Promesse, promesse, e poi?

Puzzle pieces Sono anni che Microsoft va dicendo di avere intenzione di avvicinarsi al mondo dell’opensource, di migliorare l’interoperabilità: ha varato licenze “libere” (che ha perfino fatto certificare all’OSI), ha consentito l’accesso al codice sorgente di Windows ad alcuni enti dei governi (previo versamento di sangue per un ammontare totale di 5000 litri da apporre sull’NDA), aperto collaborazioni con una serie di aziende (Novell in testa, naturalmente) per migliorare la compatibilità tra le applicazioni di Microsoft e quelle opensource, pubblicato (o fatto trapelare) informazioni sui piani strategici aziendali, che mirerebbero alla migrazione di numerose applicazioni opensource lato server di altissimo profilo (mysql, php, apache) sui server Microsoft con l’obiettivo di contrastare l’architettura lamp con una analoga ma basata su kernel Windows.
A parole, il codice sorgente di Windows sarebbe già in possesso anche degli extraterresti, e invece poi quando gli altarini si scoprono, troviamo le inchieste della Commissione Europea su “abusi di posizione dominante”, i voti “comprati” per l’approvazione di OpenXML.

Un paio di giorni fà, l’ennesimo annuncio, accolto piuttosto freddamente dalla Commissione Europea (che dice di averne sentite troppe di dichiarazioni come queste), meno freddamente da parte della comunità del software libero che ancora una volta vuole dare una chance a Microsoft.
Sia chiaro: non vogliamo il codice sorgente di Windows, rispettiamo le scelte di business delle aziende che lavorano nel mondo dell’informatica. Non ci interessa particolarmente neppure che le “top applications” di Microsoft vengano rilasciate sotto licenze opensource “capestro”, sulle quali Microsoft farebbe magari valere poi la “proprietà intellettuale”: di applicazioni il mondo del software libero è fin troppo ricco.

Quello che vogliamo (o meglio, pretendiamo) da Microsoft, è un comportamento leale sul mercato e un minimo sforzo per garantire l’interoperabilità tra le varie applicazioni, che è un “diritto inalienabile” degli utenti. Purtroppo negli ultimi anni non possiamo dire che Microsoft si sia distinta sotto questo profilo, ma non è mai troppo tardi: l’apertura di MClips, l’interesse dimostrato in una serie di settori, le buone parole spese dai propri rappresentanti, fanno (ancora una volta) immaginare un possibile futuro più roseo.

Benvenuta, allora, Microsoft: facciamo parlare i fatti?

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