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Nemmeno abbiamo cominciato e già si litiga…

Palazzo Montecitorio La tanto attesa “cosa rossa” ancora non esiste, e già i suoi principali (futuri) componenti litigano.
Tutto nasce dalla dolorosa votazione sul Welfare, che non piace alla sinistra (e nemmeno al sottoscritto, per la verità) che si è vista togliere da sotto il naso tutta una serie di provvedimenti introdotti durante il lungo dibattito in Commissione Parlamentare e sui quali aveva investito molte forze. Al di la che mi viene da chiedermi a cosa serva, a proposito di spese, pagare una Commissione Parlamentare per analizzare un testo, discuterne, modificarlo, votarlo, approvarlo, proporlo al Parlamento e poi si va a votare il testo precedente, perchè a “qualcuno” non piace il risultato, ma pazienza.

Il governo però non può permettersi un’altra crisi, e visto che al Centro c’è gente come Dini (“Lottiamo contro il Governo perché aumenta la spesa”), allora tocca alla sinistra ingoiare il rospo e votare a favore, pur non convinti (tanto i fessi siamo sempre noi, pazienza).  Ma fin qui, niente di nuovo.

Il problema nasce nel momento in cui i futuri componenti della “cosa rossa” non si parlano tra di loro: si era detto “compatti nella protesta alla fiducia sul welfare, ma votiamo a favore” ed il Pdci lascia l’aula durante la votazione del disegno di legge. Probabilmente hanno semplicemente avuto un corale attacco di cagarella (opinione supportata dal fatto che in 3 sono rimasti in aula, evidentemente hanno mangiato pizza a pranzo), ma gli altri partiti di sinistra non hanno gradito, e si sono incattiviti, protestando animatamente con il gruppo dei “nuovi dissidenti” durante il vertice immeditamente indetto proprio a Montecitorio, con l’ulteriore risultato di far abbandonare il vertice stesso al segretario del Pdci Oliviero Diliberto.

Questa è la gente che vorrebbe unificare la sinistra? Si lancia un processo di “unificazione delle sinistre” senza nemmeno mettersi d’accordo su come agire in Parlamento? Mi sfugge qualche passaggio…
Speriamo sia solo un incidente di percorso…

Lo strappo di Dini

Lettera 32 #4 Che il centro-sinistra sia spaccato in una miriadi di pezzettini con opinioni differenti, lo si sapeva da buon principio. Da un certo punto di vista va rerso merito al presidente del consiglio Romano Prodi per la capacità di saper ricucire strappi e chiudere conflitti con una pratica da sartoria.
D’altra parte, se il primo “inciampamento” di questo governo era in qualche modo imputabile alla sinistra radicale (anche se ci sarebbe da discutere), da quel momento in poi tutti i partiti di centro sono a turno emersi come “dissidenti”, avanzando pretese di vario genere: da Di Pietro a Mastella, passando per Dini nei tempi più recenti, una porzione della coalizione che anche messa insieme non arriva al 5% (maledetto sbarramento) condiziona pesantemente l’azione di governo, minacciandone la caduta (sempre al Senato, guarda un po’) ogni due per tre.

Oggi Lamberto Dini, ex presidente della Banca d’Italia ed ex presidente del consiglio in un governo tecnico di alcuni anni fa, scrive al direttore del Corriere della Sera, a proposito dell’accordo sul Welfare.
Interessante notare come la sua sia essenzialmente una lettera di denuncia di quel “partito del tassa e spendi” che secondo lui trova origine nella sinistra estrema (comunisti!) e contro il quale “i suoi amici liberaldemocratici” si stanno da mesi ormai strenuamente opponendo. Dalla lettera di Dini non emerge una (che sia una) proposta: puramente e semplicemente “contro”.

Ora, sulla necessità di ridurre la spesa pubblica Dini potrebbe anche avere ragione (nel senso che condivido la posizione), ma se per ridurla bisogna eliminare le misure previste per aiutare i lavoratori impegnati nei cosi detti “lavori usuranti” previsti dall’accordo sul Welfare, tagliare ulteriormente gli aiuti alla popolazione meno abbiente (tanto non sono suoi elettori, vero Dini?), beh allora penso che si debba trovare una strada diversa.
Gli interventi sui tagli della spesa pubblica devono essere ragionati e mirati, garantire la qualità dei servizi ai cittadini, gli aiuti la dove sono meritati e necessari, l’eliminazione di sperperi inutili e la riduzione della burocrazia (nessuno pensa mai a quanti miliardi di euro l’anno perdiamo perché per rifare un documento si deve passare da cinque o sei sportelli diversi, apporre marche da bollo e timbri assortiti, e coinvolgere il lavoro di almeno 8 dipendenti pubblici).

Quello che davvero mi sfugge e che invece pare emergere dalla lettera di Dini (magari ho capito male, capita spesso) è la correlazione tra il “partito unitario della spesa” e la sinistra (specie nelle sue frange estreme). O forse non voglio capire, che è meglio…