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Commento al discorso di Berlusconi al Senato

PaoloSerena via Flickr

Ho appena finito di sentire (ancora una volta grazie alla diretta di Radio Popolare, sempre sul pezzo) il discorso del presidente del consiglio Berlusconi relativamente alla mozione di fiducia che verrà votata domani mattina al Senato (discorso che se non vado errato verrà replicato questo pomeriggio alla camera dei deputati).
Due in particolare sono i passaggi che hanno suscitato in me l’intenzione di argomentare il discorso del premier, l’appello alla responsabilità e la questione della sovranità popolare (con il riferimento al sistema tedesco a fare da ciliegina sulla torta).

In primis, per quanto riguarda la sovranità popolare, pare che Berlusconi continui a faticare nel comprendere come funziona la Repubblica Parlamentare italiana. In particolare sembra sfuggirgli (e non mi stupisce) il meccanismo della “rappresentanza”, tramite il quale gli elettori non eleggono direttamente il capo del governo (e grazie alla sua legge elettorale neppure i parlamentari), ma propri “rappresentanti” in Parlamento, ai quali è demandata sia la responsabilità di eleggere il Capo dello Stato, sia di formare il governo (su mandato dello stesso Capo dello Stato). L’Italia non è una Repubblica Presidenziale, il voto degli elettori non è “pro” o “contro” la persona di Silvio Berlusconi (come invece l’attuale premier ha cercato demagogicamente di trasformare lo scenario politico degli ultimi 15 anni)…
Un cambio di maggioranze all’interno di una legislatura, quindi, non è da considerarsi come un “tradimento del mandato elettorale”, in quanto i parlamentari, rappresentando la popolazione che li ha eletti, ne interpretano i sentimenti e le opinioni anche quando queste portano alla composizione di nuove alleanze politiche (e anche quando, che piaccia o meno al premier, queste nuove alleanze modificano gli equilibri di governo, eventualmente portando a nuove maggioranze). Il riferimento fatto da Berlusconi riguardante il sistema parlamentare tedesco sembrerebbe andare proprio in questa direzione: la “fiducia costruttiva” con cui i parlamentari tedeschi possono “sfiduciare” un governo quando possono garantire di poterne formare uno nuovo è proprio ciò che il FLI vorrebbe accadesse in Italia (pare), altro che tradimento. Naturalmente tutti quanti, al termine della legislatura, dovranno assumersi la propria responsabilità davanti agli elettori, che potrebbero non gradire il comportamento “mobile” di alcuni loro rappresentanti, negando loro un nuovo mandato…

Secondariamente c’è la questione dell’appello alla “responsabilità” di tutti i parlamentari, attraverso il quale il premier Berlusconi cerca di spingere i parlamentari indecisi a votargli la fiducia nell’ottica di una (cito) “continuità operativa”: mi chiedo che razza di “continuità operativa” sia quella che ha portato a “immobilizzare” il lavoro della Camera dei deputati nelle ultime due settimane, in attesa del voto di fiducia di domani… mi chiedo che genere di “continuità operativa” sia quella che porta a discutere dei processi del Premier anziché rispondere alla crisi economica (che ora pare essere stata affrontata “tempestivamente” dal governo, che mi pareva di ricordare avesse definito “inesistente”)…

L’avete votato e ora ce lo teniamo…

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La Forleo rinviata a giudizio

gsm attitudeMi viene da ridere. Ho appena letto sul sito del Corriere che il gip Valentina Forleo è stata rinviata a giudizio e dovrà presentarsi il 27 giugno davanti alla commissione disciplinare del Csm, il Consiglio Superiore della Magistratura. Il fatto divertente sta nelle motivazioni che portano al rinvio a giudizio: la Forleo infatti avrebbe emesso un provedimento “abnorme” chiedendo alle Camere l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni di alcuni parlamentari, in quanto “avrebbe anticipato una sorta di valutazioni di responsabilità di parlamentari che non erano iscritti nel re gistro degli indagati”.

In pratica: se sospettate un parlamentare di aver commesso un reato, e volete servirvi di intercettazioni telefoniche ed ambientali per verificarlo (ed eventualmente scagiornali, naturalmente), dovete chiedere autorizzazione alle Camera. Non potete però emettere la richiesta in quanto questa anticiperebbe valutazioni di responsabilità su parlamentari che non sono ancora iscritti nel registro degli indagati.

Qualcuno mi spieghi, perché deve esserci qualcosa che mi sfugge…

Alla fine, si vota

Le escluse E’ un po’ che non “bloggo” di politica. Non (solo) perché la disillusione verso gli ambienti della politica abbia attanagliato anche il mio (debole) cuoricino, ma anche (soprattutto) perché l’interesse medio del dibattito politico, tra le consultazioni del Presidente Napolitano e quelle di Marini, ha rasentato lo “zero kelvin”:
dx: Elezioni
sx: No
dx: Elezioni!
sx: No!
dx:
sx:

Oggi, finalmente, il verdetto finale: i numeri per formare un governo per le riforme non ci sono, quindi si vota, il 13 e 14 aprile. Onestamente la cosa mi lascia piuttosto indifferente: la legge elettorale fa schifo, andrebbe cambiata, ma se la sono voluta (‘mo pare pure che infondo gli piaccia…) e se la terranno, tanto in ogni caso la stabilità di una coalizione di governo “pro Berlusconi” non sarebbe dissimile da quella che sosteneva il governo Prodi fino a questa mattina.
Inoltre, andare a votare impedirà di attuare la porcata che qualche politico aveva in mente: reintrodurre il fantasma della Democrazia Cristiana sotto le mentite spoglie delle “larghe intese per le riforme”. Su questo punto devo ringraziare Romano Prodi, che a costo di complicare il dialogo politico ha portato la crisi di governo in Parlamento, rendendola di fatto ufficiale.

Nel frattempo, assistiamo forse alla prima “mezza marcia indietro” di Veltroni, che al Corriere afferma si che il Partito Democratico è intenzionato a “correre da solo”, come aveva annunciato qualche tempo addietro (sollevando non poche critiche), ma solo al Senato. La cosa divertente è che Casini, durante una puntata di Porta a Porta di qualche tempo fà, aveva già dato questa anticipazione, parlando di non meglio identificati “uccellini spifferatori”. L’esponente del Partito Democratico presente in studio (di cui non ricordo, come al solito, il nome), aveva vagamente negato senza negare, con i soliti giri di parole che usano fare i politici quando sono colti in fallo. Avanti di questo passo, non arriviamo a metà campagna elettorale che siamo di nuovo punto e a capo, “uniti contro Silvio”.

Non abbiamo imparato nulla nemmeno stavolta… 

Prodi in Senato

DSCN1205.JPGTrovo solo ora il tempo di scrivere questo post (e ho meno di 10 minuti di tempo per finirlo, prima di tornare nel vortice che questa giornata si è rivelata essere), ma ci tengo a scrivere due parole prima che i Senatori della Repubblica esprimano il loro voto. Romano Prodi infatti ha da pochi minuti terminato un pesante discorso in aula, dove al momento seguono le dichiarazioni di voto relative alla fiducia che il Presidente del Consiglio ha chiesto, dopo l’apertura della crisi da parte dell’Udeur del senatore Mastella.Innanzi tutto, onore a Prodi: ha dimostrato e sta dimostrando, comunque vada il voto di oggi, di essere un leone, di battersi per fare bene, con integrità morale e rispetto per la costituzione, l’unico in grado di mediare in una maggioranza di questo tipo, forse davvero l’unico in grado, ad oggi, di tenere insieme un Governo che non faccia demagogia spicciola ma che cerchi davvero di cambiare (sebbene a piccoli passi) questo paese in qualcosa di meglio.

Ha fatto bene Prodi ad andare in Senato: prima di tutto perché è giusto che la crisi si apra dai banchi del Parlamento e non sulle comode poltrone di Porta a Porta, secondariamente perché ognuno si assuma la responsabilità delle proprie azioni. Niente governo pastrocchio istituzionale, niente porcate: o questo Governo, eletto dagli italiani (e qui potremmo aprire un capitolo a parte, e non lo farò, non ora), oppure elezioni anticipate. Non ci sono, dal mio punto di vista, altre scelte accettabili.

Voglio proprio vedere Dini, Mastella e compagnia cantante andare a chiedere voti agli italiani, dopo quello che hanno fatto, senza portarsi sulla demagogia più infamante che le destre hanno eletto a proprio modello di azione politica.

Adesso si voti, in Senato; si smetta di contare voti. Che cada il Governo Prodi. Perché se non cadesse potrebbe essere ancora peggio: che senso avrebbe cercare di portare avanti un Governo zoppo, che incassa la fiducia al Senato perché un paio di senatori hanno deciso di astenersi? No, niente schifezze di questo tipo, andiamo in fondo. Si affondi questo Governo e si dia nuovamente parola agli elettori: voglio proprio vederlo il PD che corre da solo, voglio proprio vedere che coalizione metteranno insieme le Destre per tentare la vittoria: Fini, Berlusconi e Casini, dopo quello che si sono detti negli ultimi mesi, correranno davvero insieme? Sarebbe solo l’ennesima conferma della pochezza di valori che si trovano a condividere…

Condivido con molti altri, a sinistra, la necessità che si faccia un passo avanti rispetto al puro antagonismo a Berlusconi, sul quale è stata basata l’azione politica di tutta la coalizione per anni, riducendo in brandelli quel poco di buono che vi restava. Non per questo però si deve dimenticare quello che l’ultimo governo Berlusconi è stato, proseguendo allo stesso modo anche nell’attuale opposizione: la politica di quella coalizione è basata sulla pura e semplice demagogia, sfruttamento della paura e della repressione allo scopo di raccogliere un immediato, quanto effimero consenso politico. Ci hanno portato ad entrare in guerra contro uno stato sovrano (l’Iraq) sulla base di “prove” che un importante alleato dava per certe, e che sarebbe bastato informarsi anche solo minimamente per vedere rapidamente confutate. Anche nel momento in cui l’errore è stato palese, nel momento in cui l’orrore della guerra è divenuto visibile a tutti, il Governo Berlusconi ha ritenuto più importante promulgare leggi “ad personas” per se e per i propri vicini, “condoni” per tentare di non affondare completamente un’economia condotta in modo dissennato, e nel momento in cui era palese l’imminente sconfitta alle urne, affidare ad un “avvelenatore di pozzi” l’incarico di minare il territorio della ritirata in vista della venuta di un nuovo governo con una legge elettorale suicida (per il Paese) che ora si cerca di cambiare in tutta fretta, ora che invece vi è la possibilità di una vittoria (grazie alla facile demagogia di qui sopra). Nel contempo, abbiamo vissuto anni di campagna elettorale continua, in cui Berlusconi ed i suoi hanno costantemente tentato di alzare i toni dello scontro, dividendo il parlamento in due lontanissime coalizioni, incapaci di qualsiasi forma di dialogo, e mettendo in pratica una “strategia dell’ostruzionismo”, votando contro il Governo attuale indipendentemente dalla bontà delle iniziative proposte, arrivando a minacciare i propri deputati e senatori per farli votare come da “ordini di scuderia”.

Spero che gli italiani non abbiano dimenticato tutto questo, e che con quel poco di barlume di ragione che ancora (spero) resta si rendano conto di quanto questo Governo abbia fatto in questi due anni scarsi, e di quanto ancora sarebbe da fare nei prossimi tre.

Avanti popolo: non è poi così scontato perdere le elezioni…

Binetti: il braccio armato della Chiesa

La fine dello Stato laico?Mi ero ripromesso (silentemente) di non parlarne per un po’, perché finisco sempre con il dire le stesse cose e non mi piace ripetermi, ma la Binetti davvero me le tira fuori dalla bocca…

E’ il braccio armato della Chiesa quella donna. E’ incredibile. Non voglio dire che la Chiesa abbia intenzione di interferire con la politica italiana (lo fà già, anche se involontariamente, con gli appelli che ogni tanto lancia), non gli serve! Basta che qualche esponente della Chiesa, a qualsiasi livello, dica qualcosa, faccia un appello, ed ecco che il giorno dopo la Binetti è pronta a dar seguito alla questione in Senato. Come si fà a parlare di laicità dello Stato, con della gente del genere?

Questa volta ce l’hanno con l’aborto. Un’altra volta, l’ennesima volta. Forse stavolta pensano di riuscire a far passare la condanna dell’aborto grazie alla debolezza istituzionale dell’attuale governo, anche perché la Binetti parla di una “maggioranza trasversale”, raccogliendo la proposta di mozione che Bondi ha lanciato proprio ieri, dopo che Ruini aveva chiesto una moratoria sull’aborto.

Non voglio soffermarmi sulla questione in sé (trovo che nessuna Paola Binetti e nessun prete, di nessuna confessione, possa avere l’onniscenza per decidere che un aborto è male di per sé, senza prendere in considerazione le condizioni a contorno che accompagnano il certo doloro evento): trovo semplicemente disgustoso questo servilismo nei confronti della Chiesa (e non sarebbe diverso, badate bene, se fosse fatto nei confronti di altre realtà, religiose o meno che siano) da parte di un senatore eletto dagli italiani.

Poi parla di “libero arbitrio” e “coscienza”… ma di coscienza, secondo le, esiste solo al sua?

Considerazioni sulla maggioranza

Da Di Pietro, onestamente, non me l’aspettavo, anche se capisco le ragioni del suo (e del suo gruppo con l’eccezione di Franca Rame) voto di oggi al Senato. Sono d’accordo che non si tratti, dal suo punto di vista, di una battaglia ideologica, ma bisogna che lui si renda conto che l’ostruzionismo al Senato, fatto in qualsiasi forma, con un governo numericamente cosi debole, equivale a provocare una crisi di governo. Non se ne scappa, è cosi: quando qualcuno non è d’accordo, il governo va sotto. Ed è logico perchè l’opposizione è unita nel tentativo di far cadere questo governo indipendentemente dalla bontà dei provvedimenti che si stanno votando (il che la dice lunga sulle intenzioni “pro italiani” degli attuali membri dell’opposizione), per tutta una serie di ragioni, non ultima quella di voler tornare al governo a farsi le leggi “ad-personam” (o in alternativa avere qualche contentino, tipo il federalismo fiscale o magari l’inasprimento ulteriore della Bossi-Fini). Lasciatemelo dire una buona volta, visto che ieri sera si cercava persino di negare che ci fosse stato il tentativo di far passare “di ruolo” i consulenti del governo Berlusconi, nonostante questo fosse stato ampiamente rivelato dalla pur stordita stampa italiana (-.-).Senato

Ora, tornando all’argomento del titolo, il problema di questa maggioranza è serio, e non si fa (quasi) nulla per risolverlo: ci sono delle divisioni all’interno del governo, d’accordo. E’ normale, con una coalizione cosi ampia e (soprattutto) varia, che vi siano dei contrasti su alcuni argomenti in particolare. Ma allora perchè insistere su questi argomenti? Mandiamo in background, per il momento, le iniziative di legge sulle quali vengono alla luce discordanze di vedute, e portiamo avanti prioritariamente tutto quello su cui invece si trova un immediato accordo tra le parti. Le iniziative poi che sono invece oggetto di discordanze, ci dovrà essere un confronto INTERNO al governo, in modo che alla fin della fiera si esca in Senato (almeno in Senato, dannazione) con una visione unitaria del provvedimento, con gli aspetti più controversi già dibattutti e sviscierati, in modo da non ricadere nelle provocazioni di un’opposizione che più che criticare e provocare non è in grado di fare (e 5 anni di governo Berlusconi sono stati più che sufficienti per realizzare questo aspetto).

E’ proprio cosi difficile?