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Israele ha passato il segno

freegazaorg via Flickr

Il governo israeliano questa volta ha davvero passato il segno: attaccare a colpi d’arma da fuoco (uccidendo diverse persone) una nave carica di pacifisti inermi (si sono difesi usando dei bastoni, figuriamoci che pericolo costituissero) in acque internazionali è un crimine di guerra che non si può tollerare, soprattutto considerando il fatto che si tratta di una strage annunciata.

Già alcuni giorni fa infatti, il governo israeliano aveva fatto pressioni su quello cipriota affinché non consentisse l’imbarco di gruppetto di attivisti, giornalisti e politici europei sulle navi che compongono la “Freedom Flotilla”, una spedizione di pace che ha come obiettivo la consegna di derrate alimentari e beni di prima necessità alla popolazione palestinese, sotto embargo da parte di Israele da oltre 3 anni.

Il viaggio della Freedom Flotilla è quindi proseguito senza le delegazioni europee che dovevano imbarcarsi a Cipro fino a questa notte, quando, come già detto, Israele ha compiuto questo atto di pirateria internazionale.

Le reazioni ovviamente non hanno tardato: Turchia (dei 15 morti accertati, 9 sono turchi), Svezia, Grecia e Spagna (presidente di turno dell’Unione Europea) hanno convocato i rispettivi ambasciatori israeliani ed a fronte di questo improvviso aumento della tensione il governo israeliano ha chiesto il rimpatrio ai propri cittadini residenti in Turchia.

Mentre dall’Italia non perdiamo tempo nel mostrare la nostra pochezza in fatto di relazioni internazionali (la Farnesina commenta dicendo “non ci sono italiani tra le vittime”, come se la cosa avesse una benché minima importanza), mi aspetto una presa di posizione dura da parte dell’Unione Europea e (soprattutto) degli Stati Uniti, “colpevoli” di aver concesso fin troppa libertà d’azione, negli ultimi anni, all’alleato israeliano, che ne ha approfittato non solamente (come lecito) per difendersi dagli attacchi degli estremisti palestinesi, ma anche per perpetuare ai danni del popolo palestinese innocente tutta una serie di crimini e soprusi che hanno decisamente portato lo stato israeliano dalla parte del torto.

Considerando il fatto che Israele boicotta ormai da anni il così detto “processo di pace”, credo che sia ora (e ci siano finalmente le condizioni politiche internazionali) per porre fine, una volta per tutte, a questa inutile carneficina, garantendo la sicurezza di entrambi i popoli.

Dove ca**o sono i diritti umani?

L’attacco alla Striscia di Gaza va avanti ormai da oltre 10 giorni. Da oltre 5 i militari istraeliani sono sul terreno, impegnati in una minuziosa perquisizione, casa per casa, di tutta la zona.
Potremmo immaginare che questo possa significare maggior precisione nell’azione: niente più bombe che cadono alla cieca sul terreno, massacrando indifferentemente civili e miliziani di hamas, ma un preciso “uomo contro uomo” che limiti le perdite di civili e agisca invece con maggior efficacia contro il nemico dichiarato.
Invece basta fare un rapido calcolo per scoprire che la realtà è ben lontana da questa speranza: se al momento dell’ingresso dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza i morti erano su per giù 400, oggi (5 giorni su 10 dopo) i morti sono oltre 730. Ora o gli israeliani sparano a caso su tutto quel che si muove, oppure c’è qualcosa che non quadra… Amnesty International nel frattempo denuncia l’uso dei civili come scudi umani da parte di entrambe le parti e chiede (inutilmente) un intervento più deciso dell’Europa nella risoluzione di questo conflitto.

La magnanimità israeliana, in tutto questo contesto di morte e sfacelo, di “crisi umanitaria totale” (come l’ha definita la Croce Rossa) ha concesso un “corridoio umanitario” (una tregua, una sospensione del fuoco) di 3 ore al giorno durante il quale nella Striscia possono affluire i necessari aiuti umanitari. Salvo poi sentirsi comunque esplosioni anche durante il “periodo di tregua” e scoprire che ad essere colpito è stato proprio uno dei convogli dell’ONU (in cui ha trovato la morte l’autista del mezzo colpito) che per “rappresaglia” ha sospeso l’invio di aiuti, assolutamente vitali per i civili.
Sempre l’ONU ha visto colpita, ieri, anche una sua scuola in cui avevano trovato rifugio alcuni profughi (tra cui numerosi bambini), episodio in cui hanno trovato la morte 40 persone.

In altri contesti di guerra (un esempio su tutti, Libano 2008?) era bastato molto meno per inviare sul territorio una forza di interposizione che mettesse fine alla mattanza. Con questa guerra invece, visto che gli Stati Uniti tentennano (attendono in realtà che Israele abbia raggiunto i suoi obiettivi?), nessuno muove un dito e anche la diplomazia va a rilento.

Viene quasi da ridere al pensiero che in Italia, nel frattempo, stiamo trattando perché Malpensa non perda il suo stato di hub

Dove sono finiti i diritti umani? Dove sono i paladini della giustizia e della pace che fino a ieri si vantavano di aver portato la pace nel mondo? Non ho parole…

Natale sotto le bombe

Leggo da giorni la cronaca di quanto sta avvenendo a Gaza, con i raid israeliani, la conta dei morti, gli inutili (fino ad ora) appelli dell’Unione Europea, dell’ONU, del Papa, dei paesi limitrofi, eppure non mi sento (più) coinvolto, non mi sento preoccupato, non sento più il trasporto emotivo di qualche anno fa. Questo è forse il male peggiore, è la cosa che mi provoca più dolore: l’assuefazione.
La guerra fratricida che sconvolge il medio oriente dura da talmente tanti anni che, come per i morti dell’Iraq e dell’Afghanistan, non suscita più stupore, è in qualche modo stata interiorizzata. Da tutti, d’altra parte, non solo dai cittadini inermi: gli interventi che sono stati fatti in questi anni sono stati tutto fuorché risolutivi e solo il cessate il fuoco di Hamas aveva, per alcuni mesi, reso vivibile la situazione. Poi Israele ha bloccato nuovamente i valichi, ridotto allo stremo gli abitanti della striscia di Gaza per l’ennesima volta, e tutto è ricominciato, come prima, uguale a se stesso ed identico da anni.

Pur riconoscendo della ragione ad Israele, come si può pensare di schierarsi contro la povera gente che per l’ennesima volta è finita di mezzo ad un gioco (geo)politico che neppure i giocatori stessi hanno saputo dominare? Israele dichiara che si tratta solo dell’inizio, che seguirà un’operazione di terra, vuole a tutti i costi mostrare la distruzione fisica di Hamas, che dal canto suo arruola nuovi affiliati, richiamati alle armi dall’odio che le bombe e la morte generano, prima ancora che dagli appelli alla terza intifada. Appaiono così inutili le parole di Olmert che dice

Israele non considera nemica la popolazione di Gaza, alla quale continuerà ad assicurare il proseguimento degli aiuti umanitari, ma è contro Hamas, che da giorni “cercava lo scontro con Israele”

Vorrei rispondere con una domanda, ad Olmert: se Israele non è contro la popolazione di Gaza, che senso ha un’azione militare che si sviluppa in una modalità tale da non consentire la selezione tra affiliati e non?

Su un piano geopolitico, inoltre, la situazione è se possibile ancora più complessa: quanto hanno influito nell’aggravarsi della situazione di questi anni, le strette relazioni tra Israele e gli Stati Uniti? Quanto queste hanno impedito all’Unione Europea, alla Russia, alla Nato o ancora all’ONU di schierarsi apertamente e di imboccare la via (diplomatica) che porta alla necessaria distensione in questa terra di tutti e nessuno?
Il presidente eletto Obama ipotizza oggi un’azione militare, un’offensiva di terra americana: magari l’ennesima occupazione più o meno forzata, più o meno impegnativa, più o meno legittima, più o meno efficace, nel tentativo di mettere una pezza ad una situazione scappata di mano (l’Iraq e l’Afghanistan non hanno insegnato nulla, evidentemente, come nulla aveva insegnato la crisi in Jugoslavia).
Certo, si tratterà stavolta di una forza di interposizione, verrà chiamata e condita come “forza di pace”, come lo è stata quella dell’intervento in Libano, ma se non verrà accompagnata da una pesante presa di responsabilità da parte delle due parti in lotta e di tutti gli altri responsabili (geo)politici, come si può pensare (per l’ennesima volta) che questo sortirà qualche genere di effetto benefico a medio/lungo termine?