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Berlusconi: non tratta più

Berlusconi Ma guarda un po’: dopo tanti incontri, dopo aver proclamato e fatto appello ai più nobili valori della classe politica italiana, dopo essersi fatto desiderare e dopo aver riguadagnato parte del terreno perso nei mesi precedenti, ecco che Berlusconi, quasi fosse una bella donna, si nega all’ultimo momento, facendo saltare il mitico accordo elettorale.

Non che la cosa mi dispiaccia (senza l’accordo con “Forza Italia”, Veltroni difficilmente riuscirà a portare avanti una legge elettorale che toglie voce ai piccoli partiti), ma posso dire “me l’aspettavo” senza essere accusato di parzialità?
Non era forse prevedibile che Berlusconi, in veste di leader di uno dei due principali partiti in Italia, avrebbe cercato di barattare il suo accordo su una legge elettorale (che senza di lui non si può fare) con tutta una serie di emendamenti a proprio favore? Ora parla della Gentiloni, ma una volta ottenuta quella pensate forse che il Cavaliere mollerà la gallina dalle uova d’oro? La mossa di smettere di chiedere la caduta del Governo un cambio dell’accordo sul Mattarellum è servita a portare avanti il machiavellico piano, ma ora la richiesta potrebbe scattare di nuovo, magari con il pretesto di una delle tante incrinature che quotidianamente percorrono la maggioranza (ultimamente s’è proposto insistentemente Dini, soprattutto da quando Berlusconi ha cominciato a parlare di “campagna acquisti”).

Ora che il “grande accordo a destra” di Veltroni è saltato, pensa forse il leader del Partito Democratico che troverà conforto nella “sinistra alternativa”, o cercherà aiuto direttamente in Vaticano, nella speranza che un appello del santo padre dia forza e vigore al suo nuovo progetto per la legge elettorale?

A volte mi viene il dubbio che a sinistra siamo tutti imbecilli. Quando fu il momento di fare la legge elettorale, lo scorso governo la portò avanti a colpi di fiducia (nonostante l’avesse presentata quella cima di Calderoli); noi ci ostiniamo a voler essere onesti, e puntualmente la prendiamo in saccoccia.

Mi pongo delle domande…

Di questa benedetta spazzatura…

Emergenza rifiuti a Napoli Alla fine, è venuto il momento di parlarne. La questione va avanti decisamente da troppo tempo perché possa restare ancora in silenzio, soprattutto perché ricca di spunti di riflessione molto interessanti: la spazzatura di Napoli.

Che non è poi la spazzatura specifica di Napoli ad interessarmi: in questo momento l’emergenza è li, ma il problema dello smaltimento dei rifiuti che produciamo si pone a ciclo continuo, qua e la per l’Italia, ad intervalli regolari. Quella di Napoli poi, in particolar modo, è sensibile, perché la situazione si trascina, salvo momentanei miglioramenti dovuti ad iniziative temporalmente miopi (magari non c’era altro da fare, non metto in dubbio), da oltre 20 anni.

Vivendo a stretto contatto con una napoletana verace d.o.c. (la mia dolce metà), originaria di una cittadina non lontana dalle zone in cui è attualmente in corso “la grande protesta“, sento il problema particolarmente vicino, anche perché i suoi genitori stanno vivendo la crisi in prima persona, per cui dispongo di fonti di notizie “trasversali” e “di prima mano”, valore non indifferente in questa società dell’informazione perversa: come ci si può fidare di una fonte di informazioni (Porta a Porta) la cui inviata sul posto se ne esce con “C’è stato molto fermento quando si è saputo che sarebbe intervenuto l’esercito, e questo conferma che i poliziotti stanno caricando i cittadini”?

Come ben potete immaginare, il discorso “spazzatura” è saltato fuori anche durante il cenone di capodanno (trascorso in compagnia di tutto il parentado della mia dolce metà) e paradossalmente non per via dell’accenno al problema da parte del nostro Presidente della Repubblica durante il discorso di fine anno alla nazione (che non è stato nemmeno sentito, in diretta, e che mi sono riascoltato il giorno dopo da una registrazione). Le due parole scambiate mi hanno permesso di farmi un’idea (del tutto personale ovviamente) del problema, che vado ad esporre, pur essendo cosciente di attirarmi così l’ira di tutta una folta schiera di persone.

Il problema della spazzatura nel napoletano non è un problema singolo, a se stante, ma la sommatoria di una (lunga) serie di problemi minori che vanno trovando uno sfogo comune proprio con questa emergenza.
Il problema più evidente è certamente quello della spazzatura che va accumulandosi e necessita un rapido smaltimento, per evitare conseguenze ancora più spiacevoli del cattivo odore che possa emanare quando lasciata abbandonata troppo a lungo presso i cassonetti. Di questo problema è però importante individuare qualche causa:

  • Produrre troppo: non è naturalmente un problema specifico della Campania e dei napoletani, ma un qualcosa con cui tutti noi ci troviamo a dover fare i conti. Consumiamo troppo, e produciamo troppi rifiuti, di varie forme. L’area metropolitana di Napoli, terza in Italia per numero di abitanti dopo Roma e Milano, ha una densità abitativa di una certa rilevanza: tante persone cosi concentrate non possono che andare incontro ad una produzione eccessiva di rifiuti da smaltire.
  • Produrre male: la raccolta differenziata, a differenza di quello che avviene nella maggior parte delle altre città italiane, a Napoli stenta a partire, ormai da diversi anni, nonostante cassonetti appositi siano già presenti da alcuni anni in tutti i quartieri della città. Non starò ad indagare sul motivo di questo ritardo (qualche sospetto, ad essere onesto, ce l’ho, ma esula in larga parte), ma proprio l’assenza di quella che potrebbe essere la grande salvezza del sistema di smaltimento dei rifiuti partenopeo, va oggi ad aggravare ulteriormente la situazione, impedendo di discriminare le tipologie di rifiuti che dovrebbero avere una precedenza nelle operazioni di smaltimento.
  • L’egoismo: il Decreto legge n. 61/2007 (ultimo di una lunga serie), prevedeva l’apertura di 5 termovalorizzatori (inceneritori), con lo scopo di risolvere la situazione disastrosa delle numerose discariche della zona, ormai giunte a saturazione. Le proteste dei cittadini (comprensibili, per carità) ne hanno impedito la realizzazione: l’aver impedito la parziale soluzione del problema quando ce n’erano i mezzi, ha portato gli stessi cittadini nel bel mezzo di questa crisi, della quale ora si lamentano.
  • La camorra, che come tutte le vicende che vedono coinvolta la regione è attore protagonista della vicenda, spesso non in senso positivo.

Come dicevo, comprendo perfettamente i motivi che spingono alla manifestazione i cittadini dei comuni interessati dalla costruzione degli inceneritori e dalla apertura/riapertura delle discariche: io per primo non sarei contento se costruissero una discarica a quattro passi da casa mia, chi lo sarebbe. E’ però fondamentale comprendere da un lato che da qualche parte questi rifiuti andranno pur messi, se pur temporaneamente (e da questo punto di vista avrei preferito che si prestasse un po’ più attenzione alle parole del Presidente Napolitano nel suo discorso alla nazione), dall’altro che usare la violenza non mette altro che dalla parte del torto.

Non mi si può dire che “stanno manifestando” quando si da fuoco agli autobus ed ai camion, quando si bloccano le autostrade e le tangenziali, come è capitato negli ultimi giorni: non c’è da stupirsi poi che di fronte all’emergenza la polizia carichi e finisca con l’intervenire l’esercito! E’ esattamente come quando davano fuoco alla spazzatura: aiuta questo? No, non fa altro che rendere ancora più drammatica ed esasperata la situazione, portando dritti filati verso una soluzione autoritaria ed antidemocratica che poi scontenterà tutti.

Purtroppo per numerosi napoletani il senso dello Stato è andato perso molto tempo addietro (non per causa loro, s’intende) ed ora è difficile resistere alla tentazione di “fare da sè” e “contrastare le autorità”, nonché “mandare a casa Prodi” (ho sentito personalmente pronunciare queste frasi).

Ognuno è artefice del proprio male. La nostra società, lo è particolarmente.

Rosica rosica

padoa-schioppa.jpgIl centro-destra ha chiesto ieri, a gran voce, le dimissioni del ministro dell’economia Padoa Schioppa. Mica perché gli dia fastidio, ci mancherebbe altro: lo fanno per fare un favore al ministro, visto che hanno intenzione di trasformare il parlamento in un tribunale della Santa Inquisizione (presentando l’ennesima mozione di sfiducia e lanciando intimidazioni) a suo unico uso e consumo, per via dei casi Speciale e Petroni.
Vogliono evitargli “un dialogo parlamentare per lui estremamente imbarazzante” dice Schifani di Forza Italia: ma che carini… pensate che gli faranno anche un regalo per natale: un’orologio d’oro, come usano fare nel mondo del calcio con gli arbitri…

Povero Padoa Schioppa… non ne ha azzeccata proprio una nel suo mandato, finora… pensate: dopo una finanziaria 2006 che ha portato a quel misero extra-gettito fiscale (il Governo Berlusconi si che sapeva fare extra-buchi, altro che Prodi…), e nel 2007, la lotta all’evasione fiscale tanto voluta proprio da Padoa Schioppa ha portato l’altrettanto magro risultato di 6 nuovi miliardi di euro (il 37% in più di quelli del 2006)…

Non è che il centro-destra stia facendo tanto baccano per cercare di mandare a casa questo simpatico personaggio, che a colpi di finanziaria, sta avviando il tanto decantato risanamento della malandata economia italiana? Certo, non è tutto oro quel che luccica, ci sono le sbavature, ci sono gli errori (bamboccioni compresi), sarà forse anche la strada sbagliata… però funziona! Ed a mali estremi…

E’ il turno di Verhofstadt

Guy Verhofstadt Rieccoci a parlare di Belgio, di governi, di re e di litigi. Dopo 6 mesi di tentativi di formazione di un governo falliti per varie ragioni, dopo aver incaricato 2 volte Yves Leterme di tentare di formarlo, il Re del Belgio ha deciso che se la strada nuova proprio non va, meglio tentare con quella vecchia.

E cosi il premier “uscente” Guy Verhofstadt è stato incaricato di formare un governo ad interim, in pratica dando una forma definitiva e legislativamente accettabile alla reggenza del governo precedente. Uno degli incarichi del nuovo governo Verhofstadt sarebbe anche quello di abbozzare le riforme necessarie a dare maggiori poteri alle regioni, vero nucleo caldo della politica belga sul quale nessuno dei partiti coinvolti nelle trattative condotte da Leterme erano riusciti ad accordarsi, portando il paese ,in questa fase di stallo, molto vicino alla scissione tra le regioni fiamminghe e valloni, dopo 177 anni di unitaria indipendenza.

La concessione di poteri maggiori alle regioni (il Belgio ha una forma statale di tipo federato) è un nodo cruciale soprattutto per le regioni del nord, quelle fiamminghe, che forti della loro maggior ricchezza e dei loro 6 milioni di abitanti (su 10,4 che ne può vantare il Belgio nella sua totalità), vorrebbero avere potere di controllo del mercato del lavoro e sull’imposizione fiscale, ad oggi prerogative del governo centrale federale. Le regioni della Vallonia naturalmente, meno popolose e con un tasso globale di disoccupazione doppio rispetto a quello delle regioni più agiate, temono che una riforma del genere potrebbe danneggiarle economicamente.

Forse proprio la formazione di un governo di coalizione ampia auspicato dal Re con la nomina di Verhofstadt, che potrebbe portare nel governo i partiti dei socialisti e dei verdi, potrebbero consentire di non trasformare il governo federale in un guscio vuoto spolpato dall’interno pur arrivando ad una mediazione efficace del problema.

Sinistre ed Arcobaleni

la-sinistra-l-arcobaleno.jpgFinalmente il “grande momento” è arrivato. A sinistra del Partito Democratico ha preso vita, con gli stati generali di questo weekend, una nuova formazione politica (non un singolo partito), “La Sinistra – L’Arcobaleno”.

Tralasciando le ovvie beghe sulla scelta del logo, del nome, del colore, degli orari di autorizzazione per andare al cesso, l’idea personalmente mi garba.

Mi garba perché sin da quando “ero parte” del correntone dei DS, auspicavo un’apertura a Sinistra che avesse la forza necessaria per esprimere un’idea di sinistra nella vita politica italiana e di cui sento molto la mancanza. Lo scioglimento dei DS, qualche tempo fà, mi aveva procurato un forte scoramento, perché vedevo morire l’unica realtà che a mio parare avesse questa possibilità nel panorama politico: le mie principali critiche al neonato Partito Democratico le ho viste riconfermate anche recentemente (e ulteriormente riconfermate proprio ieri sera facendo quattro chiacchiere con alcuni candidati alle primarie), e lo spezzettamento in partitini della “Sinistra Radicale” come viene chiamata, non faceva certo ben sperare.

Ora, (ri)uniti da questo nuovo logo, in questo nuovo progetto, che vede la partecipazione unitaria di tutti i gruppi di Sinistra, più o meno importanti che siano, mi fà tornare un po’ di speranza. Mi fa particolarmente piacere poi l’inclusione dei Verdi in questo nuovo player della scena politica: li ho sempre visti muoversi molto bene, soprattutto nel campo del software libero (sul quale sono particolarmente sensibile) e poter dar vita ad un percorso condiviso insieme a loro, è un’idea che mi alletta.

Il 15% dell’elettorato che gli stati generali auspicavano qualche giorno fà non saranno facili da raggiungere, ne tanto meno saranno un risultato immediato: potrebbero però rappresentare una forte attrazione “rossa” al Partito Democratico, che verrà ulteriormente acuita dalla possibile (probabile?) formazione della “Cosa Bianca” di Montezemolo, che certo attrarrà parte dell’attuale centro.

Purtroppo la mia partecipazione attiva al nuovo soggetto politico rasenterà lo zero, come al solito: il tempo libero rimanente dalle attività già in corso d’opera è poco (pochissimo). Vedremo se mi verrà data (e come elettore lo spero sentitamente) la possibilità di essere partecipe…

Che faccia tosta…

dreischeibenhaus by night

Al momento non c’è alcuna conferma che vi siano state violazioni degli standard di sicurezza

Questa la prima dichiarazione della ThyssenKrupp relativamente all’incidente di tre giorni fa avvenuto presso l’acciaieria di Torino di loro proprietà, nel quale hanno trovato la morte quattro operai e ne ha ridotti altri tre in gravissime condizioni. I colleghi degli operai coinvolti nell’incidente avevano poi lamentato i bassissimi standard di sicurezza presenti nello stabilimento, destinato prossimamente a chiudere i battenti per trasferire la produzione in provincia di Terni.

Nonostante la produzione dello stabilimento torinese sia progressivamente diminuita a solo il 30 % delle sue capacità produttive, la ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni non ha mai smesso di effettuare la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti del sito torinese; impianti la cui buona parte è appunto destinata a essere trasferita a Terni per la realizzazione di prodotti di assoluta eccellenza e qualità. La Thyessen ha, pertanto, continuamente mantenuto elevati standard di sicurezza, regolarmente verificati dalle autorità preposte. Non è stato ridotto il numero degli addetti al servizio antincendio aziendale né degli addetti al servizio sanitario interno e anche le ore di straordinario sono diminuite continuamente in questo periodo.

Bene, ottimo! La magistratura farà le proprie indagini, e sarete tutti scagionati dalle eventuali accuse di omicidio, lesioni e disastro colposi, già ipotizzati per tre manager dell’azienda. Nel frattempo, invito allora tutto il reparto dirigenziale della ThyssenKrupp a venire a lavorare in fabbrica: tanto gli standard di sicurezza ci sono, no?

Giustizia per Kassim

kassim-britel.jpgA maggio del 2002 Abou Elkassim Britel, cittadino italiano, è stato ammanettato, incappucciato, denudato e (incatenato e vestito di un pannolino) caricato a forza su uno dei “voli segreti” della CIA, che lo ha portato dal Pakistan in Marocco, dove è stato rinchiuso in un carcere e ripetutamente torturato.
Liberato un anno dopo, senza accuse, si apprestava a rientrare in Italia, dalla moglie Khadija, quando è stato nuovamente rapito e fatto sparire (stavolta complici i nostri servizi segreti), dando il via ad altri 4 mesi di detenzione, violenze e torture. Il processo per “terrorismo” subito in Marocco, senza alcuna forma di garanzia legale, lo ha visto condannare dapprima a 15, poi a 9 anni di carcere, pena che sta attualmente scondando a Casablanca, e che terminerà nel 2012.

Dal 16 novembre, non più disposto a tollerare la situazione nella quale è stato calato, Kassim ha cominciato uno sciopero della fame, che dura ancora oggi.

L’indagine italiana parallela a quella marocchina, è stata archiviata perchè “il fatto non sussiste”. Il Parlamento Europeo ha sollecitato il governo italiano a prendere misure concrete su questo versante, ma il Governo Italiano (sia quello precedente che quello attuale) tace spudoratamente.

Cosi come, sulla vicenda, tacciono spudoratamente (e colpevolmente, secondo me) anche la stragrande maggioranza dei mass media. Questo spazio non sarà il Corriere della Sera, ma è un inizio: è un modo per rendere, almeno una volta, realmente utile questo misero blog.

Giustizia per Kassim!