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RANT: Cara Vodafone

Mi sono sempre considerato un consumatore fedele. Ho (ovviamente) sempre pagato le mie bollette per tempo, accettato di buon grado alcuni compromessi, speso una discreta quantità di denaro (visto che per lavoro facevo sistematicamente oltre 200 euro a bimestre di traffico telefonico), persino fatto la mia quota parte di pubblicità gratuita (il così detto “passa parola”) elogiando a più riprese l’ottimo livello del Servizio Clienti (business e non). Ho sottoscritto un abbonamento per l’adsl domestica senza nemmeno lamentarmi esageratamente della (francamente inaccettabile) Vodafone Station, dei disguidi e delle peripezie affrontate in fase di attivazione (e durate quasi 3 mesi).

Ora che mi trasferisco in Irlanda (e per tanto chiudo partita IVA, e per tanto il mio abbonamento business sottoscritto oltre 30 mesi fa deve essere dismesso e/o sostituito con qualcos’altro dedicato ai privati e dai costi ovviamente più contenuti), mi sono organizzato per tempo ed ho chiamato il Servizio Clienti già da metà novembre, chiedendo modalità, costi e penali legate all’operazione; mi veniva risposto (sia dal Servizio Clienti che dal Punto Vodafone, interrogato successivamente per le modalità operative) che poiché il contratto aveva superato i 24 mesi ed in più visto che avrei lasciato il mio numero in Vodafone, non ci sarebbero state penali di sorta. Al momento della richiesta di passaggio ad una ricaricabile (pare non fosse possibile passare direttamente ad un abbonamento privati), mi veniva richiesto di firmare un documento di accettazione di “eventuali addebiti e/o penali”, per prassi mi veniva detto.

Ieri trovo nella mia casella della posta l’ultima fattura relativa all’abbonamento business, che tra le altre voci riporta circa 300 euro di penali per “rescissione anticipata del contratto”. Chiamo naturalmente il mio amato Servizio Clienti dove una gentilissima operatrice mi spiega che visto che avevo rinnovato l’abbonamento 6 mesi fa (cambiando contestualmente le tariffe applicate), si doveva riprendere a contare i 24 mesi da quel dì.

Inutile ovviamente contestare la cosa: sarà scritto in qualche contratto firmato dal sottoscritto, in una delle migliaia di righe scritte in carattere 2, che questo è quello su cui ci siamo accordati con Vodafone. Posso però definirmi un consumatore “tradito”, sicuramente insoddisfatto del modo in cui vado a chiudere questo contratto.

Avevo pensando di restare con Vodafone, per l’abbonamento Irlandese. Credo che sceglierò qualcosa di diverso… e naturalmente lo stesso vale per la linea nuova linea di casa.

Update 28/12/2011: a seguito della pubblicazione di questo post su Twitter, sono stato contattato da Vodafone. E’ stato possibile eliminare una parte delle penali (pare erroneamente addebitate in quanto relative al precedente contratto), sebbene la penale per “rescissione anticipata” resta. Inoltre Vodafone mi ha omaggiato di 10 euro al mese per 10 mesi di telefonate dal mio cellulare verso numeri Vodafone e di rete fissa. Non me ne farò granché, essendo io in Irlanda, ma il gesto è apprezzabile e conferma la mia complessiva valutazione positiva del servizio clienti.

Symbian è ora completamente di Nokia

Questa mattina è arrivata una notizia che in molti attendevano da tempo: Nokia, che tra i produttori di cellulari è indubbiamente uno di quelli che fà il più ampio uso di Symbian per i propri prodotti, ha deciso di acquistare il 52% della società che produce il noto sistema operativo, con il benestare di Sony Ericsson, Siemens, Panasonic ed in attesa di quello definitivo  di Samsung, portando al 100% la propria quota azionaria.

Dopo l’acquisto ad inizio anno di Trolltech (e quindi delle librerie Qt da essa sviluppate) e con l’arrivo imminente di Android nel mondo dei cellulari (almeno questo promettono a Mountain View quei simpaticoni di Google), senza dimenticare lo sconquasso che l’iPhone (il vecchio ed il nuovo) stanno portando, il panorama dei cellulari sta cambiando ad una velocità impressionante e Nokia sta guidando, almeno in parte, questo cambiamento. L’introduzione del wifi poi, sta portando anche ad una concreta possibilità di usare il VoIP in ambito business, aspetto sul quale sto investendo personalmente tempo e risorse (e Windows Mobile 6, da questo punto di vista, è indietro un paio di spanne).

Solo le tariffe non cambiano, lasciando l’Italia in uno stato da “terzo mondo” per quel che riguarda la pervasione della Rete sulle device portatili. Provate a cercare un’offerta hsdpa flat…

Tre, 6120 e Linux

Nokia 6120 Classic Era un po’ di tempo che ci pensavo. Le mie spese telefoniche erano arrivate ad un punto tale da non essere più economicamente sostenibili, paragonate al servizio offerto. Tariffe vantaggiose, Vodafone ne offre parecchie, ma niente che facesse realmente al caso mio: cercavo una tariffa forfettaria, che mi consentisse di fare tutte quelle brevi chiamate quotidiane, e non sperperare denaro in scatti alla risposta, chiamate carissime verso gli altri operatori telefonici, e via dicendo.

Su consiglio di Elena e di Guido, ho analizzato le tariffe “Zero” di Tre, e definito che la tariffa Zero7 è tutto sommato quello che cercavo. L’impegno economico (55 euro al mese) non sono proprio spiccioli, ma considerando quello che spendevo fino a ieri con le ricariche, sarà un considerevole risparmio. In più, sottoscrivere una tariffa del genere per una durata di 23 mesi, mi da la possibilità di avere gratuitamente (senza pagare nulla sull’unghia) un telefonino in comodato d’uso gratuito. La scelta era piuttosto ampia, ma avevo già deciso un po’ di tempo fa di provare un Nokia, e dopo aver valutato la possibilità di prendere un E61, al quale purtroppo mancano il sintonizzatore radio (per me piuttosto importante) e una fotocamera integrata (sulla quale avrei anche potuto sorvolare), ho optato per un 6120 Classic, con l’opzione X-Series (che mi consente ad esempio di essere rintracciabile su Skype direttamente dal telefonino).

Inizialmente dubbioso per via di alcune recensioni pesantemente negative lette qua e la (una in particolare), alla fine ho deciso di tentare la sorte, e sinceramente non me ne pento. Il 6120 Classic è un buon telefono, pur non essendo il top di gamma (non ha connettività wi-fi, ad esempio, e la fotocamera è di “soli” 2 megapixel): il software (il mio primo Symbian) pare piuttosto ben fatto, i menu sono facilmente accessibili e ben configurabili. Note negative, i tasti un po’ troppo piccoli, una leggermente sottodimensionata (ad usarlo dura una giornata), e l’applicazione web di Tre che è stata linkata nel posto più comodo (per Tre) possibile da immaginare (ma era lo stesso con il tasto “Vodafone Live!” sul Sony Ericsson che avevo prima).

La rogna più grande di questi primi giorni è stata senza dubbio il tentativo di spostare la rubrica dal pc (o dall’altro cellulare) al Nokia. Infatti questo interpreta un file vcf come una singola scheda, quindi esportare la rubrica tramite un singolo file (cosa che ad esempio fa il Sony Ericsson) porta alla memorizzazione di un solo contatto, il primo. Per di più, il recente upgrade di OpenSync alla versione 0.34 ha “rotto” una serie di dipendenze, tra cui la gui di sincronizzazione (Multisync-GUI) che non compila più con la nuova versione (e non ho voglia di fare downgrades). Mi sono quindi trovato a dover giocare da riga di comando con syncml-obex-client e msynctool: quest’ultimo deve avere qualche rogna (immagino ancora legata alla nuova versione di OpenSync) perchè non riesce ad eseguire correttamente la sincronizzazione via bluetooth (Unable to find the conversion path), mentre il primo si è rivelato lo strumento giusto, una volta afferrata la rogna dei files vcf. Alla fin fine quindi è bastato suddividere un unico enorme vcf esportato da Evolution in tanti piccoli file, e poi passarli tramite –add al syncml-obex-client che ha pensato a trasferirli sul telefono.

Non si può quindi parlare di sincronizzazione con Evolution, al momento, ma non appena msynctool sarà a posto, non credo ci saranno difficoltà di sorta.

La cura del cliente

telecom italia Sono appena rientrato a casa dopo un appuntamento da un cliente, dello svolgimento (e della preparazione) del quale mi piacerebbe renderVi partecipi, anche perché sfiora letteralmente il delicato tema del legame tra università e mondo del lavoro: quello che differenzia un professionista esperto da uno studente universitario volenteroso che si butta nel mondo del lavoro, è il come viene preparato un appuntamento di lavoro da un cliente, come si cura il rapporto con quest’ultimo. L’università può metterci (anche qui ci sarebbe da discutere) la preparazione tecnica, ma l’installazione di un server di posta è un qualcosa alla portata della maggior parte dei professionisti del mondo dell’informatica, a qualsiasi livello di esperienza: quello che fa’ la vera differenza sul campo, è la serietà che si riesce a trasmettere al cliente.

Per questo motivo, questa mattina ero presso un (in un prossimo futuro “mio”) cliente, per un appuntamento “a quattro” con il responsabile del centralino isdn del cliente, il cliente stesso ed un commerciale di Telecom Italia (fornitore della linea dati del cliente) con lo scopo di rivedere e ridiscutere alcuni aspetti tecnici e contrattuali relativi al rapporto tra Telecom e il cliente, in vista dello spostamento dei server di posta e web del cliente da una sala macchine alla sede aziendale. L’appuntamento, fissato dal commerciale di Telecom, era previsto per le 11:30 di questa mattina, presso la sede del cliente in questione. In quanto responsabile dei servizi software e quindi della migrazione dei server in sede, il mio compito era quello di avanzare le richieste necessarie a questo aspetto al commerciale Telecom.

La mia preparazione a questo appuntamento, pur sommerso dal lavoro che in queste settimane di sballottamento si sta accumulando, è stata composta da:

  • Visite ai siti dei principali fornitori di traffico dati a me noti, per verificare le condizioni economiche e contrattuali delle diverse offerte business, in modo da conoscerne i dettagli, i punti di forza e quelli di debolezza, sulla base dei quali contrattare con il commerciale di Telecom sia sull’aspetto economico (ad esempio sulla questione del canone) sia sull’aspetto tecnico (ip statico, banda minima garantita, rapporto di contemporaneità, termini dello SLA)
  • Preparazione di un “piano di battaglia” per la riunione, con scelta degli argomenti da trattare e delle eventuali domande da fare, compresa la valutazione di evitare la questione del “rapporti di contemporaneità” per non mettere “inutilmente” in difficoltà un esponente di un fornitore di servizi con il quale, nel bene e nel male, il cliente dovrà convivere a lungo (trattandosi in ogni caso del principale proprietario del cosi detto “ultimo miglio”)
  • Partenza alla volta della sede del cliente con sufficiente anticipo in modo da evitare ritardi anche in caso di traffico intenso (a Milano oggi piove e tutti i milanesi sanno quanto la città ritorni alla sua condizione di “palude” non appena cadono due gocce d’acqua)

Non si tratta di un trattamento di favore per un “grosso cliente” (il mio guadagno sul contratto di questo cliente è irrisorio), ma del requisito base, secondo me, del fatto che mi viene richiesta (e pagata) una prestazione professionale.

Bene, una volta arrivato dal cliente, alle 11:29 (prima avrei forse disturbato? Meglio restarsene a leggere in auto, o fare colazione in un bar nei paraggi) , scopro che il commerciale di Telecom non è ancora arrivato (mentre il responsabile del centralino si sta togliendo la giacca). Poco male: dopo una telefonata di controllo sul suo cellulare, che non trova risposta, ci mettiamo in comoda attesa cominciando nel frattempo ad accennare agli altri problemi aperti. Alle 11:45, il commerciale telefona dicendo che non si sarebbe presentato, senza fornire ulteriori spiegazioni. Ora, può succedere: capita un contrattempo, un incidente, un errore (errare umanum est). Ma mi fossi trovato io in quella situazione, avrei telefonato il prima possibile (non certo con un quarto d’ora di ritardo, ma probabilmente nemmeno all’orario dell’appuntamento!), conscio del fatto che ad un incontro con altre persone partecipano (guarda un po’) altri professionisti che hanno certamente dovuto allocare del tempo per l’incontro; ma soprattutto, dopo aver esposto le mie sincere scuse, avrei immediatamente chiesto disponibilità per un nuovo incontro, naturalmente alle condizioni di disponibilità del cliente e delle altre persone coinvolte.

Invece non solo il nostro simpatico commerciale non ha chiesto un nuovo appuntamento, ma quando (dopo essere stato richiamato) gli è stata chiesta una disponibilità, ha proposto il mercoledi (giornata che ne io ne il cliente possiamo dedicare a questo incontro) senza condere altre possibilità: il risultato è che lunedi richiamerà per proporre un’altra data (qualcuno ci crede?).

Se questa è la cura del cliente che propone il monopolista uno dei principali player della telefonia in Italia, non mi stupisce il livello di servizio medio che troviamo nel mondo delle telecomunicazioni nel nostro paese. Poi non mi si venga a dire che l’economia Italia sopravvive grazie alle “Grandi Aziende”: l’economia Italia sopravvive nonostante le “Grandi Aziende”.

Telefonini usati? Vodafone propone la raccolta…

campagna-vodafone-riciclo.pngHo appena ricevuto un invito a partecipare ad una campagna di ZZUB (non è il primo), e per la prima volta ho deciso di accettare, perché mi sembra una buona occasione, ed una bella iniziativa.

Vodafone segnala, affidandosi al passaparola del social networking, che è da diversi anni impegnata con un progetto di riciclo dei telefonini usati, che comprende anche le batterie esaurite ed eventuali altri accessori non utilizzati, progettato e seguito nell’ambito di un protocollo siglato con Legambiente.
Come tutte le apparecchiature elettroniche, infatti, i telefonini sono altamente inquinanti, qualora non vengano smaltiti nel modo corretto (o naturalmente, finchè possibile, riutilizzati).
Quello del riciclo di materiale tecnologico, è un problema decisamente serio, che riguarda da molto vicino anche il mondo dell’informatica e sul quale numerose associazioni e enti non governativi si stanno battendo da tempo (la campagna Green My Apple di Greenpeace ne è un esempio lampante).

Da questo punto di vista, la disponibilità di Vodafone è davvero lodevole: da 7 anni, riporta la brochure della campagna, è possibile consegnare il proprio cellulare usato, la batteria esaurita o altri prodotti correlati presso i negozi Vodafone One o i punti di assistenza plurimarca. Nonostante a mio avviso la campagnia sia stata fino ad oggi piuttosto nell’ombra (io non ne avevo mai sentito parlare, molto onestamente), sono state raccolte oltre 25 tonnellate di materiale, che non sono esattamente poche.

Il destino di questo materiale è presto chiarito: dopo essere stato controllato da un’azienda specializzata (dai volantini si evince sia Fonebak), il materiale funzionante ed in buono stato, viene destinato ai paesi “emergenti” (Europa orientale, Africa ed Asia, essenzialmente), dopo essere stato adeguatamente rigenerato (ci sarebbe che dati interessanti rimangano in ogni caso nelle memorie flash dei cellulari, ma questo è un altro discorso). Per quel che invece riguarda gli apparecchi che sono ormai andati a farsi un giro per “verdi campi elettromagnetici”, diventano fonte di vari materiali (soprattutto metalli, quali oro, rame, palladio, argento e platino, ma anche la plastica non và persa, ne il Nikel o il Cadmio presenti in abbondanza nelle batterie).

Per incentivare ulteriormente i cittadini italiani, notoriamente piuttosto pigri, Vodafone ha pensato anche ad una soluzione “a premi”: per ogni cellulare consegnato durante la campagna “Vodafone Recycling Tour” (che si sta svolgendo, durante tutto il mese di novembre, nelle piazze di alcune grandi città, tra cui Bologna, Bari, Salerno e Firenze)  verrà regalata una ricarica di 4 euro di traffico telefonico (la campagna è aperta agli utilizzatori di tutti gli operatori telefonici, anche se non è chiaro come funzioni per la ricarica, in questo caso). A fronte della consegna di 3 cellulari, inoltre, si può concorrere all’assegnazione di una Smart Forwto CDI, la versione ecologica della nota piccolissima cittadina. Milano è naturalmente esclusa dalla gara a premi, ma consegnando durante il weekend il proprio cellulare inutilizzato, si potrà almeno concorrere alla vincita della Smart.

Se avete un telefonino vecchio ed inutilizzato a casa (ed in Italia ne vengono sostituiti oltre 16 milioni l’anno, il che la dice lunga sull’economia degli italiani), mi sembra una buona occasione da sfruttare, per smettere di parlare di ecologia e di inquinamento, e cominciare a fare qualcosa di propositivo.

Regolamentazione della Telefonia Mobile in pericolo

Traliccio with Parabola Sto leggendo, cercando di capirci qualcosa nella marea di informazioni senza background che si trovano in giro, a proposito della proposta di cancellare l’obbligo di regolamentazione dell’accesso alle reti mobili.

Quello che mi sembra di aver capito, finora, è che attualmente esista un obbligo di regolamentare l’accesso alle reti mobili, in pratica, definendo le tariffe che un operatore può applicare per consentire agli altri operatori di accedere alla sua rete. Se andasse a cadere quest’obbligo, ogni stato europeo sarebbe libero di decidere di non applicare ulteriormente questa regolamentazione, liberando il mercato da questo “giogo” e di fatto consentendo agli operatori più grandi ed importanti (anche a livello europeo) di schiacciare, sotto il peso dei loro costi d’accesso e di accordi internazionali tra grandi operatori, gli operatori secondari o non fortemente incentrati sulla telefonia mobile.

Il motivo che spingerebbe il presidente Barroso a questa decisione, è una non meglio chiarita serie di attriti tra Viviane Reding (commissario per la Società dell’Informazione) e Neelie Kroes (commissario alla Concorrenza). A fronte infatti della creazione (auspicabile soprattutto in Italia dove il controllo è praticamente nullo) di un’Autorità TLC sovranazionale (ETMA – European Telecom Market Authority), Neelie Kroes ha chiesto la “deregulation” del mercato, che tante polemiche sta sollevando.

Sulle conseguenze di questa decisione, si sono espressi numerosi esperti di telecomunicazioni, ma molto interessante è la valutazione che Stefano Quintarelli riporta sul suo blog. Quintarelli fa notare come dal 1999 ad oggi, i prezzi di una telefonata di 3 minuti fatta su rete fissa (dove l’operatore principale, Telecom, è tenuto a fornire all’ingrosso ed ad un prezzo regolamentato) si siano ridotti del doppio (87%) rispetto a quelli della stessa telefonata su telefonia mobile (i cui prezzi all’ingrosso non sono regolamentati).

A fronte di questa decisione, AIIP (Associazione Italiana Internet Provider) sta promuovendo una campagna di protesta e sensibilizzazione, alla quale ognuno può contribuire inviando la mail proposta agli indirizzi proposti.

Mi rimane un dubbio, ma probabilmente è legato più alla poca chiarezza di cui parlavo: se come riporta Quintarelli il mercato è attualmente “libero” (al punto che, abbiamo detto, le tariffe mobili si sono ridotte solamente del 42%), cosa cambia rispetto al provvedimento che l’Unione Europea starebbe per approvare?

Il tempo, in ogni caso, è poco. Mi fido di AIIP, di Quintarelli e di AltroConsumo che ha riportato la notizia.
Io la mia email l’ho inviata. Voi?

Skypephone: si comincia a fare luce

291020071005 Sullo skypephone é nata, in questi giorni, una vera e propria tempesta; a partire dal blog di Francesco Minciotti, la notizia è stata ripresa in tutte le salse, con opinioni anche drasticamente differenti. Anche io ho contribuito, nel mio piccolo, cercando di essere il più chiaro possibile, sia su queste pagine, sia tra i commenti fatti agli altri post. Mi sono persino trovato “invischiato” nel critico post di Roberto Dadda il quale, dopo aver riportato l’elenco dei blog segnalati da BlogBabel per questo argomento, ha esposto una interessante (e condivisibile, con qualche necessaria precisazione) opinione relativa alla potenza del mezzo del blog, che non è probabilmente ancora oggi capita fino in fondo.

In ogni caso, la discussione ha seguito il suo corso, andando un po’ alla volta delineando una “verità” condivisa. L’offerta di Tre non è una truffa. Su questo dobbiamo (tutti) essere estremamente precisi; è incompleta, probabilmente, potrebbe essere espressa meglio, ha avuto problemi di comunicazione a diversi livelli, ma non è una truffa. Lo stesso Francesco Minciotti, in un secondo post sull’argomento, fa il punto della situazione anche alla luce di ulteriori dati emersi in questi due giorni: chiede inoltre che si dia la massima visibilità a questo secondo intervento, in quanto completa ed integra le informazioni riportate nel primo post. Condivido ed apprezzo questo gesto, perché l’integrazione e la correzione delle notizie sbagliate (o incomplete, naturalmente) è un qualcosa che anche i mass media tradizionali a volte dimenticano.

In sostanza, comunque, molti dei punti sollevati da Francesco (e che io avevo qui riportato), sono stati chiariti.

  • Soprattutto la questione dei prezzi è andata definendosi: esistono diverse modalità di acquisto dello Skypephone, che però non erano state rese note contemporaneamente, portando i negozianti ad offrire il prodotto ad un prezzo (dal valore assoluto) sensibilmente più elevato di quanto non apparisse invece sui banner pubblicitari. Non mi dilungherò oltre sulla questione dei costi, perché molti ne stanno già parlando più che sufficientemente e non è quindi necessario un ulteriore copia dell’offerta (che in ogni caso trovate riportata e spiegata sui post precedentemente linkati).
  • E’ stato apparentemente chiarito anche il dubbio delle 10 ore di chiamate, le quali sarebbero chiamate effettive e non quindi ore di traffico UMTS. Skype sarebbe quindi sempre raggiungibile ed “online”, e le 10 ore verrebbero conteggiate sulle chiamate realmente effettuate. Sarà importante che Tre chiarisca con molta efficacia come queste ore non siano comulabili (o almeno cosi mi è parso di capire) per non dare adito ad ulteriori (inutili) rimostranze.
  • Anche la questione delle spese di disattivazione sembrerebbe essere chiarita, o quasi: i costi sono infatti riportati sui contratti (di cui Francesco Minciotti ha reperito una copia online, ed è in attesa di verificare che sia uguale a quella che viene allegata alla vendita dello Skypephone) e sono assolutamente ragionevoli. Ha un senso che un telefonino in comodato d’uso gratuito venga ripagato dall’utente nel caso di disdetta anticipata del contratto proporzionalmente ai mesi di contratto rimanenti.
    A mio parere rimane da verificare la compatibilità con il decreto Bersani precedentemente citato, per capire se questi costi sono assimilabili alle penali di cui la legge parla (ma immagino di no).
  • Quello che rimane ancora da verificare (almeno per quel che sono riuscito a capire io) è l’evolversi dei contratti nel tempo, o per lo meno di quelli che prevedono il comodato d’uso, che specificano l’offerta valida da febbraio 2008 a dicembre 2008, ma non danno informazioni sui costi contrattuali (quelli relativi alla parte di Skype, perchè per quel che riguarda la fonia si rimane all’interno dei piani tariffari sottoscritti) precedenti il febbraio 2008 (gli skypefonini sono già in vendita) e da gennaio 2009. Su questo punto, non si può che attendere una conferma ed un chiarimento da parte di Tre.

A Francesco Minciotti rimane il disgusto per la telefonata (da lui fatta e da più fonti ripresa in seguito) con la “responsabile gestione punti vendita 3 “, a me la considerazione negativa di un mondo (non solo quello della telefonia) in cui i contratti si fanno senza troppe riflessioni, senza cercare di essere chiari nei confronti dei clienti. Questo è forse dettato dalla strenua concorrenza, dal dover abbassare (o fingere di farlo) i costi all’osso e vale certamente per tutti gli operatori; quello che però secondo me non viene valutato, è la ricaduta a livello di immagine che un’azienda seria potrebbe avere cominciando a proporre contratti trasparenti. Tre avrebbe questa ottima possibilità offertagli dalla blogsfera: vedremo se sarà in grado di cogliere la palla al balzo, o se rimarrà trincerata dietro il rumoroso silenzio ufficiale che ha caratterizzato questi giorni di dibattito.

Se Tre piscia fuori dalla tazza…

E’ in corso, in queste ore, un vero e proprio blogstorm sullo Skypephone che Tre offre in esclusiva in Italia. Il prodotto in se è decisamente interessante (e come viene fatto notare da alcuni, tecnologicamente acerbo sotto alcuni punti di vista), sopratutto nel mondo del web2.0, dove un terminale portatile collegato permanentemente ad internet e dotato di un software di video/voip/chat, è uno strumento agognato da molti.
L’offerta economica che Tre propone, poi, è decisamente allettante, anche se poco chiara (almeno mentre scrivo): 10 ore al giorno gratis, per un costo mensile di 19€ e skypephone in comodato d’uso gratuito. Riporto direttamente da negozio.tre.it

Se attivi entro gennaio 2008 chiami e chatti gratis 10 ore al giorno verso tutti gli utenti Skype fino alla fine del 2008

Con Scegli 3 New Ricaricabile avrai un 3 Skypephone a partire da 19€!

Leggendo le note a margine, si scopre che la prima offerta è valida previa sottoscrizione di un abbonamento della durata di 23 mesi o di un piano ricaricabile di 30. La seconda parte, sempre dalle note a margine, è inclusiva di 600 messaggi chat verso tutti gli utenti Skype, le chiamate Skype dall’estero comportano un adebido di circa 0.3€, e come al solito il telefono è utilizzabile solo con l’USIM abbinata.

Nonostante le precisazioni in corpo 7 grigino in basso alla pagina dell’offerta, questa rimane piuttosto interessante (come d’altra parte numerose offerte di Tre). Rimangono però alcune domande, prettamente tecniche ma anche relative al contratto in se, che andrebbero poste, sugerite da Francesco Minciotti:skypephone.png

  • L’offerta recita che abbonandosi entro il 28 gennaio 2008, si avranno chiamate e chat fino a 10 ore gratuite, fino a gennaio 2009. Poi?
  • Sappiamo tutti come funziona Skype: si è online, loggati sui loro server, e si ricevono/inviano chiamate e “messaggi di chat”. Ora, l’offerta parla di 10 ore gratuite. Si intendono 10 ore di chiamate, o 10 ore di connessione all’UMTS? Nel qual caso, le altre 14 rimanenti, a che costo vengono fatturate?
  • La durata della batteria è stata misurata (visto che non viene riportata nella scheda tecnica)? La Apple (sempre piuttosto sensibile al risparmio energetico) ha deciso di non includere l’UMTS nel suo iPhone (mossa difficile, a livello di marketing) perché questo consuma troppo velocemente le batterie.
  • L’offerta in negozio riporterebbe l’inizio della stessa a febbraio 2008, ma i telefonini sono già in vendita. Da qui a febbraio 2008, quali sono le condizioni contrattuali?
  • Tutte le offerte Tre, riportano in calce un “addebito dei costi in caso di recesso anticipato”. Ma il decreto Bersani (l’art. 1, c. 3 della legge n. 40/2007) non lo vieta? A quanto ammontano i costi riportati, nel caso dello Skypephone?

L’offerta presenta quindi qualche imprecisione (succede) e Francesco ha provveduto a contattare il servizio rivenditori di Tre (perché per contattare il servizio clienti ed avere queste informazioni, bisogna paradossalmente già essere utenti Tre) e riportare le risposte ottenute sul suo blog. La conversazione che ne emerge, è di quelle da far rabbrividire. Riporto pari pari:

— Sono Tizia-Innominabile-su-silenzi.com-Pena-Querela, dimmi.
— Signora Tizia and so on, mi sono scritto una serie di domande che i clienti m’hanno fatto (sguardo compiaciuto del titolare del negozio), e vorrei chiarirle con lei, così so che rispondere.
— Bene, vai.
— Sul sito c’è scritto che in ricaricabile costa 19€, e qui sulla scatola 99€!
— Sì, perché quello è in abbonamento. Non li vendiamo, quelli sfusi da ricaricabile.
— Ma per quelli in abbonamento sul sito il comodato è gratuito!
— Non è vero.
— …
— Altro?
— Andiamo avanti: le dieci ore sono di connessione alla rete UMTS o sono chiamate effettive?
— Mah, vediamo un po’… mah, secondo me sono di conversazione… E poi, dieci ore sono dalla mezzanotte, misà.
— Dalla mezzanotte? Significa che alle dieci di mattina il cliente non ha più la copertura grauita del traffico?!
— No, da mezzanotte a mezzanotte; insomma, tutto il giorno.
— Signora, ma quelle sarebbero ventiquattr’ore, non dieci.
— Allora saranno di conversazione effettiva. Eppoi, hai seicento messaggi!
— Sì, ma pure per quelli ci vuole la connessione UMTS attiva. Comunque, quanto dura la batteria? Perché UMTS succhia come un vampiro, lo sa?
— Non ne ho idea.
— Ok, ancora: la tariffa ricaricabile parte da febbraio 2008, ma noi lo possiamo vendere subito: quanto paga il cliente da subito a febbraio 2008, per la connessione?
— Boh.
— Cosa succede, soprattutto, da gennaio 2009 a maggio 2010? La pubblicità — mi dicono — parla delle dieci ore (che non sappiamo cosa valgano, in realtà) «fino alla fine del 2008».
— Boh, lo decideremo dopo.
— (incazzato come una iena) Eh?! Ma il cliente deve firmare un contratto in cui ci dev’essere scritto cosa succede durante tutta la durata del rapporto, mica solo un pezzo. Ma dove siamo?! Noi non abbiamo un contratto da firmare? Mi serve!
— Noi non ce l’abbiamo, il cliente lo compra e zitto. Poi, decideremo. Altro?
— N… No… Ok, ho saputo quanto basta, le ripasso il titolare. Arrivederci.

Ora, ok. Probabilmente la signorina era poco informata, ma questo è il servizio che viene offerto ai rivenditori, che sono poi coloro che devono vendere l’offerta ai clienti, senza truffarli. E’ forse ancora più colpevole mettere una persona non adeguatamente formata in quella posizione, che non cercare di prendere per il culo i clienti.

Mi attendo a breve una risposta ufficiale da parte di Tre, perché quella che hanno innescato è una vera bomba ad orologeria, e rischia di fungere da misura del potere comunicativo della blogsfera… Nel frattempo, un dipendente di Tre, Massimo Cavazzini, viene citato come fonte di “risposte”, che pur essendo condivisibili e corrette, non spiegano molte delle domande che Francesco ha sollevato.