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Un nuovo attacco alla classe docente (abruzzese)

klaral via Flickr

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Nei giorni immediatamente successivi al terremoto che ha drammaticamente colpito l’Abruzzo, oltre due settimane fa, tutta la classe politica (ed in particolar modo gli esponenti del governo) si erano mobilitati affinché “fosse possibile facilitare il più possibile le operazioni di soccorso”.

Non mi soffermerò in questa occasione sulle contraddizioni di questo aspetto, ne sugli enormi vantaggi politici che (in vista delle elezioni Europee) lo show mediatico portato avanti ha garantito alla compagine di Palazzo Chigi. Vorrei invece sottolineare l’iniziativa del ministro Gelmini, che dopo aver portato il proprio cordoglio ai docenti abruzzesi, aveva preso una serie di provvedimenti volti ad evitare (ove possibile) ripercussioni sugli alunni delle scuole abruzzesi.
Tutto molto bello, fatto salvo quanto apprendo quest’oggi da una lettera aperta inviata alcuni giorni fa al ministro in questione (ripresa anche da La Stampa), che per semplicità e chiarezza riporterò interamente (naturalmente il grassetto è mio).

Gentile Maria Stella Gelmini
Apprendo con una certa perplessità che dopo aver portato il suo cordoglio ai terremotati aquilani e dopo aver emesso norme specifiche per evitare ripercussioni sugli alunni abbia poi deciso di riaprire le graduatorie per l’insegnamento senza tenere minimamente conto del dramma che ha colpito la classe docente aquilana. E sul bando che mio malgrado ho dovuto scaricare avventurosamente (…e sottraendo risorse a ben altre urgenze) in una tendopoli leggo anche che “La mancata presentazione della domanda comporta la cancellazione definitiva dalla graduatoria.”
Ma ha idea del fatto che chiedere a persone che hanno appena visto crollare le loro case (per non parlare delle scuole) di trovare una connessione ad internet già solo per informarsi sulle scadenze del bando o scoprire quale documentazione è necessaria per presentare la domanda ha proprio il sapore della presa in giro?
Lascia anche perplessi il fatto che mentre tutte le categorie abbiano giustamente avuto le scadenze bloccate (mutui, bollette) sui docenti si abbatte questa incombenza assurda. Cosa dovrebbero fare i vari maestri e professori abruzzesi, abbandonare quel poco che rimane di case e famiglie per transumare sulla costa per compilare la domanda? Oppure non aggiornarle e perdere tutto quanto fatto finora? Per gli studenti ha previsto di cancellare il tetto massimo di assenze per
permettere di sostenere gli esami di maturità nonostante il prevedibile superamento del monte delle assenze, ma la stessa cortesia non è toccata ai loro professori. Anzi, è addirittura prevista la cancellazione per chi non è in grado di confermare la propria posizione. Una decisione che lascia l’amaro in bocca.
Le ricordo inoltre che L’Aquila è sede SSIS: oltre ai docenti già in servizio sarebbe il caso di dare risposte anche a loro, che non sanno quando e come procederà l’attività didattica ed anche quando e come
affrontare l’esame di abilitazione. Che risposte intende dare a persone che stanno investendo tempo e risorse nella formazione per l’insegnamento e che in questo momento si trovano in una situazione assolutamente disastrata, come ha avuto modo di verificare di persona?
Io ho la sventura di rappresentare tutte e tre le categorie: terremotata (la mia casa è, o era, dipende da cosa decideranno i tecnici del genio civile, a meno di 200 metri dalla casa dello studente), docente ed
iscritta SSIS alla specializzazione per il sostegno. E vorrei tanto sapere quali risposte ha intenzione di dare, a me ed ai miei colleghi nella medesima situazione.

Prof.ssa Monja Ianni

Discutendo di scuola ed istruzione…

Blackboard No, non sono un insegnante. Eppure di scuole pubbliche italiane ne ho girate diverse (soprattutto in relazione all’avvicinamento o all’utilizzo di Linux nella didattica), ho parlato con i professori, mi sono fatto delle idee. Faccio persino da consulente per alcuni istituti, il che mi consente di sentire le diverse campane.

Proprio pochi giorni fà, a ridosso della votazione della nuova “riforma” della scuola voluta dal ministro Gelmini, mi sono trovato ad una riunione nella quale erano coinvolti alcuni insegnanti, dei responsabili del bilancio scolastico, un paio di presidi. Discutendo a ruota libera, in attesa che arrivasse l’immancabile ritardatario, siamo finiti a parlare di bilancio, di soldi, di investimenti prioritari. La situazione che emerge, ogni volta che si affrontano questi argomenti in una scuola, è da latte alle ginocchia: si deve scegliere se riparare i muri o pagare per la manutezione delle aule informatizzate, con professori (già sottopagati) a cui vengono costantemente richiesti straordinari, sforzi, impegno, rischi (si, si assumono anche dei rischi, alle volte). Strutture in alcuni casi davvero fatiscenti (mi trovavo in un’aula con un impianto elettrico che definire “marcio” era fargli un complimento), ma soprattutto senza alcuna prospettiva per quel che riguarda il futuro.

Per di più, con la riforma Gelmini, si taglia ulteriormente: 8 miliardi in meno, 90.000 professori in 3 anni, meno ore per i professori. A questo si aggiunge l’accorpamento degli istituti con meno di 500 alunni, per mano del decreto Sanità: significa circa 4000 scuole in meno, soprattutto elementari e medie, proprio quelle che maggiormente avrebbero bisogno di essere diffuse sul territorio, consentendo un più agevole accesso ai più piccoli, spesso non in grado di sobbarcarsi chilometri e chilometri (immaginate cosa succede nelle vallate montane) per raggiungere l’agglomerato urbano più vicino.

Sono queste le condizioni in cui mandiamo a formarsi i nostri giovani, questa la terra in cui facciamo crescere il futuro della nostra società. I primi risultati li vediamo già: i giovani che in questi ultimi anni affrontano l’università ed il mondo del lavoro sono sempre più ignoranti, sempre meno preparati, sempre meno “appassionati”. Puntano a fare i calciatori o le veline, non hanno gli strumenti per capire ed interagire con i cambiamenti che il nostro mondo stà attraversando.

In tutto questo si potrebbe vedere della mala fede: una società ignorante è una società più facilmente controllabile ed influenzabile, grazie al sempre maggior potere dell’informazione canalizzata. Possibile che la situazione sia già così disperata che nessuno se ne rende conto?

Valori selettivi

le elezioni viste dai cuccioliUna delle cose che mi fa maggiormente irritare, dei miei connazionali ma non solo, sono i “valori selettivi”: quando riguarda me, ho diritto ad una serie di cose, quando invece riguarda qualcun’altro, allora i diritti non ci sono più.
Non ho casa? La casa è un diritto, dovrebbero passarmela, o almeno darmi incenviti per acquistarla.
Mohammed non ha casa, nonostante sia cittadino italiano e lavori in Italia da oltre 10 anni? Beh, poteva starsene al suo paese, che ci porta pure via il lavoro.
Non riesco a sbarcare il lunario? Mi dovrebbero dare sussidi perché ho bambini, perché mi muovo in auto (ecologica o meno), sul motorino, un sussidio per le ferie, per il mutuo. Tasse? Manco a parlarne!

E’ sempre così: quando qualcosa ci tocca direttamente, ci indignamo e ci incazziamo. Non appena l’iniziativa piove un metro più in la del nostro bel culo pulito, non ci riguarda più e anzi, più violente sono le misure applicate, meglio è.
Ora che a Milano si è deciso che i figli degli immigrati clandestini non hanno diritto all’istruzione (Ma sono extracomunitari! Ci mangiano i bambini!), non ci sono state manifestazioni di piazza, sommosso popolari. E questo capita puntualmente: vogliamo ripensare al provvedimento razzista contro i rumeni?
Ma si, tanto poi a Natale si fa una bella donazione (addirittura 20 euro!) all’Unicef, ed il senso di colpa passa, vero?

Sarebbe ora che gli italiani cominciassero a spogliarsi di questo continuo “non mi tocca, non mi interessa”, se vogliamo che questo paese riprenda ad essere un posto vivibile…

Quanto vale il tuo cervello?

vuota ma piena. Di gente “con la testa” (e che testa) ne conosco parecchia. Gente che ha competenze da vendere, carattere e voglia di fare, curiosità, destrezza e soprattutto quell’intuizione che rende… speciali. Dicevo, ne conosco parecchia: penso che l’Italia sia un posto ricco di gente con queste doti (purtroppo se da una parte dai…), per i motivi più disparati (non certo per merito della nostra scuola o delle nostre università, sigh).

Quello che è strano però, è che queste persone valgano pochissimo per la nostra società, per il nostro “sistema paese”, come lo si va chiamando da qualche anno a questa parte. Un interessante articolo del Corriere di oggi riporta qualche cifra sui guadagni e l’impiego dei “cervelloni” nostrani, spinti da anni, come ormai noto, ad aderire alla formula di vita del “cervello in fuga”. L’articolo del Corriere fa particolare riferimento all’aspetto economico della questione (con particolare riferimento al CNR che però è solo un esempio lampante di un malessere diffuso), ma io sono convinto che ci sia dell’altro, e che l’aspetto economico sia solo e solamente una conseguenza di quest’altro.

In Italia non si fa più ricerca. Non la si fà per molte ragioni, legate in un circolo vizioso che taglia letteralmente le gambe a chiunque voglia fare vera ricerca (anche perché ci sarebbe da definire il significato di “ricerca”, eccezion fatta per la “ricerca di base”). Una di queste ragioni è sicuramente quella della precarietà: chi di voi si imbarcherebbe seriamente in un progetto di ricerca, con un orizzonte temporale di quattro o cinque anni, dovendo rinnovare un contratto ogni anno e dovendo per questo fornire “prove concrete” del proprio operato su base annuale? E questo meccanismo coinvolge circa il 50% degli impiegati del CNR, e sicuramente una percentuale molto simile si riscontrerebbe nelle altre realtà che a questo campo si dedicano. Sembra che le istituzioni abbiano un’idea leggermente perversa della ricerca…

Posso portare il concreto esempio di una cara amica, geologa, che da anni si batte per ottenere un livello di vita soddisfacente, facendo ricerca. Quello che ha ottenuto, negli ultimi anni, oltre all’essersi demoralizzata, sono le continue richieste di “consulenze gratuite” di vario genere da parte dell’università.

Purtroppo (come vado blaterando da parecchio tempo ormai) in Italia l’istruzione, la formazione e la ricerca sono visti come costi, perché non portano risultati concreti nel breve termine. Si tratta di un’ottica estremamente miope, che ha già prodotto danni irreparabili al nostro paese i cui danni si cominciano a vedere oggi ed andranno purtroppo peggiorando drammaticamente nei prossimi anni se non verranno presi provvedimenti incisivi (e anche con quelli, non sarà facile mettere una pezza sui danni prodotto da questo atteggiamento).

Governo: a che punto siamo?

Che il centro-destra abbia maggiori capacità comunicative rispetto alla coalizione di Governo, non è certo una novità (ne completamente merito loro). Continuano a parlare di “fallimentare governo di sinistra”, che a me però cosi fallimentare non sembra; voglio allora cercare di fare un po’ il punto della situazione, cercando di capire cosa è stato fatto e cosa invece ancora rimane da fare, nei prossimi anni. Elenco di seguito qualche punto, in puro ordine casuale. Se a qualcuno venisse in mente dell’altro, sarò ben felice di integrare queste poche righe.

(Economia) – Lotta all’evasione fiscale

E’ certamente il grande fiore all’occhiello di questo Governo. Che che ne dicano a destra (rode dover pagare le tasse, eh Silvio? Rode dover assumere gli extracomunitari che prima erano in nero, vero “piccoli imprenditori”?), la lotta all’evasione fiscale ha portato i necessari frutti (materializzati momentaneamente nell’extragettito fiscale dello scorso anno), al punto che quest’anno non sarà necessario aumentare ulteriormente la pressione fiscale per continuare sulla strada del risanamento economico, assolutamente necessario dopo che il Governo Berlusconi aveva lasciato buchi un po’ ovunque (lasciando naturalmente le sanzioni Europee sulle spalle del successore, come sono soliti fare, e come è capitato anche con TFR e Digitale Terrestre).

Nei prossimi anni sarà sicuramente necessario proseguire nella lotta all’evasione fiscale, magari riducendo anche, ove possibile, la pressione fiscale proporzionalmente al reddito. E’ un circolo virtuoso doloroso da avviare, ma che porterà evidenti benefici al paese. Sapevamo, alla vigilia delle elezioni, che ci sarebbe stata “la stangata”, era prevedibile. Ora sappiamo che fatto il sacrificio, si cominciano a vederne i benefici…

(Esteri) – Politica estera

Quando l’attuale Governo è salito al potere, avevamo i soldati in Iraq ed in Afghanistan, entrambi sotto attacco per decisione unilaterale del governo degli Stati Uniti d’America e non sotto l’egida dell’ONU. Oggi, i militari hanno lasciato l’Iraq e sono rimasti in Afghanistan sotto l’egida dell’ONU. Purtroppo si è reso necessario (a fronte di pressioni proprio delle Nazioni Unite) un intervento (realmente stavolta) di pace in Libano. Il Ministro D’Alema sta seguendo da vicino lo svilupparsi della situazione internazionale, soprattutto nello scenario mediorientale, e la moratoria contro la pena di morte ha raccolto i primi successi di questo importante impegno italiano in politica estera.

Bisogna proseguire su questa strada, soprattutto ora che anche la Francia si ritrova con posizioni vicine a quelle degli USA, per spingere a livello internazionale verso soluzioni pacifiche e non armate, soprattutto nei confronti di quelli che sono stati definiti per decisione unilaterale statunitense i “paesi canaglia” e che rischiano (a partire dall’Iran) di essere oggetto di nuovi scenari bellici già nei prossimi mesi. Obiettivo principale, naturalmente, la definitiva approvazione della moratoria contro la pena di morte.

La concessione della base USA a Vicenza non ha certo aiutato l’opinione pubblica all’apprezzamento dell’operato del Governo su questo fronte. Un tasto dolente che andrebbe rivisto…

(Lavoro) – Lotta al precariato ed al lavoro nero

In parte questa parte giova delle iniziative di lotta all’evasione fiscale, in parte di provvedimenti mirati alla riduzione della pressione fiscale alle aziende che assumono dipendenti (il cuneo fiscale).

Purtroppo il cammino è ancora (molto) lungo e travagliato, perché su questo argomento la maggioranza non è compatta. Rimangono da discutere seriamente aspetti come la riforma delle pensioni (a cui si continuano a mettere pezze) e la lotta al precariato.

(Ambiente) – Fonti d’energia rinnovabili

Nell’ultima finanziaria erano previsti numerosi incentivi per il passaggio a fonti di energia rinnovabile, o per la riduzione dell’inquinamento (incentivi per la sostituzione delle vecchie caldai, o per l’acquisto di automobili Euro4). Si può discutere sull’efficacia reale delle soluzioni proposte, ma è sicuramente un passo avanti importante.

(Economia) – Tutela dei consumatori

Numerosi provvedimenti sono stati presi per la tutela dei consumatori: alcuni hanno già raggiunto, almeno in parte, lo scopo prefissato (ad esempio l’abolizione dei costi di ricarica), altri sono in corso d’opera (liberalizzazioni di benzinai, farmacie), altri ancora “hanno da venì” (riforma della Rai, legge sul conflitto d’interesse).

Il lavoro è ancora lungo, ma la strada è quella giusta (purchè si presti attenzione a quello che si fa…).

(Istruzione) – Provvedimenti per le scuole e le università

A fronte dei controversi tagli economici alle università (che mi auguro possano essere risolti nei prossimi anni grazie alle maggiori entrate fiscale ed alla ripresa economica, a patto che le università riformino le proprie strutture interne), il Governo ha attuato numerosi interventi a favore della scuola pubblica (sono stati assunti numerosi nuovi insegnanti con l’ultima finanziaria).

Naturalmente non si cambia il mondo in 2 anni, e gli aspetti sui quali intervenire sono ancora moltissimi. La strada però è quella giusta: l’istruzione e la formazione sono valori centrali per una società sana e vivibile, e bisogna incentivarli.

(Società) – Unioni Civili, PACS, DICO

Sono sicuramente la grande nota dolente delle politiche sociali di questo esecutivo. Le spaccature interne in materia di Unioni Civili hanno rimandato a lungo il confronto, al punto che il provvedimento è stato da molti “dato per disperso”. In realtà la ripresa del dibattito sulla questione è stata programmata al termine delle votazioni sulla legge finanziaria attualmente in discussione, e quindi già da fine novembre.

Vedremo cosa sarà possibile fare insieme agli integralisti cattolici. Purtroppo sapevamo sin da buon principio che sarebbe stato un argomento delicato (al punto che Mastella non avrebbe firmato questo punto sul Programma, prima delle elezioni).

(Società) – Sicurezza sociale

Altra nota dolente, sulla quale il centro-destra fa molta propaganda e sulle cui posizioni purtroppo si è andata recentemente allineando anche parte della coalizione di Governo.

Quando qualche mese fa parlavo della necessità di fare della sicurezza sociale un tema di sinistra, dicevo anche che andava fatto nell’ottica dei valori di riferimento della sinistra, non copiando i temi della destra!

E’ importante invertire la rotta, intervenendo a favore dell’integrazione sociale, della comunione dei valori, della contaminazione culturale, con un occhio lucido e facendo piazza pulita delle posizioni razziste che ultimamente sono emerse anche nella maggioranza.

(Giustizia) – Snellimento del sistema giuridico

La riforma del sistema giuridico è uno dei molti punti delicati che ancora rimangono da affrontare. La situazione è difficile e delicata (si rischiano sempre le ingerenze) , ma va assolutamente affrontata, con una riforma pesante e strutturale. Solo una volta che si avrà a disposizione un sistema giuridico degno di questo nome, sarà possibile tentare di far rispettare realmente le leggi (anche ai politici stessi).

(Politica) – Abolizione/modifica delle leggi vergogna

Le Leggi Vergogna sono numerose e disparate, non credo ne esista un elenco definito. La Gasparri, la Bossi-Fini, la Biagi, sono tutti provvedimenti che vanno rivisti e ripensati, integrati eventualmente con gli ammortizzatori sociali necessari alla loro equa applicazione (con particolare riferimento alla legge Biagi). Purtroppo su questo lavoro sarà difficile fare vera comunicazione, perché molte modifiche a queste leggi rientrano in provvedimenti diversi (ad esempio la Gasparri viene in parte modificata dai provvedimenti di riforma dell’asset mediatico attualmente in discussione).

Anche la legge elettorale, “la porcata”, sarà da ritoccare. La mia personale posizione su questo aspetto l’ho già trattata in un altro post, a cui rimando.

Conclusioni personali

In conclusione, il lavoro è stato cominciato ed il mio bilancio personale piuttosto positivo. Non ci si può aspettare che tutti gli argomenti vengano trattati insieme (sarebbe anzi un po’ controproducente), ne che se ne vedano gli effetti in un men che non si dica. La situazione va lentamente migliorando, paradossalmente più in fretta di quanto non mi fossi aspettato alla comunicazione dei risultati delle elezioni, nell’aprile 2005.

La strada intrapresa è quella giusta, se poi l’opposizione la smetterà di fare puro ostruzionismo (riportando il dibattito politico ad essere minimamente costruttivo) come le recenti spaccature al suo interno fanno presagire, ci sarà la possibilità di arrivare a qualcosa di realmente concreto, rimettendo definitivamente in moto questo paese (fino al prossimo Governo Berlusconi… sigh…)