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Microsoft e gli standard

PuzzleNon è la prima volta che mi trovo a parlare di Microsoft e di standard (e probabilmente non sarà l’ultima).

Il motivo, essenzialmente, è che in un mondo sempre più eterogeneo come quello dell’informatica gli standard acquisiscono di giorno in giorno crescente importanza e Microsoft, in quanto leader del mercato dei sistemi operativi, ne trae costante pressione da parte di sviluppatori, utenti, tecnici, aziende e via dicendo.
Da anni a Redmond vanno dichiarando di essere interessati ad aderire agli standard, a consentire la massima interoperabilità, ad aprirsi (per quanto il loro modello di business lo consenta)  su questo fronte. Da altrettanti anni però, i risultati restano piuttosto scarsini. Oddio, effettivamente Internet Explorer 7 rispetta qualche standard in più rispetto a Internet Explorer 6, ma Microsoft avrebbe potuto fare ben altro.

Invece, infischiandosene di dichiarazioni e “promise” fatte, in Microsoft hanno costantemente lottato per mantenere intatta la propria posizione di leader del mercato, agendo su più fronti contemporaneamente: il primo è certamente quello di gestire al meglio la propria base di installato, includendo Windows Media Player, Internet Explorer, Outlook Express e compagnia cantante nelle installazioni di default di Microsoft Windows, nonostante i ripetuti richiami dei garanti per la concorrenza (sopra tutti quello della Commissione Europea). Ogni volta che viene multata (e stavolta la Commissione ci è andata giù pesante) Microsoft dice di essere pentita, di non voler continuare la causa e concede qualcosa, salvo poi continuare bellamente sulla stessa linea.

L’altro fronte, indubbiamente, è quello degli standard internazionali, con particolare attenzione al processo di standardizzazione di OpenXML, il nuovo formato proprietario di Microsoft che è in corso di valutazione da parte dell’ISO attraverso una procedura di FastTrack (solitamente usata per rendere ufficialmente standard dei formati e protocolli che sono già largamente usati e condivisi, a differenza di OpenXML). Microsoft ha fatto letteralmente di tutto pur di ottenere la standardizzazione di OpenXML: ribaltato le specifiche del formato (che non è più neppure compatibile con quello implementato in Microsoft Office 2007), “comprato” voti, sfruttato punti deboli delle procedure dell’ISO (con una notevole dose di inventiva, devo ammettere), la quale alla vigilia del “ballot” finale, si trova nel mezzo di un fuoco incrociato di polemiche dovute alle procedure di voto e di ammissione al voto stesso di numerossisime aziende “microsoft partner” che si sono iscritte (finanziate da Microsoft, sospetto) solo per esprimere il proprio voto positivo su OpenXML, salvo poi ignorare qualsiasi dovere derivante dall’iscrizione ai comitati (ad esempio quello di seguire gli altri processi di standardizzazione in corso) bloccandone di fatto il lavoro (se non c’è il quorum non si va avanti, se nessuno vota non c’è il quorum).

Quest’ultima occasione per parlare di Microsoft e di standard, mi viene dal rilascio della beta della nuova versione di Internet Explorer, la “8”, che dovrebbe garantire un’alta adesione agli standard W3C (la base del web) al punto che il nuovo venuto nella famiglia dei browser di Redmond avrebbe già superato il rinomato Acid 2 Test.

Tralasciando il fatto che un test come l’Acid non può che essere uno degli indicatori da prendere in considerazione (posso scrivere anche io un browser che rispetti tutti i parametri dell’Acid, e nessun altro) e che la compatibilità reale con gli standard del W3C rimane tutta da dimostrare, e tralasciando il fatto che la fretta nel rilascio di Internet Explorer 8 (dovuta essenzialmente all’ormai prossimo rilascio di Firefox 3.0, che oltre a migliorare ulteriormente la già notevole compatibilità con gli standard web, ha recentemente introdotto il sistema PGO che lo renderà ancora più veloce) di certo non aiuterà Microsoft a fare tutti i test necessari per essere realmente sicuri di aderire (almeno in gran parte) agli standard che gli sviluppatori richiedono, c’è un dato significativo da segnalare: l’introduzione di WebSlices, un sistema che consentirebbe di “sottoscrivere contenuti” di una pagina web e ricevere aggiornamenti ogni qual volta questi contenuti cambiano. Non ho dubbi che le WebSlices di Microsoft saranno un’idea geniale ed innovativa, ma un dubbio mi sorge: non esiste già qualcosa di simile, è standard e si chiama RSS?

L’assenza di DRM ferma Theora

missing-plugin.pngTheora, il formato video predefinito della famiglia Ogg Vorbis, era in corsa per essere il formato video standard nelle specifiche HTMLv5, la nuova versione di HTML che vedrà la luce tra qualche tempo. Il grande vantaggio di Theora rispetto ad altri formati è l’ottima qualità per bitrate, l’apertura del formato (che ne garantisce quindi la massima interoperabilità possibile); il grande vantaggio di indicare un singolo formato come standard per HTMLv5, è quello di evitare tutte le “seghe mentali” che si devono fare oggi per rendere “multimediale” il formato HTML: il pullulare di formati rende necessaria l’installazione di una certa quantità di plugins da parte degli utenti (che non sempre sono in grado di farlo), di fatto consegnando nelle mani dei grandi produttori si software (Microsoft per i wma-wmv, Adobe per i flash, e via dicendo) il controllo della multimedialità su Internet, arrivando anche ad escludere intere “fette della rete” dai contenuti multimediali, nel caso in cui un plugin per quel determinato formato non fosse disponibile su una specifica piattaforma (è il caso di alcune versioni di QuickTime).

L’introduzione di Theora in HTMLv5, quindi, sarebbe stata una interessante ed auspicabile innovazione, parificazione del campo, rendendo più uniforme la produzione di dati multimediali in internet. Purtroppo Theora (essendo ispirato da una ideologia di apertura) non prevede l’introduzione di un sistema di DRM, che invece molte major ancora richiedono (non si sono ancora rese conto di quanto sia fallimentare), e cosi la sua introduzione soccombe sotto i dicktat delle major stesse, che tramite Nokia hanno fatto presente quando la possibilità di introdurre misure di questo genere sia assolutamente fondamentale per il mercato.

La conseguenza è la sostituzione della citazione a Theora all’interno del nuovo formato con la possibilità di supportare qualsiasi formato, con l’evidente risultato di vanificare l’uniformazione dei formati di cui prima si parlava. C’era la possibilità di fare un passo avanti, e ancora una volta il DRM e le major hanno preferito restare a guardare, intontite, l’acqua che scorre via dal loro bicchiere bucato. Pazienza…