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Rifondazione: due parole veloci

Della scrittura - quando le lettere non sono più solo d'amore Trovo finalmente un attimo di tempo (guardate l’orario) in un periodo d’inferno per postare quattro righe. L’occasione, indubbiamente, è quella dell’appena concluso congresso di Rifondazione Comunista, che con la sua posizione di “storico partito della Sinistra italiana” ha catalizzato molte attenzioni.
Il risultato purtroppo è disarmante tanto quanto importante era l’attenzione dedicata all’evento, deludente quasi quanto lo fù la sconfitta alle ultime elezioni. Se qualcuno sperava, si era illuso, credeva che la batosta presa ad aprile avrebbe cambiato le cose, svegliato gli attivisti, ridato vita e vigore, risollevato una Sinistra in piena crisi d’identità, si sbagliava. Abbiamo toccato il fondo, ed ora stiamo attivamente scavandoci la fossa.

Dal congresso esce l’immagine di una Sinistra ancor più frammentata rispetto alle ultime tornate elettorali, per di più scottata e spaventata dal progetto della Sinistra Arcobaleno (che con tutti i suoi limiti, a me piaceva) e sebbene Ferrero (nuovo segretario di un partito spezzato in due) esprimesse oggi la volontà di contattare e stringere rapporti con gli altri partiti della sinistra, i dubbi sul futuro del movimento politico a breve-medio termine sono davvero tanti. Le nuvole nere che si prospettavano all’orizzonte di qualche tempo fà, sono ormai sulle nostre teste e una fitta grandine sta mietendo le prime vittime: uno su tutti Nichi Vendola che se ieri sera uno dei “grandi candidati” della nuova Sinistra, oggi è uno sconfitto alla guida di una corrente maggioritaria di un partito di profonda minoranza, incapace di (ri)trovare quelle sinergie indispensabili per ricostruire (o almeno per iniziare a farlo) un movimento che di Sinistra non abbia soltanto il nome.

Sarà una battaglia lunga e dura; la si dovrà cominciare dal conteggio di morti, feriti e sopravvissuti alla bell’e meglio, soprattutto lottando contro questa stanchezza, demoralizzazione e delusione che oggi pervade (quantomeno) il sottoscritto.

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Legge elettorale: e ora?

Crepa E’ appena terminato il vertice di maggioranza sulla nuova legge elettorale. Come prevedibile, le posizioni sono distanti e rigide: la bozza Bianco è stata voluta e pensata appositamente per i Grandi Partiti Italiani ™ e taglia letteralmente fuori tutti i partiti “minori” (e non mi vengano a dire “ma tanto la sinistra si unisce”, perché non è questo il punto).

Veltroni ha in mente l’intesa con Berlusconi, Berlusconi quella con Veltroni a patto che questi rinunci a governare (sostanzialmente). Il risultato è che avremo una legge elettorale che mette d’accordo il 70% dell’elettorato del 2006, e taglia fuori il 70% delle forze politiche. Quelle che vengono chiamate “larghe intese”.

Ora siamo venuti alla necessità di mettere alla luce i fatti. I piccoli partiti dell’Unione non sono d’accordo con Veltroni. Ora che si fà? Riproponiamo la DC (o meglio il PD-PDL), oppure si cercherà una strada seria verso una legge elettorale condivisa tra tutti?

Nemmeno abbiamo cominciato e già si litiga…

Palazzo Montecitorio La tanto attesa “cosa rossa” ancora non esiste, e già i suoi principali (futuri) componenti litigano.
Tutto nasce dalla dolorosa votazione sul Welfare, che non piace alla sinistra (e nemmeno al sottoscritto, per la verità) che si è vista togliere da sotto il naso tutta una serie di provvedimenti introdotti durante il lungo dibattito in Commissione Parlamentare e sui quali aveva investito molte forze. Al di la che mi viene da chiedermi a cosa serva, a proposito di spese, pagare una Commissione Parlamentare per analizzare un testo, discuterne, modificarlo, votarlo, approvarlo, proporlo al Parlamento e poi si va a votare il testo precedente, perchè a “qualcuno” non piace il risultato, ma pazienza.

Il governo però non può permettersi un’altra crisi, e visto che al Centro c’è gente come Dini (“Lottiamo contro il Governo perché aumenta la spesa”), allora tocca alla sinistra ingoiare il rospo e votare a favore, pur non convinti (tanto i fessi siamo sempre noi, pazienza).  Ma fin qui, niente di nuovo.

Il problema nasce nel momento in cui i futuri componenti della “cosa rossa” non si parlano tra di loro: si era detto “compatti nella protesta alla fiducia sul welfare, ma votiamo a favore” ed il Pdci lascia l’aula durante la votazione del disegno di legge. Probabilmente hanno semplicemente avuto un corale attacco di cagarella (opinione supportata dal fatto che in 3 sono rimasti in aula, evidentemente hanno mangiato pizza a pranzo), ma gli altri partiti di sinistra non hanno gradito, e si sono incattiviti, protestando animatamente con il gruppo dei “nuovi dissidenti” durante il vertice immeditamente indetto proprio a Montecitorio, con l’ulteriore risultato di far abbandonare il vertice stesso al segretario del Pdci Oliviero Diliberto.

Questa è la gente che vorrebbe unificare la sinistra? Si lancia un processo di “unificazione delle sinistre” senza nemmeno mettersi d’accordo su come agire in Parlamento? Mi sfugge qualche passaggio…
Speriamo sia solo un incidente di percorso…