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Qualche novità

Eccoci qua: sono le 2 di notte (maledetta ora legale, sembra di avere il jet-lag…) e ho appena terminato di aggiornare wordpress alla versione 2.5 (la prima impressione è davvero ottima…). Nell’ultima settimana ne sono capiteta di cotte e di crude, al punto che non starò ad elencare i vari avvenimenti.

Dirò solo che da domani dovrei riuscire a trovare un po’ più di tempo (lavoro permettendo) per tornare a scrivere su queste pagine (e magari smaltire parte della “coda di scrittura”).

Il tempo di assaporare la vita

Mattinata (dopo solita sveglia in atroce ritardo) e parte del pomeriggio da un cliente proficua e positiva. Poi di corsa a casa, comprare la sabbietta della gatta, la pappa, le crocchette. Poi di corsa alla metropolitana, con il rischio di far tardi alla cena organizzata da Gioxx, se solo ci fosse stato un minimo di traffico. Faccio appena in tempo a raccogliere il libro che sto leggendo dal comodino.
Come prevedibile, arrivo con quasi un quarto d’ora d’anticipo, ma stavolta non voglio fare quello che arriva primo, quello sempre di fretta e sempre ansioso. Cosi, sempre leggendo il mio libro, mi incammino verso il parco del castello, e seduto su una panchina, trovo anche il tempo di guardarmi intorno, di notare che a Milano un po’ di verde infondo c’è, che la gente corre sempre e che fermarsi un istante ad assaporare la vita non è sempre ne facile ne evidente.

Alla cena, arrivo in perfetto orario, 20:15. Per primo. Pochi secondi dopo mi raggiunge Andrea Romoli (il quale mi riconosce come ex-membro di OpenLabs, dove aveva seguito un corso), e poi, con ben 2 minuti di ritardo, buona parte degli altri invitati.
Cena rilassante e divertente, seduto di fianco alla bella Francesca Cavecchia ed al buon Luca Sartoni (posizione privilegiata dalla quale osservare la lunga battaglia, persa, contro l’astice). Di fronte a me Matteo Marchelli, Susan Quercioli (“scoprire che le persone cambiano a seconda delle condizioni a contorno”) e Sara Maternini.
Posto davvero splendido (in pieno quartiere Brera, suggerito dall’esperta pm10, tutto sommato economico e molto buono), ottima compagnia, parecchie risate.

Mi serviva.

PS: Qualche foto, qui e la, arriverà 😛

Il valore del tempo

Non diamo al “tempo” (quello indicato dall’orologio) il giusto valore. Non è monetizzabile, eppure forse vale più del danaro stesso.
E’ parecchio che ci pensavo, in maniera più o meno vaga. La prova è che soltanto sabato mattina ho rifiutato un’offerta commerciale (che in se poteva essere anche quasi interessante, per quel che possono interessare le offerte dei call-center) per questo motivo. Ho banalmente risposto alla gentile signorina che il valore monetario del tempo perso per analizzare la loro interessantissima proposta era maggiore di quanto non avessi poi effettivamente potuto anche lontanamente sperare di risparmiare adottandola (credo di averla spiazzata, perché si è scusate e mi ha salutato).

Questa mattina poi, ho avuto modo di fare quattro chiacchiere con Stefano Zanero, il quale mi ha suggerito un paragone davvero efficace: “una pioggia di soldi, può sempre capitare; ti va bene un affare, e piovono soldi. Una pioggia di tempo, invece, non è possibile”. Io facevo una considerazione forse meno efficace ma altrettanto vera: il tempo non si può accumulare.

La mia vita in questo momento non manca di denaro. Non ne ho da buttare via, questo no, però non posso dire che mi manchi. Ho appena fatto un ordine da 70 euro di libri su Ibs, con la coscienza pulita che questo non mi porterà a dover tirare la cinghia a fine mese. In compenso, ho pochissimo tempo. Ho poco tempo per Laura (che pure attende paziente ogni volta che ritardo), per la gatta (che mi fa le feste ogni volta che rientro a casa e si ingozza la mattina per paura di essere lasciata sola), per il lavoro (ce ne vorrebbe di più per fare tutto quello che mi piacerebbe fare), per l’università (drammaticamente), per andare in bicicletta (è più di un mese che non esco ad allenarmi), per l’associazione culturale, per leggere, per studiare, per uscire a divertirmi, per assaggiare altri tè, per fare un corso di sommelier, per dare, insomma, sfogo alla mia fame di sapere.

Detto questo, la considerazione quale può essere, se non che “il tempo non si può comprare”?  A questo sono arrivato mentre andavo a prendere Laura al lavoro, pur partendo da un concetto apparentemente molto diverso. Pensavo agli mp3, al diritto d’autore, alla necessità di trovare una via di mezzo tra “furto” e “condivisione” dell’arte musicale. Mi dicevo che non è immaginabile che si possa imporre la “non duplicabilità tecnologica” la dove il suono è immateriale (un file). E da questo punto di vista comprendo perfettamente cantanti e musicisti che chiedono che il loro sapere, la loro arte, vengano tutelate.

D’altra parte, io diffondo il mio sapere, la mia arte. Liberamente. Non mi sono mai tirato indietro dallo spiegare qualcosa che so a nessuno. Il mio sapere non è forse anch’esso il derivato di tanta fatica? Non ha forse un valore pari a quello della musica che un cantante propone? Infondo anche io vivo di “sapere”, facendo il consulente.

Ma allora cosa differenzia me dal cantante? Beh, alla fine, la considerazione è semplice: la musica non è solo un sapere, è un piacere. Ed un piacere può essere fruito in tanti modi diversi. Il mio sapere invece deve poi essere messo in pratica. Un mondo in cui tutti conoscano l’informatica, sarebbe bellissimo. Eppure per me ci sarebbe ancora lavoro, perchè un contadino, presto o tardi, dovrà arare il campo, un musicista comporre, un negoziante vendere. E quello è il tempo che a me verrà commissionato per applicare il mio sapere.