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Prima gaffe internazionale per Berlusconi

Silvio Berlusconi 1(frm italian prime) Si dice che “chi ben comincia…” e così, a nemmeno  24 ore di distanza dalla sua elezione a capo del governo, prima ancora di avere in mano i nomi dei ministri che per i prossimi cinque anni lo aiuteranno nell’arduo compito di rendere l’Italia un paese completamente invivibile, Silvio Berlusconi ha già ottenuto la prima delle perle da aggiungere alla sua collana (già ricca dopo gli ultimi anni), la prima gaffe internazionale della nuovo collezione.

In questo caso, ad essere stata presa di mira è la Spagna, sotto le spoglie del nuovo governo Zapatero che presentando 9 ministri donna su 15 totali è stato definito “troppo rosa” dal Cavaliere, durante un’intervista a Radio Montecarlo: “Nove donne! Se l’è cercata lui! Gli costerà dominarle”

Ovviamente irritata la replica da parte degli spagnoli che hanno decisamente più considerazione delle donne di quanta non se ne abbia in Italia (Berlusconi non è certo nuovo ad uscite come questa), che per bocca dell’ex vicepremier socialista Alfonso Guerra sono arrivati a dichiarare: “Ma Berlusconi non era un delinquente? Non c’è altro da dire.”

Come dargli torto? Ovviamente Berlusconi si è subito affrettato a dire che “è stato frainteso” (questi spagnoli che non capiscono mai niente), ma la reazione del governo spagnolo è il lampante esempio della considerazione della quale il nostro nuovo governo gode in Europa…

Saranno tempi duri…

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Per non dimenticare cento anni di lotta

Mimosa's explosion 3 Tra ieri e oggi ho sentito molti (uomini, ma anche donne), parlare di “festeggiamenti” in occasione della giornata internazionale della donna, per l’otto marzo. La giornata ha negli anni assunto un carattere sempre più commerciale (immaginate il business dei fioristi e dei ristoratori), relegando il ricordo, la memoria e la lotta politica che originariamente caratterizzavano questa occasione su un piano secondario.

Sono passati 100 anni dal 1908, quando 15000 donne sfilarono, negli Stati Uniti, chiedendo diritto di voto e migliori condizioni di lavoro. Ne sono passati pochi di meno da quel 1911 in cui 140 donne (soprattutto italiane ed ebree) perirono nell’incendio della Triangle Shirtwaist Company, dove lavoravano (è invece dimostrabilmente falsa la storia dell’incendio della Cotton, del 1908).

Sono passati tanti anni, le donne hanno ottenuto numerose vittorie sociali e politiche, ma restano la principale vittima della violenza domestica, rimangono discriminate (sempre più raramente per fortuna) sul posto di lavoro, restano discriminate nella società stessa nonostante la sua dichiarata “modernità”. I temi caldi della lotta femminile sono cambiati, ma non svaniti: la difesa dei diritti sanciti dalla legge 194 (che ora qualcuno vorrebbe rimettere in discussione) e il problema della violenza domestica sono problemi che le donne si trovano oggi ad affrontare, ma che coinvolgono soprattutto noi uomini.

Allora voglio lanciare un (modesto) appello da queste pagine: invito tutti gli uomini a fermarsi un attimo, in questa festa della donna, ed anziché acquistare delle mimose riflettere sulla propria responsabilità sociale nei confronti dell’altra metà del nostro cielo: a riflettere su quello che facciamo per loro e quello che potremmo fare, a fare propria l’idea che la lotta per i diritti delle donne non riguarda solo le donne, ma la società intera.

L’assalto sull’aborto

Misticismi calibrati  La questione dell’aborto non è certo nuova alle attenzioni della stampa. La contrarietà della Chiesa su questo tema (che continuo a faticare a comprendere) solleva periodicamente dibattiti che sfociavano nella politica, fino a qualche tempo fà, nel momento in cui c’era da votare o deliberare qualcosa in materia (il referendum sulla fecondazione assistita, ad esempio).
La battaglia sul fronte, veniva (e viene) combattuta in sordina, nei consultori ginecologici e con pressioni più o meno esplicite sui medici che l’aborto lo devono poi mettere in pratica e sulle madri, già coinvolte in una situazione drammatica e dolorosa (altrimenti non abortirebbero).

Da qualche tempo a questa parte però, la pressione è andata crescendo, da un lato sul piano legislativo (con l’assalto alla 194 condotto coralmente da Ferrara, Bondi e la Binetti), dall’altro su quello del quotidiano, il cui più palese e recente risultato è quello degli accertamenti condotti dalla Polizia relativamente ad un’interruzione di gravidanza a 21 settimane dal concepimento. Questo “passare all’attacco” (con tra l’altro Ferrara che si candida alle elezioni con una lista civica con il solo dichiarato scopo di mettere in discussione la 194) diviene di più in più allarmante, soprattutto perché (come visto) fa un uso strumentale della legge in situazioni delicate come quelle che portano ad un aborto (l’uso strumentale dell’opinione pubblica, ormai, lo dò per scontato trovandoci in Italia).

Il clima di tensione che si sta strumentalmente tentando di far montare intorno alla 194 e all’aborto è di una pericolosità di cui solo l’incoscienza di certa gente può non rendersi conto: vogliamo tornare agli aborti clandestini? Vogliamo rovinare definitivamente la vita a migliaia di donne, al fine di sbiancare con più semplicità la coscienza di qualche appartenente ai palazzi del potere (quale che sia)?

Non ci stò.

Spray urticante alle milanesi!

sprayLa Lega è in subbuglio. Milano è una città pericolosa ed insicura, piena di “extramunitari e extrauropei”, così che è dovere del partito trovare degne soluzioni al problema: si è pensato di regalare alle donne spray urticanti “per potersi difendere dalle molestie”.

Poco importa che i crimini, a Milano, siano in diminuzione.
Poco importa che la cosa di cui realmente si devono preoccupare le donne (milanesi e non) sono le violenze tra le mura domestiche (tra il 20 ed il 30% delle donne italiane subiscono violenza dal partner o ex-partner e solo un terzo sporge poi denuncia, mentre se lo stupro è solo “tentato” questa percentuale scende sotto il 2%), dei propri partenti e conoscenti (le vittime di violenze da parte di estranei è del 3%), che le fanno vittime del 70% di quel 25% di omicidi che vengono commessi tra le mura di casa (nell’80% dei casi da uomini), e che curiosamente sono più frequenti proprio nel “civilissimo” Nord Italia piuttosto che nel Sud del paese.
Poco importa che gli “extracomunitari”, regolari o clandestini che siano, sono sempre più spesso vittime prima che autori di violenze.

Alla Lega tutto questo non importa, non interessa. L’importante è cavalcare la paura della gente verso “il diverso”, verso i più deboli, verso “gli altri”.

Continuiamo a fare politica in questo modo. Ci guadagnamo certamente tutti.

Contro la violenza sulle donne

Stattene con le mani in mano Sembra che la giornata di sabato 24 novembre sia uno dei punti nevralgici del calendario eventi italiano: oltre al “buy nothing day” ed alla “colletta alimentare” di cui ho appena scritto infatti, si terrà una importantissima manifestazione a livello nazionale, con un corteo che avrà luogo a Roma, a partire dalle ore 14, che da seguito ad un appello ormai in linea da parecchio tempo: si tratta della giornata nazionale contro la violenza sulle donne.

Purtroppo quello della violenza contro le donne, sia essa sessuale fisica o psicologica, è un fenomeno molto più diffuso di quello che normalmente si (vuole) crede(re): oltre 14.000.000 di donne italiane subiscono violenza nel corso della propria vita di cui oltre un milione e 400.000 prima dei 16 anni. La cosa forse peggiore è che quasi il 70% di queste violenze vengono perpetrate all’interno delle mura domestiche: dal padre, dal fidanzato, dal (ex a volte) marito, e che meno del 6% di questi eventi viene denunciato: sono le donne stesse, condizionate forse da una società sempre più “malata”, a considerarlo “qualcosa di sbagliato” (44%) o “qualcosa che è accaduto” (36%), quando si tratta evidentemente di un reato penale.

Purtroppo la politica ed i mass media cercano costantemente di relegare il fenomeno a casi isolati, magari perpetrati da extracomunitari senza permesso di soggiorno, ignorando di fatto le preoccupanti cifre che invece fanno di questo fenomeno uno dei principali problemi italiani.
Un fenomeno tra l’altro che non deve più essere considerato di dominio femminile: gli uomini devono schierarsi apertamente in questa campo, a denuncia di coloro che si macchiano di un così incivile gesto. Invito per questo tutti gli uomini a sottoscrivere l’appello in questione, ed a riflettere attentamente sul tema.

ps: proprio mentre scrivevo, giunge questa notizia, che si commenta da sola, purtroppo.