interrogativo sulle prossime Europee e di cosa succederà a Veltroni ed al suo Partito Democratico nel caso (non così improbabile, purtroppo) di un’ennesima, sonora sconfitta…

Come regrediamo bene noi…

Aggressione in pieno centro Leggevo, su una nota testata online che raccoglie articoli legati all’automobilismo, i commenti dedicati all’aumento della pirateria stradale e constatavo come una significativa parte di questi si caratterizzasse da una profonda violenza: perfino arrivare a chidere la pena di morte (naturalmente dando la colpa di tutto al precedente governo). Ma la cosa che mi ha lasciato maggiormente perplesso, è che alcuni dei commentatori auspicavano la pronta liberazione dell’uomo che questo weekend ha travolto e ucciso due fidanzati a Roma affinché potesse essere “sottoposto alla giustizia sociale” minacciata in alcuni cartelli lasciati insieme ai fiori sul luogo dell’incidente.

Mi sono così venute in mente le immagini di Ponticelli (campi rom dati alle fiamme), delle incursioni razziste che si susseguono da lungo tempo ormai, dei pestaggi fascisti (compreso quello di pochi giorni fà all’Università Sapienza di Roma) e via dicendo, fino ad arrivare alle ronde, verdi nere o rosse che siano.

L’impressione è che in presenza di uno Stato assolutamente incapace di garantire una minima forma di giustizia (sociale e giuridica) per via dei tempi lunghissimi dei processi (voluti in buona parte proprio dai politici) e dell’incertezza sull’effettivo sconto della pena inflitta (cosa che ha poi ricadute anche sull’aspetto della reiterazione del reato, per altro), la gente pensi che sia lecito tornare a “farsi giustizia da soli”.

Esattamente come capita con Camorra e Mafia. Esattamente come centinaia di anni fà.

Tramonto rosso o alba verdana?

bossi Vanno ancora definendosi i risultati di queste elezioni: si continua a dire “se saranno confermati”, “se così sarà”, “questi dati fanno pensare”, ma intanto da diverse ore i dati sono tutti nella stessa direzione, quella di una (piuttosto netta) vittoria della destra dell’ormai settantaduenne Berlusconi.

Le prime reazioni sono ovviamente scomposte, un po’ dettate dalla rabbia, un po’ dall’euforia, un po’ dall’abitudine alla demagogia che si riconferma essere il marchio di fabbrica del prossimo governo italiano (nel Pdl paiono avere persino il merito di aver semplificato il quadro politico…).
Le cose che mi lasciano maggiormente perplesso sono essenzialmente due: in primis di fronte alla “caporetto” della Sinistra Arcobaleno, che non solo non avrà probabilmente nemmeno un senatore, ma potrebbe sparire persino dalla camera, dall’interno del partito si lanciano recriminazioni contro il Partito Democratico (incolpando il “voto utile”) anziché fermarsi ad analizzare le responsabilità di tutta una serie di scelte che non hanno incontrato il favore degli elettori (il mio in primis, per altro).

Ci sono poi i canti di vittoria di un Partito delle Libertà, che ha sì vinto le elezioni, ma che si trova la miccia della Lega accesa tra le mani: in Lombardia il partito “verdano” rischia di sfiorare il 20% di consensi, con un’influenza su base nazionale che varia tra il 5.5 ed il 7%. Un partito razzista e secessionista con una così importante influenza rappresenta un grosso problema, forse più grosso ed immediato anche dell’avere in Berlusconi il nuovo premier…

In ogni caso, gli italiani hanno scelto e ora si assumeranno le responsabilità di questa scelta… si prospettano cinque durissimi anni per il sottoscritto, che comincia a preparare la valigia da nascondere sotto al letto…

Promesse, promesse, e poi?

Puzzle pieces Sono anni che Microsoft va dicendo di avere intenzione di avvicinarsi al mondo dell’opensource, di migliorare l’interoperabilità: ha varato licenze “libere” (che ha perfino fatto certificare all’OSI), ha consentito l’accesso al codice sorgente di Windows ad alcuni enti dei governi (previo versamento di sangue per un ammontare totale di 5000 litri da apporre sull’NDA), aperto collaborazioni con una serie di aziende (Novell in testa, naturalmente) per migliorare la compatibilità tra le applicazioni di Microsoft e quelle opensource, pubblicato (o fatto trapelare) informazioni sui piani strategici aziendali, che mirerebbero alla migrazione di numerose applicazioni opensource lato server di altissimo profilo (mysql, php, apache) sui server Microsoft con l’obiettivo di contrastare l’architettura lamp con una analoga ma basata su kernel Windows.
A parole, il codice sorgente di Windows sarebbe già in possesso anche degli extraterresti, e invece poi quando gli altarini si scoprono, troviamo le inchieste della Commissione Europea su “abusi di posizione dominante”, i voti “comprati” per l’approvazione di OpenXML.

Un paio di giorni fà, l’ennesimo annuncio, accolto piuttosto freddamente dalla Commissione Europea (che dice di averne sentite troppe di dichiarazioni come queste), meno freddamente da parte della comunità del software libero che ancora una volta vuole dare una chance a Microsoft.
Sia chiaro: non vogliamo il codice sorgente di Windows, rispettiamo le scelte di business delle aziende che lavorano nel mondo dell’informatica. Non ci interessa particolarmente neppure che le “top applications” di Microsoft vengano rilasciate sotto licenze opensource “capestro”, sulle quali Microsoft farebbe magari valere poi la “proprietà intellettuale”: di applicazioni il mondo del software libero è fin troppo ricco.

Quello che vogliamo (o meglio, pretendiamo) da Microsoft, è un comportamento leale sul mercato e un minimo sforzo per garantire l’interoperabilità tra le varie applicazioni, che è un “diritto inalienabile” degli utenti. Purtroppo negli ultimi anni non possiamo dire che Microsoft si sia distinta sotto questo profilo, ma non è mai troppo tardi: l’apertura di MClips, l’interesse dimostrato in una serie di settori, le buone parole spese dai propri rappresentanti, fanno (ancora una volta) immaginare un possibile futuro più roseo.

Benvenuta, allora, Microsoft: facciamo parlare i fatti?

Comincia la tensione in Kosovo

Pavaresia_2914 Erano giorni che se ne parlava, era tutto previsto, tutto preparato, atteso. Ora il Kosovo ha proclamato ufficialmente la sua indipendenza dalla Serbia, e la macchina degli eventi è lanciata e non si potrà più fermare.

Il Kosovo è appoggiato dall’Unione Europea, che ha già annunciato l’invio di un contingente di interposizione ad appoggio di quello già presente (la KFOR, che conta tra gli altri anche 2000 italiani). Anche gli Stati Uniti hanno già da giorni annuciato la propria decisione di appoggiare Pristina, ulteriormente confermata da Bush nelle reazioni a caldo.
La Serbia invece, che ha già dichiarato che non riconoscerà mai il nuovo stato indipendente, ha l’appoggio esplicito della Russia di Putin: USA e Europa contro Russia, convocato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Tutti gli esperti di politica internazionale vanno da giorni rincuorando tutti dicendo che non è ipotizzabile uno scenario che preveda il riaccendersi delle tensioni in quella polveriera che sono i balcani. Effettivamente il clima politico mondiale, nonostante la recente ripresa della corsa agli armamenti (che tra Bush e Putin non trova certo qualcuno in grado di tentare di imporre un minimo di calma), non è di quelli che destano particolare preoccupazione, almeno non su questo fronte.

Più preoccupazione invece destano le conseguenze della mossa indipendentista Kosovara tra le altre nazioni europee: dopo un appoggio esplicito dell’Onu e dell’Unione Europea al neonato Kosovo, cosa potrebbe impedire al Belgio di dividersi in due, ai Paesi Baschi di proclamare l’indipendenza dalla Spagna, alla Corsica di tagliare definitivamente i ponti con la Francia, o addirittura alla Lega di tentare seriamente di spingere “la Padania” verso una mossa indipendentista? E anche in Germania, così come in Sardegna, i movimenti indipendentisti sono piuttosto numerosi, e potrebbero vedere nell’autonomia del Kosovo un esempio da seguire…

Naturalmente sul fronte politico (nonostante sia in Italia che in Spagna si sia in piena campagna elettorale) tutto tace: nessun accenno da parte di Zapatero (che dopo aver incassato una brutta figura qualche giorno fà, dopo che negli ultimi mesi ha dato un duro giro di vite contro Eta, facendone persino arrestare l’intero braccio politico), ne tanto meno da parte di Veltroni o di Berlusconi, protagonisti indiscussi della scena politica di questi giorni.

Abbandonati quindi dai “nostri politici”, restiamo ancora una volta nelle mani dell’Unione Europea per far si che in Kosovo (e altrove) si mantenga la necessaria calma, evitando qualsiasi forma di provocazione e reazione violenta.