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Di prescritti ed assolti

Giustizia

E|...| via Flickr

Il processo contro David Mills, avvocato inglese corrotto e reo confesso,  è decaduto a causa della prescrizione dopo che si era arrivati a sentenze di colpevolezza sia in primo che secondo grado. La prescrizione è un’istituzione giuridica assolutamente necessaria in alcuni casi, ma il suo abuso (e soprattutto a seguito dell’entrata in vigore della Ex Cirielli) è una delle piaghe della giustizia italiana. Trovo assolutamente scandaloso che si possa impiegare 10 anni per (non) arrivare ad una sentenza di Cassazione nei confronti di un reo confesso; questa si che si chiama “giustizia ad orologeria”, o meglio, “giustizia in orologeria”, a far riparare il datario…

Fatto sta che Mills non è colpevole (ne innocente, per giunta) di essere stato corrotto da Berlusconi, ed il primo ministro italiano, di conseguenza, non è colpevole (ne innocente) di esserne il corruttore (il reato di corruzione in Italia è uno dei pochi a prevedere un concorso di colpa obbligatorio, la dove c’è un corrotto, c’è per forza anche un corruttore).

Questo, perlomeno, per la giustizia. Politicamente parlando, invece, Berlusconi non uscirebbe pulito da questa vicenda se non fosse per il fatto che il nostro paese ormai accetta la corruzione anche quando questa è plateale (e il nuovo scandalo tangenti la dice lunga, al proposito).

Berlusconi disse, in varie occasioni, che avrebbe “lasciato l’Italia” e si sarebbe “ritirato dalla politica”, se fosse emersa una sua colpevolezza (e ricordo ancora le sentenze di primo e secondo grado). A me, che Berlusconi lasci l’Italia o la politica frega fino ad un certo punto: sono convinto che il problema non sia Berlusconi, ma gli italiani stessi (e quindi un suo eclissarsi dalla scena politica non aiuterebbe particolarmente). Mi basterebbe vedere dell’indignazione, della condanna popolare, la presa di coscienza che non è vero che “tutti rubano”, ma quelli che rubano devono pagare (politicamente parlando soprattutto). Invece si continua a lasciare carta bianca a questo anziano signore, al potere per il suo comodo e grazie al suo potere.

Gli italiani devono ricominciare ad indignarsi per le menzogne dei nostri politici, per i “maneggi” che i nostri imprenditori fanno, per le morti bianche, per il razzismo, per la televisione scandalosa… invece siamo un paese apatico, soffocato dall’egoismo.

Il cadavere è passato!

Robert Scoble via Flickr

Quando si diceva “no ai brevetti software”, “brevettare le idee è sbagliato”, “rischiamo di far chiudere moltissime aziende, piccole medie e grandi”, non era un modo di dire. Credo che Microsoft (che sulla lobby a favore dei brevetti software anche in Europa ha pesantemente investito) ne abbia preso distintamente coscienza a seguito della recente sentenza della Corte Occidentale del Texas che bandisce (permanent injunction) la vendita di Office 2003 e Office 2007 dal territorio degli Stati Uniti, a causa di una violazione del brevetto su XML di i4i, società canadese che pare aver dimostrato in territorio canadese (dove la giurisdizione prevede leggi sui brevetti software molto simili a quelle americane) di possedere effettivamente un brevetto valido sul noto linguaggio di markup. A questo si va ad aggiungere una multa di 227 milioni di dollari (saranno bruscolini per Microsoft, ma credo li avrebbero risparmiati volentieri).

Naturalmente Microsoft potrà cambiare i suoi prodotti e togliere tutte le estensioni custom al formato XML (lavoro comunque non poco oneroso, soprattutto in termini di compatibilità con i prodotti esistenti), ma la legnata è comunque di quelle che lasciano il segno. Mi auguro che Microsoft colga l’occasione per rivedere le sue politiche su questo fronte……

La sentenza della Cassazione sui Rom

Campo rom Casilino 900 Lunedi mattina gli istinti razzisti di alcuni esponenti della destra e della Lega erano accarezzati dalla sentenza della Corte di Cassazione, che diceva, secondo i titoli dei giornali, “se ladri, legittimo discriminarli“, “se sono criminali non è razzismo“, e via dicendo.
Si fa riferimento, per coloro che non ne fossero al corrente, alla sentenza di cassazione relativa al processo per “razzismo” del sindaco in carica di Verona, Flavio Tosi (Lega Nord), a ieri condannato in primo e secondo grado per via di una campagna definita razzista durante la quale fu affermato, dallo stesso Tosi, allora membro leghista del consiglio regionale veneto, che “gli zingari devono essere mandati via perché dove arrivano ci sono furti”. Ora la Corte di Cassazione annulla tutto

Conoscendo il ruolo della Corte di Cassazione in materia giuridica (dall’articolo 65 dell’ordinamento giudiziario):

La corte suprema di cassazione assicura l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni; regola i conflitti di competenza e di attribuzioni ed adempie gli altri compiti ad essa conferiti dalla legge

si capisce piuttosto bene quale sia il senso delle parole allegate alla sentenza (tra l’altro correttamente riportato da diversi giornali): la Cassazione ha rilevato un errore nell’interpretazione e ha voluto sottolineare la differenza tra una discriminazione razziale (basata cioè sul concetto di superiorità di razza) e la discriminazione legata al comportamento di un soggetto. Ad ulteriore dimostrazione della non volontà di assolvere Tosi, il rinvio a giudizio conseguente alla sentenza della Corte di Cassazione, che chiede che vengano rivisti i processi (alla luce, ovviamente, della precisazione fatta).
Si può essere o meno d’accordo con la sottolineatura della sentenza (dal canto mio, posso dire che discriminare un soggetto per il suo comportamento è lecito, discriminare un popolo per il comportamento di alcuni suoi componenti, no), ma non si dica che Tosi è stato assolto dalla Cassazione, o che la Cassazione va dicendo che è ciò che Tosi ha fatto é legittimo…

Per altro, la sentenza arriva in un momento di particolare fermento sul piano della discriminazione razziale: il ministro dell’interno Maroni, degno compagno di Flavio Tosi, ha deciso di schedare tramite rilevamento di impronte digitali e analisi mediche i bambini che vivono nei campi rom ed ha convocato domenica in Viminale i prefetti di Roma, Milano e Napoli per “far pressione” su di loro affinché questi voleri vengano effettivamente attuati (in particolare il prefetto di Roma si era detto perplesso).
Maroni afferma che non si tratta di una discriminazione razziale, in quanto “il popolo” (padano?) vuole solo sapere chi vive nei campi rom e se ha il diritto o meno di restare. Ha perfettamente ragione e, per analogia, chiedo che il controllo venga esteso a tutti i bambini italiani (di cui i rom fanno parte) in quanto voglio sapere quali si loro hanno i pidocchi, di quale padre sono figli (le adulterine sono una delle grandi piaghe sociali di questa razza), possibilmente a quali malattie sono esposti coloro che dovessero disgraziatamente avvicinarli.

Si pregano i gentili appartenenti alla “razza italica” di prendere posto in coda all’ospedale per le analisi, muniti di numerino progressivo…