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Cura dei dettagli

Quando si sta tentando una mossa chiave per il proprio futuro di monopolista, quando un manipolo di “puristi” vorrebbe metterti i bastoni tra le ruote, soprattutto quando le tue mosse possono apparire per certi versi discutibili, ad esempio il fatto di tentare di comprarti qualche ente di standardizzazione internazionale, la differenza si fa nella cura dei dettagli.

E Microsoft, da questo punto di vista, non è seconda a nessuno, al punto che si sta comprando le inserzioni di AdWords per i termini “Nooxml” e “Noooxml” (il sito web punto di riferimento di molti dei “cospiratori” contro lo standard che Microsoft sta spingendo verso la standardizzazione internazionale), “odf”, “open document” e via dicendo.

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Che in fatto di marketing in Microsoft se ne intendessero, era chiaro ormai da parecchio tempo, e questa ulteriore mossa (subdola e sagace, devo ammettere) non fa che dimostrarlo ulteriormente.

Nel frattempo il dibattito su OpenXML va avanti, ed a breve (dal 25 al 29 febbraio) ci sarà l’incontro a Ginevra dei rappresentanti dei vari enti di standardizzazione nazionali per dar vita al secondo dibattito sul formato proposto da Microsoft e promosso da ECMA, dopo che la prima “manche” si era conclusa con una sostanziale sconfitta di Microsoft, che puntava al passaggio diretto alla prima votazione del “fast track”.

Aspettiamoci fuochi d’artificio…

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Microsoft e antitrust: ancora guai

Ormai si avvicina (febbraio 2008) il fatidico momento della seconda votazione per OpenXML, lo standard proposto all’ISO da Microsoft e spinto (ormai lo sappiamo) in modo non sempre “eticamente ineccepibile” da parte del colosso di Redmond, e l’attenzione comincia a tornare alta; da una parte e dall’altra si contano le intenzioni di voto, cominciano ad uscire notizie e studi di vario genere, natura e costo: ad esempio, Punto Informatico questa mattina riporta uno studio (discutibile a mio parere) della Burton Group che denuncerebbe il maggior “costo operativo” di ODF se paragonato a OOXML, pur terminando dicendo che probabilmente si imporrà un terzo standard (quale, non è dato sapere).

Vada come vada la votazione all’ISO (dove in ogni caso sarebbe approvato uno standard che non è quello che poi è realmente implementato in MS Office 2007), il vento sul fronte europeo non sembra soffiare favorevolmente a Microsoft: arrivando infatti a conclusione l’inchiesta sull’integrazione in Windows di Windows Media Player, che ha portato a Microsoft il dono di una multa di parecchi milioni di euro, l’antitrust comunitaria (che a differenza di altre, lavora sul serio e con attenzione) è già al lavoro per vagliare l’integrazione di Internet Explorer nel sistema operativo di Redmond (la quale causò di fatto il fallimento del progetto Netscape Navigator) a seguito dell’istanza presentata in dicembre da Opera Software (produttrice dell’omonimo browser).
Altra inchiesta in partenza, sempre sul fronte antitrust riguarda l’interoperabilità: Microsoft sarebbe accusata infatti di aver nascosto ai propri competitor informazioni vitali per la progettazione di applicazioni che si integrino con il loro sistema operativo, da Office al framework .NET.

Proprio in questa indagine sarebbe coinvolto il nuovo standard OpenXML, già adottato da Office 2007 (come dicevo, in una versione differente da quella proposta a standard ISO), per il quale la commissione antitrust vorrebbe verificare che sia “sufficentemente interoperabile con i prodotti dei competitor dell’azienda”. Ora come faccia ad essere interoperabile un prodotto del quale non si hanno le specifiche (.doc non c’entra, quello è dono divino) e le cui specifiche sono sbagliate e diverse da quelle poi realmente applicate non è dato sapere.

Chissà che tra le mani della commissione antitrust non finisca anche qualche considerazione sulla ripartizione dei voti delle recenti votazioni in ISO… sarebbe magari la volta buona che si fa luce su questa brutta faccenda…

Standard OpenXML?

Punto-Informatico da oggi notizia che sembrerebbe esserci stato un primo passo, da parte della ISO, verso la standardizzazione ufficiale di OpenXML.
Ci tengo a ribadire, prima ancora di cominciare il discorso, che non ho nessuna particolare antipatia nei confronti ne di Microsoft, ne dell’ISO, ne tantomeno di OpenXML in se per se (visto che poi qualcuno cercherà comunque di mettermi in bocca questi concetti, vedo di essere chiaro sin da buon principio).
Le mie obiezioni in materia sono diverse, non ultimo, il fatto che esiste già uno standard documentale funzionante e standardizzato (si chiama ODF) per cui non vedo la necessità di averne un secondo. E’ sufficiente che Microsoft integri (esiste già, lo ha commissionato lei stessa) il convertitore ODF-OpenXML nelle proprie suite per l’ufficio, ed il gioco sarebbe risolto.
Invece no. Si spinge uno “standard” composto da 6000 pagine, in un orribile balletto “politico” che mi ricorda un po troppo da vicino il discorso fatto con i brevetti software.
Ha senso uno standard i 6000 pagine? Lo si può definire standard? Uno standard dovrebbe avere come fine ultimo la garanzia dell’interoperabilità, la costituzione di un’interfaccia chiara ed implementabile per tutti gli operatori che vogliono usare quello standard. 6000 pagine sono “chiare ed implementabili”? Che bisogno c’è di 6000 pagine di testo, quando lo standard ODF ne prevede forse un centesimo?
Soprattutto, che senso ha portare avanti uno standard bacato ancora in fase di progettazione (qualcuno quelle 6000 pagine se le è lette ed ha scoperto che il calendario gregoriano è gestito in modo scorretto)?
Microsoft è davvero intenzionata a lasciar usare lo “standard” royalty-free oppure (come capitato con i .doc) comincerà a pretendere un balzello per ogni documento esportato in quel formato?
Se poi intendono implementare il loro stesso standard come hanno fatto con gli altri standard “de jure” o “de facto” che siano (HTML? CSS? Javascript?), penso che aggiungeremo un ulteriore livello di incompatibilità tra i vari applicativi per l’ufficio, come se non ce ne fossero già a sufficienza…