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Lev Nikolaevic Tolstoj – La morte di Ivan Il’ic

Immagine di La morte di Ivan Il'ic

Dopo aver divorato, in una giornata, un libro di Sciascia, oggi è toccato ad una breve novella di Tolstoj: “La morte di Ivan Il’ic”. Certamente, con il senno di poi, non è il libro ideale per coloro che si avvicinano, per la prima volta, al realismo ottocentesco del noto autore russo. Lo stile molto descrittivo, il messaggio molto introspettivo, non aiutano certo lo scorrere di una trama volutamente banale: il protagonista, Ivan Il’ic, stimato magistrato e da sempre toccato da fortuna nella vita, si trova a combattere contro un male apparentemente incurabile, che i medici stessi da lui convocati non sono in grado di individuare, e che lo condurrà, alla fine (ed all’inizio del libro), alla morte.

Il messaggio di Tolstoj, nascosto dietro alla lunga e spasmodica descrizione dell’avanzare del male di Ivan Il’ic, sarà chiaro solo nelle ultime pagine, quando finalmente il lettore si rende conto, insieme al protagonista, che è la vita stessa, falsa e ipocrita, il male che lo affligge, e che solo la morte potrà liberare dalla sofferenza lui ed i suoi cari, per i quali è ormai solamente un peso.

Una novella “difficile” per certi versi, pesante per altri, ma un vero capolavoro nel suo insieme.

Commento su Anobii.com:

Non è certo il libro ideale per chi si avvicina per la prima volta al realismo ottocentesco di Tolstoj. Il pregio però di questa (brevissima) introspezione sulla morte di un uomo, è un piccolo capolavoro.

Gianni Biondillo – Il giovane sbirro

Immagine di Il giovane sbirro

Che Gianni Biondillo sia uno dei miei autori preferiti, non ne ho mai fatto mistero: eppure i suoi romanzi sono sempre ricchi di sorprese. Intendiamoci, lo stile di “Il giovane sbirro” è sempre quello, caratteristico ormai, dello scrittore milanese: una trama fluida, che viene quasi ricamata lungo tutto il libro, la struttura ad “espisodi”, divisi in capitoli anche brevi (a volte brevissimi), il cambio di prospettiva, con la soluzione delle indagini dell’Ispettore Ferraro che non sempre vede lo scontato trionfo dei buoni, perchè la vita non prevede scontate vittorie.

Il realismo che Biondillo ha distillato sulle due linee temporali di questo libro è assolutamente unico, divertente a tratti, dolce in altri, fino a divenire quasi doloroso, in un ritratto della società moderna italiana dipinta con maestria nelle sue contraddizioni.

Per collocazione temporale all’interno della trama che Biondillo va tessendo con i suoi libri, con questo romanzo andiamo a scoprire l’infanzia di Ferraro, e vediamo apparire tutti i diversi personaggi principali dei libri successivi, in un racconto che accompagna l’Ispettore Ferraro nella sua crescita, personale e professionale, e nelle sue scelte di vita, spesso dolorose e dalle conseguenze ignote.
Un libro che consiglio assolutamente a tutti gli amanti del giallo contemporaneo, con la raccomandazione di leggere prima almeno un’altro dei libri di Gianni Biondillo, per poter apprezzare alcuni passaggi apparentemente secondari di questo libro.

Commento su Anobii.com:

Lo stile è sempre quello, magnetico, di Biondillo. La trama è un ricamo che si compone pagina dopo pagina, anche quando l’autore parla di tutt’altro, in un realismo crudele, a volte quasi doloroso. Il risultato, l’ennesimo capolavoro di uno dei miei autori preferiti.