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Cominciamo male…

Il manifesto della campagna elettorale di Penati per le Regionali 2010

E’ appena partita la campagna pubblicitaria del Partito Democratico a sostegno di Filippo Penati candidato alle elezioni regionali del prossimo marzo: i cartelloni pubblicitari che già sono stati affissi in giro per mezza Milano mostrano una leva del cambio di un’automobile in cui la marcia più alta porta il nome dell’attuale coordinatore della segreteria del Partito Democratico.
Al di la delle polemiche sulla scelta del candidato (che eviterò accuratamente), al di la del dubbio gusto del gioco di parole tra “ora di cambiare” e il cambio automobilistico, c’è un dettaglio che apparentemente è sfuggito ai pubblicitari (e palesemente anche ai responsabili della campagna): notate nulla di strano sulla posizione della retromarcia? Se dalla marcia “Penati” voglio passare alla “5” (come normalmente si fa scalando marcia), cosa succede?

Sarà un dettaglio, ma a me pare un brutto inizio, soprattutto considerando che di questi manifesti ne sono già stati affissi oltre 1000 in tutta la Lombardia… mi auguro un po’ più di attenzione ai dettagli, visto che già la battaglia si attende dura e sanguinosa… :/

iTunes8: spazio “gratis”?

Per fortuna che almeno un po’ di spazio “gratis”, nel nuovo iTunes, è previsto, altrimenti sarebbe stato davvero un dramma riuscire a metterci su qualcosa… Soprattutto visto che per poter fare acquisti su iTunes non si può non fornire un numero di carta di credito (che naturalmente in Italia tutti hanno…)

C’è Stampa e stampa…

Questo post potrebbe suonare come l’ennesimo mio attacco ai media mainstream, argomento non certo nuovo, in effetti, su queste pagine. D’altra parte, quando nel cercare di regolamentare il mondo dei blog, si sente qualcuno affermare che “non c’è autorevolezza nel mondo dei blog”, e capitano cose come quelle che vado a raccontare, abbiate pazienza, non si può non dare loro risalto.

Come molti avranno letto in giro (sui media mainstream e non), dopo la scelta del vice del candidato alla poltrona di Presidente degli Stati Uniti d’America, Obama, ieri è stato il turno del suo avversario, McCain, che ha puntato il dito sull’attuale governatore dell’Alaska, Sarah Palin (sul merito della scelta e sulle posizioni della Palin, per il momento, non mi dilungherò oltre).
La notizia è stata, come prevedibile, rapidamente ripresa da tutti i giornali, compresa “La Stampa”, che esce questa mattina in edicola con la parte principale della prima pagina dedicata alla questione e una splendida foto della copertina che Vogue avrebbe dedicato alla politica nel 2007: cito dalla didascalia

La governatrice Sarah Palin, talmente bella che «Vogue» le dedicò questa copertina nel 2007

A guardare bene la foto, però, ci si rende conto che la testa è curiosamente sproporzionata quasi… incollata sopra un’immagine sottostante. Così si va su Google Images, si cerca “Sarah Palin”, ed il primo risultato che salta fuori, guarda un po’, è proprio quella stessa copertina di Vogue. Si fà qualche (stupida) ricerca e si scopre che quell’immagine proviene dal blog di un fan della Palin, che ha ritoccato una copertina di Vogue (con il risultato che abbiamo davanti agli occhi) in occasione di alcune foto realmente scattate alla Palin dalla nota rivista in vista di una possibile copertina, che però non è mai uscita!

Ora, abbiate pazienza, ma che fine ha fatto il tanto decantato controllo editoriale? La redazione? La verifica delle fonti? Se questa è la qualità delle testate giornalistiche italiane “di prima fila”, largo ai blog, e voglio anche i contributi statali

Mi cascano le braccia

virus Quando ieri mattina sono finito di fronte a questo articolo del Corriere della Sera, avevo pensato ad un hoax (non sarebbe certo la prima volta che un giornale ne pubblica uno). Non so se ci sia lo zampino di qualche burlone, ma per qualcuno che di sicurezza informatica qualcosa ne capisce (ma anche chi no, come il sottoscritto), appaiono lampanti una serie di strafalcioni davvero allucinanti. Mi limiterò a quelli principali, per non portare via troppo tempo ai lettori, che sicuramente avranno di meglio.

  1. Non è vero che “non assistiamo da un po’ ad un attacco di un virus informatico su vasta scala” perché è in corso (da anni poi) un altro genere di attacco informatico. Molto più semplicemente, la diffusione dei software antivirus e la disponibilità della banda larga (e quindi di aggiornamenti più pronti) ha fatto si che alle larghe epidemie si sostituiscano epidemie più limitate nella durata (e quindi nella diffusione), ma in numero maggiore.
    Inoltre l’abitudine (seppur poca) degli utenti a distinguere le mail di spam o virus da quelle originali (aiutati sotto questo profilo anche dal perfezionarsi dei sistemi antispam), aiuta ulteriormente la riduzione delle infezioni.
  2. Exploit” in sé non è “il nome della nuova minaccia“. Il bello è che la definizione riportata dalla pagina di Wikipedia (“un exploit è un termine usato in informatica per identificare un metodo che, sfruttando un bug o una vulnerabilità, porta all’acquisizione di privilegi o al denial of service di un computer“) è pure li, copiata ed incollata pari pari in testa all’articolo (terza riga), e invece tre righe dopo il significato di “exploit” cambia, diventando “nome proprio” della minaccia. Il concetto torna in gioco poche righe più tardi, con la frase “il fenomeno exploit ha già infettato oltre 70 milioni di pc nel mondo“: inutile dire che gli exploit (per definizione) non provocano un’infezione, al limite aprono la strada. E’ come dire che “l’aria sta in questi giorni infettando gli italiani, dopo che l’influenza ormai è da archiviare come tipologia di epidemie superata”.
    Alla fine dell’articolo, ovviamente, l’exploit diventa una “nuova tipologia di virus”: camaleontico questo exploit!
  3. Interessante la teoria secondo la quale gli “exploit” rappresentino una “nuova categoria” di attacchi informatici, “che non opera secondo le modalità terroristiche dei virus attivi fino a 4-5 anni fa” (e quelli che abbiamo visto girare fino a ieri, cos’erano?), i quali “distruggevano il contenuto degli hard disk o della posta elettronica o che bloccavano o cancellavano le pagine web di siti celebri” (o, aggiungerei io, più spesso si spedivano in giro per la rete, magari sottoforma di messaggi di posta elettronica composti a partire da quelli esistenti, con evidente perdita di dati sensibili). La domanda sorge spontanea: se non sfruttando degli exploit, come si introducevano quei virus “terroristici” all’interno dei client degli utenti? Con la forza del pensiero o con il teletrasporto?
  4. Molto bella e pittoresca l’immagine dell’exploit Arsenio Lupin che rimane nascosto (dove non si sa) per mesi (in attesa di?), prima di attaccare fulmineo e “rubare tutti i dati sensibili” (come se non ci pensassero già le migliaia di malware che ogni utente windows/internet explorer accumula quotidianamente andandosene in giro per il web).
  5. La drammatica descrizione, poi, dei danni che questo nuovo “tipo di virus” sarebbe in grado di arrecare, è davvero carina: nel caso in cui nel pc non ci siano dati sensibili da cui ricavare denaro (tipo numeri di carte di credito), il virus “corromperà le tradizionali ricerche effettuate sui più noti motori di ricerca , per portare il navigatore in siti già infettati o in siti copia di siti esistenti, dove l’utente ignaro consegna i dati della propria carta di credito convinto magari di fare acquisti in un sito affidabile“. Phishing questo sconosciuto? Eppure è un fenomeno che (almeno i giornalisti chiamati a scrivere di informatica) dovrebbero aver ormai assimilato…

L’impressione, alla fin della fiera (e preso atto delle continue citazioni a Grisoft, AVG, alla sua nuova “beta 8” ed alle funzionalità di Safe Search e Safe Surf che guarda caso proprio questo software incorpora), è che si tratti di uno spudorato tentativo di lancio commerciale tramite un articolo (magari nemmeno voluto) e messo in mano a qualcuno che della questione ha capito poco…

Dal Corriere, onestamente, mi aspettavo qualcosa di più…

Anche il Corriere!

Articolo del CorriereNon si fosse trattato di giornalisti italiani, avrei iniziato questo post con “Mi riesce difficile crederlo!”. Perchè considero consideravo il Corriere della Sera un autorevole mezzo di informazione cartaceo. Poi, l’altra mattina (12 ottobre), m i trovo di fronte ad una didascalia di quelle da far cadere le braccia (pagina 18): “Una schermata di internet in cui compaiono le parole vietate”.

Tralasciando il fatto che mi giunge nuova la presenza di “schermate” in internet, basta leggere il contenuto dell’immagine a cui la didascalia fa riferimento per rimanere basiti: si tratta più che evidentemente di una provocazione di uno di quei falsi messaggi di errore fatti a mo’ di provocazione! Possiamo infatti leggervi:

Errore sistemico. L’oggetto contiene i seguenti termini di linguaggio vietato:
“libertà”, “democrazia”, “errore”
Per favore cancella queste parole vietate dalla tua mente immediatamente.
“Quali parole vietate?”
Molto bene. Grazie.

Saro’ strano io, ma a me sembra palesemente una cavolata… possibile che quelli del Corriere non se ne siano accorti? 😦