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Contributo sulla questione libica

Bene, siamo in guerra, che che ne dica il presidente Napolitano. Siamo ufficialmente in guerra anche perché i nostri aerei hanno attivamente partecipato (anche se a scopo “logistico”) ad un’azione militare, non ci siamo limitati a fornire le basi aeree. Siamo ufficialmente in guerra (ed in aperta violazione della costituzione italiana) perché le azioni di guerra intraprese, da ieri, vanno ben oltre quanto previsto dalla risoluzione ONU, che prevedeva il solo mantenimento di una “no fly zone” (e quindi senza attacchi preventivi).Siamo ufficialmente in guerra. Non voglio in questo frangente entrare nel merito dell’essere più o meno a favore dell’aggressione alla Libia, ritengo che sia un impegno difficile e non sono sicuro di aver trovato un punto di equilibrio, in merito. Vorrei invece fare un accenno al contesto generale in cui si sta muovendo la “coalizione internazionale”: l’ONU ha decretato, con voto non contrario anche di Russia e Cina, che il suo ruolo è quello di proteggere i civili dalle violenze che vengono spesso perpetrate dai governanti (più o meno democraticamente eletti). Ruolo legittimo (da vedere se condivisibile o meno), ma che si presta ad un’aperta critica: perché la Libia si e non il Darfur? Perché non la Somalia? Perché non il Ruanda? Perché non il Nepal? Dobbiamo aspettarci, nei prossimi anni, una maggior propensione da parte delle forze armate di NATO e Nazioni Unite a fare da forza di interposizione a protezione delle popolazioni civili di tutto il mondo, oppure come accaduto in Iraq ed Afghanistan sono soprattutto gli interessi economici a fare da motore e la risoluzione dell’ONU altro non è che la foglia di fico a coprire le nostre vergogne?

Per l’ONU questi sono anni difficili, da un lato perché il diritto di veto degli stati più grandi porta spesso e volentieri l’organizzazione ad una sostanziale paralisi, dall’altro perché sempre più spesso sembra essere utilizzata per giustificare a posteriori azioni di vera e propria guerra. Sarà bene che la comunità internazionale faccia una profonda riflessione su ciò che vogliamo che l’ONU sia, e che prenda i provvedimenti necessari a garantirgli indipendenza ed un funzionamento democratico…

Dove ca**o sono i diritti umani?

L’attacco alla Striscia di Gaza va avanti ormai da oltre 10 giorni. Da oltre 5 i militari istraeliani sono sul terreno, impegnati in una minuziosa perquisizione, casa per casa, di tutta la zona.
Potremmo immaginare che questo possa significare maggior precisione nell’azione: niente più bombe che cadono alla cieca sul terreno, massacrando indifferentemente civili e miliziani di hamas, ma un preciso “uomo contro uomo” che limiti le perdite di civili e agisca invece con maggior efficacia contro il nemico dichiarato.
Invece basta fare un rapido calcolo per scoprire che la realtà è ben lontana da questa speranza: se al momento dell’ingresso dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza i morti erano su per giù 400, oggi (5 giorni su 10 dopo) i morti sono oltre 730. Ora o gli israeliani sparano a caso su tutto quel che si muove, oppure c’è qualcosa che non quadra… Amnesty International nel frattempo denuncia l’uso dei civili come scudi umani da parte di entrambe le parti e chiede (inutilmente) un intervento più deciso dell’Europa nella risoluzione di questo conflitto.

La magnanimità israeliana, in tutto questo contesto di morte e sfacelo, di “crisi umanitaria totale” (come l’ha definita la Croce Rossa) ha concesso un “corridoio umanitario” (una tregua, una sospensione del fuoco) di 3 ore al giorno durante il quale nella Striscia possono affluire i necessari aiuti umanitari. Salvo poi sentirsi comunque esplosioni anche durante il “periodo di tregua” e scoprire che ad essere colpito è stato proprio uno dei convogli dell’ONU (in cui ha trovato la morte l’autista del mezzo colpito) che per “rappresaglia” ha sospeso l’invio di aiuti, assolutamente vitali per i civili.
Sempre l’ONU ha visto colpita, ieri, anche una sua scuola in cui avevano trovato rifugio alcuni profughi (tra cui numerosi bambini), episodio in cui hanno trovato la morte 40 persone.

In altri contesti di guerra (un esempio su tutti, Libano 2008?) era bastato molto meno per inviare sul territorio una forza di interposizione che mettesse fine alla mattanza. Con questa guerra invece, visto che gli Stati Uniti tentennano (attendono in realtà che Israele abbia raggiunto i suoi obiettivi?), nessuno muove un dito e anche la diplomazia va a rilento.

Viene quasi da ridere al pensiero che in Italia, nel frattempo, stiamo trattando perché Malpensa non perda il suo stato di hub

Dove sono finiti i diritti umani? Dove sono i paladini della giustizia e della pace che fino a ieri si vantavano di aver portato la pace nel mondo? Non ho parole…

Natale sotto le bombe

Leggo da giorni la cronaca di quanto sta avvenendo a Gaza, con i raid israeliani, la conta dei morti, gli inutili (fino ad ora) appelli dell’Unione Europea, dell’ONU, del Papa, dei paesi limitrofi, eppure non mi sento (più) coinvolto, non mi sento preoccupato, non sento più il trasporto emotivo di qualche anno fa. Questo è forse il male peggiore, è la cosa che mi provoca più dolore: l’assuefazione.
La guerra fratricida che sconvolge il medio oriente dura da talmente tanti anni che, come per i morti dell’Iraq e dell’Afghanistan, non suscita più stupore, è in qualche modo stata interiorizzata. Da tutti, d’altra parte, non solo dai cittadini inermi: gli interventi che sono stati fatti in questi anni sono stati tutto fuorché risolutivi e solo il cessate il fuoco di Hamas aveva, per alcuni mesi, reso vivibile la situazione. Poi Israele ha bloccato nuovamente i valichi, ridotto allo stremo gli abitanti della striscia di Gaza per l’ennesima volta, e tutto è ricominciato, come prima, uguale a se stesso ed identico da anni.

Pur riconoscendo della ragione ad Israele, come si può pensare di schierarsi contro la povera gente che per l’ennesima volta è finita di mezzo ad un gioco (geo)politico che neppure i giocatori stessi hanno saputo dominare? Israele dichiara che si tratta solo dell’inizio, che seguirà un’operazione di terra, vuole a tutti i costi mostrare la distruzione fisica di Hamas, che dal canto suo arruola nuovi affiliati, richiamati alle armi dall’odio che le bombe e la morte generano, prima ancora che dagli appelli alla terza intifada. Appaiono così inutili le parole di Olmert che dice

Israele non considera nemica la popolazione di Gaza, alla quale continuerà ad assicurare il proseguimento degli aiuti umanitari, ma è contro Hamas, che da giorni “cercava lo scontro con Israele”

Vorrei rispondere con una domanda, ad Olmert: se Israele non è contro la popolazione di Gaza, che senso ha un’azione militare che si sviluppa in una modalità tale da non consentire la selezione tra affiliati e non?

Su un piano geopolitico, inoltre, la situazione è se possibile ancora più complessa: quanto hanno influito nell’aggravarsi della situazione di questi anni, le strette relazioni tra Israele e gli Stati Uniti? Quanto queste hanno impedito all’Unione Europea, alla Russia, alla Nato o ancora all’ONU di schierarsi apertamente e di imboccare la via (diplomatica) che porta alla necessaria distensione in questa terra di tutti e nessuno?
Il presidente eletto Obama ipotizza oggi un’azione militare, un’offensiva di terra americana: magari l’ennesima occupazione più o meno forzata, più o meno impegnativa, più o meno legittima, più o meno efficace, nel tentativo di mettere una pezza ad una situazione scappata di mano (l’Iraq e l’Afghanistan non hanno insegnato nulla, evidentemente, come nulla aveva insegnato la crisi in Jugoslavia).
Certo, si tratterà stavolta di una forza di interposizione, verrà chiamata e condita come “forza di pace”, come lo è stata quella dell’intervento in Libano, ma se non verrà accompagnata da una pesante presa di responsabilità da parte delle due parti in lotta e di tutti gli altri responsabili (geo)politici, come si può pensare (per l’ennesima volta) che questo sortirà qualche genere di effetto benefico a medio/lungo termine?

L’umanità dimenticata: quanta informazione?

La qualità dell’informazione dei nostri mass media è al limite della decenza: non lo dico io, è stato più volte ribadito da fonti autorevoli. Per di più, è in “peggioramento”, almeno secondo un’indagine di Medici Senza Frontiere che denuncia una copertura mediatica inferiore all’8% del totale per quanto riguarda le crisi umanitarie, spazio che si è ridotto rispetto allo scorso anno (era il 10%).
La qualità del rapporto di Medici Senza Frontiere è resa ancora più attendibile (almeno per quanto mi riguarda) dalle conferma di alcuni dati sui quali nutrivo già qualche sospetto:

Nell’affrontare le notizie relative alle crisi umanitarie, la pubblica Rai mostra interesse maggiore (9,96% sul totale delle notizie trasmesse), mentre la privata Mediaset registra uno score del 5,65%.

All’interno delle varie reti, l’attenzione maggiore a questi temi viene da Rai3, con il 13,49%, mentre Italia Uno (il canale giovanilista Mediaset) è al palo col 3,56%.

A questo punto, voglio provare a tirare insieme due dati anche io: naturalmente vi chiedo di rispondere al sondaggio prima di andarvi a documentare 😛

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Costituzione nel cesso

THE PEACE KEEPINGSono molto amareggiato, stanco e deluso. Pensavo (sinceramente!) che un governo di centro-sinistra, anche “raffazzonato” come quello Prodi, potesse aver problemi sulla laicità dello Stato, sui diritti agli omosessuali, persino sui diritti dei lavoratori, perché su tutti questi argomenti ci sono evidenti spaccature politiche tra i partiti che lo compongono. Avrei persino potuto prevedere problemi sulla legge elettorale, perché con un partito delle dimensioni del Partito Democratico e un arcipelago di partiti più piccoli, era possibile che si cercasse l’intesa con la destra a costo di spazzare via il Governo (poi Veltroni affibbia la responsabilità alla sinistra, lasciamo stare).

Quello che però non mi sarei aspettato, è che continuassero le menzogne sulla Guerra, che si continuasse imperterriti a pulirsi il culo con la Carta Costituzionale come per cinque anni hanno fatto brillantemente Berlusconi ed i suoi scagnozzi. Ci era stato promesso (e molti hanno votato questo governo solo per questo motivo) che sarebbero stati ritirati i nostri soldati dalle missioni di Guerra (Iraq in primis), e invece gli stanziamenti per le missioni militari all’estero sono persino aumentati rispetto al precedente governo. Dal 13 dicembre poi, i militari italiani di stanza in Afghanistan hanno il controllo militare della capitale, Kabul, e di una delle zone di confine con il Pakistan, dove gli scontri con le milizie talebane che entrano nel paese sono all’ordine del giorno. Ieri c’è stato persino un vero e proprio atto di guerra (non un attacco kamikaze come la stampa nazionale cercava di far credere, facendo tra l’altro passare la notizia in sordina), con l’attacco all’Hotel Serena di Kabul (la zona meglio difesa della città, dopo l’ambasciata americana) dove “ha sede” il vero potere politico ed economico del “nuovo Afghanistan”.

Così, quando oggi mi sono trovato di fronte alla denuncia pubblica di PeaceReporter, mi sono cascate le braccia. L’Italia è in Guerra, ed il coinvolgimento del nostro “contingente di pace” nell’operazione segreta “Sarissa” non lascia dubbi in proposito:

Dall’estate 2006, infatti, è operativa nell’ovest dell’Afghanistan la Task Force 45 (“la più grande unità di forze speciali mai messa in campo dall’Italia dai tempi dell’operazione Ibis in Somalia” secondo l’esperto militare Gianandrea Gaiani) comprendente i Ranger del 4° Alpini, gli incursori del Comsubin, il 9° Col Moschin e il 185° Rao della Folgore. In tutto circa duecento uomini, impegnati fin dal settembre 2006 nell’operazione segreta ‘Sarissa’ (la lancia delle falangi oplitiche macedoni) volta a combattere i talebani a fianco delle Delta Force statunitensi e delle Sas britanniche, in particolare nella provincia occidentale di Farah.

e questo ha avuto inizio con il governo Prodi, non è il frutto di una situazione già esistente che si doveva in qualche modo gestire, in attesa di poter ritirare le truppe. Ma l’articolo 11 della Costituzione del mio paese afferma che:

l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

Mi rivolto allora al Presidente della Repubblica, Napolitano, autorità preposta alla verifica del rispetto della Carta Costituzionale, affinchè questa venga rispettata, in tutti i suoi punti, non solo in quelli che fanno comodo al momento.

Not in my name. Any more.

Dopo Ustica, Calipari

New York City - January 2006“Difetto di giurisdizione”. Questo è il motivo per cui la Corte d’Assise di Roma ha disposto il non luogo a procedere nei confronti di Mario Lozano, l’ex marine statunitense che il 4 marzo 2005 uccise Nicola Capilari e ferì la giornalista de Il Manifesto Giuliana Sgrena (appena liberata dai servizi segreti italiani dopo una lunga prigionia nelle mani di rapitori iracheni) rei di non essersi fermati (a detta delle autorità statunitensi) all’alt della pattuglia di cui Lozano faceva parte quella sera.

Nonostante le perizie balistiche abbiano sollevato sospetti sul rispetto delle regole d’ingaggio, nonostante il nome di Lozano sia stato reso noto alle autorità inquirenti italiane solo grazie ad un clamoroso errore da parte delle autorità militari americane, nonostante sia morto un cittadino inviato dal governo italiano in missione in Iraq, l’Italia avrebbe aderito ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU secondo la quale il personale inviato in Iraq è sottoposto alla giurisdizione dello stato d’invio.

Naturalmente questo toglie ogni possibilità di giungere ad una verità processuale (più o meno legata a Lozano, il quale, come al solito, è probabilmente solo l’ultima ruota del grande carro) su quanto successo quella notte a Baghdad. Ed è proprio quello che, guarda caso, volevano gli Stati Uniti, che contro questo processo si sono sempre battuti strenuamente (altro fatto curioso…).

“Sottoposti alla giurisdizione dello stato d’invio”. Mi sembra anche abbastanza normale, no? Chi meglio di coloro che hanno dato l’ordine di compiere una determinata azione, possono giudicare se questa azione è corretta o meno? Per lo stesso motivo, allora, perchè esiste il tribunale sui crimini di guerra dell’AIA? Se questa regola si applicasse ad ogni cittadino (e non siamo tutti uguali di fronte alla legge? Anche in ambito internazionale?), qualsiasi criminale di guerra non potrebbe che essere processato (sempre che ci sia l’intenzione di farlo) dal proprio governo. L’Iran fa lanciare un missile termonucleare su New York? Nessun problema, a Teheran faranno un bel processo a colui che ha schiacciato il bottone (e magari gli erigeranno anche un monumento, se è per quello). Non fa una piega questo ragionamento…
A questo punto mi chiedo: se l’opinione pubblica americana non avesse condannato le torture messe in atto dai soldati americani di stanza in Iraq, ci sarebbero mai stati i processi ai quali stiamo (quasi) assistendo?

La possibilità di lavarsi le mani in questo modo di tutto quello che accade in Iraq (ma suppongo valga anche per altri scenari di guerra) mi riempie ancora maggiormente di sdegno e ribrezzo per quest’azione di guerra unilaterale degli Stati Uniti, che hanno invaso l’Iraq indipendentemente dal volere dell’ONU (le cui redini sono comunque in mano agli Stati Uniti). Il Diritto internazionale, sul quale speravo di poter fare affidamento, nella (pia) illusione di vivere in un mondo libero, è solo carta da cesso. Inutile allora la moratoria contro la pena di morte: se agli Stati Uniti piace massacrare liberamente la gente, non verrà mai accettata…

E cosa dire, poi, del fatto che i cinque stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito, l’allegra sagra de “La storia scritta dai vincitori, ora e sempre nei secoli dei secoli”) abbiano diritto di veto sulle decisioni di quest’ultimo, nonostante la stessa “Carta dell’ONU” preveda la “sovrana uguaglianza di tutti i suoi membri“? Tra gli obiettivi dell’ONU ci sono:

  • a) mantenere la pace e la sicurezza internazionale;
  • b) promuovere la soluzione delle controversie internazionali e risorlvere pacificamente le situazioni che potrebbero portare ad una rottura della pace;
  • c) sviluppare relazioni amichevoli tra le nazioni sulla base del rispetto del principio di uguaglianza tra gli Stati e l’autodeterminazione dei popoli;
  • d) promuovere la cooperazione economica e sociale;
  • e) promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui;
  • f) promuovere il disarmo e la disciplina degli armamenti;
  • g) promuovere il rispetto per il diritto internazionale e incoraggiarne lo sviluppo progressivo e la sua codificazione.

Gli Stati Uniti d’America hanno attaccato unilateralmente l’Iraq, uno stato sovrano, sulla base di documenti falsi. Hanno ucciso e torturato, perfino uomini dei propri alleati e l’anno sempre fatta franca giocando a proprio piacimento con il diritto internazionale e/o facendosene beffe. Hanno incaricato un’azienda privata americana di riscrivere completamente la normativa economica dell’Iraq, questo lo sapevate? E noi, in Italia ancora chiniamo la testa? E gli altri stati? Fa tutto davvero così schifo questo mondo??

Sono disgustato…

Srebrenica, 11 luglio 1995


http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Srebrenica

Certe cose non vanno dimenticate. Perché a pagare, sono sempre e solo gli sconfitti. Sono passati 12 anni, oggi, dal massacro di Srebrenica, in cui oltre 7800 bosniaci musulmani vennero massacrati sotto gli occhi dei caschi blu olandesi dell’ONU, che avrebbero dovuto assicurare loro una difesa.