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In Italia c’è un’emergenza Giustizia

glamismac via Flickr

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In Italia c’è un’emergenza Giustizia. Assolutamente vero, quasi lampante oserei dire. Purtroppo per il nostro Presidente del Consiglio però, l’emergenza non sono le “toghe rosse” (mi si faccia il piacere!), l’emergenza non riguarda i processi che da anni sta tentando di bloccare facendo danni a destra ed a manca (ma se è innocente, perché non farsi processare? I costi giudiziari vengono poi rimborsati, solitamente, dal condannato…).

L’emergenza giustizia in Italia è proprio il contrario di quanto Silvio Berlusconi vorrebbe far passare: il problema in Italia è l’uguaglianza di tutti davanti alla legge, e questo non solo in riferimento alla persona di Silvio Berlusconi, ma anche in molti altri frangenti dove si usano due pesi e due misure (mi riferisco ad esempio alle sentenze di condanna per i fatti di Genova).

Il problema giustizia in Italia è la giustizia sociale: agli imprenditori amici del Cavaliere è stata donata la parte buona di Alitalia (che comunque riescono a far andare male -.-), mentre la crisi sta lasciando a casa 46.000 lavoratori a tempo indeterminato (ovviamente sui contratti a progetto ed a tempo determinato che non vengono rinnovati, oltre a tutti gli extracomunitari in nero lasciati a casa, non ci sono dati certi) e le famiglie faticano sempre di più a tirare la fine del mese.

Il problema giustizia in Italia sono i 1000 morti l’anno sul lavoro (la Guerra Bianca), dei quali nessuno sa nulla e che tra “prescrizione”, “errore umano” e “fatalità” non vedono quasi mai condanne degne di questo nome, soprattutto se a lasciarci le penne sono cittadini extracomunitari clandestini, che vengono “ritrovati” in qualche campo a chilometri di distanza…

Il problema giustizia in Italia sono le morti in mano alla Polizia, che cominciano con Carlo Giuliani, passano per Federico Aldrovandi, arrivando a Stefano Cucchi tramite migliaia di altri carcerati e/o fermati pestati da “componenti deviate” delle forze dell’ordine, di cui queste però non riescono a liberarsi. Anche in questo caso, le sentenze sono quasi ridicole (per Aldrovandi, ai quattro poliziotti riconosciuti colpevoli sono stati dati 3 anni e 6 mesi, per aver lanciato una bottiglia molotov contro la porta di un carcere durante gli scontri del G8 a Genova, Marina Cugnaschi si è presa 16 anni di reclusione) ed è solo grazie alla testimonianza di un clandestino che (forse) riusciremo ad avere un po’ di verità su quanto accaduto (ed insabbiato) a Stefano Cucchi.

L’emergenza Giustizia, in Italia, c’è eccome; e sarebbe ora che il Governo (e l’opposizione) pensasse(ro) a risolverla seriamente, anziché tentare di tirare fuori Berlusconi dai suoi processi…

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Ci deve sempre scappare il morto?

Non c’è niente da fare, perché in Italia si evidenzino i problemi, bisogna che ci scappi il morto ed a volte non basta nemmeno quello.
Il riferimento, naturalmente, è a quanto accaduto l’altro giorno a Rivoli (TO), al crollo del controsoffitto della scuola dove ha trovato la morte un giovane di 17 anni, Vito Scafidi. Ma il riferimento è anche ai morti degli scontri tra tifosi prima e dopo le partite di calcio, ai morti sul lavoro, ai morti degli incidenti sulla strada; anzi, agli ultimi due no, visto che nemmeno i morti bastano a far si che la situazione venga affrontata con serietà e con l’obiettivo di trovare un punto fermo, una soluzione.

Quante altre bombe ad orologeria impestano il nostro paese? Quanti si battono per ottenere la soluzione di qualche situazione critica, nell’indifferenza di coloro che invece dovrebbero ascoltarli, che poi sono spesso i politici e gli amministratori locali che loro stessi eleggono? Il pensiero va, ad esempio, a coloro che da tempo chiedono che il Liceo Casiraghi di Cinisello Balsamo venga sistemato, che vengano controllate e chiuse le crepe nelle putrelle di cemento che lo sostengono. Aspettiamo il morto anche qui? E anche quando ci scappa il morto, come disgraziatamente è successo a Torino, che cosa si fà? Qualcuno dice che è una fatalità, qualcuno pensa a coprirsi le spalle, qualcuno cade dal pero. I fatti è che nelle scuole ci sono sempre meno fondi (ulteriormente tagliati di recente, come sappiamo), che le strutture (edili, tecnologiche, sociali…) sono obsolete e fatiscenti.

Eppure non si farà nulla, volete scommettere? Forse mi sono dimenticato tutte le iniziative di legge ed i decreti urgenti presi dopo la strage della Thyssen Kroupp e non ho notato come tutto ciò abbia fatto piazza pulita del problema delle morti biance? O capita forse che da qualche anno si è preso in pugno il problema delle stragi sulle nostre strade e lo si è risolto?

La risposta, purtroppo, ce la racconta la realtà di tutti i giorni e la morte del povero Vito finirà con l’essere l’ennesimo sacrificio agli dei Potere e Denaro.

Armstrong torna in sella

Lance Armstrong.  7th Tour win.  Aix-en-trois domaines.  2005 Sono un appassionato di ciclismo ormai da diversi anni, a momenti alterni ho anche praticato, eppure quando ieri sera ho la notizia che Lance Armstrong intende tornare alle corse, con l’esplicito obiettivo di vincere un’altro Tour de France, mi ha lasciato piuttosto perplesso e disorientato, al punto che ho tentato di scrivere qualche riga ieri sera, ma alla fine ho deciso di rimandare e riflettere sulla questione ancora un po’.

Le considerazioni che posso fare, da parte mia, sulla questione sono le seguenti:

  • Armstrong ha lasciato il mondo del ciclismo da grande (seppur controverso) vincitore: ha lasciato dopo la vittoria del suo settimo Tour de France consecutivo, durante il quale non ha lasciato alcuna chance ai suoi diretti avversari, su tutti Ivan Basso, l’unico in grado di dargli del filo da torcere in un paio di circostanze.
    Come accaduto per altri sportivi illustri (da Shumacher a Jordan), lasciare da vincitori è un ottimo modo per essere sparati sull’Olimpo dello Sport, mentre il ritorno alle corse porta solitamente ad un nuovo confronto con i propri avversari ed espone al rischio della sconfitta sul campo. Vero è che Armstrong non si è mai lasciato scoraggiare da “fattori esterni” (è tornato alle corse anche dopo aver vinto la sua personale lotta al cancro), vero è che negli ultimi anni si è dimostrato un campione “di testa” prima ancora che “di gambe”, con capacità di comprensione e lettura della gara superiori alla media, vero è che la motivazione che lo porta a questa scelta (il riportare l’attenzione pubblica sulla lotta al cancro) deve essere piuttosto importante. Verò è, però, che mi sembra un azzardo…
  • Armstrong è da sempre stato sottoposto a pesanti polemiche: un po’ perché si guarda sempre con sospetto al vincitore (soprattutto se vince sette Tour consecutivi), un po’ per via di alcune “deroghe” che pare l’UCI gli abbia concesso relativamente alla cura ed alla prevenzione del cancro che lo ha colpito.
    E’ stato accusato a più riprese di fare ricorso a tecniche dopanti e seppur non sia mai stato trovato positivo, il fatto che tecnici, medici, meccanici e compagni di squadra abbiano a più riprese confessato queste pratiche, qualche dubbio anche sul suo conto rimane. Per questo motivo, al momento del suo ritiro, alcuni (tra cui il sottoscritto) avevano tirato un sospiro di sollievo, convinti che questo mettesse una pietra sopra una stagione del ciclismo e su parte delle polemiche sollevate nei suoi confronti.
    Paradossalmente, Amrstrong torna proprio nel momento in cui la lotta al doping sembra cominciare a sortire i primi effetti; nell’ultimo anno sono molti i corridori anche di primissimo piano (non dimentichiamo Sella e Riccò) che sono stati trovati positivi ad alcune pratiche dopanti: si può discutere dei test, dei risultati, dei complitti, dopodiché molti corridori hanno confessato e stanno pagando per le loro scelte, segno (speriamo) che il ciclismo sta lentamente cambiando, sotto questo aspetto.
    Proprio su questo aspetto, Armstrong è stato piuttosto esplicito nella sua conferenza stampa, annunciando che si sottoporrà ad una serie di test ed esami e che tutto l’operato sarà gestito con la massima trasparenza nei confronti della stampa sportiva: da trascinatore e uomo di spettacolo qual’è, possibile che finisca addirittura con il contribuire alla lotta al doping, lui che è tra i grandi protagonisti sportivi di quelli che verranno ricordati come “gli anni del doping”?
  • Sportivamente parlando, il rientro di Armstrong alle corse costituisce un precedente importante: l’età di Armstrong (a cui già facevo riferimento) non ha solo condizionato la sua carriera, ma anche quella degli altri corridori, più o meno giovani, che hanno avuto la (s)fortuna di correre nella sua ombra, rischiando di non trovare mai lo spazio per emergere, schiacciati dalla potenza del gigante. Quando l’americano si ritirò, qualche anno fà, si disse che era la grande chance per Basso e Ullrich, per Valverde e Sastre, per tutti i giovani corridori che erano cresciuti nell’ombra, di dimostrare il loro valore. Con il senno di poi, Basso ha perso due anni per via dell’Operation Puerto, la stessa che ha portato al ritiro di Ullrich dalle competizioni; Valverde si è rivelato in tutta la sua fragilità fisica, perdendo malamente l’occasione di fare suoi i due ultimi Tour. Molti altri corridori si sono sgonfiati come neve al sole, al punto che nell’albo d’oro del Tour de France appaiono ora (senza nulla togliere) corridori come Oscar Pereiro Sio, vincitore grazie ad una “fuga bidone” durante la quale gli donarono qualcosa come 32 minuti. Armstrong insomma, sembrava essere colui che impediva la crescita dei giovani ed invece oggi torna a colmare un vuoto: dovrebbe essere uno spunto per un’attenta riflessione sul ricambio generazionale nel ciclismo moderno…

Maggiori dettagli (ad esempio con quale squadra intende correre), saranno diffusi solo il 24 settembre, giorno della conferenza stampa in cui Armstrong svelerà i suoi programmi: un altro colpo di teatro, attendendo il quale, in fin dei conti, non posso che rallegrarmi di fronte all’immagine dello scossone che sconvolgerà il ciclismo. Speriamo solo che non sia la “spallata finale”…

Rifondazione: due parole veloci

Della scrittura - quando le lettere non sono più solo d'amore Trovo finalmente un attimo di tempo (guardate l’orario) in un periodo d’inferno per postare quattro righe. L’occasione, indubbiamente, è quella dell’appena concluso congresso di Rifondazione Comunista, che con la sua posizione di “storico partito della Sinistra italiana” ha catalizzato molte attenzioni.
Il risultato purtroppo è disarmante tanto quanto importante era l’attenzione dedicata all’evento, deludente quasi quanto lo fù la sconfitta alle ultime elezioni. Se qualcuno sperava, si era illuso, credeva che la batosta presa ad aprile avrebbe cambiato le cose, svegliato gli attivisti, ridato vita e vigore, risollevato una Sinistra in piena crisi d’identità, si sbagliava. Abbiamo toccato il fondo, ed ora stiamo attivamente scavandoci la fossa.

Dal congresso esce l’immagine di una Sinistra ancor più frammentata rispetto alle ultime tornate elettorali, per di più scottata e spaventata dal progetto della Sinistra Arcobaleno (che con tutti i suoi limiti, a me piaceva) e sebbene Ferrero (nuovo segretario di un partito spezzato in due) esprimesse oggi la volontà di contattare e stringere rapporti con gli altri partiti della sinistra, i dubbi sul futuro del movimento politico a breve-medio termine sono davvero tanti. Le nuvole nere che si prospettavano all’orizzonte di qualche tempo fà, sono ormai sulle nostre teste e una fitta grandine sta mietendo le prime vittime: uno su tutti Nichi Vendola che se ieri sera uno dei “grandi candidati” della nuova Sinistra, oggi è uno sconfitto alla guida di una corrente maggioritaria di un partito di profonda minoranza, incapace di (ri)trovare quelle sinergie indispensabili per ricostruire (o almeno per iniziare a farlo) un movimento che di Sinistra non abbia soltanto il nome.

Sarà una battaglia lunga e dura; la si dovrà cominciare dal conteggio di morti, feriti e sopravvissuti alla bell’e meglio, soprattutto lottando contro questa stanchezza, demoralizzazione e delusione che oggi pervade (quantomeno) il sottoscritto.

Un paio di novità

dscf1358.jpg Piccole insignificanti modifiche al blog:

  • L’aggiornamento del BlogRoll (ultima parte della colonna di destra di questo blg) avviene ora automaticamente a partire dal mio Google Reader.
    Per chi fosse interessato a fare qualcosa di simile (effettivamente consente di non doversi trasferire il file opml di qua e di la, evitando per altro le duplicazioni), il meccanismo è piuttosto semplice: create un tag che assocerete a tutte le fonti che volete vengano visualizzate, rendete pubblico questo tag e cliccate su relativo link. Nella finestra che si apre, potrete scegliere colori e stile (io ho messo “none” e senza titolo, in modo da gestire poi le cose direttamente con le widget e lo stile di WordPress), e incollate il codice javascript che ne consegue in una Text Widget di WordPress. Ovviamente verranno visualizzate solo le fonti a cui avrete aggiunto il tag appositamente creato.
  • Ho poi aggiunto (sempre alla sidebar) una nuova voce “Articoli suggeriti“, che riporta i primi dieci titoli delle Shared Items del mio Google Reader. Anche in questo caso, la procedura è identica a quella esposta al punto precedente (fatto salvo che non serve creare un nuovo tag, visto che c’è già e si chiama “Shared Items”) e si riallaccia al discorso fatto qualche giorno fà sull’attendibilità delle fonti. Per coloro che volessero eventualmente aggiungere quelle fonti al feed reader, l’url da aggiungere la trovate qui.

Ho l’impressione che la sidebar cominci a diventare un po’ troppo affollata… Vedrò se posso togliere qualcosa (forse il campo di ricerca? :P)

Bisogno di un “autorevole filtraggio”

Sharing Dalla notte dei tempi della rete, il grande problema è la selezione dell’informazione: dalla necessità di reperire l’informazione tra la scarsità di documenti di una biblioteca, si è passati al dover “scremare” l’enorme numero di dati disponibili alla ricerca di un qualcosa di attendibile, affidabile, coerente, corretto.

La versione “meccanica” di questo processo ha portato ai motori di ricerca, che categorizzano e dividono per chiavi i contenuti, organizzandoli. Sta poi all’utente scegliere tra le fonti proposte (e ordinate per pertinenza) quali fonti ritiene maggiormente affidabili e quali meno. Si tratta naturalmente di un processo faticoso, quello di ricerca dell’informazione tra i molti, moltissimi risultati che un motore di ricerca propone, che però fino ad ora ha dato i suoi frutti, facendo la vera fortuna di aziende come Google.

Traslando il concetto al mondo dell’informazione online (blog, articoli, quotidiani), il problema si ripropone tale e quale: ci sono migliaia e migliaia di articoli che quotidianamente vengono postati su ogni argomento, e scegliere tra questi quelli più interessanti e pertinenti diventa un vero e proprio lavoro. Oltretutto, la scrematura degli articoli richiede una specifica competenza sull’argomento trattato, della quale non siamo sempre in possesso, costringendoci quindi a fidarci dell’istinto, spesso fuorviante.
Esperimenti come Digg o Del.icio.us hanno tracciato la via del “numero”: segnalare gli articoli più letti, più cliccati, più visitati, più segnalati. Come potete facilmente immagianare, non si tratta necessariamente di quelli più interessanti e/o autorevoli, anzi: è molto più facile che migliaia di persone segnalino un articolo inutilmente allarmistico piuttosto che un approfondimento tecnico che spieghi la realtà delle cose, fa parte della (pigra) natura umana.

Nasce quindi la necessità di far filtrare la massa di informazioni da un intermediario competente, qualcuno che abbia la cognizione di causa e l’autorevolezza per segnalare gli articoli interssanti scremandoli dalla impressionante massa di informazioni che ogni giorno ci sommerge.

Molti strumenti, sotto questo profilo, sono oggi disponibili, e uno su tutti è quello delle “Shared news” di Google Reader. Coloro che utilizzano Google Reader come aggregatore di feed rss conoscerà già questo servizio: consiste semplicemente nella possibilità di marcare come “condiviso” un certo articolo o una pagina web, grazie al link-javascript introdotto parallelamente all’introduzione della possibilità di aggiungere note ai post condivisi e che vi consente, ovunque sul web, di selezionare uno spezzone di testo e condividerlo tra le “Shared news” del vostro account di Google Reader.

Le “Shared news” (e le relative note, eventualmente) sono poi rese disponibili, a loro volta, tramite un feed RSS, che gli utenti possono nuovamente aggregare. Un conto è dover scorrere, leggere, comprendere e giudicare migliaia di feed, un conto è leggere quelli che vengono segnalati da una fonte autorevole nel campo.

Lo trovo un meccanismo estremamente interessante e con notevoli prospettive: quasi una “nuova fase” del web-2.0.

Cossiga su Ustica

Per non dimenticare UsticaChe Cossiga ogni tanto parli, è ben noto. Che dica cose che alle volte trovano “poco riscontro”, altrettanto.  Ma quando se ne esce confermando l’ipotesi che vorrebbe il Dc-9 di  abbattuto da un missile francese nel tentativo di abbattere il Mig su cui viaggiava quella sera il leader libico Gheddafi, fornendo per altro nuovi dettagli (come il fatto che si trattasse di un missile a risonanza), e nessun giornale riprende la notizia battuta dalle agenzie (fatta eccezione una replica di Beppe Severgnini ad una lettera e quale testata di secondo piano), a me girano le palle. A elica.

Si tratta di roba di quasi 30 anni fa, d’accordo.
Si tratta di un’ipotesi già nota, d’accordo.
Si tratta di Cossiga, d’accordo.
Ma sono morte 81 persone, quella sera, e Cossiga era il Presidente del Consiglio.

Su questa vicenda continua ad essere posto il segreto di stato, nonostante siano trascorsi ormai 28 anni dai fatti. Le indagini sono andate avanti nonostante il muro di gomma, nonostante i depistaggi di politici e militari, nonostante. Si è arrivati ad una sentenza, anche piuttosto chiara, che non ha avuto (tra i vari appelli e controappelli) il giusto risalto, ne ci sono state condanne significative per i fatti di quella sera.

Quanto tempo dovremo ancora attendere, perché sia resa la giustizia della verità a quelle 81 persone?