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Rifondazione: due parole veloci

Della scrittura - quando le lettere non sono più solo d'amore Trovo finalmente un attimo di tempo (guardate l’orario) in un periodo d’inferno per postare quattro righe. L’occasione, indubbiamente, è quella dell’appena concluso congresso di Rifondazione Comunista, che con la sua posizione di “storico partito della Sinistra italiana” ha catalizzato molte attenzioni.
Il risultato purtroppo è disarmante tanto quanto importante era l’attenzione dedicata all’evento, deludente quasi quanto lo fù la sconfitta alle ultime elezioni. Se qualcuno sperava, si era illuso, credeva che la batosta presa ad aprile avrebbe cambiato le cose, svegliato gli attivisti, ridato vita e vigore, risollevato una Sinistra in piena crisi d’identità, si sbagliava. Abbiamo toccato il fondo, ed ora stiamo attivamente scavandoci la fossa.

Dal congresso esce l’immagine di una Sinistra ancor più frammentata rispetto alle ultime tornate elettorali, per di più scottata e spaventata dal progetto della Sinistra Arcobaleno (che con tutti i suoi limiti, a me piaceva) e sebbene Ferrero (nuovo segretario di un partito spezzato in due) esprimesse oggi la volontà di contattare e stringere rapporti con gli altri partiti della sinistra, i dubbi sul futuro del movimento politico a breve-medio termine sono davvero tanti. Le nuvole nere che si prospettavano all’orizzonte di qualche tempo fà, sono ormai sulle nostre teste e una fitta grandine sta mietendo le prime vittime: uno su tutti Nichi Vendola che se ieri sera uno dei “grandi candidati” della nuova Sinistra, oggi è uno sconfitto alla guida di una corrente maggioritaria di un partito di profonda minoranza, incapace di (ri)trovare quelle sinergie indispensabili per ricostruire (o almeno per iniziare a farlo) un movimento che di Sinistra non abbia soltanto il nome.

Sarà una battaglia lunga e dura; la si dovrà cominciare dal conteggio di morti, feriti e sopravvissuti alla bell’e meglio, soprattutto lottando contro questa stanchezza, demoralizzazione e delusione che oggi pervade (quantomeno) il sottoscritto.

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Un paio di novità

dscf1358.jpg Piccole insignificanti modifiche al blog:

  • L’aggiornamento del BlogRoll (ultima parte della colonna di destra di questo blg) avviene ora automaticamente a partire dal mio Google Reader.
    Per chi fosse interessato a fare qualcosa di simile (effettivamente consente di non doversi trasferire il file opml di qua e di la, evitando per altro le duplicazioni), il meccanismo è piuttosto semplice: create un tag che assocerete a tutte le fonti che volete vengano visualizzate, rendete pubblico questo tag e cliccate su relativo link. Nella finestra che si apre, potrete scegliere colori e stile (io ho messo “none” e senza titolo, in modo da gestire poi le cose direttamente con le widget e lo stile di WordPress), e incollate il codice javascript che ne consegue in una Text Widget di WordPress. Ovviamente verranno visualizzate solo le fonti a cui avrete aggiunto il tag appositamente creato.
  • Ho poi aggiunto (sempre alla sidebar) una nuova voce “Articoli suggeriti“, che riporta i primi dieci titoli delle Shared Items del mio Google Reader. Anche in questo caso, la procedura è identica a quella esposta al punto precedente (fatto salvo che non serve creare un nuovo tag, visto che c’è già e si chiama “Shared Items”) e si riallaccia al discorso fatto qualche giorno fà sull’attendibilità delle fonti. Per coloro che volessero eventualmente aggiungere quelle fonti al feed reader, l’url da aggiungere la trovate qui.

Ho l’impressione che la sidebar cominci a diventare un po’ troppo affollata… Vedrò se posso togliere qualcosa (forse il campo di ricerca? :P)

Bisogno di un “autorevole filtraggio”

Sharing Dalla notte dei tempi della rete, il grande problema è la selezione dell’informazione: dalla necessità di reperire l’informazione tra la scarsità di documenti di una biblioteca, si è passati al dover “scremare” l’enorme numero di dati disponibili alla ricerca di un qualcosa di attendibile, affidabile, coerente, corretto.

La versione “meccanica” di questo processo ha portato ai motori di ricerca, che categorizzano e dividono per chiavi i contenuti, organizzandoli. Sta poi all’utente scegliere tra le fonti proposte (e ordinate per pertinenza) quali fonti ritiene maggiormente affidabili e quali meno. Si tratta naturalmente di un processo faticoso, quello di ricerca dell’informazione tra i molti, moltissimi risultati che un motore di ricerca propone, che però fino ad ora ha dato i suoi frutti, facendo la vera fortuna di aziende come Google.

Traslando il concetto al mondo dell’informazione online (blog, articoli, quotidiani), il problema si ripropone tale e quale: ci sono migliaia e migliaia di articoli che quotidianamente vengono postati su ogni argomento, e scegliere tra questi quelli più interessanti e pertinenti diventa un vero e proprio lavoro. Oltretutto, la scrematura degli articoli richiede una specifica competenza sull’argomento trattato, della quale non siamo sempre in possesso, costringendoci quindi a fidarci dell’istinto, spesso fuorviante.
Esperimenti come Digg o Del.icio.us hanno tracciato la via del “numero”: segnalare gli articoli più letti, più cliccati, più visitati, più segnalati. Come potete facilmente immagianare, non si tratta necessariamente di quelli più interessanti e/o autorevoli, anzi: è molto più facile che migliaia di persone segnalino un articolo inutilmente allarmistico piuttosto che un approfondimento tecnico che spieghi la realtà delle cose, fa parte della (pigra) natura umana.

Nasce quindi la necessità di far filtrare la massa di informazioni da un intermediario competente, qualcuno che abbia la cognizione di causa e l’autorevolezza per segnalare gli articoli interssanti scremandoli dalla impressionante massa di informazioni che ogni giorno ci sommerge.

Molti strumenti, sotto questo profilo, sono oggi disponibili, e uno su tutti è quello delle “Shared news” di Google Reader. Coloro che utilizzano Google Reader come aggregatore di feed rss conoscerà già questo servizio: consiste semplicemente nella possibilità di marcare come “condiviso” un certo articolo o una pagina web, grazie al link-javascript introdotto parallelamente all’introduzione della possibilità di aggiungere note ai post condivisi e che vi consente, ovunque sul web, di selezionare uno spezzone di testo e condividerlo tra le “Shared news” del vostro account di Google Reader.

Le “Shared news” (e le relative note, eventualmente) sono poi rese disponibili, a loro volta, tramite un feed RSS, che gli utenti possono nuovamente aggregare. Un conto è dover scorrere, leggere, comprendere e giudicare migliaia di feed, un conto è leggere quelli che vengono segnalati da una fonte autorevole nel campo.

Lo trovo un meccanismo estremamente interessante e con notevoli prospettive: quasi una “nuova fase” del web-2.0.

Cossiga su Ustica

Per non dimenticare UsticaChe Cossiga ogni tanto parli, è ben noto. Che dica cose che alle volte trovano “poco riscontro”, altrettanto.  Ma quando se ne esce confermando l’ipotesi che vorrebbe il Dc-9 di  abbattuto da un missile francese nel tentativo di abbattere il Mig su cui viaggiava quella sera il leader libico Gheddafi, fornendo per altro nuovi dettagli (come il fatto che si trattasse di un missile a risonanza), e nessun giornale riprende la notizia battuta dalle agenzie (fatta eccezione una replica di Beppe Severgnini ad una lettera e quale testata di secondo piano), a me girano le palle. A elica.

Si tratta di roba di quasi 30 anni fa, d’accordo.
Si tratta di un’ipotesi già nota, d’accordo.
Si tratta di Cossiga, d’accordo.
Ma sono morte 81 persone, quella sera, e Cossiga era il Presidente del Consiglio.

Su questa vicenda continua ad essere posto il segreto di stato, nonostante siano trascorsi ormai 28 anni dai fatti. Le indagini sono andate avanti nonostante il muro di gomma, nonostante i depistaggi di politici e militari, nonostante. Si è arrivati ad una sentenza, anche piuttosto chiara, che non ha avuto (tra i vari appelli e controappelli) il giusto risalto, ne ci sono state condanne significative per i fatti di quella sera.

Quanto tempo dovremo ancora attendere, perché sia resa la giustizia della verità a quelle 81 persone?

In aereo con il telefonino

Nokia n95 Ha destato tanto scalpore la notizia che tre passeggeri di un volo Milano – Bari siano stati denunciati (e rischino una condanna fino a tre mesi di carcere) per non aver voluto spegnere il telefonino a bordo del velivolo in partenza, che ha poi accumulato un rit    ardo di due ore a causa di questo “incidente di percorso”.
Probabilmente il fatto ha avuto risalto soprattutto per l’entità delle condanne (i cittadini hanno sempre paura quando sentono parlare di pene che potrebbero realisticamente vederli coinvolti) che non per l’avvenuto in se per se: se esiste infatti una regola (in aereo viene richiesto di spegnere i cellulari), è giusto che questa venga rispettata. Ne più ne meno che al cinema.

Fin qui la notizia non sarebbe secondo me degna nemmeno di essere ripresa,  se non fosse per le dichiarazioni che esperti di tutti i tipi (ovviamente ripresi dai giornalisti) hanno fatto relativamente alla pericolosità dell’uso di telefoni cellulari in aereo: ho sentito parlare (telegiornale) di “problemi all’altimetro” e “disturbi alla radio”, mentre l’articolo del Corriere parla addirittura di “problemi alla strumentazione motori”.

Ma siamo fuori di testa? Viviamo nell’epoca della “lotta al terrorismo” e basta un gsm dimenticato acceso per causare “problemi” ad un volo di linea? Mi impedite di portare in aereo una boccetta da 120ml di profumo, e mi basta accendere il cellulare in volo, di nascosto, per ingannare il pilota e mettere in pericolo il volo? No, pare di no, almeno stando alle dichiarazioni (riportate dall’articolo stesso) di un pilota dell’Alitalia:

“Non è che se parte una telefonata oppure viene spedito un messaggio sms l’aereo rischia di capovolgersi, ma i computer della cabina di pilotaggio utilizzano le onde radio per una serie di operazioni, e anche se non viene utilizzato, un cellulare acceso emette un flusso di dati che può disturbare i segnali. Addirittura in un’occasione un jet regionale è stato costretto a un atterraggio di emergenza perché era scattato l’allarme antincendio. A farlo partire era stato un cellulare chiuso nel vano bagagli che si era messo a squillare”

Ora, al di la di “frequenze diverse” queste sconosciute,  com’è possibile un “problema alla strumentazione motori” per un disturbo sulle onde radio? Volete dirmi che i dati di controllo dei motori sono tutti controllati via radio? Per la serie “i cavi” cosa sono? Il fatto che poi alcune compagnie offrano la possibilità di effettuare chiamate dall’aereo, è un dato che non c’entra nulla, vero? In quel caso sostituiscono il cellulare con uno che “non emette interferenze” immagino, giusto?

Gente, se questa è la sicurezza in aereo…

Una generazione annoiata

Passa Il TrenoPrendo spunto dall’ultima notizia sui “nuovi giovani”, per affrontare il tema del rapporto tra i giovani, il divertimento ed il valore della vita (propria ed altrui). La notizia, shoccante già di per sé, è che sui binari delle linee ferroviarie britanniche si sta diffondendo un folle passatempo: ragazzini (spesso e volentieri minorenni) si sdraiano sulle rotaie, per il lungo, ed attendono il passaggio del treno filmando il tutto con il videofonino (inutile dire che la “nuova forma di divertimento” conta numerosi morti).

Di fronte a notizie del genere, a me personalmente non possono che cadere le braccia. La stupidità dimostrata da questi ragazzini rasenta il livello della “selezione naturale”, è roba da Premio Darwin. E’ mai possibile che i “nuovi giovani” non abbiano nulla da fare che tentare il suicidio sui binari ferroviari? O di darsi alle corse clandestine per le vie del centro delle grandi città? O di imbottirsi di stupefacenti assordandosi contemporaneamente all’interno di fumose discoteche (locali per altro di dubbio gusto)? Non c’è davvero più nulla che stimoli la curiosità di questi giovani animali, assuefatti da una televisione che ne cattura la stragrande maggioranza del tempo libero (quello non passato su binari, auto o barelle di vario genere), e ne manipola l’intelletto, sbriciolando quell’ultimo barlume di ragione che popola quei crani vuoti?

E la colpa è solo di questa televisione malata, volta al business a costo di danneggiare irrimediabilmente i telespettatori (e non vale solo per i più giovani, si legga in proposito anche solo il primo capitolo di L’assalto alla ragione, di Al Gore, che trovate in libreria), o ne dobbiamo devolvere una parte sostanziale ad una scuola che non è più in grado di dare un senso alla vita dei nostri ragazzi, se non quello di vivere come comparse in un mondo lanciato a tutta forza verso il nulla, cercando di strappandoli con i denti, come cani affamati, i propri 5 minuti di celebrità, a costo di lasciare la pelle per questo?
Non sono forse da sentire i genitori di questi ragazzi (e magari anche tanti altri autori di atti meno appariscenti), per chiedere loro dove erano, mentre la loro giovane prole non trovava di meglio da fare che ammazzarsi?

Come speriamo di far andare avanti il mondo, se “Il Grande Fratello 8” ed “Amici” sono il massimo che riusciamo ad offrire ai nostri ragazzi, con calciatori ignoranti e veline come modelli di successo?

Mi sento sempre più sconfortato…

A 110 milion dollar’s button

Google Food Sono stato diverse volte accusato di avercela con Google, per via di dichiarazioni che appaiono su questo blog o fatte parlando del pericolo che le grandi piattaforme di servizi online (come Google) rappresentano per la privacy degli utenti (link alla presentazione in questione). Ho sempre cercato di essere chiaro su questo punto, dicendo chiaramente che il caso di Google è solamente il più eclatante e che non va demonizzato, ma evidentemente sono riuscito a far passare il messaggio poco e male. In qualche modo spero che questa segnalazione serva a chiarire che personalmente non ho assolutamente nulla contro Google (anzi, dico chiaro e tondo che utilizzo con soddisfazione alcuni loro servizi).

Sta rimbalzando sulla rete la notizia che Google perderebbe l’equivalente di 110 milioni di dollari l’anno per via dell’uso del pulsante “Mi sento fortunato” visibile nella homepage di ricerca del servizio, nonostante questa funzionalità venga utilizzata da pochissimi utenti (anche perchè, aggiungo io, molti utilizzano i campi di ricerca integrati nei browser o gli shortcut di ricerca, o gli strumenti inclusi in numerosi siti).
La funzionalità del pulsante in questione infatti, è quella di portare immediatamente l’utente al primo risultato della ricerca, senza visualizzare la pagina dei risultati della ricerca, sulla quale Google conta per far pubblicità alle aziende che profumatamente la pagano per vedere esposti i propri messaggi pubblicitari.

Particolarmente interessanti sono le motivazioni che Google da sui motivi per i quali, a fronte della perdita che quello strumento provocherebbe, hanno deciso di mantenerlo in homepage: Marissa Mayer, responsabile dei “prodotti di ricerca” di Google, ha dichiarato che il pulsante serve anche a ricordare a Google che la società è composta da persone con propri interessi ed inclinazioni, e che la società non deve quindi essere esclusivamente volta alla generazione di profitto (che comunque a Google non manca, visto che il suo utile annuo).

Inoltre, l’azienda di Mountain View  è stata molto attiva negli ultimi anni sul mercato del lavoro, portandosi in casa alcune delle persone tecnicamente più valide che io conosca (ed offrendo loro stipendi assolutamente interessanti) che mi hanno in seguito parlato molto bene dello spirito che si vive in azienda.

I miei complimenti a Google. Non credo ci sia altro da dire…

La fine di internet

...Please Report To Cyberspace To Collect It. Ogni tanto parte la notizia stupida che fa il giro di milioni di bocche, e naturalmente finisce sulle testate dei giornali. L’ultima è certamente quella secondo la quale “internet finirà entro il 2010” a causa dell’eccessivo aumento del traffico generato soprattutto da traffico peer-to-peer e stream multimediali. Sempre secondo gli studiosi che hanno lanciato l’allarme, l’unico modo per “salvare la rete” sta nelle mani dei provider, che dovranno investire oltre il doppio in infrastrutture e/o ricercare nuove tecnologie per consentire alla rete di reggere il crescente carico.

A questi “studiosi” ed ai giornalisti che riprendono la notizia, vorrei porre una domanda: “Dieci anni fa, secondo voi, gli investimenti dei provider erano gli stessi rispetto ad oggi?”. Non è forse vero che se si investisse la stessa cifra che dieci anni fa, nelle stesse tecnologie (modem dial-up), oggi la rete collasserebbe? E allora dove sta la novità?

La crescita di internet è esponenziale, e come tale comporta investimenti maggiori di anno in anno. Non è una novità, è un qualcosa che i provider conoscono bene. E’ fondamentalmente anche il motivo per cui le tariffe non possono scendere sotto certe soglie, se si vuole avere un minimo di garanzie sulla qualità della rete (9.90 euro/mese possono essere allettanti, ma non aspettatevi 1mbit di banda minima garantita). Lo sviluppo di nuove tecnologie non è forse un fattore costante dello sviluppo di internet? Non siamo forse passati dal modem a manovella, al 56k, alle ISDN, alle adsl 512, alle 2Mbit, alle 10? Wifi, bitstream, wimax, non sono forse parole che cominciano a sentirsi?

E allora, perchè non la finite di lanciare falsi allarmismi e vi documentate un po’, prima di scrivere? Boh…

ps: la foto è stata volutamente scelta perchè è quello che i giornalisti immaginano quando parlano di internet…

Silenzio e riticenza: questi i nostri media

Ormai al silenzio mediatico ci stiamo abituando.

Le persone che mi stanno vicine, non si stupiscono nemmeno piu quando riporto loro l’ennesimo caso di censura mediatica. Il mondo della televisione italiana (praticamente “il media” per oltre 30.000.000 di italiani) è molto peggio di quello della prostituzione. Non solo per denaro, anche per potere o per semplice ricatti, ma alla fine quello che non deve passare non passa.

Il mondo di internet sta cercando, in qualche modo, di cambiare questo stato delle cose, ma l’informazione su internet (e lo stesso accesso alla rete) rimane un privilegio di pochi (pochissimi) eletti. Qui si entrerebbe nel campo del “digital divide”, e non è il caso (stavolta) addentrarvici.

Il mio intento invece è quello di fare “informazione”, nel mio piccolo. Di segnalare un interessantissimo documento della BBC che riguarda Chiesa e pedofilia, coinvolgendo in prima persona anche il cardinale Joseph Ratzinger, noto anche come papa Benedetto XVI, il quale ha avuto un ruolo fondamentale nella vicenda, rinnovando il Crimen Sollicitationis (di cui si parla ampiamente nel video che riporto), documento vaticano che vieta ai cattolici di denunciare e testimoniare reati sessuali da parte di esponenti della Chiesa, pena la scomunica. Un video di una mezz’oretta, davvero interessante, pubblicato non da un pinco pallino qualsiasi, ma dall’autorevolissima BBC, che non ha trovato alcuno spazio sui media nazionali. Strano eh? Beh, trova spazio (anche) qui.

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Altra notizia da dare, è quella della condanna dello Stato Italiano (della quale potete trovare alcuni riferimento in questo articolo di Matteo Flora) per i fatti del G8 di Genova, anche questa passata assolutamente in sordina. Il 4 maggio infatti, il Ministero dell’Interno è stato condannato dal giudice Angela Latella, del tribunale di Genova, in relazione al pestaggio dell’attivista della rete Lilliput Marina Spaccini da parte di due polizziotti, il pomeriggio del 20 luglio 2001, in Via Assarrotti. La Spaccini, pacifista cinquantenne che si trovava tra quelle persone con le mani dipinte di bianco ad urlare “Non violenza!”, non vedrà altro che un misero risarcimento (5000 euro), ma il fatto è di quelli che lasciano il segno; viene infatti condannato il pesante velo di omertà che ha coperto i fatti del G8, vengono condannate le reticenze ed i depistaggi. Un estratto della sentenza:

Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un’iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l’ordine pubblico gravemente messo in pericolo.

E non finisce qui: perché un’altra notizia che è passata in assoluto silenzio (fatta eccezione per alcuni paragrafetti sull’Unità ed il Corriere) è quella della condanna in appello a 2 anni per Marcello Dell’Utri (braccio destro di Berlusconi) e Vincenzo Virga per tentata estorsione. Marco Travaglio, come al solito, non si tira in dietro quando c’è da parlare, ed ecco il suo articolo che spiega sicuramente meglio di quanto non potrei farlo io le implicazioni ed il silenzio che circondano questa condanna.

Nicolas Sarkozy è il nuovo presidente – Corriere della Sera

Nicolas Sarkozy è il nuovo presidente francese.

L’avevo detto purtroppo. L’avevo detto. Il risultato finale è stato di 1 punto inferiore a quello previsto, il che significa che Ségolène Royal è riuscita a recuperare mezzo punto percentuale in questi ultimi giorni di campagna elettorale, e le va dato atto che non è stata facile. Il problema però rimane, ed è serio. Anche in Francia la destra si è fatta più forte, compattandosi.

In Italia che strategia stiamo mettendo in pratica per cercare di evitare che gli esponenti dell’attuale opposizione di destra non sfruttino a loro favore (come purtroppo sanno fare piuttosto bene) qualsiasi cosa che richiami la gente più ignorante verso i loro schieramenti (arrivando anche a proporre manifesti al limite del falso per far innalzare il senso di insicurezza e risentimento sociale dei cittadini)?

Perché con gli anni la destra ha imparato a fare “marketing” e la classe politica di sinistra invece è sempre ferma alla speranza che “la gente capisca e rifletta”, cosa che puntualmente non accade?