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Dritti verso quel muro

ghost train  Ancora una volta mi trovo a scrivere di copyright e diritti digitali. Negli ultimi mesi, alcuni segnali positivi avevano dato l’impressione che nel mondo della musica digitale si cominciasse a comprendere quanto dannoso sia il perseguire i propri clienti nella speranza di fare soldi facili ed immediati: la stragrande maggioranza delle grandi major discografiche stanno lentamente abbandonando i sistemi DRM, ma la RIAA rimane fermamente intenzionata a proseguire la marcia su questo treno lanciato a folle velocità verso l’autodistruzione.

Che alla RIAA non avessero capito niente, intendiamoci, non è mai stato messo in dubbio, nemmeno nel caso dei “segnali positivi” a cui accennavo: però era un po’ di tempo che se ne stavano buonini buonini in silenzio, e se da un lato questo poteva suonare preoccupante (anche con i miei gatti succede cosi, quando stanno in silenzio stanno combinando qualcosa di grosso), dall’altro poteva esserci la speranza che avessero deciso di defilarsi e stare a vedere come evolvono le cose.
E invece no: leggo questa mattina dal blog di Stefano Quintarelli la notizia che hanno deciso di portare in tribunale Jeffrey Howell, cittadino dell’Arizona, reo di aver estratto una copia digitale da un cd che aveva regolarmente acquistato.

Sebbene non sia la prima volta che la RIAA mette in discussione il diritto alla copia privata, l’azione legale vera e propria rappresenta un salto di qualità nella lotta alla musica digitale (perché a questo punto di questo si tratta), in quanto porta su un altro piano d’azione il diritto alla copia privata, che fino ad ora era stato dato (in qualche modo) per assodato.

A mio modesto parere, la RIAA non solo ha deciso di non abbandonare il treno, ma sta facendo di tutto per accelerarne ulteriormente la corsa… staremo naturalmente a vedere come si conclude la causa negli USA, anche se dubito che una (improbabile) sentenza positiva per la RIAA possa poi avere alcun tipo di ripercussione in Europa e nel nostro paese…

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La sponda conveniente

IMG_2245.JPGNegli ultimi cinque/sei anni abbiamo assistito alla nascita, alla guerra ed alla morte del sistema Digital Restriction Management.

Nato con l’esigenza di garantire ancora maggiori profitti di quelli che già facevano le grandi case discografiche, il DRM è stato il simbolo della grande guerra alla “pirateria digitale”, soprattutto quella dei più giovani che dopo essersi scaricati gli mp3 vanno ai concert e magari non comprano i cd (che sono quelli che portano maggior guadagno alle major). Ma anche contro quelli più cresciuti, che piuttosto che comprare un cd per uno singolo pezzo, preferiscono comprarselo online, e poi mettere insieme i pezzi per sentirsi il cd in auto mentre vanno al lavoro (maledetti, rubano il lavoro alle major!).

Ci è stato detto che la “pirateria”  stava distruggendo il mercato della musica: certo, e i 2 miliardi di euro/anno che fatturano le vendite di prodotti digitali, cosa sono? Il tasso di crescita del 200% annuo delle vendite? Possiamo dire che forse è la fine dei cdrom (anche perchè a 23 euro a cd, è dura pensare ad un futuro…), che forse è ora che le major si rendano conto che internet sta cambiando il mondo, e che cercare di trattenere l’acqua facendo la coppa con le mani non dura a lungo…

Eppure in questa battaglia, il “popolo di internet” (come alla stampa piace definirlo) è sempre stato solo (a parte qualche illuminato musicista), osteggiato dai politici (soldisoldisoldi), dalle major (soldisoldisoldi) e dai venditori online (soldisoldisoldi), dalla grande distribuzione (soldisoldisoldi). Poi, un giorno, qualcuno è stato fulminato sulla via di damasco (o si è fatto spiegare il meccanismo, oppure ha deciso che era il momento di fare il classico colpo di scena) e da allora, uno alla volta, tutti i grandi player si sono affrettati a saltare la barricata: grandi musicisti, vendor (iTunes), produttori (EMI e recentemente Universal), distributori (Amazon); un po’ per affari (vuoi mettere quanto vendi di più se non metti il drm?), un po’ per pubblicità, un po’ perché non sono soldi loro, ora dall’altra parte chi rimane? A difendere il DRM, chi ci pensa? Sony e Warner cominciano probabilmente ad intuire che la barca sta affondando (che spirito di osservazione!) e solo la RIAA resterà presto, da buon capitano, sul vascello che affonda… conoscendo l’integrità morale di questa gente, quanto pensate che ci metteranno a “saltare” di qua anche loro?