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Ma allora ci prendete per il culo!

Wifi Cioè, allora ci state davvero prendendo per il culo! Da quando fu emanato il Decreto Pisanu, quell’incredibilmente inutile ed idiota (lasciatemelo dire una buona volta) insieme di fandonie che cercava di imporre controlli agli accessi alla rete (contro il terrorismo, naturalmente, come se i terroristi andassero negli internet-café) divenne il terrore di tutti gli amministratori di reti, in particolare di coloro che avevano a che fare con le reti wireless (dove è molto più difficile effettuare un controllo reale degli accessi).
Un decreto legge impossibile da rispettare, per vari motivi: non si capisce a chi è indirizzato, non si capisce cosa vuole ottenere, richiede cose tecnicamente impossibili (o le esprime in modo cosi chiaro da generare più confusione di un PRNG), con il quale i politici italiani hanno cercato di completare la loro personale collezione di cazzate.

Ora, il ministero dell’interno dice ufficialmente che “basta un sms per autenticarsi”, o una carta di credito? Al di la di quanto affidabili metodi di autenticazione siano (quanti degli informatici che seguono questo blog non sanno come falsificare il mittente di un sms?), quello che viene voglia di urlare a squarciagola è: “Ma siete scemi?? Adesso che mancano pochi mesi al termine di legge??”

Mi viene voglia di chiedere i danni, di emettere fattura, addebitando al ministero (ed a Pisanu) tutto il tempo-uomo perso alla ricerca di una soluzione legale a quella merda di decreto…

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Governo: a che punto siamo?

Che il centro-destra abbia maggiori capacità comunicative rispetto alla coalizione di Governo, non è certo una novità (ne completamente merito loro). Continuano a parlare di “fallimentare governo di sinistra”, che a me però cosi fallimentare non sembra; voglio allora cercare di fare un po’ il punto della situazione, cercando di capire cosa è stato fatto e cosa invece ancora rimane da fare, nei prossimi anni. Elenco di seguito qualche punto, in puro ordine casuale. Se a qualcuno venisse in mente dell’altro, sarò ben felice di integrare queste poche righe.

(Economia) – Lotta all’evasione fiscale

E’ certamente il grande fiore all’occhiello di questo Governo. Che che ne dicano a destra (rode dover pagare le tasse, eh Silvio? Rode dover assumere gli extracomunitari che prima erano in nero, vero “piccoli imprenditori”?), la lotta all’evasione fiscale ha portato i necessari frutti (materializzati momentaneamente nell’extragettito fiscale dello scorso anno), al punto che quest’anno non sarà necessario aumentare ulteriormente la pressione fiscale per continuare sulla strada del risanamento economico, assolutamente necessario dopo che il Governo Berlusconi aveva lasciato buchi un po’ ovunque (lasciando naturalmente le sanzioni Europee sulle spalle del successore, come sono soliti fare, e come è capitato anche con TFR e Digitale Terrestre).

Nei prossimi anni sarà sicuramente necessario proseguire nella lotta all’evasione fiscale, magari riducendo anche, ove possibile, la pressione fiscale proporzionalmente al reddito. E’ un circolo virtuoso doloroso da avviare, ma che porterà evidenti benefici al paese. Sapevamo, alla vigilia delle elezioni, che ci sarebbe stata “la stangata”, era prevedibile. Ora sappiamo che fatto il sacrificio, si cominciano a vederne i benefici…

(Esteri) – Politica estera

Quando l’attuale Governo è salito al potere, avevamo i soldati in Iraq ed in Afghanistan, entrambi sotto attacco per decisione unilaterale del governo degli Stati Uniti d’America e non sotto l’egida dell’ONU. Oggi, i militari hanno lasciato l’Iraq e sono rimasti in Afghanistan sotto l’egida dell’ONU. Purtroppo si è reso necessario (a fronte di pressioni proprio delle Nazioni Unite) un intervento (realmente stavolta) di pace in Libano. Il Ministro D’Alema sta seguendo da vicino lo svilupparsi della situazione internazionale, soprattutto nello scenario mediorientale, e la moratoria contro la pena di morte ha raccolto i primi successi di questo importante impegno italiano in politica estera.

Bisogna proseguire su questa strada, soprattutto ora che anche la Francia si ritrova con posizioni vicine a quelle degli USA, per spingere a livello internazionale verso soluzioni pacifiche e non armate, soprattutto nei confronti di quelli che sono stati definiti per decisione unilaterale statunitense i “paesi canaglia” e che rischiano (a partire dall’Iran) di essere oggetto di nuovi scenari bellici già nei prossimi mesi. Obiettivo principale, naturalmente, la definitiva approvazione della moratoria contro la pena di morte.

La concessione della base USA a Vicenza non ha certo aiutato l’opinione pubblica all’apprezzamento dell’operato del Governo su questo fronte. Un tasto dolente che andrebbe rivisto…

(Lavoro) – Lotta al precariato ed al lavoro nero

In parte questa parte giova delle iniziative di lotta all’evasione fiscale, in parte di provvedimenti mirati alla riduzione della pressione fiscale alle aziende che assumono dipendenti (il cuneo fiscale).

Purtroppo il cammino è ancora (molto) lungo e travagliato, perché su questo argomento la maggioranza non è compatta. Rimangono da discutere seriamente aspetti come la riforma delle pensioni (a cui si continuano a mettere pezze) e la lotta al precariato.

(Ambiente) – Fonti d’energia rinnovabili

Nell’ultima finanziaria erano previsti numerosi incentivi per il passaggio a fonti di energia rinnovabile, o per la riduzione dell’inquinamento (incentivi per la sostituzione delle vecchie caldai, o per l’acquisto di automobili Euro4). Si può discutere sull’efficacia reale delle soluzioni proposte, ma è sicuramente un passo avanti importante.

(Economia) – Tutela dei consumatori

Numerosi provvedimenti sono stati presi per la tutela dei consumatori: alcuni hanno già raggiunto, almeno in parte, lo scopo prefissato (ad esempio l’abolizione dei costi di ricarica), altri sono in corso d’opera (liberalizzazioni di benzinai, farmacie), altri ancora “hanno da venì” (riforma della Rai, legge sul conflitto d’interesse).

Il lavoro è ancora lungo, ma la strada è quella giusta (purchè si presti attenzione a quello che si fa…).

(Istruzione) – Provvedimenti per le scuole e le università

A fronte dei controversi tagli economici alle università (che mi auguro possano essere risolti nei prossimi anni grazie alle maggiori entrate fiscale ed alla ripresa economica, a patto che le università riformino le proprie strutture interne), il Governo ha attuato numerosi interventi a favore della scuola pubblica (sono stati assunti numerosi nuovi insegnanti con l’ultima finanziaria).

Naturalmente non si cambia il mondo in 2 anni, e gli aspetti sui quali intervenire sono ancora moltissimi. La strada però è quella giusta: l’istruzione e la formazione sono valori centrali per una società sana e vivibile, e bisogna incentivarli.

(Società) – Unioni Civili, PACS, DICO

Sono sicuramente la grande nota dolente delle politiche sociali di questo esecutivo. Le spaccature interne in materia di Unioni Civili hanno rimandato a lungo il confronto, al punto che il provvedimento è stato da molti “dato per disperso”. In realtà la ripresa del dibattito sulla questione è stata programmata al termine delle votazioni sulla legge finanziaria attualmente in discussione, e quindi già da fine novembre.

Vedremo cosa sarà possibile fare insieme agli integralisti cattolici. Purtroppo sapevamo sin da buon principio che sarebbe stato un argomento delicato (al punto che Mastella non avrebbe firmato questo punto sul Programma, prima delle elezioni).

(Società) – Sicurezza sociale

Altra nota dolente, sulla quale il centro-destra fa molta propaganda e sulle cui posizioni purtroppo si è andata recentemente allineando anche parte della coalizione di Governo.

Quando qualche mese fa parlavo della necessità di fare della sicurezza sociale un tema di sinistra, dicevo anche che andava fatto nell’ottica dei valori di riferimento della sinistra, non copiando i temi della destra!

E’ importante invertire la rotta, intervenendo a favore dell’integrazione sociale, della comunione dei valori, della contaminazione culturale, con un occhio lucido e facendo piazza pulita delle posizioni razziste che ultimamente sono emerse anche nella maggioranza.

(Giustizia) – Snellimento del sistema giuridico

La riforma del sistema giuridico è uno dei molti punti delicati che ancora rimangono da affrontare. La situazione è difficile e delicata (si rischiano sempre le ingerenze) , ma va assolutamente affrontata, con una riforma pesante e strutturale. Solo una volta che si avrà a disposizione un sistema giuridico degno di questo nome, sarà possibile tentare di far rispettare realmente le leggi (anche ai politici stessi).

(Politica) – Abolizione/modifica delle leggi vergogna

Le Leggi Vergogna sono numerose e disparate, non credo ne esista un elenco definito. La Gasparri, la Bossi-Fini, la Biagi, sono tutti provvedimenti che vanno rivisti e ripensati, integrati eventualmente con gli ammortizzatori sociali necessari alla loro equa applicazione (con particolare riferimento alla legge Biagi). Purtroppo su questo lavoro sarà difficile fare vera comunicazione, perché molte modifiche a queste leggi rientrano in provvedimenti diversi (ad esempio la Gasparri viene in parte modificata dai provvedimenti di riforma dell’asset mediatico attualmente in discussione).

Anche la legge elettorale, “la porcata”, sarà da ritoccare. La mia personale posizione su questo aspetto l’ho già trattata in un altro post, a cui rimando.

Conclusioni personali

In conclusione, il lavoro è stato cominciato ed il mio bilancio personale piuttosto positivo. Non ci si può aspettare che tutti gli argomenti vengano trattati insieme (sarebbe anzi un po’ controproducente), ne che se ne vedano gli effetti in un men che non si dica. La situazione va lentamente migliorando, paradossalmente più in fretta di quanto non mi fossi aspettato alla comunicazione dei risultati delle elezioni, nell’aprile 2005.

La strada intrapresa è quella giusta, se poi l’opposizione la smetterà di fare puro ostruzionismo (riportando il dibattito politico ad essere minimamente costruttivo) come le recenti spaccature al suo interno fanno presagire, ci sarà la possibilità di arrivare a qualcosa di realmente concreto, rimettendo definitivamente in moto questo paese (fino al prossimo Governo Berlusconi… sigh…)

GPLv3: pensieri volanti

Ieri sera notte, mentre cercavo di convincere Danilo che era ampiamente ora di andare a dormire (tentativo fallito, visto che alla fine ha dormito su un tavolo), mi sono trovato a fare quattro interessanti chiacchiere in materia di “GPLv2 vs. GPLv3” insieme a Guido Serra, Marco Bertorello, Matteo Flora e Daniel Donato, dell’HackLab 81100.
Dal discorso (nonostante i fumi dell’alcool che non risparmiavano probabilmente nessuno dei partecipanti ed astanti) sono venute fuori una serie di considerazioni interessanti che mi sono annotato e riproposto di elencare qui, a memoria d’uomo.

Tanto per cominciare, GPLv3, a differenza della GPLv2, richiede (con l’obiettivo di combattere la TiVo-izzazione) il rilascio della “tool-chain”. Questo non significa che debbano essere rilasciati tutti gli apparati a contorno del software (ad esempio script dello sviluppatore che aiutano nella customizzazione del software, ad esempio), ma semplicemente che l’utente finale, che ha il sorgente a disposizione, deve essere in grado (non è detto che debba poterlo fare comodamente) di ricompilare e reinstallare il software a sua disposizione. L’obiezione di Guido, in ogni caso, rimane pienamente valida: questa ulteriore ristrettezza rispetto alla GPLv2, peggiora il ritorno dell’investimento commerciale che lo sviluppatore potrebbe aver affrontato.
Questo è probabilmente dovuto ad una scelta di fondo, che ad un certo punto si è posta e doveva essere necessariamente affrontata: il rapporto tra software commerciale e software libero. La mia opinione è che con la GPLv2, i “lavoratori del software libero” potevano essere anche sviluppatori, investitori, scrivendo del codice da zero, rilasciaro sotto GPL e vedere comunque un rientro economico tale da coprire l’investimento fatto, perchè veniva sfruttata una “zona grigia”: si tratta di un equilibrio piuttosto delicato del quale qualcuno (Novell ad esempio, nell’ambito dell’accordo con Microsoft di cui tanto si è parlato, ma non è certo la sola) ha abusato, portando ad una revisione di questo argomento nell’ambito dello sviluppo della GPLv3.

La scelta a questo punto era tra mantenimento e garanzia delle “libertà digitali” del software e dei suoi utilizzatori, e attrattiva commercial-industriale dello stesso, è la strada presa dalla GPLv3 è piuttosto palese, nonché ovvia conoscendo i personaggi che ne guidano la filosofia. Questa scelta non è di per sé negativa, ma va preso atto che rende il software libero poco attraente da un punto di vista prettamente commerciale.

Un’interessante osservazione è poi nata dalla discussione, ed è quella sul rilascio dei diritti sui brevetti, che da quel che ricordo la GPLv3 richiede; mentre la GPLv2 non citava in alcun modo i brevetti, lasciando un’alone di indecisione che poteva (forse) essere sfruttato per implementare algoritmi coperti da brevetti software dei quali non si possiedono i diritti (non essendo questi validi in alcune legislazioni, come quelle europee), la GPLv3 ne richiede l’esplicito rilascio, che nonè possibile effettuare se non si possiedono i diritti in questione, ponendo un’ulteriore limitazione alle possibilità di sviluppo, questa volta in senso molto più largo di quello prettamente commerciale.

Infine, si esprimevano dubbi sulla localizzazione della licenza: la GPL è scritta per la legislazione americana. In Italia, è valida? Non va forse a contraddire qualche articolo di qualche legge sui contratti commerciali, o simili, che potrebbero portarla ad essere invalidata? Sotto questo aspetto (il solito paradosso della legislazione e dell’informatica, fatto di frontiere fisiche che esistono nel mondo reale ma non nel mondo digitale), il discorso andrebbe approfondito con persone competenti, perchè io rischio solo di fare inutili congetture ed illazioni 🙂

Questi maledetti lavavetri assassini…

LavavetriDopo la notizia della settimana scorsa degli interventi contro i lavavetri a Firenze (e sull’onda delle polemiche conseguenti), in queste ore si comincia a parlare del “pacchetto sicurezza” che dovrebbe estendere questo genere di misure a livello nazionale.

Indubbiamente ci sono dei problemi che vanno affrontati: la microcriminalità su tutte è un problema serio delle nostre metropoli. Su questo credo che nessuno sia in disaccordo. Peccato che poi, le opinioni sul cosa fare sono drammaticamente divergenti, e mi auguro che il Governo non cerchi di far passare a forza un decreto legge che marchi definitivamente questa divergenza, ma che cerchi il dialogo ed il confronto con tutte le parti in causa (comprese quelle non politiche).

In particolare, è quantomeno curioso punire lavavetri e accattoni per fermare la microcriminalità (è un’associazione di idee davvero degna della destra più estremista), cosi come è simpatico che si voglia punire con il carcere (carcere!) chi chiede l’elemosina (sempre che poi non ci sia la condizionale, che il giudice non ritenga corretto applicare la sola sanzione pecuniaria, e via dicendo) mentre i reati finanziari (Ricucci? Fiorani? Cirio? Parmalat?) sono di fatto impuniti.
E’ inoltre interessante valutare come si cerchi di riempire nuovamente quelle carceri il cui sovraffollamento ha portato ad un discutibile indulto: forse che l’unica parte utile di quel provvedimento sia stata giudicata troppo “saggia” e vada quindi rovinata?

Al di là delle polemiche, però, e degli appelli, c’è una considerazione importante da fare: è importante che questa proposta di legge non venga portata avanti in un’ottica di “recupero consensi”. E’ assolutamente immorale, una schifezza, cercare di aumentare i consensi al governo sulla pelle dei più deboli, che sarebbero proprio quelli che maggiormente necessiterebbero della protezione dello Stato stesso. Non si deve fare della demagogia spicciola, riconducendo per partito preso questa azione di governo al recupero consensi (come dicevo all’inizio, ci sono degli oggettivi problemi da affrontare), ma proprio per questo motivo sarà ancora più importante che il Governo promuova il dibattito e dialoghi con le parti in causa, conformandosi a quello spirito coraggioso che è un po’ sbiadito, dopo la “stangata finanziaria” di un anno fa (che proprio ora comincia a dare i primi frutti con la possibilità di abbassare nuovamente le tasse ma con la consapevolezza di aver fatto quegli interventi indispensabili alla sopravvivenza economica del nostro paese). Che i nostri governanti si siano spaventati dal crollo dei consensi? Non era forse immaginabile che sarebbe andata cosi? Non conosciamo ancora gli italiani?

Infine, attenzione a parlare di “punto di vista della gente”. La gente è emotiva, e reagisce con il cuore (spesso in preda ad una profonda ignoranza): se facessimo un referendum sul ripristino della pena di morte il giorno dopo uno di quegli omicidi ai quali i mass media decidono di dedicarsi con particolare fervore, otterremmo risultati assolutamente indignanti. Se oggi proponessimo un referendum per una norma di legge che sbatta fuori dall’Italia tutti gli extracomunitari, passerebbe senza alcuna difficoltà.

Il problema non è la sanzione…

l'abus d'alcool est dangereux pour l'autofocus ... Dopo il periodo degli ultras allo stadio, dopo il periodo dei cani assassini, è il periodo delle vittime della strada. Ed ecco che i “potenti” corrono ai ripari, annunciando severissime misure per proteggere i cittadini dai pericoli in agguato sulla strada.
Peccato che, come al solito, non si centri il problema. Con l’entrata in vigore del decreto Bianchi, verranno inasprite, anche in modo piuttosto serio, le pene (pecuniarie e non) di svariate tipologie di infrazioni al codice della strada: l’eccesso di velocità, la guida in stato di ebrezza e sotto l’influenza di stupefacenti, la guida senza patente. A questi si aggiungono alcune norme di “prevenzione”, quali l’obbligo di affiggere pannelli informativi nei locali e la limitazione della potenza dei veicoli che i neopatentati possono condurre.

Ma tutte queste norme, sempre che riescano a proseguire nel loro iter burocratico e divenire realmente legge, hanno un solo, enorme, difetto. Non verranno applicate.

Senza andare a citare la solita, banale, Svizzera, i cui autovelox notoriamente spaventano gli automobilisti nostrani. Cerchiamo più vicino a casa, il cavalcavia della Ghisolfa (Monteceneri). Ci sono 3 autovelox, notoriamente in funzione. Il limite è posto a 70 all’ora, e rigidamente rispettato da tutti i conducenti, anche se la strada consentirebbe oggettivamente velocità superiori (anche se non di molto). Questo dimostra che la certezza della pena è il migliore dei deterrenti. Allora perché non investire sulle normative già esistenti, ed applicarle, anziché inasprire pene che rimangono nel regno della fantasia?

update: tra l’altro, leggo ora sul blog di Stefano Quintarelli un post particolarmente interessante, inerente alla statistica degli incidenti in Italia… non fa che confermare il quadretto qui precedentemente delineato, purtroppo :/