Archivi tag: televisione

Crozza straccia il programma… di Porta a Porta

Per fortuna che in Italia abbiamo almeno i comici. Non quelli in parlamento, quelli di professione: Crozza, la Cortellesi, la Guzzanti… La chicca di Crozza l’altra sera a Ballarò, che strappa il programma di Porta a Porta è di una bellezza rara (al punto che fà sorridere persino Fini). Ed è solo l’inizio di un intervento di satira d’alta scuola: a tratti seria, pungente, acuta, divertente.

Ci restano almeno loro…

Chi si nasconde dietro lo “stig”?

Top Gear Season 10 preview: The Stig on train Sono anni che i giornalisti tentano di svelare chi si celi dietro il casco bianco dello “Stig“, ma negli ultimi giorni abbiamo assistito ad una vera e propria impennata della discussione, sia sui giornali sia in rete.

Per i pochi mortali che ancora non fossero al corrente del fatto, lo Stig è il pilota mascherato della trasmissione britannica “Top Gear”, trasmessa dalla BBC. Muto e perennemente celato da una tuta ignifuga bianca e da un casco con visiera riflettente, lo Stig è incaricato di portare alle massime prestazioni possibili le auto che la trasmissione presenta, puntata dopo puntata, oltre che fare da protagonista “fuor d’acqua” nelle divertenti prove a cui di tanto in tanto i presentatori della trasmissione si prestano (famosa la volta in cui entrò in metropolitana, vestito di tutto punto per la pista).
Una prima “versione” dello Stig fù vestita da Perry McCarthy, ex pilota tester di formula 1, che fu fatto “morire” nel tentativo di un 0-100-0 miglia orarie sul ponte di una portaerei (il cui spazio è evidentemente insufficiente allo scopo).

Dopo che qualche settimana fa era stata accreditata l’ipotesi che dietro alla visiera dello Stig si celassero gli occhi di Lewis Hamilton (in grado di far registrare tempi davvero notevoli sulla pista di Top Gear), lo scettro è poi passato in mano a Damon Hill (accreditato persino da Repubblica), grazie ad una citazione da parte di uno dei presentatori della trasmissione, Richard “Hamster” Hammond, evidentemente ben congegnata proprio allo scopo di depistare ulteriormente le indagini. Damon Hill era già stato ospite della trasmissione nel giugno 2005, quando a precisa domanda da parte di Jeremy Clarkson (un altro dei tre presentatori), aveva risposto evasivamente, lasciando tutto in sospeso. Troppo banale, per lo Stig, no? Non nuovi ai depistaggi, i tre famosi presentatori della trasmissione, avevano introdotto già qualche tempo fà l’ex pilota di formula 1 Mark Webber con indosso una maglietta “I am the Stig”. Il casco bianco era già stato assegnato (dai tabloid) anche a Dan Lang e Julian Bailey. Persino una recentissima strip del famoso fumetto “Get Fuzzy” ha dedicato una citazione al mistico personaggio.

Ora, le ipotesi più accreditate fanno pensare a Ben Collins, ma la mia domanda è: quanto piacere perderemmo nel guardare la simpatica trasmissione britannica, se sapessimo chi si cela dietro quella visiera riflettente? E ancora, è poi così importante conoscere l’identità umana dello Stig? E se non fosse uno solo, cambierebbe qualcosa?

All we know, it’s called The Stig…

Un’Italia sempre più ignorante: colpa della tv?

Mesmerize Ancora una volta, mi ritrovo a scrivere di libri, di cultura, di gente che non legge. Dopo i disarmanti dati di quindici giorni fa sulle abitudini letterarie della popolazione media italiana, pensavo di aver toccato il fondo, ma rincuorava quantomeno il fatto che i ceti “più abbienti” facessero rilevare un maggior tasso di alfabetizzazione (nell’accezione più moderna del termine). Ieri invece, mi trovo di fronte all’articolo del Correre della Sera che spudoratamente denuncia la regressione del tasso di aggiornamento professionale sia nella classe dirigente italiana sia nel mondo del lavoro in senso più ampio.

Ci troviamo di fronte ad un’Italia lanciata in un mondo dove l’evoluzione scientifica e tecnologica rasenta livelli in cui iniziato un corso d’aggiornamento è obsoleto prima di essere terminato, dove nell’università stessa, che vorrebbe essere il più alto livello formativo “su larga scala”, produce corsi la cui obsolescenza non raggiunge i tre anni della durata stessa del corso (la famosa “laurea breve”, i cui prodotti sono tutt’altro che confortanti). In questo vorticoso panorama di competenze necessarie, la classe dirigente italiana, quella che dovrebbe stare al timone del vascello e cercare di tenerlo a galla in questa tempesta economico-sociale che ci investe, ha deciso che l’aggiornamento non è importante.

Indubbiamente, facendo (ancora una volta) riferimento all’interessante pamphlet di Lucio Russo “Segmenti e bastoncini”, possiamo immaginare che questo sia in parte dovuto alla scelleratezza dei programmi scolastici degli ultimi dieci-venti anni, che vanno formando una classe dirigente la cui attenzione nei confronti della cultura rasenta l’incapacità di comprendere cosa sia la cultura stessa. Anche la scarsa attenzione che si da alla preparazione lavorativa dei giovani (che sono la generazione del cambiamento, e partono già disarmati e battuti anche sotto questo profilo), alle riforme del sistema educativo, potrebbero ricadere nell’emanazione diretta delle scelte scellerate compiute in questo ambito dalle passate generazione politiche (e non).

D’altra parte viene naturale chiedersi (soprattutto ai più strenui aggressori della libertà di espressione come il sottoscritto) se tutto questo sia imputabile solamente alla scarsa preparazione culturale scolastica, o se invece non si vadano delineando le prime conseguenze di una miope e scellerata gestione dell’informazione da parte di intrattenitori televisivi e pubblicitari: facendo leva su stimoli psicofisici per far si che l’essere umano telespettatore mantenga la sua attenzione viva e concentrata (tecnica questa messa in pratica soprattutto in televisione, il cui rapido variare delle immagini porta alla stimolazione dell’attenzione della mente), non lo portiamo forse ad una sorta di dipendenza da questo genere di stimoli?
Non diventa forse molto più piacevole, per l’individuo assuefatto a questi stimoli, mantenere viva l’attenzione sulla televisione (i cui contenuti culturali ho già avuto modo di discutere) anziché prendere anche solo in considerazione altre attività?

Lo sfruttamento degli aspetti psicofisici dell’uomo a fini pubblicitari (e propagandistici) è forse una delle cose più orribili che molti di noi possano immaginare, la manipolazione della mente umana per questi fini dovrebbe essere proibita per legge, e invece viene attuata nell’irresposabile tentativo di massimizzare profitti economici e potere. Le conseguenze del becero arricchimento però, sono tutte da scoprire, e ho paura che quelli citati in testa a questo post siano solo i primi sintomi di ciò che ci aspetta…

Spegnete la tv…

Frequenze tv: e ora che si fa?

Fede La Corte di Giustizia Europea ha dato ragione, con una sentenza di ieri, a Europa7 sulla questione dell’assegnazione delle frequenze televisive in Italia: come se non lo sapessimo già sufficientemente bene, come se tutta la menata del digitale terrestre avesse altro scopo rispetto a quello di consentire a Rete 4 (che occupa abusivamente da 9 anni le frequenze nazionali di Europa7) di continuare a trasmettere una volta che qualcuno si deciderà finalmente a restituire all’emittente di Francesco Di Stefano le frequenze che giustamente gli spettano.

Speravo che lo facesse il Governo Prodi, insieme alla legge sul conflitto d’interessi e quella sulla regolamentazione del settore radio-televisivo, ma è caduto prima di poter mettere realmente mano su un campo che vede concentrati gli interessi del principale leader dell’opposizione (guarda un po’).

La sentenza della Corte di Giustizia naturalmente ci fa fare la solita magra figura:

L’applicazione in successione dei regimi transitori strutturati dalla normativa a favore delle reti esistenti ha avuto l’effetto di impedire l’accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze. Questo effetto restrittivo è stato consolidato dall’autorizzazione generale, a favore delle sole reti esistenti, ad operare sul mercato dei servizi radiotrasmessi. Tali regimi hanno avuto l’effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali giá attivi su questo mercato

Ora cosa speriamo: che con il nuovo Governo Berlusconi dia seguito alla questione, restituendo il mal tolto? E’ più probabile che “per protesta contro queste intollerabili violazioni di libertà” (anche in Europa ci sono le toghe rosse, cavaliere?) l’Italia lasci l’Unione Europea… che poi ci sono anche l’euro e il babau…

Naturalmente le dichiarazioni di Mediaset non lasciano dubbi sul come proseguirà la questione. A Cologno Monzese infatti sono tutti convinti che per Rete4 non ci siano problemi: pare infatti che la sentenza della Corte si riferisca solo ad una richiesta di risarcimento da parte di Europa7, e non alla riassegnazione delle frequenze (anche se Di Stefano, interrogato in proposito, non è dello stesso parere). Quindi nessun problema per Rete4: potrà continuare tranquillamente a trasmettere su frequenze non sue (anche se ovviamante Mediaset ritiene di avere tutti i diritti per trasmettere), in barba alle direttive comunitarie, perché nessuno ha fatto esplicita richiesta di prenderli a calci nel culo…

Una generazione annoiata

Passa Il TrenoPrendo spunto dall’ultima notizia sui “nuovi giovani”, per affrontare il tema del rapporto tra i giovani, il divertimento ed il valore della vita (propria ed altrui). La notizia, shoccante già di per sé, è che sui binari delle linee ferroviarie britanniche si sta diffondendo un folle passatempo: ragazzini (spesso e volentieri minorenni) si sdraiano sulle rotaie, per il lungo, ed attendono il passaggio del treno filmando il tutto con il videofonino (inutile dire che la “nuova forma di divertimento” conta numerosi morti).

Di fronte a notizie del genere, a me personalmente non possono che cadere le braccia. La stupidità dimostrata da questi ragazzini rasenta il livello della “selezione naturale”, è roba da Premio Darwin. E’ mai possibile che i “nuovi giovani” non abbiano nulla da fare che tentare il suicidio sui binari ferroviari? O di darsi alle corse clandestine per le vie del centro delle grandi città? O di imbottirsi di stupefacenti assordandosi contemporaneamente all’interno di fumose discoteche (locali per altro di dubbio gusto)? Non c’è davvero più nulla che stimoli la curiosità di questi giovani animali, assuefatti da una televisione che ne cattura la stragrande maggioranza del tempo libero (quello non passato su binari, auto o barelle di vario genere), e ne manipola l’intelletto, sbriciolando quell’ultimo barlume di ragione che popola quei crani vuoti?

E la colpa è solo di questa televisione malata, volta al business a costo di danneggiare irrimediabilmente i telespettatori (e non vale solo per i più giovani, si legga in proposito anche solo il primo capitolo di L’assalto alla ragione, di Al Gore, che trovate in libreria), o ne dobbiamo devolvere una parte sostanziale ad una scuola che non è più in grado di dare un senso alla vita dei nostri ragazzi, se non quello di vivere come comparse in un mondo lanciato a tutta forza verso il nulla, cercando di strappandoli con i denti, come cani affamati, i propri 5 minuti di celebrità, a costo di lasciare la pelle per questo?
Non sono forse da sentire i genitori di questi ragazzi (e magari anche tanti altri autori di atti meno appariscenti), per chiedere loro dove erano, mentre la loro giovane prole non trovava di meglio da fare che ammazzarsi?

Come speriamo di far andare avanti il mondo, se “Il Grande Fratello 8” ed “Amici” sono il massimo che riusciamo ad offrire ai nostri ragazzi, con calciatori ignoranti e veline come modelli di successo?

Mi sento sempre più sconfortato…

Dove finisce la satira?

DANIELE LUTTAZZI - Dialoghi platonici Certamente tutti saprete che lo show di Daniele Luttazzi, il “Decameron”, in onda fino a ieri sera su La7 una volta a settimana, è stato sospeso a seguito di alcune offese che il comico avrebbe lanciato a Giuliano Ferrara, collaboratore di La7, che non l’avrebbe presa esattamente bene: sentendo le parole di Luttazzi dalle registrazioni, posso capire il perché.

Ora, premettendo che mi piace molto il Luttazzi comico, e pur capendo che abbia voluto andare fuori dalle righe per motivi di show, mi chiedo se fosse davvero necessario essere cosi “forti” con Ferrara. La satira non dovrebbe essere offensiva, dovrebbe essere… beh… satira! Non è detto che tutto debba essere consentito in quanto “satira”…

Pur non condividendo la “censura” che La7 applica ora allo show di Luttazzi (è stato sospeso a tempo indeterminato), perché la libertà di espressione è uno dei valori fondamentali (a mio avviso) della democrazia, mi trovo a chiedermi dove finisca la libertà di parola; si potrebbe forse adattare a questo caso una nota frase di Kant, “la libertà di ciascuno termina dove questa intacca la libertà altrui”, includendo anche al libertà d’espressione.

A Luttazzi era stata garantita la più ampia libertà creativa, nel contratto firmato con La7, ed avendo visto alcune puntate della sua trasmissione (particolarmente divertenti ed incisive) devo dire che gli era stata garantita. Concordo però con l’emittente televisiva che di questa libertà ne andava fatto un uso responsabile, indipendentemente che il soggetto fosse interno o esterno a La7 (non concordo sul fatto che non debbano essere attaccati i propri colleghi di lavoro: non devono essere insultate le persone, a prescindere).

Ora bisognerà vedere se lo strappo tra Luttazzi (un po’ fuori dalle righe) e La7 (che si è lasciata prendere la mano) si ricucirà o se avremo l’ennesimo caso di “censura mediatica”, più o meno legittimata.

Non mi stupisce…

televisione spazzatura In questi ultimi due giorni sono stato parecchio occupato (non che ora lo sia meno, in effetti) e trovo solo ora il tempo di leggere alcuni articoli che avevo salvato in attesa di lettura, e di scrivere qualche riga a commento, su queste pagine.

La notizia ormai è nota, ed è stata commentata in lungo ed in largo: da alcune intercettazioni allegate all’inchiesta sul fallimento di “HDC”, la holding di Luigi Crespi che si occupava di effettuare sondaggi per conto di Silvio Berlusconi, sarebbero emerse cose piuttosto interessanti relative ai rapporti tra Rai e Mediaset, quantomeno con riferimento al periodo tra il 2004 ed il 2005 (al quale si riferiscono le intercettazioni citate).

Rai e Mediaset, i due “colossi” dell’informazione televisiva italiana, che dovrebbero combattere aspramente “sul mercato” per conquistare fette di quel fantomatico “share” che tutto giustifica, proponendo contenuti innovativi, innalanzo la qualità dei programmi, facendo inchieste giornalistiche, si sarebbero invece scambiati informazioni cruciali e riservate, oltre che accordarsi su resoconti politici, reazioni ai grandi eventi di cronaca, il tutto sotto la precisa e coscente guida del Cavaliere. Ora questo non dovrebbe stupire chi, come me, aveva parlato ampiamente dei problemi di “conflitto d’interessi” che un Berlusconi a capo del Governo poteva avere, soprattutto in materia di mass media (e la Mediaset non è l’unica delle sue “controllate” a finire nel mirino, viste l’ampiezza e la portata dell’Impero Berlusconi, che comprende aziende pubblicitarie, case editrici, banche e via dicendo).

Il dubbio era allora stato confermato al momento della nomina a dirigente RAI di Debora Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi, oggi coinvolta in pieno dalle indagini della Guardia di Finanza. I dettagli che emergono oggi dalle intercettazioni (trapelate pare illegalmente, visto che l’indagine sarebbe ancora in corso, come giustamente fa notare il Presidente Napolitano), rendono però più chiara idea della portata della “manipolazione: servizi spinosi di politica interna volutamente relegati in momenti meno “scottanti”, Del Noce che rassicura in Mediaset del fatto che Vespa avrebbe accennato “al Dottore in ogni occasione opportuna”, le reazioni legate alla morte del Papa e dei (tanto discussi) risultati delle elezioni amministrative dell’aprile 2005, durante le quali si cerca di “ammorbidire” i resoconti dei risultati elettorali. Una situazione imbarazzante, certo, ma che(ribadisco) non stupisce tutti coloro che come il sottoscritto criticano da anni l’operato e la qualità (nonchè l’indipendenza, a questo punto) delle emittenti televisive italiane.

La ciliegina sulla torta però, è di stamattina: Berlusconi che dice di sentirsi sotto attacco (in quanto non possono essere intercettati i cittadini, argomento sul quale non si era trovato d’accordo nel momento delle intercettazioni agli esponenti dei partiti del centro-sinistra, non molto tempo fa) e parla di “iene e sciacalli” in azione (simpatico inoltre che Fini dichiari di non pensarla allo stesso modo). Concordo con il Cavaliere, paradossalmente, nel dire che è intollerabile che i cittadini possano essere intercettati senza che si trovino sotto inchiesta (peccato che per telefonare si sia sempre in due, e quando si conosce “troppa gente” si finisce con il ricadere “nel mucchio”), e vorrei ricordagli quante volte la comunità di internet si è ferocemente battuta per cercare di evitare proprio manovre atte all’inserimento o al mantenimento di una qualche forma di tecnocontrollo che il Suo Governo cercava di far passare come assolutamente essenziali per il mantenimento della sicurezza nel nostro Paese. Sono altrettanto d’accordo che sia scorretto lasciar trapelare queste stesse intercettazioni (non la pensava forse cosi anche nei casi sopra citati?). Soprattutto sono d’accordo con la Guardia di Finanza che il comportamento tenuto dai suoi scagnozzi sia profondamente illegale e meriti un’approfondimento, un supplemento d’indagine, indipendentemente dall’origine delle informazioni ricevute, una volta che queste vengono confermate alla prova dei fatti. Mi sorge spontanea una domanda, vista la carriera legislativa del Cavaliere: quanto si deve aspettare perché ogni reato configurato in questa indagine sia prescritto?

Che sia finalmente la campana giusta per svegliare l’attuale Governo sul conflitto di interessi? E’ vero che mancano ancora alcuni anni di legislatura, ma non server rimandare proprio tutto tutto all’ultimo momento… Diceva un vecchio adagio: fretta e bene…

Un mondo strano

sondaggio-corriere.pngA seguito di un mio post di ieri, ho notato una serie di commenti relativi ai comportamenti dei ragazzi/bambini ed al loro rapporto con gli adulti/genitori. Quasi in concomitanza, sui maggiori quotidiani online, sono apparse una serie di notizie interessanti e riconducibili in qualche modo all’argomento.
Quest’oggi si apprende da Repubblica che una modella iraniana, Hila Elmalich, ha perso la vita in seguito ad un attacco cardiaco, scatenato dall’anoressia contro la quale lottava ormai da alcuni anni; le immagini del video della vicenda proposto da quasi tutti i quotidiani sono davvero spaventose, forse al di là dell’immaginabile, per coloro che non hanno mai avuto seriamente a che fare con l’anoressia (come il sottoscritto, d’altra parte). Del tema dell’anoressia nella moda, si discute ormai da parecchio tempo, e quello di Hila non è certo il primo caso (e purtroppo non sarà neppure l’ultimo). E’ tra l’altro un discorso che andrebbe esteso in modo piuttosto ampio anche al mondo della televisione, dove l’immagine e la bellezza divengono fulcro di qualsiasi programma, di qualsiasi iniziativa umana. L’ideale di bellezza (ma anche quello di famiglia, se facciamo riferiamo alla pubblicità) che il piccolo schermo, le riviste e le pubblicità ci propongono senza sosta durante la nostra giornata, è un concetto perverso, lontano dalla realtà.

Se gli adulti sono in qualche modo in grado di rendersi conto della manipolazione mentale ed in grado di reagire criticamente (questo presuppone un uso critico della materia grigia intra-cranica che purtroppo non è poi cosi diffuso), questo è drammaticamente più difficile per i più piccoli (bambini e ragazzi soprattutto) che non hanno gli strumenti di paragone necessari per poter controbattere criticamente i messaggi della pubblicità e si trovano inoltre molto più esposti degli adulti, in quanto solitamente fruiscono della televisione in orari in cui il tasso di pubblicità e tramissioni di “intrattenimento” è molto maggiore che in altre fasce orarie.  Proprio in quest’ottica, a mio avviso, vanno letti ed analizzati i risultati di un interessante sondaggio promosso nel 2006 dalla Società di Pediatria ed apparso oggi su Corriere.it (del quale Alessandra Arachi fa peraltro una interessante analisi, nell’ambito delle reazioni all’allarme lanciato negli ultimi giorni dal ministro Amato), del quale riporto la parte più interessante allegata sotto forma di foto a questo post: tra le varie domande poste al campione (1.251 bambini tra i 12 e i 14 anni), c’è quella fatidica: “Cosa vuoi fare da grande?”. La risposta media, sia da parte dei maschi che delle femmine, non stupisce più di tanto: “calciatore” e “velina” sono indice di quanto la televisione ed il mondo che propina stiano influenzando le nuove generazioni, incapaci d’altra parte di interessi differenti da quelli suggeriti dai mass media (quanti dei vostri figli leggono oltre 200 pagine, ma anche solo 100, al mese?). L’alternativa? Un disarmante “non lo so”, anche questo non certo una novità per coloro che si sono recentemente trovati alle prese con i maturandi alle prese con le scelte universitarie…

Possibile che gli unici valori che la nostra società è in grado di trasmettere ai giovani siano “sesso”, “soldi”, “bellezza”, “successo”, “popolarità”? Non stupiamoci poi che il mondo della moda metta in evidenza questi valori, in un circolo vizioso dal quale non sembra esserci una via d’uscita indolore…

I problemi dei mass media?

Throw Away Your Television Dalle pagine di questo blog, capita spesso di leggere poco costruttive ed a volte incivili invettive contro i giornalisti. Sono però anni che mi dico che dovrei fermarmi un attimo a riflettere sui meccanismi che portano a questi risultati cosi, a mio avviso, scarsi e deludenti. Il problema è che non essendo vicino a nessun giornalista in particolare, fatico molto a comprendere parte dei meccanismi (e sicuramente ce ne sono) che governano la produzione dei giornalisti (i loro articoli) e ne determinano la qualità; su questo specifico aspetto, lancio un appello: se qualcuno di voi, miei pochi miseri lettori, è o conosce un giornalista disposto a fare quattro chiacchiere sull’argomento con il sottoscritto davanti ad una buona birra, sarei veramente felice di potergliela offrire (astenersi perditempo :P).

In ogni caso, il principale problema dei mass media per quel che riguarda le tematiche che vengono trattate e lo spazio che si va assegnando loro, secondo il mio modesto parere, è quello di dover rispecchiare la società alla quale si relazionano.
Se il pubblico della televisione vuole vedere il Grande Fratello, beh è quello che andrà in onda. Se il pubblico vuole avere notizie sull’ultima trombata della velina, o un approfondimento di 2 ore sul perché quel singolo episodio fosse fuorigioco o meno, allora la televisione si adatterà e provvederà a trasmettere quello che il pubblico chiede.
Un discorso analogo, naturalmente, vale per i mass media su carta stampata: viene dato maggior risalto alle notizie che in qualche modo fanno vendere più copie (anche se in questo caso c’è la forte concorrenza dei giornali scandalistici a ridurre il capo dei temi trattabili “con successo”).

Rimane il problema di comprendere con quali sistemi viene valutato il “volere del pubblico”: l’auditel e la statistica sono ancora dei parametri applicabili e veritieri? Il successo di La7 (che è particolarmente attenta al livello culturale dei suoi “prodotti”) e l’incremento recente dello share di Rai3 rispetto alle altre emittenti statali, dice che forse cosi non è…

Tutto sembrerebbe quindi legato irrimediabilmente alla pubblicità: i giornali e la televisione si sostentano con i proventi della pubblicità, e quindi i loro guadagni sono strettamente vincolati allo share, non alla qualità dei programmi. Non è proprio possibile formulare una controproposta economica che porti all’indipendenza delle redazioni dai problemi prettamente economici? Ad esempio, degli stanziamenti statali per le 5 reti che producono programmi di qualità migliore (rimane ovviamente da definire, e non è poco, cosa sia migliore)?

Oltre a questo problema, quello della tipologia degli argomenti trattati e del peso che viene dato loro sul palinsesto (contiamo che trasmissioni come Voyager o L’Isole dei Famosi hanno pero maggiore di Report o Geo&Geo, in palinsesto), rimane il problema delle notizie gonfiate, della continua e pressante ricerca dello scoop a tutti i costi, anche a costo di mentire, di parlare a metà, di non essere precisi e veritieri, ma in questo caso, gli unici che possono fare qualcosa, sono i giornalisti stessi, quindi non posso che fare appello alla loro coscienza.

De cultura e curiosità…

LegoSto leggendo un libro assolutamente illuminante, “Segmenti e bastoncini” di Lucio Russo. Da questa lettura (di cui parlerò più approfonditamente non appena avrò finito il libro ma che comincio con il consigliare a tutti coloro che si interessano di scuole, società e formazione) deriva una mia riflessione, che riporterò qui di seguito, nella speranza di sensibilizzare i miei pochi, sparuti, lettori sull’argomento e magari dare il la ad un po’ di discussione, che non fa mai male.

Mi ritengo una persona curiosa. Non sono certo l’unico (soprattutto tra le persone di cui mi circondo, fatico a trovarne di “non curiose”), ma ritengo di esserlo. E penso che questa mia curiosità, derivando essenzialmente dalla mia formazione scolastica (la scuola) e sociale (i miei genitori), mi abbia, forse ingiustamente, aperto numerose porte e continui ad aprirmene, sulla strada del “successo personale”.
Ora, cercando di individuare quei passaggi quelle fasi della mia vita responsabili di questa mia curiosità, cercavo di paragonare la mia esperienza personale con quella che è la mia (magari errata) percezione della società “moderna”.

1. Sin da piccolo, sono sempre stato circondato di stimoli provenienti, ad esempio, dai libri; ancora piccolissimo (non andavo ancora a scuola probabilmente) mi venivano lette fiabe (“Grogh, storia di un castoro” letto da mio padre la sera prima di andare a dormire è un ricordo ancora vivissimo nella mia mente, e non andavo ancora a scuola), quando sono cresciuto ho cominciato a leggere prima libri con le figure (ad esempio la collana dei libri di “Richard Scarry”), poi libri di più in più difficili, senza praticamente mai smettere, portandomi ad essere ancora oggi un divoratore di libri (chi mi conosce sa quanto difficile sia per il sottoscritto entrare in una libreria ed uscirne a mani vuote). I libri sono uno sterminato patrimonio di esperienze che si possono vivere per interposta persona, fare proprie, sono ricchi di valori (soprattutto quelli per bambini) che sono assolutamente (IMHO) fondamentali nella formazione di una persona e che, pur non potendo sostituire gli insegnamenti dei genitori, li possono efficacemente integrare facendo si che il bambino li faccia propri.

I giovani di oggi non leggono. Non leggono perché non sono spinti a farlo dai genitori, non sono spinti (efficacemente) a farlo dalla scuola, lo sono ancora meno dalla società. Basta entrare in un negozio di libri qualsiasi per rendersene conto, anche volendo ignorare qualsiasi allarmante statistica pubblicata dai nostri mass media: troverete pochissima gente, e quasi nessun minore di 30 anni.

2. Da piccolo, giocavo con i Lego. Sono stati per quasi 10 anni una delle mie attività principali: tornavo da scuola, e passavo 2 o 3 ore a giocare con i mitici mattoncini colorati. Può sembrare una stupidata (che però ritrovo nelle esperienze di molte delle persone che conosco e reputo degne della mia stima), ma i Lego stimolano la fantasia, sono il mezzo per lasciarla correre, per creare. Altre persone giocavano a Trivial Pursuit, con i puzzle.

Oggi il bambino medio non gioca con i Lego: torna a casa, si piazza davanti al televisore, ed attende l’arrivo della cena tra cartoni più o meno violenti, più o meno idioti, più o meno ripetitivi. Anche le trasmissioni dedicate ai bambini, per quel poco che mi è capitato di vedere negli ultimi anni, sono diventate di più in più sciocche. Anzi, spesso sono proprio sparite, lasciando alla pubblicità il compito di “intrattenere” il giovane telespettatore tra un cartone animato e l’altro, facendo sfumare quel poco di interessante che poteva esserci. Anche quando non passassero la loro esistenza davanti ai programmi televisivi, usano il computer (o ancora la televisione) per i videogiochi, anche questi essenzialmente ripetitivi (spesso in qualche modo violenti). Qualcuno poi, più “avveduto”, costringe i bambini a giochi “alternativi”: marionette più o meno derivanti dagli “eroi” dei cartoni animati, con i quali il bambino simula battaglie simili a quelle che vede in televisione. Non c’è più traccia di giochi intelligenti, di creatività, di stimoli di curiosità e/o interesse per qualcosa che non sia fornito dalla società già preconfezionato sotto forma di “pillole”.
Non che crescendo le cose vadano meglio: l’italiano medio oltre a non leggere libri (ne giornali), come abbiamo già detto, passa buona parte del suo tempo libero di fronte alla televisione (guardando programmi di elevato interesse culturale, quali Buona Domenica, Quelli Che il Calcio, i reality show, la pubblicità o quiz televisivi il cui livello culturale medio si è drammaticamente abbassato negli ultimi anni, relegando i programmi di “approfondimento culturale” in seconda o terza serata, su reti di secondo piano), oppure nei centri commerciali, girando inebetiti davanti alle vetrine, nel pieno rispetto del loro ruolo di consumatori per il quale la società (e la scuola) li hanno formati.

3. Anche l’uso di Internet, che per certi versi è una grande rivoluzione culturale, si differenzia drasticamente a seconda dell’interesse culturale e della curiosità delle persone. Io uso internet per varie attività, ma tra i siti che visito maggiormente (al punto da averli nei preferiti), ci sono siti di informazione (giornali online, blog di informazione e siti che approfondiscono alcuni temi di mio particolare interesse, quali il software libero o il mondo stesso di internet), i mezzi di comunicazione (dalla mail ai social network), passando per siti quali Wikipedia (alla quale sono dedicati ben due bookmarks “Quick searches”, uno per la versione italiana ed uno per quella inglese), o anche semplicemente Google, fonte inesauribile di informazioni di prima mano, sia relative a nuovi argomenti di interesse, sia alla ricerca di banali informazioni tecniche, quali percorsi automobilistici o numeri di telefono.

L’uso di internet dell’italiano medio, invece,  è essenzialmente limitato all’uso della posta elettronica (sostanzialmente composta di “catene di sant’antonio”, per quel che posso vedere), e dei client di chat (IM per lo più). Nessuna fonte di informazioni che vada al di là, per una ristretta fascia di persone tra l’altro, dei siti dei grandi giornali su carta.

4. Anche nel mondo del tempo libero “fuori casa”, faccio (purtroppo) parte di una ristretta elite. Il poco tempo libero, lo passo per lo più tra associazioni culturali, eventi “culturali” e uscite con un ristretto numero di amici con i quali discorrere di argomenti quasi mai banali (posso invitarvi se non mi credete :P) davanti ad una birra, e solitamente in posti dove si beve della buona birra, non dove si beve per bere.

I miei coetanei, invece, al di là del tempo speso in giro per centri commerciali o seduti a “perdere tempo” sulle panchine di qualche parco, passano il loro tempo libero in bar e “pub” dove il volume della musica (o a volte della televisione) è cosi alto da impedire di parlare, solitamente a preludio di una serata magari in discoteca.

La società in cui viviamo ha un disperato bisogno di curiosità. Sempre più spesso, parlando di lavoro, mi viene chiesto di consigliare persone “valide” e “competenti”, ma che abbiano quel “qualcosa in più”, quell’intraprendenza, quella capacità di affrontare situazioni appena fuori dall’ordinario, che a mio modesto modo di vedere deriva proprio dalla curiosità. Questa curiosità deve essere coltivata sin da piccoli, sia questo il ruolo dei genitori, della scuola, della società, perché una volta adulti, una volta cresciuti, una volta che manca l’interesse e la curiosità tipici di un bambino, una volta perso il treno, riprenderlo è davvero dura, proprio perché manca la voglia stessa di farlo.