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Le larghe intese sono arrivate

L’avevo detto prima delle elezioni e ora non posso che prendere atto con rammarico che ciò che avevo paventato si stà avverando, e che il discorso di richiesta della fiducia di Berlusconi ne è la più lampante delle prove: sono arrivate le “larghe intese”.
Un discorso smielato, quello di Berlusconi, un voltafaccia “impensabile” fino a pochi giorni fà: dopo che per anni il grande obiettivo della destra è stato quello di spaccare l’Italia in due, ora improvvisamente è venuto “il momento del dialogo”, della condivisione di interessi, del confronto.

Un Berlusconi che non ha nessuna intenzione di risolvere il conflitto di interessi ne di cancellare le leggi che sino ad oggi lo hanno tenuto fuori dal carcere non può essere intenzionato al dialogo, al bene degli italiani “su tutto”. Non può che essere interessato al suo interesse personale, come è stato per tutti i suoi precedenti governi.
In quest’ottica, l’obiettivo dell’apertura a sinistra non può essere che uno (visto che mi rifiuto di pensare che sia tutto già deciso a tavolino): tendere la trappola nella quale far cadere l’opposizione per poi poterla nuovamente incolpare del difficile periodo che per l’Italia si profila all’orizzonte.

Crisi economica, problemi ambientali, una situazione esplosiva in medio oriente, in Africa ed in Asia, una società allo sfascio, una scuola distrutta, un’economia che non ne vuole sapere di ripartire. Berlusconi ha fatto promesse, tante, tantissime, al punto da essere certo di non poterle mantenere. E allora tende la mano alla Sinistra (come chiama lui il Partito Democratico) e la invita a “salire a bordo”, a collaborare. Come ha fatto recentemente con l’UDC e con Casini (in campagna elettorale Berlusconi ha dichiarato che “e’ tutta colpa dell’UDC” se il suo precedente governo non era riuscito a portare a compimento il programma), saprà certo ricompensare la partecipazione al “dialogo” con adeguate critiche e gratuite accuse.

L’unica voce fuori dal coro è quella di Antonio Di Pietro, che promette un’opposizione tutta “fuoco e fiamme”: basta ascoltare il discorso e le argomentazioni con cui nega la fiducia di Italia dei Valori al quarto governo Berlusconi, davvero un atto di coraggio non indifferente, visto ciò che invece ha poi fatto il Partito Democratico, alcuni dei cui componenti hanno persino votato la fiducia…

Prima gaffe internazionale per Berlusconi

Silvio Berlusconi 1(frm italian prime) Si dice che “chi ben comincia…” e così, a nemmeno  24 ore di distanza dalla sua elezione a capo del governo, prima ancora di avere in mano i nomi dei ministri che per i prossimi cinque anni lo aiuteranno nell’arduo compito di rendere l’Italia un paese completamente invivibile, Silvio Berlusconi ha già ottenuto la prima delle perle da aggiungere alla sua collana (già ricca dopo gli ultimi anni), la prima gaffe internazionale della nuovo collezione.

In questo caso, ad essere stata presa di mira è la Spagna, sotto le spoglie del nuovo governo Zapatero che presentando 9 ministri donna su 15 totali è stato definito “troppo rosa” dal Cavaliere, durante un’intervista a Radio Montecarlo: “Nove donne! Se l’è cercata lui! Gli costerà dominarle”

Ovviamente irritata la replica da parte degli spagnoli che hanno decisamente più considerazione delle donne di quanta non se ne abbia in Italia (Berlusconi non è certo nuovo ad uscite come questa), che per bocca dell’ex vicepremier socialista Alfonso Guerra sono arrivati a dichiarare: “Ma Berlusconi non era un delinquente? Non c’è altro da dire.”

Come dargli torto? Ovviamente Berlusconi si è subito affrettato a dire che “è stato frainteso” (questi spagnoli che non capiscono mai niente), ma la reazione del governo spagnolo è il lampante esempio della considerazione della quale il nostro nuovo governo gode in Europa…

Saranno tempi duri…

Economia e cavalleria

Arrivo forse un po’ in ritardo (forse), ma volevo segnalare queste slides proposte da un gruppo di studenti di un master in economia.

Si tratta di un documento piuttosto interessante: le spiegazioni sono semplici anche per coloro che non conosce in profondità i meccanismi dell’economia. Impressionanti i dati raccolti e mostrati dai grafici: da soli valgono una scorsa alle slides…

Tramonto rosso o alba verdana?

bossi Vanno ancora definendosi i risultati di queste elezioni: si continua a dire “se saranno confermati”, “se così sarà”, “questi dati fanno pensare”, ma intanto da diverse ore i dati sono tutti nella stessa direzione, quella di una (piuttosto netta) vittoria della destra dell’ormai settantaduenne Berlusconi.

Le prime reazioni sono ovviamente scomposte, un po’ dettate dalla rabbia, un po’ dall’euforia, un po’ dall’abitudine alla demagogia che si riconferma essere il marchio di fabbrica del prossimo governo italiano (nel Pdl paiono avere persino il merito di aver semplificato il quadro politico…).
Le cose che mi lasciano maggiormente perplesso sono essenzialmente due: in primis di fronte alla “caporetto” della Sinistra Arcobaleno, che non solo non avrà probabilmente nemmeno un senatore, ma potrebbe sparire persino dalla camera, dall’interno del partito si lanciano recriminazioni contro il Partito Democratico (incolpando il “voto utile”) anziché fermarsi ad analizzare le responsabilità di tutta una serie di scelte che non hanno incontrato il favore degli elettori (il mio in primis, per altro).

Ci sono poi i canti di vittoria di un Partito delle Libertà, che ha sì vinto le elezioni, ma che si trova la miccia della Lega accesa tra le mani: in Lombardia il partito “verdano” rischia di sfiorare il 20% di consensi, con un’influenza su base nazionale che varia tra il 5.5 ed il 7%. Un partito razzista e secessionista con una così importante influenza rappresenta un grosso problema, forse più grosso ed immediato anche dell’avere in Berlusconi il nuovo premier…

In ogni caso, gli italiani hanno scelto e ora si assumeranno le responsabilità di questa scelta… si prospettano cinque durissimi anni per il sottoscritto, che comincia a preparare la valigia da nascondere sotto al letto…

Ancora su Alitalia

I-DAWQ MD-82  AlitaliaLa “questione Alitalia” sta diventando l’argomento centrale di questi ultimi giorni di campagna elettorale, segno fin troppo evidente della povertà di contenuti che i vari partiti presentano.
Nel merito della questione (soprattutto su Malpensa, perché alla fine della fiera a tutti frega del “grande hub italiano” ma della compagnia in se pare di no) avevo già scritto qualcosa quando il consiglio di amministrazione di Alitalia si espresse in favore dell’offerta di AirFrance (come era prevedibile da un punto di vista prettamente imprenditoriale, a mio avviso), ma voglio riprendere l’argomento alla luce di quanto sta emergendo dalle dichiarazioni dei candidati in questi giorni, perché mi sembra che vengano ignorate delle considerazioni che invece a me paiono (e probabilmente mi sbaglierò come spesso mi accade) assolutamente ovvie.

Innanzi tutto, parlando di “futuro di Alitalia”, ci si dimentica di osservare quello che è stato il recente passato della compagnia di bandiera, in crisi ormai da parecchi anni e nonostante i continui interventi in denaro pubblico (ogni italiano, neonati compresi, ha donato alcune centinaia di euro delle proprie tasse al “fondo perduto volante”), indipendentemente che questi fossero frutto di decisioni di governi di destra, di sinistra o di centro (ad ulteriore conferma di quanto poco variegato sia in realtà il panorama politico del nostro paese). Attualmente Alitalia ha un indebitamento di oltre 800 milioni di euro (ed è ancora in perdita), oltre 20.000 dipentendi e un titolo che in borsa perde costantemente terreno da molti anni.
Ora, tutto ad un tratto e guarda caso in occasione di un “governo avversario” e/o di una nuova campagna elettorale, Alitalia torna ad essere una questione centrale nel paese, dopo che è stata per anni di fatto ignorata (o mal governata, che è peggio).

Altra questione di cui non si tiene conto, è quella delle reali alternative alla proposta di AirFrance, che per quanto dura è l’unica realmente disponibile. La durezza e “irricevibilità” della proposta di AirFrance trova spiegazione sia in un’ottica di bieco “sfruttamento commerciale”, sia pensando ad un tentativo di “pararsi il didietro”, sia infine per una semplice questione di realismo imprenditoriale: in nessuno dei tre casi me la sentirei di biasimare la compagnia capeggiata da Spinettà, che si fa carico di una situazione a dir poco disperata.
L’unica reale alternativa all’acquisto da parte di AirFrance, al momento, è il fallimento (al punto che pare siano già in preparazione le carte per il commissariamento della compagnia), che avrebbe in realtà dovuto essere messo in atto già diverso tempo addietro ma che è sempre stato rimandato (a suon di finanziamenti pubblici) come abitudine nel nostro paese. La “cordata italiana” che va sostenendo Berlusconi (conflitto di interessi a parte) si sarebbe presentata tempo addietro, se fosse un’alternativa reale. Paradossalmente, a Berlusconi ha risposto proprio “il grande istituto di credito” che si era proposto al fianco di AirOne, il gruppo Intesa SanPaolo: evidentemente fulminati sulla via di damasco dopo aver visto la situazione dei conti della compagnia di bandiera, oggi Intesa ha seccamente smentito l’interesse che invece Berlusconi da praticamente per certo.

Alitalia sta diventando l’ennesima bandiera di una campagna elettorale all’insegna della povertà di contenuti: una compagnia ormai già fallita che viene passata nel tritacarne dei comizi elettorali senza che nessuno si sia mai preoccupato di cercare una vera soluzione al problema.

Allacciate le cinture…

De cavaliereschi precariati

dscf1271.jpg In un’Italia dove i comici sono chiamati a fare i politici, i politici si allenano a fare i comici: così, dopo i “bambaccioni” di Padoa Schioppa, ecco i “precari” di Berlusconi.

[ Fonte: «Con quel sorriso sposi un milionario» ]
la battuta pronunciata durante la trasmissione “Tg2 Punto di Vista”. Una ragazza chiede all’ex premier come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la precarietà nel mondo del lavoro, e Berlusconi risponde così: «Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun’altro che non avesse di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo»

Purtroppo visto che i comunisti non hanno senso dell’umorismo, hanno preso sul serio l’innocente battuta del Cavaliere, che in realtà ci stava provando, sotto sotto, con l’ascoltatrice precaria (e certamente comunista) che gli ha posto la domanda trabocchetto, su mandato di Bertinotti (si riconosce dallo stile).

Purtroppo, finito lo scherzo, resta la dura realtà: la serietà con cui l’ultrasettantenne Berlusconi ed il suo partito intendono affrontare la questione del lavoro precario è talmente seria che non ne parlano nemmeno in televisione e preferiscono invece fare battutine squallide sulle ragazze presenti in studio. D’altra parte come possiamo aspettarci che un anziano come Berlusconi possa comprendere i problemi dei giovani (e non)?

Berlusconi rilancia i brogli

[ Fonte: Corriere della Sera ]
Il Cavaliere è anche tornato a denunciare i presunti brogli alle precedenti elezioni: «Mobilitatevi tutti per evitare che non ci vengano sottratti i voti come nel 2006, quando ce ne sottrassero un milione. Dobbiamo evitare che il voto venga manomesso». Anche alla luce del caso Ciarrapico, il leader del Pdl lancia un altro avvertimento: «Con i giornali dovete stare attenti, è un vostro diritto controllare le risposte alle interviste»

Mi sembrava strano che non l’avesse ancora detto… cominciavo a preoccuparmi…

Ma un minimo di coerenza…!

Silvio Berlusconi 1(frm italian prime) Forza Italia candida al Senato, all’interno del cappello noto come “Partito della Libertà”, Giuseppe Ciarrapico. Non è certo una novità, visto che proprio sulla candidatura dell’editore ciociaro ed ex presidente della AS Roma è nata una feroce polemica, sia all’interno del “partito” (che ha visto un intenso botta e risposta tra gli esponenti di Alleanza Nazionale e quelli di Forza Italia), sia con l’opposizione, che ha immediatamente stigmatizzato le dichiarazioni di Ciarrapico, che in un’intervista a Repubblica afferma di “non aver mai rinnegato il fascismo” (salvo far retromarcia qualche ora, e telefonata, dopo).

Non è una novità neppure la polemica nata dalla spiegazione di Berlusconi sul perché della candidatura di Ciarrapico: l’editore romano possiede diversi giornali, tra cui “Ciociaria Oggi“, “Latina Oggi” e “Oggi Nuovo Molise, che in campagna elettorale gli torneranno utili. Anche qui, nasce la polemica: Veltroni ribatte definendo “imbarazzante” al candidatura di Ciarrapico ed ancora peggiori le motivazioni addotte da Berlusconi (che ha ovviamente provveduto, il giorno dopo, a dichiararsi antifascista andando di fatto a smentire altre dichiarazioni dello stesso Ciarrapico, che aveva detto di non aver mai visto Berlusconi festeggiare un 25 aprile).
C’è polemica anche sul consenso di Alleanza Nazionale, che secondo Berlusconi sapeva e concordava, ma che si è subito dissociata per voce di La Russa, il quale afferma che parlare di “consenso” di AN è “improprio”: il partito ha infatti espresso “forti perplessità” ma si è poi rimesso alle scelte del leader della coalizione (Berlusconi).

Tralasceremo (per l’ennesima volta) la poca coerenza di Fini, che rimette una così discutibile candidatura nelle mani dello stesso uomo con cui polemizzava aspramente solo pochi mesi fa, e che si “auspica la nascita” (lo ha fatto ieri sera a Ballarò) a settembre di quel partito che solo poco tempo fa dichiarava essere partorito da una scelta “plebiscitaria”.

Quello che invece volevo sottolineare, è la mancanza di coerenza delle dichiarazioni degli stessi esponenti del Partito delle Libertà: sull’onda dell’esclusione dei pregiudicati dalle liste del Partito Democratico, Bondi dichiarava che non avrebbero trovato posto nelle liste del suo partito “tutti i coinvolti in procedure penali” (tranne ovviamente i processi “di matrice politica”, in modo da non dover escludere di fatto nessuno dei propri parlamentari, che anzi, afferma Bondi “hanno sempre potuto vantare un’assoluta onestà”). In compenso oggi Berlusconi candida Ciarrapico, che di processi e condanne (indiscutibilmente non politiche) ne ha alle spalle diverse: 3 anni (in Cassazione) per la vicenda “Casina Valadier”, un’altra condanna di 2 anni per “finanziamento illecito ai partiti” per la quale fu affidato ai “Servizi Sociali” (per questioni d’età), altri 4 anni e 6 mesi (di cui quattro anni poi condonati in due tranches e sei mesi scontati ai “domiciliari” per motivi di salute) confermati in Cassazione per il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, e per il quale non ha mai risarcito i danni alle parti civili usando lo stratagemma di cambiare continuamente residenza.

Un tipino in ordine insomma. Sicuramente sapranno farlo rientrare tra le sentenze “di matrice politica”. Tanto basta un po’ di vernice adeguata e tutte le toghe diventano rosse

A Berlusconi «serve» Ciarrapico

[ Fonte: Ciarrapico «ci serve» ]
«Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L’editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo visto che tutti i grandi giornali stanno dall’altra parte». È con queste parole che il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, ha spiegato il senso della candidatura di Giuseppe Ciarrapico, il controverso imprenditore ciociaro che con la sua discesa in campo da due giorni sta agitando le acque nel centrodestra.

Almeno fino a qualche tempo fà non era così sfrontato… Non ci sono più i monopolisti di una volta…

Il programma del Popolo delle Libertà

logo-pdl.jpgProsegue la serie delle mie personali analisi ai programmi dei principali partiti candidati per le elezioni politiche di aprile.

Dopo aver visto (blandamente) il programma dell’Italia dei Valori e (più approfonditamente) quello del Partito Democratico, ecco giunto il turno di quello del Popolo delle Libertà, l’alleanza Berlusconi-Fini attualmente data per favorita da tutti i sondaggi.

Il Programma del Popolo delle Libertà è stato presentato ormai da qualche giorno (siamo ormai in vista del termine per la presentazione delle liste dei candidati) ed è disponibile direttamente sul sito di Forza Italia sotto forma di pdf che riprende una serie di 33 slides fitte di punti.

Si tratta di un documento a dir poco mastodontico (le valutazioni in materia le trovate nelle conclusioni di questo post), che sotto questo profilo è fin troppo simile alle 300 pagine del programma del governo Prodi, che a differenza di questo programma erano però eccessivamente dettagliate, e non eccessivamente numerose.

Il programma, per entrare in tema, è suddiviso in “sette missioni”, alcune delle quali sono poi ulteriormente suddivise in più punti.

  1. La prima missione, porta il titolo “Più sviluppo, più infrastrutture”. I punti previsti sono
    1. “Un nuovo fisco per le imprese”, naturalmente dal punto di vista di coloro che le imprese le guidano e che ne ricavano i profitti. Questo punto del programma prevede in prima battuta la detassazione (graduale o meno) di straordinari, tredicesime e incentivi di produzione. Ho già avuto modo di commentare questa posizione discutendo del programma finanziario del Partito Democratico, sottolineando un principio: detassare le rivenute “straordinarie” porta un notevole vantaggio a sovrasfruttare i dipendenti già a contratto piuttosto che assumerne di nuovi. Può essere conveniente per gli industriali, ma è un grosso problema per il mondo del lavoro. Meglio sarebbe invece detassare l’assunzione a tempo indeterminato, avendo cura di stabilire un salario minimo.
      Sempre nel primo punto ricade l’idea di posticipare i versamenti iva a 60-90 giorni dall’incasso effettivo della fattura. Si tratta di un punto interessante anche alla luce del fatto che la pubblica amministrazione solitamente paga “a babbo morto”, e nel frattempo chi ha fatturato deve pure versare l’iva su soldi mai incassati. L’importante è capire come coprire questo ritardo negli incassi da parte dello Stato.
      Stesso discorso vale per l’idea di una sperimentazione “no tax” per le nuove imprese dei giovani; ottima idea che inventiva notevolmente l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, ma che ha bisogno di una copertura finanziaria da parte dello Stato: da dove pensa Berlusconi di prendere i soldi che non entreranno da queste fonti?
      Altro punto interessante, è quello che prevede la semplificazione, ove possibile, della burocrazia fiscale: lodevole iniziativa, ma non dimentichiamoci che proprio la burocrazia ha in parte contribuito alla lotta all’evasione fiscale (i controlli incrociati sono stati fondamentali) e che quindi questa semplificazione deve tenere in mente la necessità di proseguire sul cammino tracciato.
      Gli altri punti (abolizione dell’IRAP, riforma degli studi di settore “dal basso”, riduzione dell’iva sul turismo) sono altri punti interessanti e condivisibili in linea di principio, ma come già detto mancano indicazioni sulle (imprescindibili) coperture finanziarie: nei cinque anni dell’ultimo Governo Berlusconi questo non è stato sufficientemente preso in considerazione, al punto che i primi due anni di governo Prodi sono stati investiti quasi completamente nel “rimettere in piedi il paese” dopo le devastazioni economiche che i condoni del governo precedente avevano generato.
    2. “Infrastrutture e nuove fonti di energia” è il titolo del secondo punto della prima missione. Questo punto prevedere il rifinanziamento delle grandi opere (in particolare Pedemontana lombarda e veneta, Ponte sullo Stretto, TAV), la promozione della raccolta differenziata e dei necessari termovalorizzatori (la questione partenopea ha almeno avuto il merito di puntare il dito sul problema), la promozione di impianti di cogenerazione ed energie rinnovabili. Si tratta di un punti non certo “innovativi” (tutti i governi, di sinistra e di destra, li hanno elencati nei loro recenti programmi) ma la domanda è sempre la stessa: il debito pubblico italiano è alle stelle, con che soldi si pensa di fare le “grandi opere”? E soprattutto, questo verrà fatto indipendentemente dall’emergere di questioni “locali” (petrolieri, popolazioni contrarie, e via dicendo)?
      Il rilancio del “traffico aereo” con la valorizzazione degli hub di Malpensa e Fiumicino è una chiara dichiarazione di guerra all’acquisto di Alitalia da parte di AirFrance, su cui ho già abbondantemente discusso: i neo-liberisti del Popolo delle Libertà vogliono la liberalizzazione di mercato, ma non le conseguenze della liberalizzazione stessa (il fatto che Alitalia possa volare dove più economicamente interessante).
      Punto chiave relativo alle nuove fonti di energia, è l’adesione ai progetti nucleari europei, con l’introduzione del nucleare in Italia. Non sono sfavorevole al nucleare in se (la tecnologia è ormai sufficientemente matura da potersi dimenticare di eventi terribili come quelli capitati a Cernobyl), ma viste le modalità con cui vengono realizzate le “infrastrutture” in Italia (vogliamo parlare della Salerno Reggio-Calabria? Della diga del Vayont? Sulla sabbia nei cementi armati di tante costruzioni?) i dubbi rimangono, e forti, sulla parte “costruttiva” e sulla “manutenzione”.
      Anche la questione delle telecomunicazioni è contenuta in questo punto del programma. Trovo positivo che “diffusione della larga banda” e “liberalizzazione delle telecomunicazioni” siano incluse anche nel programma del Popolo delle Libertà, mentre trovo piuttosto (comprensibilmente) vuoto di contenuti il punto relativo alla liberalizzazione dei media: con Berlusconi al governo, come si può pretendere la seria risoluzione delle questioni “indipendenza dei media”, “conflitto di interessi” e “Rete 4”?
    3. “Incentivi alle imprese”. Così si può sintetizzare il punto “Lavoro” del programma del Popolo delle Libertà. Incentivi per la sicurezza su lavoro, incentivi per la stabilizzazione, incentivi per la realizzazione di nuovi posti di lavoro. Mi preoccupa un po la riforma degli ammortizzatori sociali secondo i principi del “Libro Bianco” di Marco Biagi: non ho trovato indicazioni su Wikipedia e l’idea che siano i proprietari di aziende a fare le riforme agli ammortizzatori sociali non mi fa ben sperare…
    4. Sul fronte “Liberalizzazioni”, le proposte sono vaghe: liquidazione delle società pubbliche non essenziali (mi chiedo che sono state fondate a fare, ma ho paura di non volerlo sapere) e liberalizzazione dei servizi (pubblici e privati). L’impressione è che si voglia seguire il lavoro già cominciato dal governo Prodi sotto questo profilo, ma temo (forse a causa di una certa dose di pregiudizio) una liberalizzazione selvaggia, che più che ai cittadini (tramite la concorrenza) porti vantaggi agli imprenditori…
    5. Il punto “Sostegno al made in Italy” potrebbe chiamarsi tranquillamente “protezionismo”. Ho già affrontato il discorso nel post di domenica: non sono convinto che il protezionismo serva a qualcosa. E’ un po’ come la storia di Malpensa: la destra vuole il “mercato libero” ma non ne vuole pagare lo scotto. Lodevole ad ogni buon conto l’idea di certificare il “made in Italy” (bisogna sempre capire cosa si intende per made in Italy, ma sorvoliamo) e di accorciare le filiere produttive: mi sembrano idee un po’ troppo “di sinistra” però… curioso…
    6. La “riorganizzazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione” è in ballo ormai da parecchio tempo. L’idea in se non è malvagia, ma l’applicazione (mi dicevano dei dipendenti statali non molto tempo fà) è spesso la semplice duplicazione del lavoro: prima quello cartaceo, poi quello digitale. Si tratta di un processo non semplice da affrontare, e con risvolti spesso inattesi per i politici: si va a parlare di formati, di libertà di sviluppo del software (compresa l’analisi di apparati coperti da brevetti al fine di “liberarne” i principi di funzionamento…), di interoperabilità reale… temi che Forza Italia non ha sempre visto esattamente in quest’ottica…
  2. La seconda missione si intitola “Più aiuti alla famiglia”
    1. “Meno tasse” è un po’ il nodo cruciale di tutta la campagna elettorale del partito. Dopo aver battuto il ferro del “rubare dalle tasche degli italiani” contro il governo Prodi per due anni, Berlusconi non poteva che lanciare un segnale forte in questa direzione. Peccato che poi abbia già cominciato a ritrattare, facendo presente che la situazione economica internazionale non è delle migliori, e che “si farà quel che sarà possibile“. Se a questo aggiungesse il fatto che c’è un debito pubblico da tenere sotto controllo, ed un’economia che stenta a decollare, arriverebbe a ridurre la pressione fiscale esattamente nel modo in cui lo stava facendo il governo Prodi, a piccoli passi, garantendo la copertura finanziaria degli incentivi sociali ed economici elargiti dal governo.
      Abolizione dell’ICI sulla prima casa, su successioni e donazioni sono interventi demagogici, che non incidono realmente sulla qualità della vita dei cittadini.
      Divertente il fatto che come ultimo punto di questa missione si legga: “rafforzamento delle misure di contrasto all’evasione fiscale gia contenute nella legge finanziaria del governo Berlusconi“. Ma come, non si era parlato di sciopero fiscale, di “sinistra che mette le mani nelle tasche dei cittadini”? La lotta all’evasione fiscale del precedente governo Berlusconi è stata fallimentare, visto che Mediaset ha “risparmiato” 5 milioni di euro in 5 anni e che in due anni di governo “di sinistra” è stato possibile raggiungere obittivi inaspettati (il mitico “tesoretto” deriva proprio dalla lotta all’evasione fiscale). Il fatto che non ci sia alcun riferimento all’ottimo lavoro svolto dal governo Prodi su questo fronte (sul quale sono i numeri a parlare chiaro), mette in chiara luce quale sia il contenuto reale di questo programma politico.
    2. Il punto “Una casa per tutti” prevede la costruzione di alloggi pubblici attraverso lo scambio di proprietà dei terreni e concessioni di edificabilià, un piano di riscatti per gli alloggi pubblici, una riduzione del costo dei mutui bancari (immagino non solo quelli relativi alle case, vero?), detassazione di riscaldamento ed interventi di difesa termina, costruzione di nuovi parcheggi sotterranei nelle grandi città. Tutto molto bello, gran poco di originale. La questione degli alloggi si trascina ormai da anni nonostante i continui “investimenti” e “piani”. Il problema è che nella realtà, l’applicazione dei principi sanciti “a parole” è praticamente nulla.
    3. Terzo punto, prevede “migliori servizi sociali”, a cominciare dalla reintroduzione del “bonus bebè” (perché reintroduzione, visto che era in Finanziaria 2006?) e la riduzione dell’iva su latte e alimentari per l’infanzia: meno tasse, meno tasse, meno tasse, ma i soldi da dove pensano di prenderli?
      Ottima l’idea di fornire gratuitamente i libri scolastici alle famiglie disagiate (ancora una volta si pone il problema della copertura finanziaria di questo intervento), mentre meno condivisibile è il sostegno alle famiglie (ancora soldi) per consentire “libertà di scelta tra scuola pubblica e privata“: perché incentivare la scuola privata quando quella pubblica presenta carenze sulle quali sarebbe possibile investire?
      Altro aspetto importante di questo terzo punto, è il rilancio (rilancio???) del ruolo dei consultori anti-aborto. Il punto è delicato, eppure estremamente vago. Si tratta a mio avviso di un contentino per qualcuno, soprattutto considerando che lo stesso punto è ripetuto due volte su due pagine, affiancato nel secondo caso all’esclusione di ogni ipotesi di leggi che permettano o comunque favoriscano pratiche mediche assimilabili all’eutanasia.
      Altri soldi usciranno dal promesso “aumento delle pensioni più basse”, dal “rafforzamento della previdenza”, dall’utilizzo delle Poste Italiane (che sono state privatizzate tempo addietro) per fornire servizi “a domicilio”.
      Positivo l’allargamento dei destinatari del “cinque per mille”, comprendendo (nuovamente) le associazioni non-profit e gli enti di ricerca.
    4. Nel punto “dare ai giovani un futuro” viene ripreso il già citato punto della sperimentazione “no tax” per le aziende dei giovani, gli incentivi per le assunzioni e stabilizzazioni (in questo caso con particolare riferimento ai giovani). Nuovi (ma non originale) i punti relativi al “bonus locazione” per le giovani coppie ed all’introduzione di “prestiti d’onore” (ancora una volta relativi all’avvio di nuove imprese). Quello che al Popolo delle Libertà non è chiaro, è che ai giovani manca la formazione, non le opportunità di fare impresa: senza conoscenza, non c’è agevolazione che tenga!
  3. La terza missione, intotolata “Più sicurezza, più giustizia”
    1. “Più sicurezza” secondo Berlusconi significa più poliziotti per strada e persecuzione di nomadi, clandestini (anche agendo a livello europeo contro le sanatorie), fondamentalisti e terroristi (nazionali ed internazionali): pare che si troveranno anche soldi per un’equipe specialmente addestrata nella rincorsa al babau ed all’uomo nero. Incentivi all’installazione di sistemi di sicurezza nei pubblici servizi, incremento delle pene per le violenze contro le forze dell’ordine (dalle cui violenze invece nessuno difenderà i cittadini) da parte dei “vari disobbedienti“. Costruzione di nuovi CPT, conferma della Bossi-Fini, incentivi per la formazione in tema di leggi, lingua e cultura italiana agli stranieri.
      Come ogni volta che si parla di “sicurezza”, la destra finisce nel più demagogico razzismo, ignorando completamente i principi di accoglienza ed integrazione che renderebbero estremamente più semplice il superamento delle difficoltà che spingono alcuni clandestini a delinquere. Molto meglio fomentare l’odio della popolazione nei confronti del “diverso”, decisamente.
    2. Altro tema scottante per Berlusconi (in prima persona) è quello della “giustizia”. Avendo già fatto le leggi “ad personam” che gli servivano con l’ultimo suo governo, stavolta può promettere una razionalizzazione delle leggi vigenti, la ristrutturazione delle carceri (e costruzione di nuove), ed applicazione della “tolleranza zero“: inasprimento delle pene per i reati di “allarme sociale” (tutti, basta che ne parlino i media), certezza della pena.
      Interessante notare la struttura sintattica delle promesse che Berlusconi propone nel suo programma in questa sezione: una frase oscura e sintatticamente complessa, seguita da un’affermazione rassicurante:
      rafforzamento della distinzione delle funzioni nella magistratura, come avviene in tutti i paesi europei
      – confronto con gli operatori della giustizia per una riforma di ancor maggiore garanzia per i cittadini, che riconsideri l’organizzazione della magistratura, in attuazione dei principi costituzionali
      Non poteva naturalmente mancare la questione intercettazioni: limitazione dell’uso delle intercettazioni ai reati più gravi (quali non si sà), e divieto di pubblicazione con pesanti sanzioni in caso contrario.
  4. Quarta missione del programma, prevede “più servizi ai cittadini”:
    1. Si comincia con la “sanità”: incentivi per la ristrutturazione delle strutture ospedaliere (soldi che escono per infrastrutture che poi finiranno in televisione a Striscia la Notizia), inasprimento della lotta alla droga (naturalmente quelle leggere, perché quelle pesanti le usano in Parlamento), riforma del trattamento obbligatorio per i disturbati psichici (internamento?).
      Interessante la richiesta di trasparenza nelle nomine dei manager delle aziende pubbliche sanitarie.
    2. Per quel che riguarda la scuola, si punta sulle “3 i”: industria, inglese ed informatica (chi se ne frega se poi agli studenti manca tutto il resto). Difesa del nostro patrimonio linguistico e culturale (dall’assalto dell’uomo nero e del babau già citati in precedenza). Aumento della competizione (tra insegnanti o atenei universitari che sia) come forma di incremento delle competenze e di premiazione delle eccellenze, detassazione degli investimenti in ricerca ed innovazione tecnologica (e son soldi che vanno).
    3. Nel capitolo “ambiente” troviamo nuovamente l’allargamento del “cinque per mille” (stavolta comprendendo anche l’ambiente, anche se non sono chiare le modalità), e poi tutta una serie di iniziative volte alla salvaguardia del territorio (che non arriveranno a nulla, visto che non devono mettere a repentaglio quello scempio ambientale che è il “Ponte sullo Stretto” e le “Grandi Opere”).
  5. “Più sostegno al sud” è il tema centrale (ed unico) della quinta missione elencata nel programma, che si riassume banalmente con un piano decennale per la realizzazione di infrastrutture. Vengono poi ripresi i punti del “federalismo fiscale” (in questo frangente sotto forma di “solidarietà nazionale” alle regioni svantaggiate) e della “sicurezza”, con un piano d’emergenza per “la sicurezza e la legalità” (anche qui qualche dettaglio non avrebbe fatto male).
  6. “Più federalismo” (con particolare riferimento al federalismo fiscale) è l’obiettivo della sesta missione del programma, che prevede sostanzialmente lo spostamento su base regionale della scelta delle fonti di finanziamento garantite dall’articolo 119 della Costituzione, fermo restando il bisogno di “solidarietà nazionale”.
  7. Settima ed ultima missione, “un piano straordinario di finanza pubblica con la riorganizzazione dello Stato”, che prevede di immettere sul mercato quota parte del patrimonio pubblico, per cercare così di ridurre il debito pubblico a fronte di investimenti da parte dei cittadini e delle imprese: in pratica, “vendere le infrastrutture statali”. Lo trovo assolutamente allucinante.

Un programma, quello di Berlusconi, assolutamente mastodontico: basta guardare la lunghezza di questo post e paragonarla a quello sul programma del Partito Democratico e considerare che in questo caso mi sono limitato a riprendere i punti citati nelle 33 slides presenti sul sito di Forza Italia (anche perché sono talmente assurdi e demagogici che spesso e volentieri non serve far altro che citarli), mentre nel caso del Partito Democratico ho argomentato punto su punto quasi tutti gli aspetti.

L’impressione che deriva dalla lettura è di un enorme calderone che racchiude tutto ed il contrario di tutto, nell’intento di dare a tutti il contentino necessario a garantirsi i voti necessari per andare al governo: Berlusconi è troppo impegnato ad attaccare l’ex
governo Prodi e Veltroni per potersi concentrare su un programma realmente convincente.
Il programma del Popolo delle Libertà è tutto uno spendere e non c’è un singolo punto che spieghi da che cilindro pensano di tirare fuori i soldi necessari a tutti questi “investimenti”, “incentivi” e “sovvenzioni”.

Siamo alle solite…