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Usare le accise per pagare il Debito

JaulaDeArdilla via Flickr

JaulaDeArdilla via Flickr

Uno dei grandi problemi italiani è il debito pubblico. Si tratta di un problema ormai annoso, che oltre a gettare letteralmente “dalla finestra” oltre 70 miliardi di euro ogni anno (l’equivalente di 3 finanziarie di quelle belle spesse), impedisce di essere concreti ed efficaci anche nelle misure economiche volte a combattere crisi congiunturali (che non è il caso dell’Italia, ma sorvoleremo).

Il problema è che la lotta al debito pubblico necessita di risorse economiche ed in Italia queste sono le prime a mancare, proprio a causa dell’eccessivo debito che le assorbe: per uscire da questo circolo vizioso è necessario uno sforzo importante, esattamente come quello che ci vide alcuni anni fa riuscire a rientrare nei parametri di Maastricht (che prevederebbero un lento ma graduale avvicinamento a quota 60%, non a quota 115% come per l’Italia); ogni euro di debito recuperato con questo sforzo, equivarrà ad un doppio risparmio, perché ridurrà gli interessi passivi sul debito.

Il crescere dell’economia verde, sotto la spinta della minaccia del riscaldamento globale, offre una importante possibilità per ridurre il debito pubblico: un aumento delle accise sul carburante (e magari una revisione di quelle già presenti) disincentiverebbe da un lato l’uso di combustibili inquinanti, dall’altro garantirebbe allo stato un gettito aggiuntivo che potrebbe essere usato per la riduzione del debito. Si tratterebbe, certo, di un’operazione scomoda ed esposta alla demagogia dell’opposizione, ma se ben comunicata (dando numeri, e stime dei tempi e dei risparmi, ad esempio!) potrebbe funzionare.

Facciamo due calcoli:

  • Basandoci sui (pochi) dati a nostra disposizione (sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico pare siano pubblicati, ma io non sono stato capace di trovarli) possiamo stimare che il consumo mensile di carburante in Italia, in un “annus horribilis” come il 2009, si attesti sulle 6.391.000 tonnellate.
  • Per semplicità di calcolo (e mancanza di dati precisi), per il momento faremo i calcoli come se tutto il carburante consumato fosse benzina: per il diesel avremmo un peso specifico maggiore (0,850 kg/l contro 0,750 kg/l della benzina) ed accise inferiori (0,423 €/litro).
  • 6.391.000 tonnellate mensili fanno 76.692.000 tonnellate annuali, ovvero 76.692.000.000 kg annui.
  • 76.692.000.000 kg di benzina, dividendo per 0,750 kg/l (peso specifico della benzina), sono 102.256.000.000 litri.
  • Considerando che per ogni litro di benzina le accise ammontano a 0,564 euro, il gettito per lo Stato è di 57.672.384.000 euro annui.
  • Lo stesso calcolo, considerando che si tratti solamente di carburante diesel, darebbe come risultato 38.165.548.234,896, cifra comunque non indifferente.
  • A queste cifre, per altro va aggiunta l’iva, che viene ricalcolata assoggettandole anche le accise stesse (pratica ampiamente contestata ma tutt’ora in vigore).

Se anche andassimo ad aggiungere 0,1 euro per litro (ho parlato di sforzo importante, non di “scherzo”), sia sul diesel che sulla benzina, ripetendo gli stessi calcoli grezzi di cui sopra otterremmo un gettito aggiuntivo (IVA esclusa) di circa 10 miliardi di euro ogni anno (ai quali se ne aggiungerebbero un altro paio di extra IVA), che equivalendo allo 0.6% del PIL (sulla base del quale si calcola il debito in percentuale, mica per altro), ci consentirebbe di ridurre leggermente ma costantemente il nostro immane debito pubblico.
Se poi, oltre ai 10 centesimi in più al litro, si “girassero” anche una parte delle altre accise “una tantum” già presenti (e questo rende ovviamente il calcolo pura fantasia, dato che questo “giro” dovrebbe prevedere una copertura finanziaria dei buchi che genererebbe nel resto del bilancio statale ora coperti dalle accise stesse), come ad esempio quelle inserite per i terremoti di Irpinia, Friuli e Belice (insieme 184 lire al litro), oltre che quella per il finanziamento della guerra in Libano del 1983 (205 lire al litro), ecco che “magicamente” spunterebbero altri 23 miliardi di euro anni, che innalzerebbero la portata dell’operazione a quasi 2 punti percentuale di PIL ogni anno, riconducendo il debito sotto il 100% in meno di 5 anni.

Calcoli a parte, il debito pubblico italiano è una palla al piede enorme, che non ha speranze di risolversi “magicamente” ma necessita di un intervento pesante e duraturo, che darà frutti concreti solo sul medio-lungo termine (politicamente parlando). Prima si comincia, prima si otterranno risultati.

Ci siamo giocati Yahoo!. O no?

Yahoo@NightDomenica mattina, la notizia è arrivata, dopo mesi di trattative, di tira e molla: Microsoft ritira la sua offerta di pubblico acquisto nei confronti di Yahoo!, che era nel frattempo arrivata alla non modesta cifra di 33 euro per azione (partendo dai 31 iniziali). La scelta è stata condizionata essenzialmente dalle incredibili richieste del Consiglio d’Amministrazione di Yahoo!, che oltre a pretendere 37 euro per azione avanzavano richieste, definite “francamente inaccettabili” dagli uomini di Microsoft, riguardo al futuro panorama di collaborazione all’interno di Microsoft.

Purtroppo lo strappo non gioverà a Yahoo!: se in Microsoft infatti potranno dispiacersi per l’occasione persa, pensando al mondo in rapida espansione della pubblicità online (in cui Yahoo! vanta ancora un certo ruolo), per la società di Filo e Yang si tratta di tornare a fare i conti con la precedente situazione di crisi, nella quale l’azienda risulta versare da parecchio tempo, a differenza di quanto l’andamento dell’ultimo trimestre (fortemente influenzato dall’offerta di Microsoft) potrebbe far pensare.
Alla riapertura della borsa di Wall Street, questa mattina, conosceremo la reazione degli azionisti di Yahoo! alla mancata cessione, che rischia di non essere positiva al punto da costringere Filo e Yang a sedere nuovamente al tavolo della trattativa, implorandone di fatto la riapertura. E proprio questa potrebbe essere la strategia di Microsoft, che si è persino premunita di far sapere che rinuncia anche alla scalata ostile inizialmente annunciata.

Naturalmente l’operazione non coinvolte solo gli aspetti meramente finanziari: Yahoo! è detentrice, oltre che di un ruolo nel mondo della pubblicità online come si diceva, un 3,5% (in discesa) del “mercato dei motori di ricerca” che in se non rappresenta molto, ma fa di questa azienda il “primo concorrente” di Google, che aveva inizialmente ipotizzato un’offerta, a sua volta, per l’acquisto di Yahoo!. Una mossa di questo genere porterebbe a scomodare l’antitrust americana, di fronte all’ulteriore confermarsi di un monopolio de facto, che invece l’opa di Microsoft contribuirebbe a ridurre (incorporando il secondo ed il terzo concorrente di Google, giungerebbero alla significativa cifra di 5,5%). Si tratta di un aspetto assolutamente da non sottovalutare, in quanto taglia completamente fuori dai giochi l’unico serio concorrente a Microsoft su questo tavolo: o Yang e Filo vendono a Ballmer e Gates, o dovranno affrontare da soli la tempesta che molto probabilmente investirà a giorni Yahoo!.

Ammaina le vele e chiudi i boccaporti, marinaio Yang…

E se anche comprassero Yahoo?

Microsoft to buy Yahoo... more flickr identity problems Ma se anche Microsoft riuscisse a comprarsi Yahoo!, che cosa cambierebbe? Il discorso è più che aperto, ed “affrontato” da molti, in queste ore. La mia posizione però è probabilmente un po’ in controtendenza (strano eh? :P), e proprio per questo ci tengo ad esprimerla.

Sostanzialmente non cambierebbe nulla: MS ha già dimostrato (con Live Search) di muoversi piuttosto goffamente nel mondo della rete. C’è molto interesse, ma si tratta di un mondo molto (troppo) diverso da quello nel quale Microsoft è nata e cresciuta, perché possano affrontarlo con gli stessi parametri decisionali: sotto questo fronte, sarà nel loro interessa far si che sia Yahoo! a guidare le danze, forti dell’esperienza di anni di lavoro. Microsoft metterà da parte sua le garanzie strutturali per far si che Yahoo! (le cui rivenute finanziarie non sono state propriamente brillanti, di recente) rimanga in piedi e possa anzi darsi la forza necessaria per un rilancio in grande stile che metta in discussione (sperano quantomeno) lo strapotere di Google.

Sarà un’impresa dura, perché il grande “plus” di Google rispetto ai concorrenti, paradossalmente, non sono i servizi offerti, che in se non sono poi così innovativi o qualitativamente maggiori, ma la grande (enorme) capacità di ideare e di innovare, di catturare l’attenzione con idee nuove, con gli altri a seguire a ruota: perché scegliere un “secondo arrivato”, quando il primo è a mia disposizione? Proprio questo concetto, così lontano dal modello di business che normalmente viene applicato al mondo in cui Microsoft è abituata a muoversi, fa temere: riusciranno ad entrare in questa nuova ottica? Sotto questo profilo, sarà Microsoft a Yahooizzarsi (come diceva giustamente Paolo Attivissimo commentando la notizia), oppure sarà Yahoo! a Microsoftizzarsi?

Solo il tempo potrà dare il verdetto (sempre che l’operazione vada in porto)…

Microsoft vuole comprare Yahoo!

Frankfurt Stock Exchange E’ periodo di notizie bomba, e sto imparando ad attendere prima di scrivere. Ieri Microsoft ha annunciato che intende dar luogo ad una scalata ostile nei confronti di (niente popodimenoche) Yahoo!, il famoso motore di ricerca. Microsoft offre 31$ per azione, il che costituisce un buon incentivo per i risparmiatori, visto che oltre al premio del 62% previsto dagli uomini di Redmond, c’è il titolo che oggi è schizzato in alto del 49%. Il totale stimato per l’affare si assesta intorno ai 44 miliardi e mezzo di dollari (circa 30 miliardi di euro): sono 3 finanziarie come quella del 2008 (per dare un peso alle cifre) ed il fatto che il gruppo finale si aggirerà intorno ai 350 miliardi di dollari di valore ci dice che Yahoo! vale circa un sesto di Microsoft, il che è davvero niente male, anche perchè sarebbe un totale superiore al valore di Google (che si assesta intorno ai 25 miliardi di dollari).

Sicuramente la notizia è di quelle che fanno parecchio rumore, ma sofferimiamoci un momento a riflettere sulla sostanza della questione (cit. Corriere.it):

In una conference call, l’ad di Microsoft, Steve Ballmer, ha detto che l’acquisizione di Yahoo! trasformerà l’attività Internet – in perdita – di Microsoft in un pilastro della compagnia.

Ora, come recentemente ho avuto modo di scrivere, Yahoo! rappresenta (secondo i dati in mano a XiTi Monitor), meno del 3% delle ricerche web. Non sarà un dato affidabile al 100% (combacia perfettamente con i dati statistici di questo blog), ma ci dà un’idea del panorama complessivo del quale stiamo parlando: negli ultimi anni, Google ha impostato una crescita vertiginosa che non si è arrestata neppure quando ha raggiunto il monopolio de facto (dato che continua a rosicchiare le misere quote dei concorrenti), mentre Yahoo! ha subito una lenta ma inesorabile discesa verso l’oblio (e anche economicamente non gode di strabiliante salute). L’obiettivo di Microsoft naturalmente non è quello di avere un nuovo motore di ricerca con il quale sostituire il (a mio avviso fallimentare) proprio, Live Search: l’obiettivo (dichiarato) è quello di prendere peso sul mercato della vendita di pubblicità online, che cresce ad un ritmo talmente vertiginoso che Microsoft potrebbe pensare di rientrare completamente dell’investimento fatto nell’arco di 4 o 5 anni, se riesce a prendersi metà del mercato (cosa piuttosto difficile, a mio modesto modo di vedere).

Sull’affare, comunque, Microsoft dorme tra due guanciali, visto che Google non ha alcuna possibilità di rispondere degnamente a questo assalto (a meno di non comprarsi Apple :P): infatti il gigante di Montain View non può fare un’offerta a Yahoo! (l’antitrust non glielo consentirebbe), ne al terzo motore di ricerca mondiale per importanza (anche perchè è Live Search di Microsoft) e gli altri concorrenti sono talmente piccoli da essere insignificanti se paragonati ai numeri di cui stiamo parlando.
D’altra parte, sul fronte pubblicità (che è quello che muove le somme più ingenti già oggi), Google è reduce dal “recente” acquisto di una delle più importanti compagnie al mondo, DoubleClick, e quindi ha solo da incassare, al momento, in attesa che Microsoft insegua.

La domanda (sollevata anche da Stefano Quintarelli) che a questo punto mi pongo è: a Microsoft conviene davvero scendere nell’arena di Google? Il mercato del software sta ormai decisamente stretto alla cricca di Bill Gates (d’altra parte con il 90% del mercato in mano, come potrebbe essere altrimenti?), e cercano quindi nuovi settori di espansione. Sicuramente quello del web è un nodo cruciale (e le cifre in ballo sono da prima categoria), sul quale però Microsoft ha molto da perdere e poco da guadagnare, anche perchè la parte del leone è già stata assegnata (a Google ovviamente).

Naturalmente c’è già qualcuno che ulula alla luna, insinuando dubbi sulle recenti prestazioni finanziarie di Google: effettivamente la crescita dell’ultimo quadrimestre è stata al di sotto delle aspettative, e il titolo non gode di strabiliante salute negli ultimi tempi (il che è probabilmente una conseguenza?). Se andiamo però a guardare i dati di bilancio pubblicati da Google stessa però, troviamo che la “crescita al di sotto delle aspettative” equivale ad un aumento di valore del 37% circa in 12 mesi: alla faccia della crisi!

Un’ultima considerazione: solo poche ore fa, una serie di blogger (tra cui Elena, Luca e Lele) sono stati invitati ad un incontro con Microsoft, a Roma, per discutere di

interoperabilità e standard aperti, nuovi trend tecnologici e di business, web 2.0 e software+services, oltre a offrire la possibilità di approfondire tematiche relative a strategie e prodotti Microsoft

Che sia un caso?