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Cossiga su Ustica

Per non dimenticare UsticaChe Cossiga ogni tanto parli, è ben noto. Che dica cose che alle volte trovano “poco riscontro”, altrettanto.  Ma quando se ne esce confermando l’ipotesi che vorrebbe il Dc-9 di  abbattuto da un missile francese nel tentativo di abbattere il Mig su cui viaggiava quella sera il leader libico Gheddafi, fornendo per altro nuovi dettagli (come il fatto che si trattasse di un missile a risonanza), e nessun giornale riprende la notizia battuta dalle agenzie (fatta eccezione una replica di Beppe Severgnini ad una lettera e quale testata di secondo piano), a me girano le palle. A elica.

Si tratta di roba di quasi 30 anni fa, d’accordo.
Si tratta di un’ipotesi già nota, d’accordo.
Si tratta di Cossiga, d’accordo.
Ma sono morte 81 persone, quella sera, e Cossiga era il Presidente del Consiglio.

Su questa vicenda continua ad essere posto il segreto di stato, nonostante siano trascorsi ormai 28 anni dai fatti. Le indagini sono andate avanti nonostante il muro di gomma, nonostante i depistaggi di politici e militari, nonostante. Si è arrivati ad una sentenza, anche piuttosto chiara, che non ha avuto (tra i vari appelli e controappelli) il giusto risalto, ne ci sono state condanne significative per i fatti di quella sera.

Quanto tempo dovremo ancora attendere, perché sia resa la giustizia della verità a quelle 81 persone?

Università USA: l’ennesima strage annunciata

Davis Hall Geography and Geology Building Dopo la famosa vicenda di Columbine ed a meno di 12 mesi dalla strage del campus universitario di Blacksburg della Virginia Tech University, negli Stati Uniti si torna a morire nelle università. Questa volta la sorte è toccata agli studenti della Northern Illinois University di Dekalb, contro i quali è esplosa la rabbia di un ex-studente dell’università per motivi ancora ignoti.

L’uomo, Stephen Kazmierczak, è entrato da una porta laterale di una delle affollate sale nella quale si stava svolgendo una lezione, è salito sul podio dove si trovava l’insegnante, e con calma e sangue freddo ha sparato in rapida successione verso gli studenti, uccidendone cinque e ferendone altri sedici (alcuni di quali in modo grave), prima di togliersi la vita.

Purtroppo neppure questa volta il bagno di sangue porterà gli Stati Uniti ad adottare una più oculata legislazione sull’uso e sulla circolazione delle armi: le lobby dei produttori, infatti, colgono ogni occasione (comprese queste) per incitare ulteriormente alla violenza, affermando ad esempio che se gli studenti dell’aula fossero stati armati, avrebbero potuto difendersi. Quello che continuano a non capire, in effetti, è che il tempo del selvaggio west è finito, che la risposta alla violenza non è “ancora più violenza” (e soprattutto, immagino, “ancora più soldi” per loro).

Possiamo sperare che Obama e/o la Clinton si pronuncino nei prossimi giorni in questo senso?