E la domenica… contò i morti

dscf1207.jpg [Fonte: Corriere della Sera ]
Uno scontro frontale. Una Seat sbatte con una Peugeot, un’auto si ribalta, tre ventenni restano intrappolati tra le lamiere. Inutili i soccorsi: muoiono sulla strada.

Tre ventenni kossovari a Robecco sul Naviglio (Milano), un ventiseienne di Crotone in Calabria, un albanese di 65 anni a Pordenone, un trentenne a Bisceglie, due ventottenni ed un carabiniere di 27 anni a Napoli, un ventottenne a Cagliari, un trentunenne a Palermo: come ogni domenica mattina, ci si trova a fare il bilancio dei morti sulle strade italiane, senza mai realmente trovare una soluzione al problema.

Si accusano alcool e droghe, sono state accusate le discoteche, gli orari impossibili, i pochi controlli, tutto. Si è provato, sperimentato, tentato. Eppure i morti continuano ad esserci, tanti, tantissimi, giovani e non, colpevoli e non.

Forse che i controlli non sono efficaci? Proviamo ad aumentarli, facendo diventare reale il pericolo di essere fermati dietro ogni curva, più volte nella serata, costringere al rispetto di limiti più umani che i 30 all’ora sul cavalcavia di San Fruttuoso a Monza (-.-). Promuoviamo il principio del “bob” che non guida, i controlli volontari all’uscita delle discoteche…

facciamo qualcosa…

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6 pensieri su “E la domenica… contò i morti

  1. Osoloco

    “…ed un carabiniere di 27 anni ” strane distinzioni.

    Controlli, bella parola, ma costano e i tagli delle finanziari non hanno lasciato i soldi per far uscire le pattuglie con il buono benzina da 10 €, figuriamoci rimpinguare gli organici !

    Non ho figli quindi non so quanto si faccia nelle scuole per creare una consapevolezza sui pericoli delle strade e come evitarli….

    Ma poi guardiamoci intorno, frega a qualcuno che non siano i diretti interessati e i loro familiari ?
    e allora non fa testo nelle campagne elettorali, non che se lo facesse automaticamente si “sbatterebbero” per trovare una soluzione reale….

    un orso sempre più cinico.

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  2. Marina

    A parte il fatto che nei tg nella sera la notizia data è stata “Incidenti in tutta Italia – il più grave è stato a Napoli dove ci sono stati due morti” (ignorando bellamente i tre a Robecco – forse perché kossovari?), sono d’accordo che si dovrebbe fare qualcosa, probabilmente rendendo più credibili i limiti di velocità e attivando controlli più capillari all’uscita delle discoteche e dei locali. Però il problema fondamentale rimane la mentalità delle persone: se chi guida è convinto che non è pericoloso guidare dopo aver bevuto, non ci sono controlli né limiti di velocità che tengano. 😦
    Ovvio che se poi i limiti di velocità sono delle cretinate irragionevoli (prova a superare il limite di 80 all’ora all’uscita di Lugano Nord: per restare in strada devi saper guidare nei rally! Qui in Italia un’uscita del genere viene data di default per 40 all’ora, con i problemi che ne conseguono…) diventa difficile far capire a chi guida che i limiti di velocità hanno un motivo sensato per esistere.
    E ovviamente, non è facile cambiare la mentalità di persone che pensano che il divertimento più grande della settimana sta nell’andare in discoteca, sballarsi e tornare a casa guidando come se le strade fossero tutte circuiti di Formula Uno… Forse si dovrebbe iniziare da piccoli, e lasciare che la selezione naturale faccia il resto – peccato che chi si schianta tenda a coinvolgere anche altri che non c’entrano per niente e magari hanno seguito le regole. 😦

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  3. k22

    Mi trovo d’accordo con Marina,
    basterebbe avere dei limiti “umani” e se la gente vuole morire lo faccia, purchè non porti con se quelli che non hanno colpe…

    (Faccio più di 2000km al mese e non sono mai stato fermato x l’alchooltest…) Voi?

    ‘njoy

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  4. paolo

    Io sono un compagno di classe del ragazzo di robbecco e non si droga nè beve stava solo tornando ad accompagnare la sua ragazza dopo una serata passata con lei…si è giusto dare colpe anche alle droghe e all’alcool (non in questo caso perchè qua è solo colpa dell’incoscenza della gente) ma è anche giusto dare regole più dure……la gente sia italiana che straniera non può venir qua e fare quello che vuole…xchè se fosse successo al loro paese (facendo riferimento al caso) vi lascio solo immaginare cosa evrebbe fatto la polizia o la folla….

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  5. Gianluca

    Qualche commento sparso:
    osoloco:
    I controlli non necessariamente impegnerebbero centinaia di agenti: metti due pattuglie fuori dal parcheggio della discoteca a fare il test per l’alcol e/o droghe, se in macchina non c’e’ uno sobrio che puo’ guidare, la macchina rimane li, nel parcheggio della discoteca. Non hai nessuno che ti venga a prendere ? Fatti tuoi, rimani li fino a quando non ti passa la sbronza. Vedi che la seconda volta non lo fai piu’. (il retro della medaglia ? I gestori inizierebbero a starnazzare che cosi’ non possono lavorare).
    Quanto ad educare ai pericoli della strada, credo che un giro in obitorio o un turno su una ambulanza del 118 possano fare miracoli

    Marina e k22
    Ovviamente sapete che i limiti in italia sono fatti per fare cassa e non per altro, vero ? 😉

    Paolo
    Capisco il tuo stato d’animo, ma il discorso delle regole piu’ dure non regge: se non fai i controlli puoi anche mettere l’ergastolo, ma non concludi nulla (la patente a punti insegna). Il problema e’ la certezza della pena, non la durezza. Se ogni volta che guidi ubriaco ti beccano e ti puniscono di conseguenza (pena anche lieve, ma che sconti e/o paghi) vedi che il problema se non si risolve, si riduce di parecchio.

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  6. AIVIS

    Gentilissimi,

    nel comune impegno per il sociale e la sicurezza stradale segnaliamo la nostra associazione onlus che offre assistenza gratuita alle vittime della strada.

    Il nostro sito è:
    http://www.associazioneaivis.com/

    Ci farebbe piacere se segnalaste il servizio a chiunque abbia bisogno di assistenza gratuita legale medico e psicologica in seguito ad un incidente stradale, vittima o familiare.
    Sopporto e informazioni in merito alla richiesta di risarcimento danni dal Fondo di garanzia per le vittime della strada.

    Grazie di cuore.

    AIVIS
    Associazione Italiana Vittime e Infortuni della Strada

    Rispondi

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