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Clandestini, sanità ed idiozia congenita

fabbio via Flickr

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E’ davvero parecchio tempo che non scrivo. Il lavoro in questo periodo (nonostante la crisi) è davvero tanto, gli altri impegni si accavallano ed il tempo (e la voglia) di mettermi qui a buttare giù due parole è sempre meno.

Per fortuna che in mio soccorso vengono i politici della Lega, altrimenti come potrei fare? Le motivazioni che sono in grado di dare le loro proposte di legge sono una linfa vitale, ed eccomi allora a scrivere a proposito della proposta di legge che è da poco stata approvata al Senato, che prevede che i medici denuncino i clandestini che si presentino per ottenere cure mediche.

Al di là del rispetto dei diritti umani, della costituzione e di tutte quelle altre cose con cui il nostro simpatico governo si pulisce il culo c**o fondoschiena di dietro ormai da parecchio tempo, basterebbe un po’ di buon senso, un singolo neurone in loop al posto del vuoto spinto della loro scatola cranica per rendersi conto delle ovvie conseguenze che questa norma avrà.

Si dà il caso che, a differenza dell’idiozia congenita, esistano malattie contagiose. Per chi non lo sapesse, sono malattie che (indipendentemente dal luogo in cui viene scodellato da madre natura un essere umano) si trasmettono da persona a persona, a volta per contatto a volte per semplice prossimità. Non essendo ancora stato varato un decreto che regolamenta la possibilità di contagio da parte di cittadini extracomunitari (non dubito che verrà introdotto quanto prima, insieme all’abolizione della legge di Ohm), quello che accadrà è che gli extracomunitari presenti sul nostro territorio eviteranno (con una brutta battuta si potrebbe dire “come la peste”) di andare a farsi curare nelle strutture pubbliche, fino a quando non sarà ormai troppo tardi, favorendo il contagio alla pur resistente “razza italo-ariana”. Considerando la densità di popolazione, oltretutto, potremmo sospettare contagi più efficaci in Padania, e precipitazioni sparse sul resto della “terronia”.

Nella migliore delle ipotesi, quello che accadrà sarà la nascita di un “circuito sanitario” parallelo e clandestino, non regolamentato e quindi spesso e volentieri mancante delle minime norme igieniche, troppo simile per altro a quanto accadeva quando l’aborto era proibito per legge…

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E fu la volta delle retate

La 90..o una gabbia?! Ieri a Milano ci sono state delle retate. La polizia locale, accompagnata e supportata dai controllori dell’ATM, ha effettuato controllo a tappeto sulle circolari 90 e 91, alla ricerca di immigrati clandestini. I viaggiatori stranieri trovati non in possesso di un regolare permesso di soggiorno sono stati caricati su cellulari e portati via (presumibilmente in questura per essere poi rilasciati in possesso di un “foglio di via”).

Tralasciando le considerazioni sulla legittimità dell’azione intrapresa, tralasciando il fatto che iniziative simili non fanno che contribuire ad alimentare il clima di razzismo, persecuzione e xenofobia che sempre più vediamo dilagare tra le fila della popolazione italica, tralasciando perfino il fatto che è la stessa legge Bossi-Fini a “generare clandestinità”, come più volte ribadito da fonti più autorevoli del sottoscritto, la considerazione che voglio fare riguarda il risultato che tramite questa iniziativa si vuole raggiungere.

Se l’obiettivo è colpire i criminali, mi viene piuttosto difficile credere che si pensi di trovarli in pieno pomeriggio su linee urbane stracariche come le 90 e 91, nonostante il vicesindaco De Corato vada dicendo diversamente. Per di più, le modalità non sono certo da caccia al criminale: se il problema sono scippatori e borseggiatori, perché controllare i documenti e non avviare una presenza costante sui mezzi pubblici, in attesa che venga compiuto il reato (o per dissuaderlo)? Magari tenendo d’occhio anche gli italiani, che proprio degli stinchi di santo non sono?

Il reale risultato che si ottiene, invece, è di (tentare di) rimandare a casa dei clandestini lavoratori, non i criminali; clandestini lavoratori di cui abbiamo bisogno, perché rappresentano quasi il 6% del PIL (per quanto poco questo indicatore valga), clandestini lavoratori generati solo ed esclusivamente dalla Bossi-Fini, visto che sono irregolari per colpa di un decreto flussi profondamente inadeguato alla realtà del paese.

Si continua ad accanirsi sui clandestini per cercare i criminali (quando sui criminali siamo proprio noi italiano a poter far scuola) generando, senza ottenere alcuna miglioria significativa, odio, discriminazione e persecuzione.

Immigrato muore nel CPT: sarà colpa sua

Barca della speranza Hassan è morto, ieri mattina, nel centro di permanenza temporanea di Torino. Per tutta la notte i suoi compagni di cella (si, cella, come nelle carceri) hanno chiamato a squarciagola chiedendo soccorsi che non sarebbero mai arrivati. In gabbia come cani, soli come cani, a morire come cani. Sia chiaro, di morire può capitare in tanti modi, alcuni anche ingiusti, ma di morire nel modo che racconta Mohammed Alhuiri, venticinquelle iracheno suo compagno di cella, dalle pagine di Repubblica, beh presuppone qualche responsabilità in più:

Per tutta la giornata di venerdì stava malissimo. Si lamentava. Non si reggeva in piedi. Aveva la febbre alta, mi ha persino chiesto di toccargli la fronte perché sentissi anch’io”. Alle 3 è stato visitato dal medico di guardia, nell’infermeria della Croce Rossa. “Ma forse pensavano fosse una cosa leggera o non gli hanno creduto – racconta Alhuiri – perché gli hanno dato una medicina, se ho capito bene un antibiotico, senza nemmeno verificare se potesse essere allergico. Hassan era tossicodipendente, prendeva il metadone, aveva problemi, stava ancora male. Eppure non hanno voluto più saperne di lui. L’hanno lasciato solo. L’hanno trattato come un animale.
[…]
Ho perso la voce a furia di urlare, a mezzanotte e quarantacinque gridavamo tutti. Dopo un po’ è arrivato un addetto della Croce Rossa. “Fino a domani mattina non c’è il medico”, ha spiegato. Poi se n’è andato. Hassan si è steso sul suo letto, era caldo, stava malissimo…”.
[…]
Ieri mattina suo fratello voleva parlargli. Sono andato per passargli la chiamata e l’ho visto aveva gli occhi sbarrati e la bava alla bocca. Non respirava più. L’hanno portato di nuovo in infermeria. Ma era troppo tardi. Alle 8 di mattina il medico di guardia ha constatato il decesso.

Nel frattempo, il Governo si appresta a varare il pacchetto sicurezza che con tutta probabilità introdurrà il reato di immigrazione clandestina, e vorrebbe portare a 18 mesi la permanenza degli immigrati nei CPT, nelle sovraffollate carceri che vedono da anni denunciate le disumane condizioni alle quali vengono sottoposti i “detenuti”.

Poi si parla di “proverbiale accoglienza” e si bruciano i campi dei rom. Si ammette che abbiamo bisogno del lavoro degli immigrati ma poi si chiede loro di tornare al loro paese per poter rientrare in Italia da regolari (sempre che si stia dentro “i flussi”). Si dice di voler integrare gli immigrati e di volerli far lavorare, ma se perdono il lavoro divengono immediatamente irregolari (e anche di questo possiamo ringraziare la Bossi-Fini). E’ tornata la tratta degli schiavi.

Ma la cosa più bella, l’ha detta queste ore il neoministro degli Interni Roberto Maroni, intervistato da Repubblica:

L’Italia non è un paese razzista. Episodi di questo tipo talvolta sono alimentati dai delitti commessi dai clandestini.

Propongo di dar fuoco a tutti i Padani, visto che Bossi ha commesso almeno una volta il reato di vilipendio alla bandiera… :/