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Lo scandalo degli imballaggi

Packaging MadnessFate un esperimento, la prima volta che vi capita. Prendere un prodotto, pesatene il contenuto e poi l’imballaggio (il gioco viene particolarmente comodo con le confezioni che riportano il “peso nominale sgocciolato”): scoprirete che in media oltre il 50% del prodotto è costituito da imballaggio, spesso e volentieri anche dove non necessario. Una scatola di cioccolatini ha quasi il 75% del suo peso costituito dall’imballaggio, che dovrà poi essere riciclato, trasportato, smaltito. Non molto tempo fà, ritirando la “Fonera” gentilmente inviatami da Zzub, mi trovo con un imballo gigantesco rispetto alla massa trasportata, stracolmo di polistirolo: non era più semplice che si facesse un minimo di attenzione nel trasporto, riducendo la quantità di “protezioni” per i pacchi delicati, bisogna proprio prendeli “a calci”?

E badate, non sto parlando degli imballaggi “utili”: non dico che il panettiere non debba darvi un sacchetto più grande dove “aggregare” i sacchetti più piccoli dei vari prodotti. Quello che sto dicendo è che il nostro apparato produttivo genera una quantità di rifiuti inutili che si potrebbero agevolmente eliminare, con un notevole risparmio in termini di costo produttivo (anche produrre imballaggi costa!), di trasporto e di smaltimento dei rifiuti.

Lo stesso discorso naturalmente per le buste della spesa in plastica: non è meglio acquistare una bella busta spessa e riutilizzarla più volte? Sotto questo profilo, fortunatamente, c’è una normativa europea che ha previsto una data limite oltre la quale non potranno più essere vendute buste di plastica alle casse dei centri commerciali: se la montagna non va a Maometto…

Sarebbe tanto semplice contribuire a preservare il nostro povero pianeta cominciando proprio dalle cose più ovvie… invece ci lamentiamo dei “napoletani” e del fatto che non facciano la raccolta differenziata: è un guardare la pagliuzza nell’occhio del vicino, quando abbiamo una trave nel nostro…

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Due azioni stupide

Alitalia MD-82 I-DAWFNella giornata di ieri abbiamo avuto la possibilità di assistere a ben due azioni degne del bollino “stupidata di qualità”.

Da un lato, abbiamo assistito alla repentina conclusione della trattativa tra i sindacati ed AirFrance a causa proprio delle richieste avanzate dai primi, evidentemente inaccettabili per Spinetta e soci che hanno preferito abbandonare il tavolo delle trattative. Ora, mentre il Governo cerca di mediare nel tentativo rimettere in piedi la trattativa e scongiurare conseguenze più gravi (ed i sindacati si dicono immediatamente pronti a rivedere le proprie posizioni), la crisi di Alitalia appare in tutto il suo splendore:

  • la cordata italiana non esiste, indipendentemente da ciò che afferma Berlusconi: se ne fosse esistita una seria e pensata, infatti, si sarebbe manifestata a tempo debito, seguendo le procedure standard, ben prima che ad AirFrance fosse concessa l’esclusiva delle trattative. Se anche la cordata apparisse magicamente nei prossimi giorni (cosa sulla quale ho fortissimi dubbi), si trattarebbe senza dubbio di un qualcosa di “arrangiato”, messo insieme in fretta e furia giusto per poter dire “vedete, ci siamo”, nella più classica tradizione italica, la stessa che ha portato Alitalia dove si trova oggi.
  • Alitalia ha un debito impressionante ed anche la sua liquidità sta pian piano esaurendosi. L’unica alternativa alla vendita (e vendita immediata!) sarà il commissariamento ed il fallimento. Valore commerciale della compagnia: praticamente zero.

Se da un lato non mi dispiace il ritiro di AirFrance dalla corsa (ricordiamoci che l’unico obiettivo per cui AirFrance può voler comprare il “decotto Alitalia” è il mantenimento di un’esclusiva in Italia, contrastando la liberalizzazione del settore), lo strappo con i sindacati ha un forte sapore di sconfitta, soprattutto per i lavoratori: la prima frase che viene in mente è “chi troppo vuole, nulla stringe“.

La seconda stupidata della giornata, è senza dubbio stata quella del lancio di oggetti al comizio che Giuliano Ferrara stava tenendo (o almeno tentando di farlo) a Bologna. Intendiamoci: niente da dire riguardo le contestazioni: vanno benissimo, anzi, sono da fare. Il problema è che il lancio di oggetti fa sfociare la contestazione nella violenza, fisica e politica: infatti in questo modo a Ferrara è stato impedito di portare avanti il proprio comizio, con un duplice risultato:

  • E’ stata negata la libertà di parola e d’espressione al candidato premier della lista “Aborto? No grazie” (o come cavolo la chiama), cosa che in una democrazia (per quanto atipica come quella italiana di oggi) è e deve essere in ogni caso un diritto fondamentale.
  • Ferrara ha fatto la figura del Davide di turno (paradossalmente), oggetto di un sopruso violento da parte di manifestanti “comunisti”, e sappiamo bene quanto i deboli attirino simpatie, nel nostro paese.
  • E’ stata concessa a Giuliano un’attenzione mediatica immeritata, punto culminante di una campagna elettorale assolutamente invisibile.

Ancora una volta (capita piuttosto spesso purtroppo), anche da sinistra si va “oltre le righe”, tramutando quello che è un diritto costituzionale (manifestare) in un attacco ingiustificato (che va a violare lo stesso diritto costituzionale che si voleva sfruttare). Queste cose non devono accadere, ne va della credibilità del movimento.

In ogni caso, mi auguro che entrambe le occasioni servano ai relativi responsabili a fare tesoro, e guardare al futuro con un occhio più saggio…