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Per fortuna siamo tutti criminali

Gìpics via Flickr

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Che gli italiani non siano un popolo proprio ligio al rispetto della legge, non è certo una novità. E non mi riferisco solamente al fatto che il primo ministro si costruisce ormai da anni leggi e leggine per evitare di essere processato, ma alla serie di piccoli reati e violazioni varie che ognuno di noi abitanti del suolo italico commettiamo ogni giorno: limiti di velocità, scontrini dimenticati, evasione fiscale, piccole truffe, arrangiamenti vari, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, decreto Pisanu e via dicendo, con una lista che sarebbe difficile anche solo rendere minimamente esaustiva (anche perché in Italia, di leggi da rispettare ce ne sono così tante, che… beh :/).

E per fortuna che va così! Pensate un po’, con un governo di inetti come quello che è stato (abbiamo) votato, cosa succederebbe se solo si cominciassero a rispettare realmente le regole… Su tutte, a titolo d’esempio, una “new entry” del Pacchetto Sicurezza (o anti-immigrazione”, visto che con la sicurezza, di qualsiasi genere, non c’entra assolutamente nulla): il reato di immigrazione clandestina.
Al di là che mi piacerebbe capire come si configurerà la contestazione del reato (se uno è in Italia, potrebbe dichiarare di esserlo da prima del giorno dell’entrata in vigore della legge, che non è fortunatamente retroattiva) e come credono di far pagare ammende da 5.000-10.000 euro a dei nullatenenti, immaginiamo per un secondo quali sarebbero le conseguenze dell’espulsione immediata di tutti gli immigrati irregolari che vivono e lavorano (spesso in condizioni a dir poco disumane) sul nostro suolo: nell’arco di pochi giorni, la già provata economia italiana crollerebbe miseramente sotto il suo stesso peso, privata della gran parte della produttività “di base” (quei lavori che i nostri connazionali dalle dita troppo morbide non possono fare, per esempio) che ad oggi vede una forte incidenza di lavoratori irregolari: il settore agricolo e quello edile sarebbero i primi a crollare come un castello di carte, seguiti a stretto giro di posta da buona parte del settore industriale pesante.
Contemporaneamente, i Comuni (responsabili come ben sappiamo dei servizi sanitari e già privati dell’introito dell’ICI) dovrebbero dare assistenza continuativa alle oltre 600.000 famiglie che oggi danno da lavorare a badanti senza permesso di soggiorno (praticamente impossibile da ottenere, vista l’ipocrisia della legge Bossi-Fini, e che per di più vede incrementato per l’occasione il suo costo di altri 200 euro).

In un momento delicato per la nostra economia (eh già, novità del giorno, la crisi colpisce anche noi) l’Italia si troverebbe rapidamente in ginocchio. Fortunatamente a nessuno importerà granché della nuova legge e si continuerà a vivere sostanzialmente come si è sempre fatto.

Quello che invece mi preoccupa, è ad esempio la legalizzazione dell’uso dello spray al peperoncino: quanti idioti “armati” in più avremo per le strade? Altro che paura dell’extracomunitario, qui c’è da avere paura del “padano armato di spray”: vedremo quanto tempo passerà da qui al primo abuso, e quali saranno le conseguenze (visto che delle pene nessuno parla…)

Altra cosa che mi spaventa è la necessità di girare tutti armati di carta d’identità: essendo necessario dimostrare di essere regolari per accedere ai servizi pubblici, potranno mica fidarsi del solo colore della pelle? O della pronuncia? Aspettatevi di dover esibire un valido documento d’identità (ricordo a tutti che la patente non lo è) negli uffici pubblici (per un prestito di un libro in biblioteca?)

Infine, vorrei scoraggiare dal girare in bicicletta tutti coloro che sono dotati di patente, visto che ascoltare musica con le cuffiette, parlare al cellulare o passare su un marciapiedi potrebbe comportare una decurtazione di 5 punti dalla vostra amata patente di guida. Molto meglio allora farlo direttamente con un bel SUV: tutto un altro gusto…

Per fortuna, come è sempre stato, faremo finta che nulla accada, tanto i controlli in Italia non si fanno…

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Energia, rifiuti ed iniziative del Governo

v2-day Emergenza Rifiuti 30.01.2008 Ieri mattina, in aereo, ho sentito gente contenta dei primi provvedimenti presi dal Governo Berlusconi IV. Ora, mi scuserete, ma due cose sulla questione voglio dirle (poi Alberto dice che faccio l’antagonista: che ci devo fare, è più forte di me, evidentemente).

Della questione straordinari ho già scritto, ma riprendere l’argomento non farà male. Innanzi tutto, valutiamo per quella che è l’entità della manovra: un miliardo di euro, spalmato su due anni; se l’intera manovra straordinari-ici avrà un costo 2,6 miliardi ed il taglio dell’ici vale solo per quest’anno 2,2 miliardi di euro, avanzano addirittura 400 milioni di euro per la manovra. Dopodiché consideriamo il fatto che un’ora di straordinario costa (già di per sé) il 60% in meno all’azienda, che ora potrà giovarsi ulteriormente del provvedimento per incrementare la quantità di straordinari, riducendo magari il carico di lavoro “normale”. Per di più, ora diamo pure un bel taglio alle tasse, così rendiamo ancora più interessante la cosa. Si spiega, così, la felicità con cui Confindustria ha accolto il provvedimento!

C’è poi, naturalmente, la soluzione dell’emergenza rifiuti. Ci tengo a sottolineare, su questo aspetto, che l’emergenza rifiuti non è cosa dell’altro ieri, da quando cioè i mass media hanno deciso di renderla (nuovamente) pubblica: la dichiarazione dello stato d’emergenza risale al 1994 (poco prima dell’inizio del primo governo Berlusconi), e in questi 14 anni si sono alternati governi di vario colore e composizione, ognuno dei quali avrebbe tranquillamente potuto perseguire vie diverse per trovare una soluzione al problema. Invece la classe politica italiana è da almeno 20 anni intenta a guardarsi reciprocamente l’ombelico, dimenticandosi dei veri problemi del paese, che prima o poi trovano la favorevole congiuntura tra attenzione dei mass media ed esasperazione del popolo e diviene (a periodi alterni) “emergenza”.
Tornando alle soluzioni proposte dal Governo per quanto riguarda la situazione rifiuti, trovo tanto populismo e poca sostanza. L’impiego delle forze armate per contribuire alla soluzione dell’emergenza (per altro senza avvertire il neoministro della difesa La Russa, che è rimasto pare piuttosto piccato dall’inaspettata decisione) era già stato proposto dal precedente Governo ed è sicuramente un’idea utile ma circoscritta esclusivamente alla risoluzione della attuale situazione di crisi: spostare in nuove discariche le tonnellate di spazzatura che ancora ingombrano le strade campane (e sul fatto che il problema sarà presto risolto, non nutro dubbi: Berlusconi ci ha messo la faccia, ora deve dare un segnale forte).
Del “dopo”, nessuno se ne occupa: per costruire i termovalorizzatori (sempre che bastino e si costruiscano davvero) serve tempo, nel frattempo continueremo ad inviare, a caro prezzo, la nostra monnezza in Germania, alle aziende di proprietà degli stessi incaricati dello smaltimento dei rifiuti di Napoli? Gli interventi che servono per l’emergenza rifiuti devono essere strutturali, non populistici. Non basta.
Oltretutto c’è la questione dei siti segreti: come negli Stati Uniti, dove l’ubicazione delle centrali nucleari è coperta da segreto di stato, anche in Italia dovremo cominciare a girare con i paraocchi per non vedere, sia mai, una delle nuove discariche (come se non bastassero l’odore e le infiltrazioni nella falda a rintracciarle, anche a chilometri di distanza).

Il problema più grande, in ogni caso, è questa intenzione di tornare al nucleare. Non che io abbia nulla contro il nucleare in sé (nutro dubbi maggiori sulla qualità delle infrastrutture costruite dagli italiani, ed il Vayont fa storia), ma consideriamo quanto accaduto dal giorno del referendum contro il nucleare ad oggi. Perché votammo (votaste) contro il nucleare? Perché c’era la proposta di sostenere le fonti alternative, l’energia rinnovabile, tutte le belle cose che la scienza e la tecnologia ci mettono a disposizione per consumare meno e meglio. Di tutto questo, manco l’ombra. A questo punto, tornare sui nostri passi suona come una pesante sconfitta su tutta la linea: il paese europeo con più sole, montagne, fiumi, vento e via dicendo non riesce a mettere in piedi due pale del ca**o per una centrale eolica, a costruire centrali idroelettriche, mettere i pannelli fotovoltaici sui tetti dei palazzi, mentre compra il 70% della propria energia dall’estero, consumando allo stesso tempo come mezza Europa dell’est. Le centrali nucleari, anche fossero fatte, quanto fabbisogno potrebbero coprire? Il 5%? Il 10%? Esageriamo, il 20%; significa che il 50% del nostro fabbisogno energetico sarebbe comunque coperto da acquisti all’estero, rendendoci per altro vulnerabili sul piano strategico mondiale (questione Gazprom dice nulla?) tanto caro ai nostri attuali governanti. Dove pensiamo di andare, con un paese in queste condizioni? Per quanto tempo potremo ancora permetterci di andare in giro con un foro così grande sul fondo del serbatoio?
Bisogna investire nel rinnovabile, farlo subito e farlo pesantemente, soprattutto ora che Kyoto ha indicato la via.

Infine c’è da segnalare che, come al solito, Berlusconi si sta prendendo il suo solito “riscontro” per il bene che fa al paese: un paio di righine “ad personam” per risolvere un altro paio di problemini. In primo luogo, c’è la questione Rete4: l’Italia è sotto procedimento di infrazione da parte della Commissione Europea per 14 rilievi alla Legge Gasparri e sarà condannata a pagare (retroattivamente dal luglio 2006, che la cosa trovi o meno i favori di Belpietro) una ingente cifra, 300 mila euro ogni singolo giorno. Naturalmente Berlusconi non ha nessuna intenzione di dare ad Europa 7 le frequenze che gli sono state in tutte le salse confermate (anche perché se no lo avrebbe già fatto) ed ecco che tra una riga e l’altra dei vari decreti inserisce un tentativo di far slittare ulteriormente i termini della questione, che si trascina dall’ormai lontano luglio 1999. La nota positiva, su questo versante, è che finalmente anche il Partito Democratico ed il suo Governo Ombra si sono uniti all’opposizione, su un tema che si erano “dimenticati” durante la campagna elettorale. Era ora.

Se comunque il “Salva Rete4” potrebbe non sembrare una legge “ad personam”, decisamente diverso è il discorso per l’altro emendamento, quello lungo 13 righe ed inserito dall’onorevole Niccolò Ghedini (avvocato di fiducia di Berlusconi) nel decreto sicurezza, che consentirà a Berlusconi di allungare di un paio di mesi i termini del processo Mediaset, che lo vede imputato per falso in bilancio, appropriazione indebita, frode fiscale e corruzione del testimone Mills. Proprio quel paio di mesi che gli mancano per giungere indisturbato alla prescrizione, guarda un po’.

Abbiate pazienza, ma come fare ad essere fiduciosi con un inizio simile?

Il fatto non è più previsto come reato

The businessman “Ecco cosa mancava! Le leggi vergogna!”: questo avrà pensanto oggi Romano Prodi. La notizia (bomba) è arrivata questa mattina: Berlusconi viene assolto nel troncone restante del processo SME (dopo aver già ottenuto lo stesso risultato nel processo principale, per “insufficienza di prove”) grazie ad una legge che lui stesso ha fatto, la depenalizzazione del falso in bilancio, per un reato commesso in un periodo in cui il falso in bilancio era reato (anche se vista la rapidità con cui si muove la magistratura ai giorni nostri, sarebbero comunque parzialmente caduti in prescrizione).

Quando l’ho letto, questa mattina, mi sono sentito riempire della (solita) voglia di spaccare tutto e allo stesso tempo di non poter fare niente. Il Governo Prodi è stato criticato per tutto, dalle tasse alle missioni militari all’estero, ma cose del genere non le ha mai fatte: in compenso (e questa è forse la colpa più grande) non ha trovato il tempo ne il modo di cancellare quelle leggi, che definire “vergogna” è poco. E non dimentichiamo il conflitto di interessi, l’ordinamento giudiziario (Cirami, legittimo sospetto, trasferimento di processi dice nulla?), i condoni… e il bello è che gli italiani sono pronti a votare nuovamente questo … !

Per cercare di riportare nei binari del principio che “la legge è uguale per tutti”, la magistratura aveva richiesto, non molto tempo fà, l’intervento della Corte di Giustizia Europea, affermando che la legge sul falso in bilancio varata da Berlusconi ed i suoi scagnozzi (ai quali ovviamente sono state fornite poltrone in gran quantità, ed agevolazioni di altro genere) fosse in contrasto con le direttive europee. La Corte di Giustizia preferì però non pronunciarsi in proposito, decidendo di non “mettere becco” nelle legislazioni nazionali e lasciare ai giudici la scelta se seguire le normative europee (molto più drastiche in materia) o quelle italiane modificate dal cavaliere. Naturalmente è stata presa la scelta più corretta, e Berlusconi ed i suoi scagnozzi (quelli coinvolti nella vicenda hanno nomi come Cesare Previti, Attilio Pacifico, Filippo Verde e Renato Squillante) non pagheranno nemmeno in questo caso. Hanno invece pagato (e caro) le migliaia di risparmiatori che si trovano sul lastrico a causa loro.

La legge, in Italia, è uguale per tutti. Ma per alcuni, è un po’ più uguale.

Appello

Leggo su Voglio Scendere (da Marco Travaglio) e provvedo a dare adeguato risalto:

La scorsa legislatura è stata connotata da forti tensioni tra potere politico e magistratura, con frequenti interferenze del primo sull’attività della seconda. Ci si attendeva, nella nuova, un radicale mutamento di rotta, in armonia con le dichiarazioni programmatiche. Si registra, invece, un’inquietante continuità di indirizzo, come denota il caso dell’inchiesta Why Not della procura di Catanzaro.

Appare a dir poco sconcertante che a chiedere per ‘motivi di particolare urgenza’ il trasferimento cautelare del pubblico ministero procedente sia lo stesso guardasigilli implicato nelle indagini. E’ vero che l’iscrizione nel registro degli indagati è successiva a tale richiesta, ma è altrettanto vero che il coinvolgimento del guardasigilli nelle indagini era da tempo di pubblico dominio. Tanto meno si giustifica l’inusitato provvedimento di avocazione con cui il procuratore generale facente funzioni ha sottratto l’inchiesta al magistrato procedente, sul presupposto di un’incompatibilità per ‘interesse nel procedimento’ ai sensi dell’art. 36 c.p.p. Prudenza avrebbe voluto che, prima di adottare un provvedimento così eccezionale, si attendesse l’esito del giudizio disciplinare; in sua assenza si può rovesciare il discorso a base dell’avocazione ed ipotizzare, con almeno pari plausibilità, un ‘interesse’ del ministro a liberarsi del proprio inquirente e a precostituire cause di incompatibilità attraverso l’azione disciplinare. In questo quadro la revoca dell’avocazione e la restituzione dell’indagine al suo originario titolare sono i passi necessari perché non sia ulteriormente minata la già precaria fiducia del cittadino nell’amministrazione della giustizia e nell’uguaglianza davanti alla legge.

Quanto alla circostanza che il pubblico ministero dell’inchiesta Why Not abbia pubblicamente denunciato l’illegittimità dell’avocazione e – insieme ad altri colleghi – pressioni e intimidazioni da parte di soggetti istituzionali, va senza dubbio riconosciuto che competano ai magistrati doveri di riserbo nei riguardi dei mass-media; ma è solo assicurando le condizioni per la legalità e l’autonomia delle indagini, che si può pretendere l’osservanza di quei doveri.

29 ottobre 2007

Sergio Chiarloni (università di Torino)
Mario Dogliani (università di Torino)
Paolo Ferrua (università di Torino)
Rosanna Gambini (università di Torino)
Andrea Scella (università di Udine)

 

Quando lo dicevano a sinistra…

The right wayLo scenario politico italiano va cambiando di giorno in giorno. Dapprima la nascita del Partito Democratico che aveva scombussolato l’asset di tutto il centro-sinistra (e ancora la transizione non è terminata, a sinistra della formazione di Veltroni), poi le sommosse interne alla coalizione d’opposizione, l’annuncio “bomba” di Berlusconi relativo alla nascita del nuovo Partito del Popolo della Libertà (che vanterebbe già un 35-37% dell’elettorato) l’ulteriore incancrenirsi dei rapporti all’interno della destra.

Ora, è giunto il momento di recriminare, da una parte e dall’altra, all’interno della destra.
Da una parte, naturalmente, Berlusconi che accusa gli ex-alleati di avergli fatto perdere le elezioni del 1996 (come se lo scarto di 6 punti percentuale rispetto alla coalizione di centro-sinistra fossero tutti imputabili a Fini e Casini) e di averne poi condizionato l’azione di governo negli anni successivi. Berluscono definisce poi la Casa delle Libertà un “ectoplasma” al quale ha (misericordiosamente) messo fine l’altra sera in Piazza San Babila.
Dall’altra parte, AN e UDC che non hanno in generale ben digerito l’uscita solista del Cavaliere, che hanno anzi ampiamente criticato.

Particolarmente significativa la dichiarazione del segretario dell’UDC Lorenzo Cesa, che dichiara ai microfoni di Domenica In, divenuta ormai trasmissione di cosi degno dibattito politico (cito da quanto riporta Il Messaggero):

«Consiglierei a Berlusconi di fare uno sforzo di umiltà. Ciascuno di noi può aver commesso degli errori, ma le principali responsabilità sono le sue perchè troppo spesso ha anteposto i propri interessi privati a quelli generali del Paese. La priorità dell’Udc e di tutto il centrodestra resta quella di mandare a casa il governo Prodi».

Ma come: quando la coalizione di centro-sinistra urlava a gran voce che Berlusconi faceva i fatti propri al governo, quando si parlava di conflitto di interesse (anche recentemente, mica bisogna andare indietro di anni), di leggi vergogna, si diceva che era tutta propaganda. Ora la propaganda la fanno loro perchè hanno litigato, oppure sono stati folgorati sulla via di damasco? Nel qual caso posso fornire di tasca mia ampie dosi di treottanta, magari servono anche all’elettorato!