Microsoft e antitrust: ancora guai

Ormai si avvicina (febbraio 2008) il fatidico momento della seconda votazione per OpenXML, lo standard proposto all’ISO da Microsoft e spinto (ormai lo sappiamo) in modo non sempre “eticamente ineccepibile” da parte del colosso di Redmond, e l’attenzione comincia a tornare alta; da una parte e dall’altra si contano le intenzioni di voto, cominciano ad uscire notizie e studi di vario genere, natura e costo: ad esempio, Punto Informatico questa mattina riporta uno studio (discutibile a mio parere) della Burton Group che denuncerebbe il maggior “costo operativo” di ODF se paragonato a OOXML, pur terminando dicendo che probabilmente si imporrà un terzo standard (quale, non è dato sapere).

Vada come vada la votazione all’ISO (dove in ogni caso sarebbe approvato uno standard che non è quello che poi è realmente implementato in MS Office 2007), il vento sul fronte europeo non sembra soffiare favorevolmente a Microsoft: arrivando infatti a conclusione l’inchiesta sull’integrazione in Windows di Windows Media Player, che ha portato a Microsoft il dono di una multa di parecchi milioni di euro, l’antitrust comunitaria (che a differenza di altre, lavora sul serio e con attenzione) è già al lavoro per vagliare l’integrazione di Internet Explorer nel sistema operativo di Redmond (la quale causò di fatto il fallimento del progetto Netscape Navigator) a seguito dell’istanza presentata in dicembre da Opera Software (produttrice dell’omonimo browser).
Altra inchiesta in partenza, sempre sul fronte antitrust riguarda l’interoperabilità: Microsoft sarebbe accusata infatti di aver nascosto ai propri competitor informazioni vitali per la progettazione di applicazioni che si integrino con il loro sistema operativo, da Office al framework .NET.

Proprio in questa indagine sarebbe coinvolto il nuovo standard OpenXML, già adottato da Office 2007 (come dicevo, in una versione differente da quella proposta a standard ISO), per il quale la commissione antitrust vorrebbe verificare che sia “sufficentemente interoperabile con i prodotti dei competitor dell’azienda”. Ora come faccia ad essere interoperabile un prodotto del quale non si hanno le specifiche (.doc non c’entra, quello è dono divino) e le cui specifiche sono sbagliate e diverse da quelle poi realmente applicate non è dato sapere.

Chissà che tra le mani della commissione antitrust non finisca anche qualche considerazione sulla ripartizione dei voti delle recenti votazioni in ISO… sarebbe magari la volta buona che si fa luce su questa brutta faccenda…

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