Archivi tag: selezione

Una necessaria crudeltà

Aula Sfido a dire che le nostre università sfornano eccellenza. Sfido non perché di eccellenze non ce ne siano (ne conosco personalmente alcune, che tra l’altro non vengono riconosciute come tali dal “sistema università”), ma perché la qualità media dei laureati che esce dalle nostre università (in particolar modo da quelle scientifiche) è piuttosto scadente; non si tratta neppure di un problema di studenti tra l’altro: loro sarebbero anche (spesso) ben intenzionati, magari dotati della necessaria passione.

Parte del problema è senza dubbio relativo alla formazione pre-universitaria (i licei italiani che puntano al ribasso non aiutano certo l’università ad eccellere) e in alcuni casi la lentezza stessa dell’università (italiana e non) ad adattarsi ai mutamenti tecnologici che investono il nostro mondo: ad oggi, parte delle nozioni apprese al primo anno di università risulteranno carenti o inadeguate già alla fine del terzo.

Il problema maggiore però, secondo la mia modesta opinione, è un problema metodologico: non c’è selezione. Come possiamo pensare di individuare le eccellenze in un sistema concepito per dare la laurea a tutti gli studenti, possibilmente con il massimo dei voti? Pensiamo un po’ a quali sono i paesi che oggi sfornano realmente eccellenza: India e Cina. Con 1 miliardo di abitanti a testa, la selezione è feroce (e spesso crudele), fatta letteralmente con la mannaia del macellaio, ma chi sopravvive al processo è realmente “il meglio” tra un miliardo di abitanti; chi non sopravvive invece, si troverà semplicemente in una società che non pretende la laurea come fonte di accettazione sociale.

Cosa impedisce allora alle nostre università l’attuazione di una selezione (non serve andare così in profondità come devono fare India e Cina, tra l’altro), per far si che emergano realmente e siano adeguatamente valorizzate le eccellenze?

  • Senza dubbio, la necessità di adeguarsi alle altre nazioni europee: se la Francia sforna un milione di laureati all’anno, cosa succederebbe se questo non accadesse anche in Italia (oltre al sentirci “inferiori” come nazione)?
  • La necessità sociale di eccellenza (quantomeno apparente): oggi se non sei laureato non sei nessuno, e spesso fatichi anche a lavorare (o almeno così dicono). Le scuole superiori sono sempre più un’anticamera esclusiva dell’università, non insegnano nulla che non sia volto alla successiva “carriera” universitaria, non insegnano un mestiere, non danno indipendenza. E’ previsto, che dopo il liceo si passi in ateneo: è inevitabile, è ineluttabile, è socialmente imposto; e sono convinto che i primi a soffrire di questa imposizione siano proprio i genitori degli studenti…
  • La necessità di una formazione di base adeguata: come dicevo al punto precedente, i licei oggi non insegnano più un mestiere. Non che lo faccia l’università, ma in mancanza di un mestiere si continua a studiare, in attesa che prima o poi, qualcuno (spesso semplicemente il caso) insegni allo studente a fare qualcosa di pratico, di lavorativo. Vent’anni fa, forse, era il liceo a dare le basi lavorative agli studenti, che non avevano quindi bisogno (ne spesso le possibilità) di frequentare un ateneo: oggi chi darebbe lavoro su due piedi ad un “maturando” di un istituto tecnico?

Mi rendo conto che questo pensiero sia piuttosto pericoloso (soprattutto nei confronti del sottoscritto che non può dirsi un’eccellenza universitaria) e delicato, ma l’idea di iniziare e condividere la riflessione qui, magari con la possibilità di discuterne più approfonditamente con voi, confrontando idee diverse, mi sembra utile.

Annunci