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Carlo Lucarelli – Almost Blue

Immagine di Almost blueAvevo letto, pochi giorni fa, una raccolta di novelle di Lucarelli, e mi era piaciuta molto. Mi rendevo però conto che tra scrivere una novella ed un romanzo (giallo che sia) di acqua ce ne passa. Non perché scrivere una novella sia più semplice (anzi, come proprio Lucarelli faceva notare nell’introduzione a “Il lato sinistro del cuore”, in una novella è necessario che l’autore dia il meglio di se stesso, avendo pochissime pagine a disposizione per catturare il lettore), ma perché la tecnica e le modalità di scrittura variano molto.
Proprio per colmare la lacuna, avevo deciso di affrontare Almost Blue, appena acquistato, facendogli scavalcare la mia (ormai proverbiale) coda di lettura: non posso certo dirmi insoddisfatto.

Almost Blue è un ottimo romanzo la cui pecca maggiore è forse la poca originalità della trama (d’altra parte è un romanzo giallo, no? L’assassino è pur sempre il maggiordomo…), alla quale però Lucarelli sopperisce senza problemi con la bellezza del racconto: è un continuo dipingere di colori, voci ed emozioni (possibile anche grazie alla cecità di uno dei protagonisti che offre il destro proprio ad un poetare sulla realtà) che coinvolge il lettore e lo trascina senza peso alcuno, nei vortici di una Bologna strana, sommersa, dolce e violenta allo stesso tempo, scossa nel profondo da una serie di efferati omicidi, apparentemente inspiegabili.

Decisamente un noir… blu! 🙂

Commento su Anobii.com:

Si potrebbe leggere tutto d’un fiato, questo romanzo di Lucarelli. Duecentocinquanta pagine non sono certo un peso eccessivo per un lettore abituale, e le pagine scorrono veloci, trascinate dalla bellezza e dalla leggerezza del racconto, e da una trama non così pesante e complessa da necessitare particolari attenzioni. Un gran bel noir… colorato.

Leonardo Sciascia – Una storia semplice

Immagine di Una storia sempliceStupidamente, sono partito da Milano per Bruxelles con un solo libro (già cominciato) da leggere. Già nel viaggio per Bruxelles l’avevo quasi finito, e non è sopravvissuto alla prima sera. Così, ieri mattina, ho pescato dalla libreria di papà “Una storia semplice”, di Leonardo Sciascia. Motivo della scelta? Essenzialmente il fatto che non avevo mai letto di mia spontanea volontà e con un minimo di attenzione un libro di Sciascia; in concomitanza al fatto che essendo “spesso” solo 90 pagine, mi dava la garanzia di poterlo leggere entro il 26 mattina (in realtà non è durato la giornata del 24).

“Una storia semplice” è un titolo che ben esemplifica il contenuto di questa novella di Sciascia: un giallo molto breve, senza una trama particolarmente ricamata, ma che proprio nella sua semplicità trova modo di esprimere una quantità di spunti di riflessione non indifferenti. Una lettura piacevole, che non fa mal figurare lo stile piuttosto barocco di Sciascia (che forse risulterebbe più pesante con libri molto più corposi).

Un libro assolutamente suggerito per coloro che hanno voglia di leggere qualcosa senza troppo impegno, pur non volendo scadere nella banalità che purtroppo accompagna molti scrittori “econimico-commerciali” dei giorni nostri.

Commento su Anobii.com:

Sciascia non è certo un neofita della scrittura, e questo libro lo dimostra pienamente: offrire cosi tanti spunti in meno di 90 pagine non è da tutti.
Una storia breve ma simpatica, una novella da leggere.

[Cinema] Ratatuille

Questa sera, per festeggiare il compleanno di Laura, sono andato con lei (soli soletti) al cinema, a vedere un film del quale attendevamo da quasi un anno (a me pare di più, ma lei dice che mi sbaglio…) l’uscita: Ratatouille.

Si tratta di un film piuttosto divertente, il cui personaggio principale (il topo Remy) non ha nulla da invidiare, come carattere e come personalità, ai precedenti film della Pixar, alla quale vanno i miei complimenti per l’ottimo lavoro.
Al di là della trama, in sé non stupefacente, quello che vale la pena sottolineare di questo film (oltre alle lacrime agli occhi di alcuni passaggi davvero esilaranti) è la morale: valutare le persone per quello che sanno/sanno fare, e non in base al loro aspetto, o alla loro origine. Probabilmente questo concetto non apparirà lampante (soprattutto a coloro i cui neuroni tendono a rimanere intorpiditi dal fluire dei pensieri), ma basterà un minimo di riflessione per coglierlo appieno.

E’ un messaggio estremamente importante, in un mondo che cambia sempre più velocemente e sempre più velocemente si trova ad incrociare differenze, a meticciarsi, guadagnando (in my humble opinion) ad ogni passaggio. Un messaggio, questo, che tra l’altro viene ritenuto uno di quelli fondanti della cultura hacker che, guarda un po’, lo applica brillantemente da quasi 50 anni…

In definitiva, mi sono davvero divertito: il film vale davvero il prezzo del biglietto.