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Un gigantesco eliporto al Parco Nord

Parco Nord Milano

fabbiosilent via Flickr

Ieri sera sono stato all’assemblea pubblica “per il Parco Nord e contro il progetto dell’eliporto” indetta presso Villa Ghirlanda, a Cinisello Balsamo. Un’assemblea analoga era stata precedentemente organizzata a Bresso ed a Cormano, un’altra si terrà venerdì 5 a Milano Bicocca. Molte cose sul progetto mi sono più chiare, in seguito all’assemblea e voglio dare il mio pur piccolo contributo scrivendo una breve spiegazione di quanto sta accadendo, a beneficio (chissà) di quei pochi abitanti del Nord Milano che leggono queste misere pagine.

L’idea di fondo del progetto, portato avanti a braccetto dal Ministero dei Trasporti, da un’azienda costruttrice di eliporti ed un’industria specializzata in elicotteri, è quella di utilizzare l’area dell’attuale aeroporto sito all’interno del Parco Nord (attualmente poco più di 80 ettari di superficie) per costruire uno scalo elicotteristico di dimensioni notevoli (quello che in gergo tecnico viene definito “eliporto codificato”), con lo scopo di farne lo scalo logistico di un complesso di elisuperfici (su Milano ne sarebbero previste ben 55) che servirebbe non solo la regione Lombardia, ma tutto il nord Italia: si prevede un traffico di oltre 200 decolli giornalieri sin da subito, con un potenzialmente delle infrastrutture di comunicazione che dovrebbero consentire la ricezione delle svariate migliaia di passeggeri che vi saranno caricati.
In una seconda fase, inoltre, l’uso di “aeroconvertibili” (aerei cioè in grado di decollare verticalmente come un elicottero), consentirebbe un’ulteriore espansione della portata dei velivoli di stanza all’eliporto di Bresso (oltre i 1000 km di gittata), consentendo di servire anche buona parte delle principali capitali europee, con un naturale ulteriore aumento del numero di passeggeri.

Inutile dire come un progetto di tale portata sia assolutamente incompatibile non solo con un’area così densamente abitata ed urbanizzata come quella dei comuni di Cinisello Balsamo e Bresso (che da soli accolgono oltre 100.000 abitanti), ma in particolar modo il più grande “parco metropolitano” d’Europa, il Parco Nord, la cui flora e fauna risentirebbero in modo drammatico dell’attuazione di un simile (scellerato) progetto.

L’istanza d’incompatibilità tra l’attuale aeroporto, il parco ed i comuni limitrofi è stata per altro più volte sancita da documenti siglati sia dai comuni stessi che da Provincia di Milano e Regione Lombardia: l’intento è sempre stato quello di tentare di trovare una diversa collocazione per l’attuale aeroporto, e di fronte all’oggettiva mancanza di alternative praticabili, di ridurre la dimensione dello stesso dagli attuali 80 ettari a 55 ettari. In questi 55 ettari, il progetto vorrebbe collocare non solo l’attuale aeroclub, la sede regionale della protezione civile, l’elisoccorso ed il servizio del 118 (che già si trovano sull’area), ma vorrebbe anche costruire le strutture di manutenzione, le cisterne per il carburante ed ovviamente l’elistazione preposta al traffico passeggeri e commerciale: l’equivalente in cemento, parlando per paragoni, di 8 palazzi di 10 piani.

E’ assolutamente necessario trovare le forze e la determinazione per opporsi in modo massiccio e fermo alla realizzazione di questo obrobrio sul territorio del Parco Nord, frutto di 30 anni di lotte e sudore dei cittadini e delle pubbliche amministrazioni locali. Soprattutto perché una reale e valida alternativa alla costruzione dell’eliporto codificato su questo territorio esiste ed è immediatamente praticabile: fatta l’eccezione degli interessi commerciali di SEA (la società che possiede gli aeroporti di Malpensa e Linate) e quindi del Comune di Milano (che ne possiede un’ampia maggioranza), l’aeroporto di Linate è già attrezzato e logisticamente pronto a ricevere un simile traffico aereo; sarebbe sufficiente costruire e/o potenziare la rete di collegamenti con l’aeroporto per risolvere il problema creando un impatto ambientale ridotto ai minimi termini.

Peccato che probabilmente costruire un nuovo eliporto al Parco Nord frutterebbe molti più soldi in appalti ed investimenti che non utilizzare un’area già pronta ad accogliere un simile mostro… ed il PIL sale…

Volevano colpire i kebap…

Ambrosiana Pictures via Flickr

Ambrosiana Pictures via Flickr

La proposta di legge era stata chiarissima: contrastare la vendita di prodotti “non padani” in giro per Milano, con particolare riferimento ai “maledettissimi” kebap, forma di circonvenzione popolare araba (pare che ci mettano dentro pure la dinamite liquida per trasformarci tutti in “camicazzi”!).

Invece, visto che sarebbe stata una legge palesemente discriminatoria, finirà con il colpire tutti: a subire gli effetti della legge non saranno solo i venditori di kebap, ma tutte le “imprese artigiane di prodotti alimentari di propria produzione per il consumo immediato nei locali dell’azienda“: pizzerie al trancio, gelaterie, venditori di panini e brioches (Luini?), McDonald’s  e chi più ne ha più ne metta.
Migliaia di attività commerciali si troveranno improvvisamente tenuti a “costringere i propri avventori a consumare quanto acquistato all’interno del locale” (sequestro di persona?), specialmente in questi prossimi mesi caldi; vendere solo bibite prodotte artigianalmente (ottima idea per promuovere la produzione di birra artigianale, per altro!) e “coprifuoco” all’una di notte.

Naturalmente bisognerà capire “quanto lontano” dal locale ci si debba spingere, per poter consumare in santa pace un prodotto… Bambini, attenti a non consumare brioches davanti ai centri commerciali (!)…

In questi minuti (dalle ore 12:30) alcuni esponenti dell’opposizione terranno un presidio in via Borsieri 28 (quartiere Isola) per protestare contro la legge di cui sopra. Mi spiace non averlo saputo prima, magari un salto l’avrei fatto…

Ci muoviamo?

Il progetto di legge sulla Politica del Software in Regione Lombardia langue ignorato ormai da lungo tempo sul tavolo di qualche politico più o meno influente in Via Fabio Filzi a Milano.

I motivi del suo languire sono molti (e molti è meglio che siano taciuti, per non incorrere in denunce), ma in parte era previsto. Ora però, è venuto il momento di cercare di dare una smossa alla questione, e la prima mossa viene proprio dai partecipanti al tavolo: ci siamo trovati settimana scorsa e concordato il testo dell’appello, che ora invitiamo i cittadini lombardi sensibili all’argomento del software opensource, dei formati aperti e degli standard, a firmare.

Il progetto di legge presentato, non vuole accordare un privilegio al software opensource nella Pubblica Amministrazione lombarda, ma chiedere che sia equiparato al software proprietario, ponendo un accento importante su accessibilità, apertura dei formati e rispetto degli standard.

E’ importante che ci sia della mobilitazione su questo argomento, quindi forza. Cliccare, bloggare, spammare! 😛

http://www.marcellosaponaro.it/appelli/index.php?ade_id_app=4

FLOSS nella Pubblica amministrazione? Qualcuno si lamenta…

Negli ultimi mesi, per conto dell’Associazione Culturale OpenLabs, sono stato impegnato nelle discussioni del “Tavolo di lavoro sulla politica del software“, in Regione Lombardia. Obiettivo del gruppo di lavoro la produzione di un progetto di legge (ispirato ad alcuni già esistenti, inutile inventare la ruota ogni due per tre) che consentisse il libero mercato nel mondo del software per la pubblica amministrazione.

Questo significa essenzialmente far presente, tramite un PDL, la necessità di utilizzare formati aperti e di segnalare alcuni aspetti interessanti (soprattutto nella pubblica amministrazione) del software libero che non si presentano invece nel mondo del software proprietario. Non una legge “per il software libero”, anche se vista l’attuale situazione della politica del software in Italia, potremmo anche definirla “legge pro software libero” in quanto gli riconosce gli stessi diritti del software proprietario.

A questo tavolo di lavoro erano presenti numerose aziende, grandi (molto grandi) e piccole, c’erano aziende che facevano lobby (Microsoft, ad esempio), c’erano liberi professionisti, rappresentanti di realtà associative come OpenLabs, il PLIO o la Free Software Foundation.

Il lavoro del gruppo, in questa prima fase, è praticamente terminato (si concluderà ufficialmente martedi 22 maggio, alle ore 11:00 con la conferenza stampa in Via Fabio Filzi, Milano), ma proprio l’altro ieri leggevo su Punto Informatico un articolo che riporta dichiarazioni davvero poco edificanti per le imprese IT del Bel Paese.

Pare che le imprese italiane dell’ICT comincino a sentirsi “sotto pressione” per via di questo martellamento mediatico sull’opensource (strano, io invece dico che non se ne parli a sufficienza…). In una nota, Aitech-Assinform fa presente come il FLOSS sia solo una delle tante possibilità delle quali la Pubblica Amministrazione si può avvalere nel campo del software, e del come essa debba scegliere in base a considerazioni di tipo tecnico, applicativo e strategico, e non facendosi influenzare da scelte ideologiche.

Evidentemente Aitech-Assinform non ha letto le proposte di legge, altrimenti si renderebbe conto della castroneria dichiarata, ed evidentemente si fa carico di una paura diffusa (si dice “cacarsi sotto”) delle aziende produttrici di software proprietario (scrivo una volta e poi vendo per l’eternità, facendo lock-in sul cliente) nei confronti di software di qualità, disponibile spesso a costi inferiori, e soprattutto liberamente distribuibile.

Che prezzo “non idiologico” ha la scelta di una pubblica amministrazione che dice “distribuisco i miei documenti nell’unico attuale formato documentale standard ISO e se per caso i miei cittadini non fossero in possesso di un software per leggerli, regalo loro un’intera suite per l’ufficio, completamente localizzata in italiano ed interoperabile con gli altri formati”? O che risparmia un milione di euro di licenze software nell’ambito della scuola, preziosa risorsa da investire per migliorare in altri aspetti?

Aitech-Assinform ha deciso di ribadire quello che chiedono le aziende ed associazioni contro le quali vorrebbe scagliarsi, ma ancora non lo sa. Qualcuno glielo faccia notare…

Quando “il diavolo” ti accarezza…

Nell’ambito dei lavori portati avanti per conto di OpenLabs dal sottoscritto, rientra la partecipazione al Tavolo regionale per il Software Libero. Il gruppo di lavoro, composto oltre che dall’Associazione che rappresento anche da numerosi attori importanti del panorama regionale e nazionale (quali IBM, Novell, OpenOffice.org, SUN, Alessandro Rubini, Milug, ASSOLI) e da alcuni esponenti politici di entrambi gli schieramenti) ha come obiettivo quello di varare un progetto di legge che favorisca l’adozione del software libero e dei formati aperti nella pubblica amministrazione regionale, in linea con quanto già accaduto in Friuli Venezia Giulia.

Proprio a partire dal PDL proposto in Friuli, si è discusso e lavorato ad emendamenti che potessero rispecchiare le numerose opinioni dei partecipanti al tavolo (“Quot capita, tot sententiae” come diceva il buon Terenzio).

Recentemente, ci era arrivata la richiesta di Microsoft(contemporaneamente a quella di Novell e SUN) di poter partecipare in qualità di osservatore al tavolo di lavoro. Nel piu pieno spirito collaborativo, e forse anche un po sorpresi dalle avance della casa di Redmond, abbiamo discusso e deciso di accettare di buon grado la proposta. All’ultima riunione quindi, abbiamo potuto ospitare Andrea Valboni in qualità di rappresentante di Microsoft presso il tavolo di lavoro, che si è dimostrato particolarmente positivo alle discussioni del tavolo, evitando pericolose affermazioni sull’argomento degli “standard aperti” che invece gli erano sfuggite qualche tempo prima nell’ambito del dibattito successivo ad un incontro organizzato dal tavolo di lavoro stesso con Leon Shiman.

Tutte le cose belle però, prima o poi devono finire. Ieri sera infatti, scadeva il termine per presentare gli emendamenti al PDL Friuli da applicare alla versione “lombarda”, in modo che rimanesse il tempo a tutti, in vista della conferenza stampa di presentazione di fine febbraio, per rileggere ed approvare quanto proposto, e Valboni ha ben pensato di inviare la proposta firmata Microsoft all’ultimo momento, pur avendola redatta almeno due giorni prima, come fatto notare sulla mailing-list di coordinamento.

Non che questo fosse un grave problema, ci mancherebbe altro, il problema sta nei contenuti. Dopo aver ridefinito nelle premesse il termine “software libero”, Valboni ha sostituito lungo tutto il testo del PDL i termini “standard aperti” e “protocolli aperti” con il termine “standard”, aggiungendo riferimenti al “pluralismo informatico” che evidentemente piacciono di piu del software libero a Redmond.

Naturalmente questo atteggiamento ha sollevato una ridda polemica sulla mailing-list del tavolo di lavoro, con numerose e praticamente unanimi condanne e proposte di rigetto (fatta l’eccezione di IBM che si è riservata qualche giorni di tempo per leggere gli emendamenti proposti da Valboni prima di pronunciarsi).

Quello però su cui volevo portare l’attenzione, è l’apparente assurdità di questo emendamento. Avendo avuto modo di vedere Valboni all’opera in altre occasioni e conoscendo l’attenzione che Microsoft porta verso il mondo del software libero (la “concorrenza”), la mossa di ieri sera mi pare davvero assurda.
Sono fermamente convinto che Valboni sappia perfettamente che non si tratta di un ufficio postale che al venerdi sera chiude i battenti e fino al lunedi mattina non c’è santo che tenga, il lavoro sta fuori dalla porta di casa, ne tantomeno credo che contasse sulla nostra disattenzione verso un player importante come quello da lui rappresentato.

Allora mi chiedo: sono/è impazziti/o, oppure c’è un secondo fine? Vogliono forse fare le vittime, in vista di pressioni da portare all’atto della discussione del PDL in Consiglio Regionale? Non trovo altre spiegazioni in materia, anche perchè potevano semplicemente non firmare il PDL, senza la necessità di mettere in piedi tutto questo teatrino… non capisco, e questo mi preoccupa… molto…

Il PLIO diventa associazione…

OpenOffice.org

Durante una conferenza che si terrà (oggi 2 febbraio) a Milano, in via F. Filzi 29 (sede della Regione, vicinanze stazione Cadorna) alle 11:45, il PLIO (Progetto Linguistico Italiano Openoffice.org) annuncerà la sua costituzione in Associazione di volontariato, cogliendo l’occasione per fornire il programma del 2007 ed alcuni dati freschi sulla penetrazione di OpenOffice.org nel mercato italiano.

Io sicuramente ci sarò, a rappresentare in qualche modo OpenLabs, in un appuntamento cosi importante per il Software Libero e l’OpenSource. Oltretutto gli amici del PLIO sono impegnati anche al tavolo di lavoro per l’adozione del FLOSS in Regione, quindi questo atto di presenza gli è quantomeno dovuto :).