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GPLv3: pensieri volanti

Ieri sera notte, mentre cercavo di convincere Danilo che era ampiamente ora di andare a dormire (tentativo fallito, visto che alla fine ha dormito su un tavolo), mi sono trovato a fare quattro interessanti chiacchiere in materia di “GPLv2 vs. GPLv3” insieme a Guido Serra, Marco Bertorello, Matteo Flora e Daniel Donato, dell’HackLab 81100.
Dal discorso (nonostante i fumi dell’alcool che non risparmiavano probabilmente nessuno dei partecipanti ed astanti) sono venute fuori una serie di considerazioni interessanti che mi sono annotato e riproposto di elencare qui, a memoria d’uomo.

Tanto per cominciare, GPLv3, a differenza della GPLv2, richiede (con l’obiettivo di combattere la TiVo-izzazione) il rilascio della “tool-chain”. Questo non significa che debbano essere rilasciati tutti gli apparati a contorno del software (ad esempio script dello sviluppatore che aiutano nella customizzazione del software, ad esempio), ma semplicemente che l’utente finale, che ha il sorgente a disposizione, deve essere in grado (non è detto che debba poterlo fare comodamente) di ricompilare e reinstallare il software a sua disposizione. L’obiezione di Guido, in ogni caso, rimane pienamente valida: questa ulteriore ristrettezza rispetto alla GPLv2, peggiora il ritorno dell’investimento commerciale che lo sviluppatore potrebbe aver affrontato.
Questo è probabilmente dovuto ad una scelta di fondo, che ad un certo punto si è posta e doveva essere necessariamente affrontata: il rapporto tra software commerciale e software libero. La mia opinione è che con la GPLv2, i “lavoratori del software libero” potevano essere anche sviluppatori, investitori, scrivendo del codice da zero, rilasciaro sotto GPL e vedere comunque un rientro economico tale da coprire l’investimento fatto, perchè veniva sfruttata una “zona grigia”: si tratta di un equilibrio piuttosto delicato del quale qualcuno (Novell ad esempio, nell’ambito dell’accordo con Microsoft di cui tanto si è parlato, ma non è certo la sola) ha abusato, portando ad una revisione di questo argomento nell’ambito dello sviluppo della GPLv3.

La scelta a questo punto era tra mantenimento e garanzia delle “libertà digitali” del software e dei suoi utilizzatori, e attrattiva commercial-industriale dello stesso, è la strada presa dalla GPLv3 è piuttosto palese, nonché ovvia conoscendo i personaggi che ne guidano la filosofia. Questa scelta non è di per sé negativa, ma va preso atto che rende il software libero poco attraente da un punto di vista prettamente commerciale.

Un’interessante osservazione è poi nata dalla discussione, ed è quella sul rilascio dei diritti sui brevetti, che da quel che ricordo la GPLv3 richiede; mentre la GPLv2 non citava in alcun modo i brevetti, lasciando un’alone di indecisione che poteva (forse) essere sfruttato per implementare algoritmi coperti da brevetti software dei quali non si possiedono i diritti (non essendo questi validi in alcune legislazioni, come quelle europee), la GPLv3 ne richiede l’esplicito rilascio, che nonè possibile effettuare se non si possiedono i diritti in questione, ponendo un’ulteriore limitazione alle possibilità di sviluppo, questa volta in senso molto più largo di quello prettamente commerciale.

Infine, si esprimevano dubbi sulla localizzazione della licenza: la GPL è scritta per la legislazione americana. In Italia, è valida? Non va forse a contraddire qualche articolo di qualche legge sui contratti commerciali, o simili, che potrebbero portarla ad essere invalidata? Sotto questo aspetto (il solito paradosso della legislazione e dell’informatica, fatto di frontiere fisiche che esistono nel mondo reale ma non nel mondo digitale), il discorso andrebbe approfondito con persone competenti, perchè io rischio solo di fare inutili congetture ed illazioni 🙂

Samba si schiera “in gpl3”

Quando ieri Microsoft ha cominciato ad alzare gli scudi relativamente alla GPLv3, modificando unilateralmente i tanto discussi “patents agreement” stipulati con diverse realtà del mondo dell’opensource, facendo in modo di non trovarsi a distribuire codice coperto da GPLv3, questa era una delle mosse che mi sarei augurato.

Samba passa in GPLv3 (a partire dalla versione 3.2.0), contribuendo attivamente alla lotta contro le pretese, in termini di “proprietà intellettuale”, di Redmond. Infatti dal momento in cui Samba sarà rilasciato con questa nuova licenza, non sarà più possibile distribuirne le nuove versioni ed allo stesso tempo avanzare (dubbie) richieste relativamente a brevetti e proprietà intellettuale.
A giudicare, tra l’altro, dai dati resi pubblici da palamida, Samba è il primo progetto di una certa entità ad adottare la nuova licenza.

Che questa sia la volta buona che Microsoft debba dire addio ad una “propensione verso l’interoperabilità” di facciata (con il sottotitolo “è standard quello che diciamo noi”), e cominci a darsi da fare per l’interoperabilità reale, quella che ha proposto Red Hat e che loro hanno sdegnosamente rifiutato?

L’autogoal di Microsoft

Negli ultimi giorni, Microsoft ha cominciato a muoversi pesantemente contro Linux. Sin dai primi accordi stipulati con Novell, lo scorso novembre, l’evidente intento della software-house di Redmond era quello di far passare il messaggio che Linux violi un pugno di brevetti di proprietà di Microsoft, al punto da richiedere un accordo commerciale di protezione per i clienti di Novell.

Recentemente poi, forte anche dell’adesione di Dell al patto già stipulato tra i due colossi, Microsoft ha rincarato la dose, comunicando la supposta violazione di oltre 200 brevetti (nessuno dei quali tra l’altro convalidato da un tribunale), all’interno di una classica distribuzione GNU/Linux.

Naturalmente si sono immediatamente alzate le voci della comunità degli sviluppatori e degli attivisti del software libero, che hanno messo in discussione (con un intervento dello stesso Linus Torvalds) la validità stessa dei brevetti che Microsoft vorrebbe contestare. Si tratta naturalmente di una serie di schermaglie, dalle quali trapela l’intenzione di Microsoft di seminare il cosi detto FUD (Fear, uncertainty and doubt) tra gli utenti Linux, spingendo le aziende a dubitare della sicurezza legale offerta dal sistema del ‘pinguino’.

E’ notizia di oggi però, che proprio gli accordi stipulati con Novell possano essere stati un grave errore di valutazione da parte dei dirigenti di stanza a Seattle: Groklaw infatti rende noto che i tagliandi di licenza che Microsoft sta distribuendo non hanno scadenza. Potrebbe apparentemente sembrare un dato privo di significato, ma proprio questo dettaglio potrebbe fugare ogni dubbio residuo sulla questione dei brevetti che Linux infrangerebbe secondo l’azienda di Bill Gates.

Con l’entrata in vigore della nuova versione della licenza GPL (la numero 3), che introduce delle misure atte a contrastare proprio il genere di accordi simili a quelli stipulati tra Microsoft e Novell (la licenza infatti estenderebbe automaticamente la protezione garantita agli utenti di Novell a tutti gli utenti di Linux), e quindi con l’applicazione di questa licenza al codice distribuito da Novell, i voucher rilasciati senza data da parte di Microsoft potrebbero essere utilizzati per far valere la protezione brevettuale su codice protetto da GPLv3, e quindi, automaticamente, proteggere tutti gli utenti di GNU/Linux.

Ora si attende la prossima mossa di Microsoft…

Discussione sulla GPLv3…

Questa mattina, in Associazione, abbiamo discusso di GPLv3, grazie al prezioso contributo di Cristian Rigamonti, socio storico di OpenLabs e “nostro inviato” (lui non lo sa però :P) presso la Free Software Foundation. L’intervento di Cristian, che ha analizzato la 3a bozza della GPLv3 uscita recentemente, chiarendo un po della sua storia e le principali differenze rispetto alla versione 2, è bastato a dissipare tutti (o quasi) i dubbi che ancora aleggiavano, complice la poca informazione che si legge a riguardo, sulla nuova GPL.

Innanzi tutto, condivido le motivazioni (che non conoscevo), che hanno portato alla necessità di sviluppare una nuova versione della GPL. La nuova normativa in materia di diritto d’autore (basata sul trattato WIPO, che ha dato origine al DMCA negli USA ed all’EUCD in Europa), e la necessità di difendere le 4 libertà fondamentali del software libero dagli attacchi portati da alcune applicazioni del DRM e dei brevetti (soprattutto software), rendono realmente necessaria una revisione della licenza. Voglio sottolineare che per la prima volta (non era infatti stato necessario/possibile con le versioni 1.0 e 2.0), la FSF ha deciso di portare avanti un lavoro realmente collaborativo, a cui ognuno può collaborare attivamente (la pagina linkata è ‘stet’, software javascript che consente di commentare in modo semplice e collaborato il testo, che verrà licenziato, e qui c’è sotto lo zampino burlone di Stallman, sotto GPLv3: si tratterà del primo software il cui solo scopo è quello di definire la licenza con la quale dovrà essere licenziato).

Decisione apprezzabile e democratica, quella di un lavoro maggiormente collaborativo, che ha portato sicuramente ad un rallentamento del processo di sviluppo, ma ad una nuova versione realmente “largamente condivisa” ed al pieno rispetto dell’idea del “do not harm” (“non fare cavolate”). Inoltre, si è sfruttata l’occasione per consentire una migliore internazionalizzazione (piu semplice applicabilità su territori diversi da quello degli USA) e compatibilità con altre licenze (davvero notevole lo sforzo profuso in questa direzione, a mio avviso ampiamente premiato dalla finalmente raggiunta compatibilità con la licenza Apache 2.0).

Non starò a dilungarmi piu di tanto sui cambiamenti introdotti dalla GPLv3, che Cristian spiega piu che ampiamente nelle sue slides, ma mi limiterò a dire che: la GPLv3 non è “contro il DRM”, ma contro specifiche applicazioni dello stesso, in particolare, quelle che non consentono l’applicazione delle 4 libertà fondamentali del software libero. Interessante anche la necessità di includere adeguate “note di installazione” che consentano all’utente di poter effettivamente godere di queste libertà (il caso TiVo insegna).

Altrettanto interessante il pragmatismo che la FSF (e Stallman) sono riusciti a tenere nell’affrontare lo spinoso problema dei brevetti software, cercando (ed a mio avviso ottenendo nella maggior parte dei casi) di difendere allo stesso tempo gli utenti del software libero e di non scoraggiare le aziende detentrici di brevetti dal contribuire al software libero. In particolare, molto interessante i due paragrafetti che sono stati inseriti in seguito agli accordi Microsoft-Novell, che porterebbero da una parte Novell a non poter piu distribuire quel codice (“terminazione” della licenza), oppure a rivedere l’accordo affinchè la “non ostilità” si applichi a tutti gli utenti di quello stesso software, indipendentemente dall’essere o meno clienti Novell (e, aggiungo, dall’essere o meno negli USA, unico paese civilizzato a consentire un obrobrio come la brevettazione delle idee).

Sono davvero contento del lavoro fatto, anche se qua e la (soprattutto in materia di brevetti non software) mi sarebbe piaciuta una posizione piu ferma e decisa, che so però non essere politicamente accettabile.

Riunione dei gruppi di Milano

Venerdi sera, presso la sede dell’Associazione, si è svolto un primo informale incontro tra esponenti di tutti i gruppi della provincia di Milano che si occupano di diffusione e promozione di GNU/Linux e del Software Libero ed OpenSource (ne ho contati 9, che sono quelli che avevo interpellato, se me ne sono perso qualcuno me lo si faccia presente! :P)

Purtroppo alcuni gruppi non si sono presentati, ma credo proprio che sia stato il poco preavviso (una settimana o poco piu) e il fatto di aver scritto direttamente alle persone anzichè formalmente ai gruppi stessi.  Mi auguro sinceramente che ai prossimi incontri ci possano essere tutti, in modo da allargare al massimo il consenso delle decisioni prese.

Le proposte che sono emerse da questa prima riunione sono essenzialmente tre, e vanno dalla rimessa in opera di milano.linux.it, all’organizzazione di un evento su DRM, Trusted Computing e Privacy, alla stesura condivisa di una riflessione sulla GPLv3 da portare poi come tavolo di lavoro alla LUG Conference di Cosenza.

I gruppi presenti (SemLUG, OpenLabs, POuL e LUG Bocconi) erano particolarmente entusiasti di lavorare insieme, e proprio questa bella atmosfera mi fa ben sperare. Vediamo un po cosa ne viene fuori 🙂

GPL-3-alpha3

E’ uscita la terza bozza della GPLv3.

Le modifiche sono molte, ma sicuramente la più importante è la rinnovata intenzione di mantenere un filo di compatibilità con la GPLv2 e la mitigazione delle clausole relative ai DRM. Sono assolutamente d’accordo con Linus Torvalds: il DRM non è male in quanto tale, ma è male nella sua attuale implementazione. Ma se l’implementazione è software, non possiamo scrivercela come ci pare? L’importate è che ci siano le specifiche? Non le abbiamo mai avute, per moltissimo dell’hardware in commercio… non sarà questo a fermarci…

Anche l’introduzione di aspetti che limitano l’uso di brevetti, mi trova assolutamente d’accordo. Sono profondamente contrario a brevetti e proprietà intellettuale, a 360°.

Sono molto contento. Ora attendiamo fiduciosi la quarta bozza (tra 2 mesi) e poi la release finale, e spariamo in bene 🙂