Ancora su Alitalia

I-DAWQ MD-82  AlitaliaLa “questione Alitalia” sta diventando l’argomento centrale di questi ultimi giorni di campagna elettorale, segno fin troppo evidente della povertà di contenuti che i vari partiti presentano.
Nel merito della questione (soprattutto su Malpensa, perché alla fine della fiera a tutti frega del “grande hub italiano” ma della compagnia in se pare di no) avevo già scritto qualcosa quando il consiglio di amministrazione di Alitalia si espresse in favore dell’offerta di AirFrance (come era prevedibile da un punto di vista prettamente imprenditoriale, a mio avviso), ma voglio riprendere l’argomento alla luce di quanto sta emergendo dalle dichiarazioni dei candidati in questi giorni, perché mi sembra che vengano ignorate delle considerazioni che invece a me paiono (e probabilmente mi sbaglierò come spesso mi accade) assolutamente ovvie.

Innanzi tutto, parlando di “futuro di Alitalia”, ci si dimentica di osservare quello che è stato il recente passato della compagnia di bandiera, in crisi ormai da parecchi anni e nonostante i continui interventi in denaro pubblico (ogni italiano, neonati compresi, ha donato alcune centinaia di euro delle proprie tasse al “fondo perduto volante”), indipendentemente che questi fossero frutto di decisioni di governi di destra, di sinistra o di centro (ad ulteriore conferma di quanto poco variegato sia in realtà il panorama politico del nostro paese). Attualmente Alitalia ha un indebitamento di oltre 800 milioni di euro (ed è ancora in perdita), oltre 20.000 dipentendi e un titolo che in borsa perde costantemente terreno da molti anni.
Ora, tutto ad un tratto e guarda caso in occasione di un “governo avversario” e/o di una nuova campagna elettorale, Alitalia torna ad essere una questione centrale nel paese, dopo che è stata per anni di fatto ignorata (o mal governata, che è peggio).

Altra questione di cui non si tiene conto, è quella delle reali alternative alla proposta di AirFrance, che per quanto dura è l’unica realmente disponibile. La durezza e “irricevibilità” della proposta di AirFrance trova spiegazione sia in un’ottica di bieco “sfruttamento commerciale”, sia pensando ad un tentativo di “pararsi il didietro”, sia infine per una semplice questione di realismo imprenditoriale: in nessuno dei tre casi me la sentirei di biasimare la compagnia capeggiata da Spinettà, che si fa carico di una situazione a dir poco disperata.
L’unica reale alternativa all’acquisto da parte di AirFrance, al momento, è il fallimento (al punto che pare siano già in preparazione le carte per il commissariamento della compagnia), che avrebbe in realtà dovuto essere messo in atto già diverso tempo addietro ma che è sempre stato rimandato (a suon di finanziamenti pubblici) come abitudine nel nostro paese. La “cordata italiana” che va sostenendo Berlusconi (conflitto di interessi a parte) si sarebbe presentata tempo addietro, se fosse un’alternativa reale. Paradossalmente, a Berlusconi ha risposto proprio “il grande istituto di credito” che si era proposto al fianco di AirOne, il gruppo Intesa SanPaolo: evidentemente fulminati sulla via di damasco dopo aver visto la situazione dei conti della compagnia di bandiera, oggi Intesa ha seccamente smentito l’interesse che invece Berlusconi da praticamente per certo.

Alitalia sta diventando l’ennesima bandiera di una campagna elettorale all’insegna della povertà di contenuti: una compagnia ormai già fallita che viene passata nel tritacarne dei comizi elettorali senza che nessuno si sia mai preoccupato di cercare una vera soluzione al problema.

Allacciate le cinture…

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