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Smettiamola di scrivere stronzate

gruntzooki via Flickr

gruntzooki via Flickr

Sono giorni che ne leggo, alla fine ho deciso di scrivere due righe per commentare la crescente paura riguardo l’impossibilità di effettuare intercettazioni con Skype, venuta alla luce in concomitanza con la scoperta che strumenti analoghi sarebbero usato da terroristi e mafiosi di tutto il mondo per comunicare segretamente tra di loro.

Tralasciando l’imbarazzante livello tecnico dell’articolo appena uscito su BlogVoip (che consideravo attendibile, con ovvio mio errore di valutazione: mi sarei aspettato un articolo simile da una testata generalistica come Repubblica, non da un blog tecnico come questo), la notizia è già stata ripresa da più parti e se ne è discusso abbondantemente.
Troppe le opinioni che sembrano puntare decise verso il trovare una valida possibilità per applicare il meccanismo delle intercettazioni telefoniche anche al VoIP e non escludo (visto l’andazzo degli ultimi anni) che venga avanzata una proposta di legge che rende illegare l’uso della crittografia su internet (-.-).

Anche stavolta (curiosamente dirà qualcuno) mi trovo a fare la voce fuori dal coro: ma perché, i cellulari criptati non esistono? O vogliamo impedire ai mafiosi di usare parole in codice nelle loro frasi? Facciamogli impostare l’evil bit (per i nerd che capiscono la battuta)!

Si parla di privacy su internet, di necessità di essere padroni delle nostre informazioni e ci si spaventa di fronte alle prime conseguenze dirette di tutto ciò? In ogni caso i malintenzionati troveranno una strada per aggirare qualsiasi normativa di legge in questo senso: la crittografia esiste ed è inviolabile, non ci sono santi che tengano. Urlare contro “babau” e “uomo nero” non aiuterà a renderla meno efficace e (soprattutto) non impedirà ai malintenzionati di utilizzarla.

Cerchiamo di usare il cervello e di evitare che questa storia finisca come il Decreto Pisanu, che tutt’ora ci impedisce di usare wifi libero nelle nostre città perché “potrebbe essere usato dai terroristi per comunicare”…

Via d’Amelio, 19 luglio 1992

Strage Via D'Amelio

19 luglio 1992, Via d’Amelio, Palermo

Per non dimenticare Paolo Borsellino.

Il 19 luglio 1992, di fronte all’abitazione della madre, trovano la morte Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina; sopravvive solo Antonino Vullo.
Paolo Borsellino sapeva di dover morire, l’aveva detto anche pubblicamente, e quando esplodono i 100 chili di tritolo nascosti nella 126 parcheggiata in Via d’Amelio (Palermo), Borsellino probabilmente se l’aspettava anche.
Il 19 luglio, la mafia completa il lavoro cominciato 27 giorni prima con la strage di Capaci, dove trovò la morte Giovanni Falcone, collega e amico di Paolo Borsellino.
Centocinquanta chili di tritolo in due, che macchiano indelebilmente di sangue la memoria degli italiani e le mani di un’intera classe politica collusa con la mafia.

Capaci, 23 maggio 1992

23 maggio 1992 – Strage di Capaci

Per non dimenticare Giovanni Falcone.

Il 23 maggio 1992, a Capaci, lungo l’autostrada A29, che dall’aeroporto di Punta Raisi porta alla città di Palermo, trovano la morte Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della sua scorta, Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro.
Saltarono su 500kg di tritolo: tanti, tantissimi. L’esplosione squarciò il manto stradale proprio mentre la prima auto della scorta giungeva sopra il tunnel appositamente scavato sotto la sede stradale.
Degli esecutori, dei cinque mafiosi che organizzarono e gestirono l’attacco, si sanno nomi e cognomi, ma degli intrecci politici che portano ai mandanti, nessuna traccia, solo insabbiamenti.

A pochi giorni di distanza, troverà la morte anche Paolo Borsellino, collega e amico di Giovanni Falcone. Una vittoria della Mafia che da 16 anni continua a vincere, ogni anno, la sua partita.

Intervista a Roberto Saviano

Best-Seller Non ho tempo di guardare la televisione, quindi registro le trasmissioni (sia benedetto VCast, nonostante il “salto” di 5 secondi nel filmato di tanto in tanto) che mi interessano (4 la settimana ora che sono terminate le puntate di “Top Gear” e “Fifth Gear” su BBC e Channel 5), le accumulo sul desktop e le guardo quando finalmente trovo un’ora libera consecutiva per concentrarmi (anche perché non sono decisamente trasmissioni “d’intrattenimento”). Purtroppo questo significa banalmente che sono sempre “in ritardo” sul campo della televisione, anche quando ci sarebbe da parlarne: in particolare sono fonte di importanti spunti trasmissioni come “Ballarò” o “Che tempo che fà”, ma seguendole a quasi una settimana di distanza, di solito trovo l’occasione per parlarne quando ormai “il piatto è freddo”.

Questa volta, sono stato un po’ più “svelto” e sono riuscito a vedermi la puntata di “Che tempo che fà” di domenica sera, ed ho trovato assolutamente imperdibile l’intervista di Fabio Fazio a Roberto Saviano (inutile dire che molto probabilmente il suo libro sarà la mia prossima lettura).

Per la fortuna di coloro che se la fossero persa, su YouTube è (per il momento e suddivisa in 3 spezzoni) disponibile una replica. Prestate attenzione, ne vale la pena… prima, seconda e terza parte.

I tedeschi ci associano alla Mafia: ma dai?

kaffeemafia.jpgIeri il Corriere ha pubblicato la notizia che un imprenditore tedesco ha coniato il marchio “Kaffeemafia“, con tanto di pistole al posto delle “f” nel logo (da applicare poi ad un bar semovente).
L’autore dell’articolo, incidentalmente Elmar Burchia, si chiede se sia ancora possibile associare l’Italia (di cui il caffè sarebbe un simbolo) alla Mafia, riprendendo di fatto le proteste del giornale “La Sicilia” e dei siciliani visitatori di alcuni festival che si sono indignati alla vista di cotanta nefandezza.

Ora, anche volendo dedicare del tempo a tanta futilità, cosa possiamo aspettarci? Come possiamo sperare che all’estero non associno il nostro tricolore alla mafia, quando dopo cinque anni di governo Berlusconi (che di collusioni con la Mafia ne ha da raccontare), Mastella è riuscito a far cadere prima del secondo compleanno l’unico governo che stava facendo un minimo di lotta all’evasione fiscale e tentando disperatamente (perché le misure intraprese non possono essere definite in altro modo), e ora ci aspettiamo rassegnati altri cinque anni di collusione mafiosa tra le più altre cariche dello Stato? Che immagine possiamo dare, all’estero, quando in Parlamento abbiamo più criminali che a San Vittore?

Facciamo forse affidamento sul potere propagandistico di Italia.it, per sovvertire questa brutta impressione che diamo??

Dov’è finita la democrazia?

blù Mastella, Berlusconi e Cuffaro: tre notizie di politica, tre che riguardano politici inguaiati con la magistratura (chi più, chi meno, naturalmente). E il bello è la loro reazione: qualcuno urla e strepita che i giudici si sono sbagliati e quello che ha fatto lui è politica, non concussione (dicesi concussione…)  e minaccia di far saltare il governo nel caso in cui non si dichiari apertamente schierato con l’indagato stesso, un’altro che è pronto a fornire l’elenco delle amanti in Rai per provare che lui ha solo portato avanti una prassi comune (quella delle raccomandazioni, ndr) tra l’acquisto di un senatore e l’altro, il terzo che decide di non dimettersi dalla presidenza della regione Sicilia, in quanto è si stato condannato in primo grado a cinque anni di reclusione e all’interdizione a vita dai pubblici uffici, ma non gli è stato dato l’aggravante di favoreggiamento per la mafia nel suo insieme, in quanto ha favorito semplicemente alcuni dei massimi esponenti dell’organizzazione, mica tutti i picciotti (mi chiedo a questo punto cosa si debba fare per avere quell’aggravante: Provenzano almeno ce l’ha?).

Sono cose che mettono addosso uno sconforto incredibile, che finisce con il farmi pensare che tutti i politici siano alla fin fine immanicati in questo genere di faccende, incapaci di provare anche un minimo pudore di fronte ai propri elettori, evidentemente ritenendosi assolutamente coerente con il proprio ruolo di politico (il che potrebbe anche essere vero, se qualcuno coglie l’ironia).

Passato lo sconforto però, mi viene da chiedere una cosa: ma questa gente l’abbiamo votata noi o no? Rifiutandomi di parlare di brogli (in questa occasione), perché la situazione si protrae da troppi anni ormai, deduco di si. Non è allora forse responsabilità nostra, il fatto che questa “casta” (ecco, alla fine l’ho detto anche io, uff) resti dov’è?
Come giustamente sottolinea Marcello Saponaro sul suo blog, gli elettori siciliani non sapevano di Cuffaro quando l’hanno votato? In Campania i cittadini non sono ormai consapevoli del marciume della loro politica? Perché continuano, continuiamo a votare in questo modo, sostenendo queste persone e approvandone, di fatto, il comportamento?
La risposta è banale: “perché non ci sono alternative”. Ma da quanti anni è che ci rispondiamo allo stesso modo? Non è forse giunta l’ora di tentare di dare una soluzione costruttiva al problema, di mettersi in gioco e di fornirla, questa alternativa? Quantomeno di fare pressioni sui partiti perché si liberino volontariamente di questa gentaglia?

Silenzio e riticenza: questi i nostri media

Ormai al silenzio mediatico ci stiamo abituando.

Le persone che mi stanno vicine, non si stupiscono nemmeno piu quando riporto loro l’ennesimo caso di censura mediatica. Il mondo della televisione italiana (praticamente “il media” per oltre 30.000.000 di italiani) è molto peggio di quello della prostituzione. Non solo per denaro, anche per potere o per semplice ricatti, ma alla fine quello che non deve passare non passa.

Il mondo di internet sta cercando, in qualche modo, di cambiare questo stato delle cose, ma l’informazione su internet (e lo stesso accesso alla rete) rimane un privilegio di pochi (pochissimi) eletti. Qui si entrerebbe nel campo del “digital divide”, e non è il caso (stavolta) addentrarvici.

Il mio intento invece è quello di fare “informazione”, nel mio piccolo. Di segnalare un interessantissimo documento della BBC che riguarda Chiesa e pedofilia, coinvolgendo in prima persona anche il cardinale Joseph Ratzinger, noto anche come papa Benedetto XVI, il quale ha avuto un ruolo fondamentale nella vicenda, rinnovando il Crimen Sollicitationis (di cui si parla ampiamente nel video che riporto), documento vaticano che vieta ai cattolici di denunciare e testimoniare reati sessuali da parte di esponenti della Chiesa, pena la scomunica. Un video di una mezz’oretta, davvero interessante, pubblicato non da un pinco pallino qualsiasi, ma dall’autorevolissima BBC, che non ha trovato alcuno spazio sui media nazionali. Strano eh? Beh, trova spazio (anche) qui.

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Altra notizia da dare, è quella della condanna dello Stato Italiano (della quale potete trovare alcuni riferimento in questo articolo di Matteo Flora) per i fatti del G8 di Genova, anche questa passata assolutamente in sordina. Il 4 maggio infatti, il Ministero dell’Interno è stato condannato dal giudice Angela Latella, del tribunale di Genova, in relazione al pestaggio dell’attivista della rete Lilliput Marina Spaccini da parte di due polizziotti, il pomeriggio del 20 luglio 2001, in Via Assarrotti. La Spaccini, pacifista cinquantenne che si trovava tra quelle persone con le mani dipinte di bianco ad urlare “Non violenza!”, non vedrà altro che un misero risarcimento (5000 euro), ma il fatto è di quelli che lasciano il segno; viene infatti condannato il pesante velo di omertà che ha coperto i fatti del G8, vengono condannate le reticenze ed i depistaggi. Un estratto della sentenza:

Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un’iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l’ordine pubblico gravemente messo in pericolo.

E non finisce qui: perché un’altra notizia che è passata in assoluto silenzio (fatta eccezione per alcuni paragrafetti sull’Unità ed il Corriere) è quella della condanna in appello a 2 anni per Marcello Dell’Utri (braccio destro di Berlusconi) e Vincenzo Virga per tentata estorsione. Marco Travaglio, come al solito, non si tira in dietro quando c’è da parlare, ed ecco il suo articolo che spiega sicuramente meglio di quanto non potrei farlo io le implicazioni ed il silenzio che circondano questa condanna.