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Ancora guai in Vista

WOW “Wow” o non “wow”, la storia di Vista in questi primi mesi di vita non si può non definire travagliata. Il successore di XP infatti, oltre a non aver avuto l’impatto sul mercato che speravano a Redmond, si deve battere con utenti restii al passaggio, una concorrenza quantomai agguerrita ed una carenza di reali innovazioni che spesso e volentieri non ne giustificano i costi d’adozione. Proprio in questi giorni, tra l’altro, Microsoft ha annunciato un calo del 24% nelle vendite di questo primo quadrimestre (dato comunque da prendere con le pinze, visto che non include le prevendite di Vista), cosa che non fa ben sperare gli uomini di Bill Gates, se intendono mantenere l’attuale posizione dominante sul mercato.

Gli ultimi guai, in ogni caso, arrivano direttamente da Dell ed HP, che hanno deciso di continuare ad installare Windows XP sui propri sistemi anche dopo che questo sistema operativo sarà “dismesso” da Microsoft, al 30 giugno 2008.
D’altra parte se Microsoft pensa di poter “forzare” un mercato restio a passare a Windows Vista eliminando la possibilità di scelta (ovvero dismettendo XP), non si deve meravigliare che i distributori cerchino altre strade per continuare a vendere…

Forse a Redmond farebbero bene ad entrare nell’ottica di un mercato competitivo, in cui si lotta e si vince scrivendo del buon software e non strozzando i concorrenti…

Non hanno ancora capito…

Non hanno ancora capito. Eppure è facile, soprattutto se pretendi di lavorare “nel campo”… e invece, zero: Microsoft non ha ancora capito che “sicurezza di un sistema” e “numero di patch pubblicate” non sono due fattori direttamente proporzionali.
Ancora in questi giorni, è stata pubblicata sul blog di Jeff Jones una ricerca (condotta da un team di Microsoft, ndr) secondo la quale Vista è più sicuro di XP, relativamente al suo primo anno di distribuzione. E fin qui, nulla da obiettare: se non fosse stato questo il risultato, ci sarebbe seriamente da chiedersi che cazzo sono pagati a fare, a Redmond, o no?

La cosa che mi fa girare gli emenicoli, invece, è che la ricerca come al solito non si limita a fare un paragone tra i due sistemi controllati da Microsoft, ma cerca di menare qualche “picconata” alla concorrenza, ricadendo nella solita “figura di m”. Infatti dalla ricerca si evince che Vista (ma anche lo stesso XP) è decisamente più sicura di Red Hat Linux, Ubuntu 6.06LTS nonchè (naturalmente) Apple MacOS X. Tutto questo, basandosi sul matematico conteggio settimanale degli aggiornamenti “di sicurezza” (spero che abbiano almeno filtrato i soli aggiornamenti di sicurezza!).

A dimostrazione che la teoria di Microsoft non sta in piedi, ci pensa Secunia (“indipendente”, magico suono…). Qui troviamo la pagina dedicata alle vulnerabilità trovate in Windows Vista, mentre qui troviamo quella relativa a Ubuntu 6.06 LTS (se volete confrontare i dati anche di Apple MacOS X e RedHat Enterprise Linux 4 WorkStation, li trovate rispettivamente qui e qui).

Cominciamo dal numero di vulnerabilità rilevate. A parte il mese di dicembre (dove evidentemente, durante le feste ed a causa del freddo, gli analisti di sicurezza hanno concentrato i propri sforzi su Vista), le vulnerabilità rilevate su Windows Vista sono effettivamente numericamente inferiori a quelle di Ubuntu. Inutile dire che Ubuntu porta con se una quantità di software non indifferentemente maggiore di quella che si porta dietro Windows Vista: nella ricerca in effetti, si fa riferimento ad un “reduced software set” che tenga conto di questo “dettaglio”, peccato che poi le vulnerabilità conteggiate a Ubuntu 6.06 da Microsoft siano 224 contro le 134 rilevate da Secunia. Tralasciamo e proseguiamo.

Anche la tipologia delle falle rilevate è importante. Ci sono infatti falle che compromettono l’intero sistema, altre che invece possono portare al più al crash di una certa applicazione. Sotto questo profilo, possiamo rilevare che di falle dichiarate “estremamente”, in Ubuntu, non ce ne siano, mentre quelle “molto” critiche siano al 21%. Per Vista invece, di falle “estremamente” critiche, ce ne sono il 6%, al quale si deve aggiungere un 41% di falle “molto critiche”. Certo i numeri non sono dalla parte di Vista, dato che in totale, quel 47% di falle “estremamente e molto” critiche sono numericamente parlando solamente 8 falle, mentre in Ubuntu il 21% di falle “molto” critiche raggiunge le 28 unità.

Potrei dilungarmi ancora sulla possibilità di fruttare o meno da remoto una certa vulnerabilità (questione sulla quale, per inciso, dirò che Vista si comporta sorprendentemente bene), o sull’impatto di queste vulnerabilità sul sistema (aspetto sul quale invece Vista si rivela piuttosto sensibile), ma non lo farò così in dettaglio. Infatti, falle o non falle, pericolose o meno, alla fine il succo del discorso è che, a prescindere dal numero degli aggiornamenti, è importante la qualità del lavoro fatto (ossia: la patch risolve o meno il problema?). Sotto questo aspetto, il grafico presentato da Secunia è piuttosto eloquente: in Vista persiste, al 1 gennaio 2008, una vulnerabilità non corrette, mentre in Ubuntu tutte le falle segnalate sono state corrette, che siano più numericamente maggiori o meno di quelle di Vista.

Naturalmente il discorso potrebbe essere allargato anche a Red Hat Linux e Apple MacOS X, ma non era questo il mio intento: volevo semplicemente far vedere come a volte, fare demagogica propaganda per il gusto di farla cercando di affossare i propri avversari, non porta a grandi risultati. Se Jeff si fosse limitato a dire che Vista è più sicuro di XP, avrei anche potuto applaudirlo. Ma il marketing è marketing, e se lui non resiste alla tentazione di spalare palle sul conto degli altri “player” del mercato, io non farò sforzi per resistere alla tentazione di smontare le cose che dice…

PS: ahm… vale far notare che Vista è uscito il 30 gennaio 2007, e quindi è “in corso di diffusione”, mentre Ubuntu 6.06 è uscita (per l’appunto) a metà 2006 e quindi è già decisamente “diffusa”, o è colpire sotto la cintura?

Sistemi operativi: quote di mercato

Windows Vista wallpaper (by Microsoft) Le quote di diffusione dei sistemi operativi nel mondo sono sempre piuttosto complesse da calcolare ed analizzare. Il numero di pezzi venduti, il numero (e tipo) di browser collegati ad internet e via dicendo sono dati sempre interessanti ed utili per fornire calcoli di varia natura e diversa affidabilità, ma non possono che costituire una visione parziale del mondo dell’informatica, fino a quando non verrà fatto (e cioè mai) un reale sondaggio per censire tutti i sistemi operativi installati nel mondo e definirne delle percentuali valide per i 20 minuti successivi (forse).

A volte però, dei riscontri oggettivi li si può fare a partire da dati che le software house stesse rendono pubblici. E’ il caso del rapporto tra Windows XP e Windows Vista, sui quali Microsoft ha recentemente pubblicato le percentuali di vendita. Stefano Quintarelli ha riportato questi dati (la fonte diretta non ho ne voglia ne tempo di cercarla, in questo momento, ma gli stessi dati sono poi stati riportati anche su altri blog, nazionali e non), facendo notare come nonostante le vendite di Vista durante il suo primo anno siano superiori del 10% a quelle di XP nelle stesse condizioni, il mercato è nel frattempo il mercato dei computer è duplicato di volume (passando da 132 a 268 milioni di pezzi venduti), il che ci farebbe dire che Vista non è poi andato davvero cosi bene.

Si tratta ovviamente di congetture (perché di altro non si può parlare, avendo dati cosi poco precisi e circostanziati) ma le cifre ci fanno pensare che Vista non abbia avuto il successo stratosferico che si andava proclamando nei giorni del suo lancio (come è giusto che sia, d’altra parte: il marketing è marketing, ma poi deve fare i conti con la realtà).

Mi piacerebbe avere qualche dato in più, magari calcolato su basi minimamente scientifiche, della diffusione di Linux e di MacOS nel mondo, giusto per capire di che cifre stiamo parlando, e come cambiano…

Preload (non PreFetch!)

Nelle ultime ore, sulla mailing-list “soci” dell’Associazione Culturale OpenLabs, è venuta fuori una discussione sul nuovo sistema operativo Microsoft Vista e le sue “innovazioni”.

Visto che è venuto fuori che chi lo usava si è trovato “stupito” (il “wow” di cui parla Microsoft, probabilmente) dalla velocità di reazione del sistema operativo nel lanciare le applicazioni, ho fatto presente che questa era una delle “novità sotto il cofano” di Vista.

Qualcun altro però, mi ha fatto notare che una cosa simile su Linux c’è già, e si chiama preload.
Ho allora provato ad installare il demone e questo è il “wow” che ne viene fuori.

Windows Vista e le applicazioni “datate”

Frugando in giro per la rete, mi sono imbattuto in un paio di blog davvero interessanti, e ne ho aggiunto un feed temporaneo a Firefox per vedere come evolvono le discussioni che vi ho trovato. Tra i vari post, uno in particolare ha colpito la mia attenzione.

Alle prese con un route Cisco e con il software in dotazione non ancora in grado di funzionare sul nuovo Windows Vista, Giovy si è giustamente inca**ato per via del mancato supporto da parte del Customer Care di Cisco, che si è rifiutato di fornire la nuova versione (sempre che esista) del client VPN consegnato insieme al router ed indispensabile per poterlo configurare (non faccio commenti).

La mia osservazione non sta nel merito della vicenda, sulla quale Giovy ha certamente ragione (se il protocollo utilizzato fosse stato aperto, d’altra parte, avrebbe potuto utilizzare un qualsiasi altro client che supportasse quello standard, ma questo è un altro discorso). Quello che voglio dire è: che ti aspettavi da Vista?

Che ci sarebbero stati problemi con la migrazione del software, era piuttosto risaputo. Le “innovazioni” introdotte con il nuovo sistema operativo di casa Microsoft, sono tali da rendere incompatibili (a buona ragione devo dire, vista la natura di questa specifica “innovazione”) le vecchie versioni di alcuni software con il nuovo sistema.

C’è da dire che la versione business di Vista è uscita a dicembre, ma si tratta anche di poco piu di due mesi di lavoro… capisco perfettamente il disappunto, ma non tutte le aziende hanno da far altro che sviluppare client VPN… la risposta del Customer Care è assolutamente inaccettabile, concordo, ma evidentemente Cisco ha ritenuto prioritario sviluppare altro che non quel client, oppure semplicemente (e mi dispiacerebbe ancora di piu, ma mi sembrerebbe strano) vogliono trarre profitto dalle migrazioni a Vista…

La cosa piu semplice da immaginare è che in Cisco non si aspettino una tale rapidità di migrazione a Vista… Giovy sta usando quel sistema operativo in quanto “in fase di test”, perchè per mestiere si occupa di verificare le necessità relative alle migrazioni tra sistemi. Comprendo perfettamente, ma noto una lieve incompatibilità: utilizza sempre un “sistema di test” per adoperare prodotti che servono la “continuità”? Va leggermente contro le buone regole della Sicurezza Informatica, oltre che contro il Buon Senso… e se quel sistema di test (qualsiasi tipo sia) fallisse il test, lasciandolo in braghe di tela, come potrebbe garantire la continuità del servizio? E’ quello che diceva Bruce Schneier nel suo libro “Crittografia Pratica“: non si possono barattere prestazioni e funzionalità con la sicurezza. E’ un atteggiamento perdente in partenza.

Concludo semplicemente dicendo che se quel client VPN fosse stato OpenSource, il problema lo si risolveva probabilmente piu rapidamente… nel caso in cui non fosse stata Cisco a risolverlo, bastava correggere il bug a manina e ricompilare… forse non lo farà l’utente medio, ma l’utente medio non compra un router Cisco…

DRM su Vista: cosa ci costa?

Mi hanno linkato un documento che analizza, specifiche alla mano, il reale costo dell’implementazione DRM inclusa in Microsoft Windows Vista.

Mi chiedo perchè questi spaventosi dati non vengono pubblicizzati da chi segue il rilascio di questi software, che invece si concentra sulle nuove-strafighissime-interfacce-colorati-con-effetti-grafici-troppo-belli-che-non-hai-proprio-idea-quanto -sono-fighi-!!-che-poi-dicono-questo-linus-troppo-lento-sfigato-che-è-gratis.

Dopo la lettura di questo documento (che consiglio a tutti), prevedo tempi bui per gli utenti, e per chi, come il sottoscritto, si occupa tra l’altro di assistenza.