Archivi tag: business

Rifletto.tv: a volte ritornano

Mi ero occupato di Riflettotv qualche tempo addietro. Non tanto per il motivo per cui se ne erano occupati altri (il fatto che mettessero gratuitamente a disposizione video anche di pregevole qualità), ma per un loro curioso atteggiamento nella difesa della propria posizione etica e morale. Arrivarono ad attaccare piuttosto pesantemente alcuni blogger che avevano avuto modo di pubblicare articoli su di loro, in alcuni casi arrivando alla cancellazione degli stessi (come nel caso di Shannon.it). Avevo scritto stigmatizzando questa forma di “censura” (che in realtà poi vera e propria censura non è, assomiglia più all’intimidazione) ed avevo in seguito avuto modo di scambiare quattro chiacchiere al telefono con il direttore di Rifletto.tv (che si era poi dimostrata persona intelligente e comprensiva).
Il messaggio che doveva passare, però, era chiaro: il modello di business sul quale si poggia Rifletto.tv non doveva essenzialmente interessare i blogger. La cosa mi trovò poco d’accordo (all’epoca come oggi), e gli sviluppi delle ultime ore sembrano darmi una certa ragione: il sito di Rifletto.tv infatti è stato oscurato lunedi dalla Guardia di Finanza, in seguito ad una violazione del comma 1 dell’articolo 171 della legge 633/41.

Si tratta di una sanzione di lieve entità, roba che si risolve con una piccola ammenda e che non metterebbe quindi in discussione il modello di business di cui sopra. Trovo però curioso il fatto che ci si preoccupi tanto dell’opinione dei blogger, arrivando ad iniziative personali, chiedendo di cancellare post e commenti poco favorevoli e poi ci si dimentichi banalmente di assolvere agli obblighi di legge…

Inutile dire che non ho nulla di personale contro Rifletto.tv, alla cui redazione auguro invece di poter tornare a “trasmettere” quanto prima: l’aspetto tecnologico di questa emittente infatti è piuttosto interessante…

Annunci

E se anche comprassero Yahoo?

Microsoft to buy Yahoo... more flickr identity problems Ma se anche Microsoft riuscisse a comprarsi Yahoo!, che cosa cambierebbe? Il discorso è più che aperto, ed “affrontato” da molti, in queste ore. La mia posizione però è probabilmente un po’ in controtendenza (strano eh? :P), e proprio per questo ci tengo ad esprimerla.

Sostanzialmente non cambierebbe nulla: MS ha già dimostrato (con Live Search) di muoversi piuttosto goffamente nel mondo della rete. C’è molto interesse, ma si tratta di un mondo molto (troppo) diverso da quello nel quale Microsoft è nata e cresciuta, perché possano affrontarlo con gli stessi parametri decisionali: sotto questo fronte, sarà nel loro interessa far si che sia Yahoo! a guidare le danze, forti dell’esperienza di anni di lavoro. Microsoft metterà da parte sua le garanzie strutturali per far si che Yahoo! (le cui rivenute finanziarie non sono state propriamente brillanti, di recente) rimanga in piedi e possa anzi darsi la forza necessaria per un rilancio in grande stile che metta in discussione (sperano quantomeno) lo strapotere di Google.

Sarà un’impresa dura, perché il grande “plus” di Google rispetto ai concorrenti, paradossalmente, non sono i servizi offerti, che in se non sono poi così innovativi o qualitativamente maggiori, ma la grande (enorme) capacità di ideare e di innovare, di catturare l’attenzione con idee nuove, con gli altri a seguire a ruota: perché scegliere un “secondo arrivato”, quando il primo è a mia disposizione? Proprio questo concetto, così lontano dal modello di business che normalmente viene applicato al mondo in cui Microsoft è abituata a muoversi, fa temere: riusciranno ad entrare in questa nuova ottica? Sotto questo profilo, sarà Microsoft a Yahooizzarsi (come diceva giustamente Paolo Attivissimo commentando la notizia), oppure sarà Yahoo! a Microsoftizzarsi?

Solo il tempo potrà dare il verdetto (sempre che l’operazione vada in porto)…

A 110 milion dollar’s button

Google Food Sono stato diverse volte accusato di avercela con Google, per via di dichiarazioni che appaiono su questo blog o fatte parlando del pericolo che le grandi piattaforme di servizi online (come Google) rappresentano per la privacy degli utenti (link alla presentazione in questione). Ho sempre cercato di essere chiaro su questo punto, dicendo chiaramente che il caso di Google è solamente il più eclatante e che non va demonizzato, ma evidentemente sono riuscito a far passare il messaggio poco e male. In qualche modo spero che questa segnalazione serva a chiarire che personalmente non ho assolutamente nulla contro Google (anzi, dico chiaro e tondo che utilizzo con soddisfazione alcuni loro servizi).

Sta rimbalzando sulla rete la notizia che Google perderebbe l’equivalente di 110 milioni di dollari l’anno per via dell’uso del pulsante “Mi sento fortunato” visibile nella homepage di ricerca del servizio, nonostante questa funzionalità venga utilizzata da pochissimi utenti (anche perchè, aggiungo io, molti utilizzano i campi di ricerca integrati nei browser o gli shortcut di ricerca, o gli strumenti inclusi in numerosi siti).
La funzionalità del pulsante in questione infatti, è quella di portare immediatamente l’utente al primo risultato della ricerca, senza visualizzare la pagina dei risultati della ricerca, sulla quale Google conta per far pubblicità alle aziende che profumatamente la pagano per vedere esposti i propri messaggi pubblicitari.

Particolarmente interessanti sono le motivazioni che Google da sui motivi per i quali, a fronte della perdita che quello strumento provocherebbe, hanno deciso di mantenerlo in homepage: Marissa Mayer, responsabile dei “prodotti di ricerca” di Google, ha dichiarato che il pulsante serve anche a ricordare a Google che la società è composta da persone con propri interessi ed inclinazioni, e che la società non deve quindi essere esclusivamente volta alla generazione di profitto (che comunque a Google non manca, visto che il suo utile annuo).

Inoltre, l’azienda di Mountain View  è stata molto attiva negli ultimi anni sul mercato del lavoro, portandosi in casa alcune delle persone tecnicamente più valide che io conosca (ed offrendo loro stipendi assolutamente interessanti) che mi hanno in seguito parlato molto bene dello spirito che si vive in azienda.

I miei complimenti a Google. Non credo ci sia altro da dire…

Fuoco e fiamme…

DSCF0832RyanAir ne ha fatta un’altra delle sue. Volando con la più famosa compagnia di voli low-cost da parecchi anni ormai, ho visto il servizio divenire di più in più scadente, con il passare del tempo. Le cose peggiori pero’, hanno cominciato ad emergere solo recentemente: prima tra tutti; la decisione di far pagare il bagaglio in stiva come optional (alzando cosi, guarda un po’, il prezzo del biglietto). Questa decisione pero’, mi tocca fino ad un certo punto: ho sempre preferito viaggiare senza bagaglio al seguito, dove possibile, per ovvi motivi pratici (“mi secca aspettare”).

Ieri invece, la nuova scoperta, decisamente più fastidiosa: il check-in si paga a parte. Si, proprio cosi: arrivi al chec-in, e se non hai preventivamente pagato online, la gentile signorina trattiene il tuo biglietto finchè non hai provveduto a saldare i 3 euro aggiuntivi, presso la biglietteria di RyanAir. Naturalmente solo con carta di credito.

Stando cosi le cose, non é pubblicità ingannevole offrire il biglietto aereo a 1 centesimo, quando ne devi aggiungere 15 tra bagaglio e check-in, e 30 di spese aeroportuali?

A questo naturalmente si aggiunge la mancanza di servizi gratuiti a bordo (una volta davano ai passeggeri un sacchettino con un paio di snack, se qualcuno lo ricorda ancora…), la pubblicità ovunque (ora persino le cappelliere sono ricoperte di pubblicità), il tentativo di vendere qualsiasi cosa, dai profumi alle riviste, durante il volo… insomma: hanno cambiato il modello di business o cercano solo di spremere quanto più possibile?

Non mi piace la piega che stanno prendendo… puzza di squali… non mi piace neanche un po’…