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Il mercato immobiliare di Dublino

Nell’ottica di restare a Dublino per svariati anni, ci stiamo muovendo nell’acquisto di una dimora accettabile.
Il mercato immobiliare irlandese e’ particolarmente favorevole al momento, soprattutto per quel che riguarda le case da acquistare (meno vero e’ invece per gli affitti): in particolare a causa della crisi le banche tentennano maggiormente nell’erogazione di nuovi mutui e questo ha portato ad un blocco quasi totale delle vendite e quindi ad un notevole calo dei prezzi. Tanto per dare un’idea delle proporzioni, una villetta su tre piani con giardino, tre camere da letto e una mansarda enorme a 40 minuti di metro dal centro di Dublino viene via oggi per meno di 240.000 euro, mentre solo due anni fa ne costava quasi 400.000. Una villetta a “soli” due piani (due camere da letto e uno studio) nello stesso complesso costa (listino) 179.000 euro, e si porta probabilmente a casa senza troppi sforzi per 135.000.

Nell’atto di comprare una casa in Irlanda, ci sono un paio di differenze rispetto al mercato italiano che vale la pena tenere a mente:

  1. le dimensioni delle case non si giudicano in metri quadri (trovate il valore nelle inserzioni, a cercarlo, e nemmeno sempre) ma in “camere da letto” (e le dimensioni delle camere da letto sono solitamente leggermente inferiori a quelle delle camere italiane)
  2. per l’acquisto non si va dal notaio. Vengono invece incaricati due legali (uno per parte) chiamati Solicitor, i quali si prendono carico degli interessi del proprio assistito, espletando tutte le verifiche necessarie. Il costo varia di solito in base al valore della casa che acquistate, ma si puo’ facilmente trovare un “prezzo fisso” tutto incluso per circa 2000 euro.
  3. l’eventuale agenzia che si occupa della vendita viene pagata solo dal venditore (in Italia spesso una quota parte viene pagata anche dall’acquirente)
  4. oltre all’arredamento del bagno (e la cucina, che in Italia non e’ sempre prevista), il prezzo della casa include spesso e volentieri i guardaroba (ma non i pavimenti, se non quelli di bagni e cucina). Le case in affitto invece sono quasi tutte interamente ammobiliate, e non ammobiliate viene richiesto comunque lo stesso prezzo.
  5. L’unica sostanziale tassa da pagare sull’acquisto della casa (allo stato) vale circa il 2% del valore dell’immobile. A questa si aggiunge una tassa annuale di 100 euro (al momento), destinata pare a salire nei prossimi anni fino ad un “inimmaginabile” 1000 euro annui per le proprietà’ più’ grandi.

Cio’ detto, se avete soldi da investire (o vivete a Dublino e siete in affitto :P) considerate l’idea di acquistare nella verde Irlanda… gli esperti affermano che i prezzi dovrebbero lentamente tornare a salire verso la fine del 2012, quando l’assestarsi della crisi dovrebbe consentire alle banche irlandesi una maggior flessibilità’ nell’erogazione dei mutui…

Una (lunga) domenica alla Fiera del Libro

Fiera Internazionale del Libro 2008 Portare il sottoscritto in una libreria è come accompagnare un bambino al negozio di caramelle. Se poi vado alla Fiera del Libro e per di più da solo, senza alcun controllo, le cose rischiano di mettersi davvero male. In realtà sono riuscito a contenere le pulsioni più basse e mi sono limitato ad acquistare 4 libri per me e uno per Laura.

Ma procediamo per ordine, cominciando dalla Fiera in sé: come era prevedibile, l’interesse medio per un visitatore “non del settore”, per quel che riguarda gli espositori, è praticamente nullo. Gli espositori sono quasi esclusivamente editori, molti dei quali piccoli e/o di nicchia, alcuni dei quali intenzionati a vendere libri in grande quantità (soprattutto gli espositori più grandi). Non è dissimile, per intenderci, dal recarsi in libreria, con la differenza che alla Fiera del Libro ci si trova immersi in una folla vociante dieci volte superiore a quella a cui siamo esposti andando quotidianamente in libreria. Insomma, roba che non fa per me.
La nota positiva, sotto questo profilo, è indubbiamente la quantità di gente presente in Fiera: davvero considerevole. Soprattutto ho notato la presenza di molti, moltissimi giovani, alle volte presenti anche agli incontri con gli autori. Un segnale positivo, in netta controtendenza rispetto a quello che da tempo si va dicendo sul mondo dei libri, e sul quale bisognerebbe probabilmente indagare più a fondo: che siano stati solo ed esclusivamente ragazzi portati “a spasso” dalle famiglie? La Fiera Internazionale del Libro è certamente una forma di spettacolarizzazione del mercato del libro, un evento che attrae (tra gli altri) migliaia di persone interessante poco o nulla all’argomento centrale dell’esposizione, quanto dalla “mondanità” dell’evento: una sorta di Smau della scrittura. Fiera Internazionale del Libro 2008Il problema è, come al solito, discernere le varie componenti della ressa presente: nelle sale, durante gli incontri con gli scrittori (gratuiti), raramente ho visto gente distratta o intenta a fare altro che non seguire l’intervento dell’autore, il che potrebbe individuare, nel pubblico di questi incontri, quella componente colta e/o interessata di cui sopra. A questo punto la cifra: agli incontri non erano mai presenti più di 500 persone, nonostante le sale (in particolare quella gialla) ne potessero contenere decisamente di più: se paragoniamo questo valore alle migliaia di persone che ho visto entrare in Fiera, direi che si torna abbondantemente all’interno delle statistiche che costantemente ci dicono che in Italia si legge poco, e sempre meno (solo cinque milioni di italiani leggono più di 7 libri l’anno).

Per quel che mi riguarda, l’aspetto indubbiamente più interessante della Fiera (e motivo che mi ha spinto alla sfacchinata di 400 chilometri ed all’estenuante giornata passata quasi sempre in piedi) è stato quello degli incontri con gli scrittori. Vedere in carne ed ossa persone che conosciamo quasi intimamente tramite la loro prosa, poterci alle volte persino parlare, avvicina moltissimo le persone alla lettura. Sentir descrivere dall’autore le intenzioni che lo hanno portato a certe scelte, a certe rinunce, a certi meccanismi narrativi, a certe strade professionali, cambiano il modo di vedere anche il singolo libro che si tiene in quel momento tra le mani (magari in attesa, perché no, di una firma con dedica, aspetto indubbiamente della spettacolarizzazione di cui sopra).
Avevo programmato la mia giornata in Fiera: la mattina visita ai padiglioni (tre più uno, benché piuttosto ampi), al pomeriggio una serie di interventi da seguire: Carlo Lucarelli, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo ed infine Giorgio Faletti (dalle 20:00, sempre che mi restasse voglia, visto il mio atteggiamento a volte fin troppo critico nei confronti delle scelte narrative del noto autore). A questi si sono aggiunti, strada facendo, il doppio incontro con Clive Cussler, quello con il giudice Imposimato ed un intervento comico di Natalino Balasso (questi ultimi due organizzati da Ibs.it), scoperti al momento di andare a ritirare il biglietto d’accesso agli altri eventi già menzionati.

Immagine di Doveva morireIl primo incontro in ordine cronologico è stato quello con il giudice Ferdinando Imposimato che ho sorpreso, a discussione già in corso, presso lo stand di Ibs.it (vero punto d’attrazione di tutta la Fiera, complimenti). Il tema, naturalmente, il suo libro sulla vicenda Aldo Moro (della quale si è occupato professionalmente sin dal giorno successivo la scomparsa del noto politico) dal titolo “Doveva morire”. Imposimato ha una certa età, eppure vederlo ribattere con forza e veemenza alle domande del pubblico, andando a trattare tasti dolenti della storia italiana, lascia affascinati. Il suo libro (che ho già acquistato qualche tempo addietro, ma che non avevo portato in Fiera, altrimenti me lo sarei fatto autografare) sarà certamente uno dei prossimi libri in lettura.

Ho poi colto l’occasione per assistere, dalle 14:30 in poi, all’incontro con Natalino Balasso: assolutamente esilarante. Il tempo era poco e sono potuto rimanere poco più di un quarto d’ora, ma ne è decisamente valsa la pena. Subito dopo (praticamente ho attraversato la Fiera di corsa) è stata la volta di Clive Cussler (sala gialla, enorme e piena a metà), alle 15:00. Sapevo di potermi trattenere poco (alle 15:30 cominciava l’incontro con Carlo Lucarelli, quello a cui tenevo maggiormente, dall’altra parte della Fiera), sebbene confortato dal fatto che ci sarebbe stato un secondo incontro, più ravvicinato, alle 16:30 presso lo stand di Ibs.it, ma quando l’incontro è cominciato con un quarto d’ora di ritardo mi sono detto che sarei potuto rimanere davvero poco.Immagine di Il tesoro di Gengis Khan
Quando poi l’introduzione di Marco Buticchi (dovrò provare a leggere qualcosa di suo, a proposito) ha cominciato ad andare per le lunghe, ho deciso che avrei atteso almeno che Cussler cominciasse a parlare, prima di andarmene. La prima domanda a Cussler è stata fatta alle 15:20, ed io sono schizzato fuori per correre alla sala Rossa che mancavano cinque minuti all’inizio, arrivando ovviamente che la piccola saletta (per la quale non erano state previste prenotazioni a biglietto) era già piena. Occasione persa, tanta rabbia, torno da Cussler che la sua conferenza è quasi terminata.

A quel punto, altra corsa verso lo stand di Ibs.it, acquistata in gran fretta una copia di “Il tesoro di Gengis Khan”, sono riuscito a mettermi in coda tra i primissimi (il terzo per la precisione) per l’autografo. Cussler è stato assolutamente strabiliante: ha guardato ognuno dei suoi lettori negli occhi, ringraziandolo subito dopo avergli autografato la copia portagli. Sicuramente dimostra una grande esperienza nel trattare (e gratificare) i suoi lettori, ma la contentezza che ho visto negli occhi di questo anziano scrittore mi hanno lasciato qualcosa dentro. Grazie Clive.
Immagine di L'ottava vibrazione

In attesa che cominciasse l’incontro successivo, alle 18:30, ho colto l’occasione per appostarmi all’uscita della Sala Rossa, dove doveva ormai aver terminato la sua lettura il buon Carlo Lucarelli. Arrivato nelle vicinanze, me lo trovo praticamente di fronte, riuscendo a scambiarci due parole dalle quali scopro che il libro tra i suoi che mi è piaciuto di più è poi quello che a lui è più caro, “Almost Blue”. In mancanza d’altro (anche il suo ultimo libro, “L’ottava vibrazione”, era rimasto a casa), gli porgo il mio fido tacquino che ora riporta una piccola dedica a firma di uno dei più grandi giallisti italiani. Peccato non essere riuscito a seguire la lettura in sala, ci tenevo.

Immagine di La derivaFattesi le 18:00 girovagando per la Fiera (incrociando per altro Travaglio, Gomez, Santoro e la bella Beatrice Borromeo), entro nella Sala Gialla dove sarebbe cominciato l’incontro con Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella con una buona mezz’ora di anticipo, godendomi un interessante spezzone di discussione sulla diaspora ebraica.
Inutile dire che Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella hanno riempito la sala dove ci trovavamo (oltre la metà in più di Clive Cussler, per altro). Dopo l’importante introduzione di Ferruccio de Bortoli, le domande sono state davvero tante, interessanti e (quasi tutte) pertinenti. Il nuovo libro dei dure giornalisti ed autori, “La deriva” (che io ho acquistato il giorno della sua pubblicazione, pur non avendo ancora avuto tempo e modo di leggerlo), deve essere il degno successore di “La casta”, a giudicare da quanto i due autori sono riusciti ad anticipare durante l’incontro. Più che la presentazione di un libro, in ogni caso, è stata una profonda discussione sulle problematiche che i due libri mettono in risalto, non diversamente da quanto accadde qualche tempo fà con “Mani Sporche”, di Travaglio, Gomez e Barbacetto.

Immagine di Pochi inutili nascondigliInfine, abbandonato con leggero anticipo (verso le 20:50) la Sala Gialla, mi sono presentato all’ingresso della Sala dei 500 dove avrebbe dovuto cominciare, alle 20:00, la presentazione del nuovo libro di Giorgio Faletti, “Pochi inutili nascondigli” (da me acquistato nella mattinata, tra mille perplessità), alla presenza dell’autore stesso e di Antonio Ricci. Ho scoperto troppo tardi (altrimenti sarei rimasto fino alla fine da Rizzo e Stella) che la “lectio magistralis” di Sgarbi che precedeva l’incontro con Faletti, era cominciata con quasi 45 minuti di ritardo. Siamo così riusciti ad entrare in sala solo alle 21:00, dopo un’attesa al caldo della folla e senza potersi sedere (ne cenare) di oltre un’ora.
La presentazione in sé è stata piuttosto divertente: a Faletti manca molto il teatro ed il palcoscenico, si vede e si sente a pelle (oltre che averlo lui stesso affermato più e più volte). Sul libro, purtroppo, nessuna novità: sette racconti, ricchi di quel dettaglio “sovrannaturale” che mi ha fatto amare ben poco gli ultimi due libri di Giorgio. Lo leggerò, naturalmente, ma senza troppa fretta.

Nel complesso, una giornata davvero “importante”: sia sotto il profilo della fatica, sia sotto quello della soddisfazione.

Punkreas – Futuro Imperfetto

Ero indeciso se acquistare o meno “Futuro Imperfetto” dei Punkreas. L’ultimo album del gruppo milanese infatti non mi aveva lasciato particolarmente soddisfatto: troppo simile agli album precedenti. Poi mi sono detto che per una volta avrei anche potuto non fare il tirchio e già che passavo in Feltrinelli per acquistare qualche libro, ho fatto “il passo”.

Devo dire che non ho da pentirmi dell’acquisto: l’album è breve (12 brani per un totale di 36 minuti scarsi), ma incisivo e piacevole.

I brani sono quasi tutti ben arrangiati, lo stile sempre quello (tipico) dei Punkreas, un punk piuttosto orecchiabile, ma in questa versione meno monotono rispetto all’ultima apparizione nei negozi di dischi (interessante notare come stavolta i Punkreas abbiano fatto tutto in casa, dando vita ad una casa discografica propria, la Canapa Dischi).

Anche i testi sono ben scelti; i temi affrontati non sono quelli triti e ritriti di qualche tempo fà: anche se l’originalità sotto questo profilo è sempre una cosa da mosche bianche, questo album è decisamente positivo.

Nuovi libri e Fiera del Libro

Ho comprato altri due libri. Stavolta non lo dico colpevolmente, perché mi sto impegnando a smaltire la “coda di lettura” e quindi mi merito (decisamente) questo piccolo acquisto, soprattutto perché entrambi i libri sono arrivati (di fatto) gratuitamente, grazie ai punti accumulati in Feltrinelli.

Immagine di Il mondo di Sergio

Il primo dei due libri è Il mondo di Sergio“, di Mauro Paissan: già solo il fatto che la prefazione sia a cura di Stefano Rodotà sarebbe sufficiente a giusitificare i 16 euro di costo del libro. In più, Paissan è stato ospite di Fazio, sabato sera a “Che tempo che fà”, ed il soggetto del libro mi ha davvero catturato. Si tratta di un libro piuttosto breve (non supera le 200 pagine) che promette davvero bene. Penso che gli farò saltare buona parte della “coda di lettura” e lo attaccherò già nei prossimi giorni.

Immagine di La deriva

Il secondo dei due libri è decisamente più impegnativo, ma non potevo esimermi dall’acquistarlo: si tratta del nuovo libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, “La deriva, con il quale i due autori sicuramente puntano a confermare il successo avuto con “La Casta”. Qualcuno dice che “leggo per farmi male”, ed in effetti a volte il dubbio mi viene, andando a guardare i titolo e la tipologia degli ultimi libri che ho affrontato. Però in fin dei conti, sono convinto che non si possa comprendere il mondo in cui viviamo senza avere gli attrezzi giusti per analizzarlo…

Infine, un piccolo annuncio: domenica 11 maggio io vado alla Fiera del Libro, a Torino, per tutta la giornata. L’idea al momento è di partire presto, andare la in treno, dedicare la mattinata alla visita della Fiera, e poi al pomeriggio partecipare ad una serie di incontri: Carlo Lucarelli e Sergio Rizzo con Gian Antonio Stella. Se qualcuno volesse unirsi al sottoscritto, è naturalmente il benvenuto: non è impossibile che si riesca anche a risparmiare qualcosa, se si riesce ad organizzare una macchinata…

Ci siamo giocati Yahoo!. O no?

Yahoo@NightDomenica mattina, la notizia è arrivata, dopo mesi di trattative, di tira e molla: Microsoft ritira la sua offerta di pubblico acquisto nei confronti di Yahoo!, che era nel frattempo arrivata alla non modesta cifra di 33 euro per azione (partendo dai 31 iniziali). La scelta è stata condizionata essenzialmente dalle incredibili richieste del Consiglio d’Amministrazione di Yahoo!, che oltre a pretendere 37 euro per azione avanzavano richieste, definite “francamente inaccettabili” dagli uomini di Microsoft, riguardo al futuro panorama di collaborazione all’interno di Microsoft.

Purtroppo lo strappo non gioverà a Yahoo!: se in Microsoft infatti potranno dispiacersi per l’occasione persa, pensando al mondo in rapida espansione della pubblicità online (in cui Yahoo! vanta ancora un certo ruolo), per la società di Filo e Yang si tratta di tornare a fare i conti con la precedente situazione di crisi, nella quale l’azienda risulta versare da parecchio tempo, a differenza di quanto l’andamento dell’ultimo trimestre (fortemente influenzato dall’offerta di Microsoft) potrebbe far pensare.
Alla riapertura della borsa di Wall Street, questa mattina, conosceremo la reazione degli azionisti di Yahoo! alla mancata cessione, che rischia di non essere positiva al punto da costringere Filo e Yang a sedere nuovamente al tavolo della trattativa, implorandone di fatto la riapertura. E proprio questa potrebbe essere la strategia di Microsoft, che si è persino premunita di far sapere che rinuncia anche alla scalata ostile inizialmente annunciata.

Naturalmente l’operazione non coinvolte solo gli aspetti meramente finanziari: Yahoo! è detentrice, oltre che di un ruolo nel mondo della pubblicità online come si diceva, un 3,5% (in discesa) del “mercato dei motori di ricerca” che in se non rappresenta molto, ma fa di questa azienda il “primo concorrente” di Google, che aveva inizialmente ipotizzato un’offerta, a sua volta, per l’acquisto di Yahoo!. Una mossa di questo genere porterebbe a scomodare l’antitrust americana, di fronte all’ulteriore confermarsi di un monopolio de facto, che invece l’opa di Microsoft contribuirebbe a ridurre (incorporando il secondo ed il terzo concorrente di Google, giungerebbero alla significativa cifra di 5,5%). Si tratta di un aspetto assolutamente da non sottovalutare, in quanto taglia completamente fuori dai giochi l’unico serio concorrente a Microsoft su questo tavolo: o Yang e Filo vendono a Ballmer e Gates, o dovranno affrontare da soli la tempesta che molto probabilmente investirà a giorni Yahoo!.

Ammaina le vele e chiudi i boccaporti, marinaio Yang…

CapaRezza – Le dimensioni del mio caos

Non sono solito comprare dischi. E non come penseranno i maligni “perché me li scarico piratati”: semplicemente perché non ho tempo di ascoltare musica. Ogni tanto però, capita l’occasione di trovare in giro album di autori che storicamente mi aggradano, e di acquistarli (un po’ per piacere personale, un po’ come forma di sostegno all’autore in questione).

CapaRezza è sicuramente uno dei miei autori preferiti (statisticamente parlando quantomeno), non potevo avere reticenze nell’acquistare il suo terzo quarto album (14 tracce), per la modica cifra di poco più di 17 euro.

Il risultato certo non lascia delusi: i testi di “Capa” sono sempre piuttosto incisivi (ci aveva abituato bene con gli altri due album e questo non è da meno), la musica orecchiabile e gradevole. Un ottimo lavoro.