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Lettera aperta a Radio Popolare

Car Radio

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Cara Radio Popolare,

sono ormai diversi anni che seguo con interesse le tue trasmissioni.

Ho scelto, un paio d’anni fa e nonostante le ristrettezze economiche, di sostenerti con un abbonamento; non solo perché ritengo che sia dovere di ogni cittadino fare il possibile per sostenere la libertà e l’indipendenza dell’informazione (soprattutto in momenti bui come quelli in cui viviamo), ma anche perché ho sempre riscontrato nelle vostre trasmissioni (e informazioni pubblicitarie) una serietà ed una coerenza che difficilmente si riscontra in altre emittenti.
Tutto questo l’ho fatto più che volentieri, così come volentieri aderirò all’Operazione Primavera 2011.

Nell’ultimo periodo però una macchia è venuta a deturpare la limpida immagine che avevo di Radio Popolare: la pubblicità dell’omeopatia.
Come saprete l’omeopatia non ha a suo supporto alcuno studio scientifico che ne dimostri un’efficacia superiore a quella dell’effetto placebo, perciò pubblicizzarla attraverso i mass media rasenta l’incitamento alla truffa. Immagino che in redazione ci siano state (come per le altre pubblicità) approfondite discussioni in materia e mi piacerebbe sapere quale in particolare è stato il dato che ha fatto propendere per l’accettazione di una simile campagna pubblicitaria.

Riponendo in una vostra risposta tutta la fiducia di un fervente ascoltatore, colgo l’occasione per augurare a tutti voi un felice natale ed nuovo anno migliore di quello che volge a conclusione.

Un nuovo attacco alla classe docente (abruzzese)

klaral via Flickr

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Nei giorni immediatamente successivi al terremoto che ha drammaticamente colpito l’Abruzzo, oltre due settimane fa, tutta la classe politica (ed in particolar modo gli esponenti del governo) si erano mobilitati affinché “fosse possibile facilitare il più possibile le operazioni di soccorso”.

Non mi soffermerò in questa occasione sulle contraddizioni di questo aspetto, ne sugli enormi vantaggi politici che (in vista delle elezioni Europee) lo show mediatico portato avanti ha garantito alla compagine di Palazzo Chigi. Vorrei invece sottolineare l’iniziativa del ministro Gelmini, che dopo aver portato il proprio cordoglio ai docenti abruzzesi, aveva preso una serie di provvedimenti volti ad evitare (ove possibile) ripercussioni sugli alunni delle scuole abruzzesi.
Tutto molto bello, fatto salvo quanto apprendo quest’oggi da una lettera aperta inviata alcuni giorni fa al ministro in questione (ripresa anche da La Stampa), che per semplicità e chiarezza riporterò interamente (naturalmente il grassetto è mio).

Gentile Maria Stella Gelmini
Apprendo con una certa perplessità che dopo aver portato il suo cordoglio ai terremotati aquilani e dopo aver emesso norme specifiche per evitare ripercussioni sugli alunni abbia poi deciso di riaprire le graduatorie per l’insegnamento senza tenere minimamente conto del dramma che ha colpito la classe docente aquilana. E sul bando che mio malgrado ho dovuto scaricare avventurosamente (…e sottraendo risorse a ben altre urgenze) in una tendopoli leggo anche che “La mancata presentazione della domanda comporta la cancellazione definitiva dalla graduatoria.”
Ma ha idea del fatto che chiedere a persone che hanno appena visto crollare le loro case (per non parlare delle scuole) di trovare una connessione ad internet già solo per informarsi sulle scadenze del bando o scoprire quale documentazione è necessaria per presentare la domanda ha proprio il sapore della presa in giro?
Lascia anche perplessi il fatto che mentre tutte le categorie abbiano giustamente avuto le scadenze bloccate (mutui, bollette) sui docenti si abbatte questa incombenza assurda. Cosa dovrebbero fare i vari maestri e professori abruzzesi, abbandonare quel poco che rimane di case e famiglie per transumare sulla costa per compilare la domanda? Oppure non aggiornarle e perdere tutto quanto fatto finora? Per gli studenti ha previsto di cancellare il tetto massimo di assenze per
permettere di sostenere gli esami di maturità nonostante il prevedibile superamento del monte delle assenze, ma la stessa cortesia non è toccata ai loro professori. Anzi, è addirittura prevista la cancellazione per chi non è in grado di confermare la propria posizione. Una decisione che lascia l’amaro in bocca.
Le ricordo inoltre che L’Aquila è sede SSIS: oltre ai docenti già in servizio sarebbe il caso di dare risposte anche a loro, che non sanno quando e come procederà l’attività didattica ed anche quando e come
affrontare l’esame di abilitazione. Che risposte intende dare a persone che stanno investendo tempo e risorse nella formazione per l’insegnamento e che in questo momento si trovano in una situazione assolutamente disastrata, come ha avuto modo di verificare di persona?
Io ho la sventura di rappresentare tutte e tre le categorie: terremotata (la mia casa è, o era, dipende da cosa decideranno i tecnici del genio civile, a meno di 200 metri dalla casa dello studente), docente ed
iscritta SSIS alla specializzazione per il sostegno. E vorrei tanto sapere quali risposte ha intenzione di dare, a me ed ai miei colleghi nella medesima situazione.

Prof.ssa Monja Ianni

Lo strappo di Dini

Lettera 32 #4 Che il centro-sinistra sia spaccato in una miriadi di pezzettini con opinioni differenti, lo si sapeva da buon principio. Da un certo punto di vista va rerso merito al presidente del consiglio Romano Prodi per la capacità di saper ricucire strappi e chiudere conflitti con una pratica da sartoria.
D’altra parte, se il primo “inciampamento” di questo governo era in qualche modo imputabile alla sinistra radicale (anche se ci sarebbe da discutere), da quel momento in poi tutti i partiti di centro sono a turno emersi come “dissidenti”, avanzando pretese di vario genere: da Di Pietro a Mastella, passando per Dini nei tempi più recenti, una porzione della coalizione che anche messa insieme non arriva al 5% (maledetto sbarramento) condiziona pesantemente l’azione di governo, minacciandone la caduta (sempre al Senato, guarda un po’) ogni due per tre.

Oggi Lamberto Dini, ex presidente della Banca d’Italia ed ex presidente del consiglio in un governo tecnico di alcuni anni fa, scrive al direttore del Corriere della Sera, a proposito dell’accordo sul Welfare.
Interessante notare come la sua sia essenzialmente una lettera di denuncia di quel “partito del tassa e spendi” che secondo lui trova origine nella sinistra estrema (comunisti!) e contro il quale “i suoi amici liberaldemocratici” si stanno da mesi ormai strenuamente opponendo. Dalla lettera di Dini non emerge una (che sia una) proposta: puramente e semplicemente “contro”.

Ora, sulla necessità di ridurre la spesa pubblica Dini potrebbe anche avere ragione (nel senso che condivido la posizione), ma se per ridurla bisogna eliminare le misure previste per aiutare i lavoratori impegnati nei cosi detti “lavori usuranti” previsti dall’accordo sul Welfare, tagliare ulteriormente gli aiuti alla popolazione meno abbiente (tanto non sono suoi elettori, vero Dini?), beh allora penso che si debba trovare una strada diversa.
Gli interventi sui tagli della spesa pubblica devono essere ragionati e mirati, garantire la qualità dei servizi ai cittadini, gli aiuti la dove sono meritati e necessari, l’eliminazione di sperperi inutili e la riduzione della burocrazia (nessuno pensa mai a quanti miliardi di euro l’anno perdiamo perché per rifare un documento si deve passare da cinque o sei sportelli diversi, apporre marche da bollo e timbri assortiti, e coinvolgere il lavoro di almeno 8 dipendenti pubblici).

Quello che davvero mi sfugge e che invece pare emergere dalla lettera di Dini (magari ho capito male, capita spesso) è la correlazione tra il “partito unitario della spesa” e la sinistra (specie nelle sue frange estreme). O forse non voglio capire, che è meglio…

Fini per un’opposizione più costruttiva (?)

fini.jpgPrendo spunto da una discussione sentita in radio stamattina e dalla lettera aperta di Gianfranco Fini al Corriere di oggi, per parlare un pochino (visto che non ne parlo a sufficienza) di politica.
Ieri c’è stata una tappa estremamente importante per la vita del Governo Prodi, con il passaggio al Senato della legge finanziaria senza dover ricorrere alla fiducia. Si tratta di un importante risultato, secondo il mio modesto parere, visto che ancora ritengo che questo Governo abbia fatto, stia facendo e provvederà a fare cose estremamente positive (avevo pensato di stilare un elenco, ma non ho voglia di ripercorrere mesi di giornali), nonostante profonde divisioni e spaccature interne su temi diversi e delicati, e nonostante si sia (apertamente) rinunciato a dibattere in questo momento di temi delicati come i PACS o la laicità dello stato (mentre ci si sta occupando, bene o male, della questione del precariato). Proprio questo risultato farebbe ben sperare sulla sopravvivenza di questo Governo prima di tutto a se stesso (e qui devo dar ragione a Fini) e poi agli attacchi ormai disordinati (ed a volte deliranti) di un’opposizione sempre più “antagonista” e sempre meno unita.

Naturalmente Fini non perde l’occasione per ribadire i temi essenziali della campagna elettorale permanente che il centro-destra sta ormai tirando in lungo da quasi 2 anni, attribuendo al Governo la stagnante (secondo lui, non condivido assolutamente) situazione economica dell’Italia (come se durante i 5 anni di governo Berlusconi l’economia fosse stata un crescendo di fuochi artificiali), l’immigrazione fuori controllo (certo, criminalizzare tutti gli extracomunitari aiuta a tenerli sotto controllo, leggi “bossi-fini”), il fisco aggressivo (brucia eh?) o ancora la questione dell’ordine pubblico (Genova 2001 insegna…). Fini parla poi di un’opposizione “forte nel Paese di un consenso popolare senza precedenti” del quale io onestamente trovo pochi riscontri; anzi, è sempre più diffusa la percezione del governo Prodi come un “male minore”, se paragonato ad un possibile ritorno del Silvio nazionale (cosa non certo positiva, d’altra parte).

La situazione politica che ha avuto origine dalla campagna elettorale delle ultime politiche, particolarmente aggressiva e “violenta” per consentire a Berlusconi di raccattare ogni singolo voto possibile andando al di la anche del più comune senso della decenza politica, è sempre più immagine di una società organizzata ad “opposti”. Destra contro sinistra, bene contro male, immigrati contro italiani, pubblico contro privato, ultras contro polizia, fascisti contro comunisti, io contro tu, tutti contro di me. Si tratta di un messaggio pericoloso da far passare, che però il centro-destra sfrutta pesantemente ormai da diversi anni, spingendo costantemente in questa direzione: l’opposizione di questo governo non ha (finora) mai cercato di contribuire costruttivamente alla vita politica del paese, limitandosi a lanciare previsioni di durata del governo e ad intralciarne quanto più possibile il lavoro.
Proprio su questo punto, diviene interessante la lettera inviata da Fini, che fa appello alla coalizione d’opposizione affinchè si fermi e rifletta su un cambiamento di strategia. La paura principale che Fini individua (e di cui io avevo già parlato proprio in termini simili qualche giorno fa) è quella di tornare alle urne con l’attuale legge elettorale: la stessa coalizione di governo che propose ed approvò quella delirante schifezza, a meno di 2 anni di distanza la teme, cosciente di quali problemi potrebbe portare loro nel momento di una vittoria elettorale (ma come, non vantavano un “consenso popolare senza precedenti”?).

Proprio l’appello di Fini a Berlusconi per un’opposizione più concreta e costruttiva, rende lampante una situazione disastroza all’interno della coalizione. Berlusconi è in qualche modo il grande leader che negli ultimi 10 anni ha guidato al Destra. Senza il suo carisma catalizza-voti (i suoi soldi e la sua faccia tosta), AN e la Lega sarebbero rimasti a contare briciole di voti, e probabilmente Casini si troverebbe all’interno della coalizione di centro-sinistra. Berlusconi però comincia ad avere i suoi annetti, e già tra 2 o 3 anni (quando si andrà a nuove elezioni se non cade prima il governo) si porranno seri problemi legati alla leadership della coalizione; Fini e Casini se la contendono da parecchio tempo (la triade di candidati premier alle ultime elezioni la dice lunga), e questa mossa di Fini può essere interpretata anche in questo senso. L’attacco però non è piaciuto a Berlusconi, che dopo aver negato di aver mai parlato di “spallate” (la profezia che oggi più che mai pare sancire il fallimento di questa opposizione al punto che persino Fini pare prenderne atto), afferma di essere l’unico di tutta l’opposizione ad essersi mosso per ascoltare la voce del “popolo”: un protagonismo che certo non lusingherà Fini…