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Serietà, coerenza, risparmio

Villa Ghirlanda

teemistocle via Flickr

Non scrivo spesso di quello che accade, politicamente parlando, in ambito locale; in questo caso però l’accadimento è lampante per mostrare un malcostume fin troppo diffuso e troppo poco “publicizzato”.
Vivo, come molti dei miei (pochi) lettori sapranno, a Cinisello Balsamo, comune “rosso” della cintura milanese. Questa sera si è svolto il Consiglio Comunale, con all’ordine del giorno la discussione e l’approvazione del bilancio 2009. Cogliendo l’occasione del momentaneo allontanamento di uno dei 16 consiglieri di maggioranza presenti, l’opposizione ha chiesto la verifica del numero legale (che mancava proprio a causa del momentaneo allontanamento del citato consigliere), facendo così rimandare la discussione a giovedì.

Lungi da me, naturalmente, giustificare il comportamento della maggioranza: in prossimità del numero legale (anche a causa dell’indisponibilità di un paio di consiglieri, attualmente non in città), non dovrebbe essere consentito a nessuno di lasciare l’aula e mettere così in difficoltà l’amministrazione.

Quello che mi preme sottolineare, è il comportamento infantile e dannoso dell’opposizione: azioni come quella di questa sera non hanno alcun reale riscontro politico; servono solamente ad gravare sulla collettività, con un aggravio di costi (nuova seduta comunale e, soprattutto, nuovi gettoni di presenza……) ed un meno incisivo agire dell’Amministrazione eletta.
Non si tratta per altro di un caso isolato: solo pochi giorni fa, la discussione su un non significativo ordine del giorno si è protratta per oltre 4 ore a causa di ripetuti (e sterili) interventi dell’opposizione, giungendo a termine (guarda caso) proprio poco dopo la mezzanotte (nuovo giorno, nuove spese, nuovi rimborsi, nuovi gettoni di presenza).

Se questo è il “buon governo” di cui parlano Lega e Pdl, se questa è la mitica “Politica del Fare”, se questo è “combattere gli sprechi”, mi auguro che i cittadini (cinisellesi e non) aprano presto gli occhi…

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Dell’italico egoismo

Da Partito Democratico di Pietrasanta, via Flickr

Da Partito Democratico di Pietrasanta, via Flickr

E così, alle 3:32 di lunedì 6 aprile 2009, l’Italia scoprì (per l’ennesima volta) di essere un paese con aree ad alto rischio sismico.
La scoperta è costata (per quel che ne sappiamo al momento) oltre 92 morti e 50.000 sfollati. Interi paesi (Onna su tutti), non esistono più, in seguito alla scossa di 6,3 gradi della scala Richter che ha colpito l’Abruzzo, nei pressi di L’Aquila.

Ci sarebbe da far silenzio, tacere di fronte al dolore delle persone che nel giro di pochi secondi hanno perso tutto: un tetto e magari parte della famiglia. Lo chiede persino Berlusconi, e questo dovrebbe far riflettere.
Eppure, tacere sarebbe anche profondamente ingiusto, anche nei confronti di quelle persone che in Abruzzo, questa notte, hanno perso la vita: è ingiusto soprattutto dimenticare le colpe degli uomini che sono rimasti in vita, di coloro che guidano e indirizzano il nostro paese, è ingiusto chiudere gli occhi.

E’ idiota, permettetemi il termine, immaginare che in zone ad alto rischio sismico come in Italia, esistano ancora case che vengono giù come fossero costruite a secco alla prima scossa di terremoto. In Giappone non costruiscono il “ponte sullo stretto” e le loro case stanno in piedi, e subiscono decisamente più terremoti di noi. I soldi di quell’inutile ponte sarebbero forse bastati a promuovere ed incentivare adeguatamente la ristrutturazione delle case più vecchie nel rispetto delle norme antisismiche, sarebbero bastate ad incrementare il numero di controlli nei cantieri delle case in costruzione per far si che si impedisca a quell’idiota egoismo tipico italiano di costruire case con la sabbia, per risparmiare alla faccia degli altri. Sarà contento Berlusconi ora: il suo piano casa avrà certo successo, soprattutto in Abruzzo…

Trovo inoltre profondamente ingiusto constatare come da tutto il mondo (ed in particolare, naturalmente, dai nostri polici) vengano inviati toccanti messaggi di cordoglio e vicinanza con coloro che hanno perso tutto questa notte, mentre solo pochi giorni fa, di fronte al naufragio di due (o tre?) imbarcazioni di extracomunitari in fuga da fame e disperazione, ed alla conseguente morte di 300 persone, tutto il panorama politico italiano abbia fatto una desolante scena muta…

Ora si dia il via alle raccolte fondi, agli aiuti a distanza, si lasci agire la protezione civile e si lasci al tempo la possibilità di sanare quelle ferite che i mattoni non potranno chiudere. Ma si lasci anche chiaro in mente, a tutti, la responsabilità umana in questo disastro, e in bocca a tutti il disgusto per coloro che ne dovranno portare il fardello…

Guidare su un campo minato

From Wikipedia

From Wikipedia

Ok, ha nevicato. Ok, ha ghiacciato. Ok, ha piovuto per giorni e giorni. Ok, si può tollerare che nei giorni immediatamente successivi questi disastri naturali l’asfalto delle strade lombarde si sia rovinato, in alcuni punti persino rotto.

Ma la manutenzione del fondo stradale non è un optional, o una velleità rimandabile: in alcuni punti le buche superano i 20 centimetri di profondità, con evidenti rischi non solo per la salute di pneumatici, cerchi e ammortizzatori, ma per la stessa incolumità dei cittadini. Sembra di guidare su un campo minato, con gente che scarta improvvisamente di lato per evitare la buca, o inchioda rischiando il tamponamento

Riparare le buche significa riempirle e ricoprirle d’asfalto, in attesa di una riparazione più organica, magari in primavera: un’operazione, insomma, che non richiede investimenti particolarmente importanti. Invece si preferisce “transennare” la buca, magari lasciarci una volante con i lampeggianti accesi appena prima e dimenticarsene: poi ci si lamenta che non ci sono mezzi in Polizia.

La cosa più incredibile, in ogni caso, l’ho vista ieri sera tornando da Piazzale Lotto verso l’autostrada: nella penombra ho visto un riflesso e guardando meglio mi sono trovato di fronte ad un birillo catarifrangente infilato all’interno della buca, che lo celava quasi completamente… Certo un’ottima idea per segnalare la buca! Peccato che non sia riuscito a fermarmi per fotografarlo…

Certo che senza nemmeno più i fondi dell’ICI, dopotutto, cosa possiamo aspettarci dalla Pubblica Amministrazione?

Una licenza “guida” per la Pubblica Amministrazione?

Pubblico in calce uno stralcio di una mia risposta ad una mail che mi chiedeva un commento su un interessante post dell’avvocato Laura Garbati sul forum del CNIPA . Pubblico perché il tema è delicato e sono conscio che andrebbe affrontato in maniera più articolata ed argomentata delle poche righe che riporterò. Mi pareva interessante però tentare di fornire uno spunto di riflessione condivisa sull’argomento…

[…]
Concordo pienamente con la necessità di fare chiarezza nel mondo del software libero, e non solo nei confronti della pubblica amministrazione. La libertà di scelta, se da un lato è un valore fondamentale, dall’altro spaventa: la PA e gli utenti finali.

Il mondo del software libero ha un disperato bisogno di marketing, di tralasciare i numeri di licenza e di crescere con l’offerta che abbia una presa commerciale (naturalmente mantenendo “dietro la scorza” tutte le qualità tipiche del software libero), perché solo così sarà possibile sostenerlo efficacemente.

La mia paura più grande è che il “talebanesimo” di alcuni esponenti della comunità porti ad una spaccatura molto più profonda e radicale di quella che già conosciamo da anni tra “software libero” e “opensource” proprio all’interno del mondo del “software libero” stesso.

La presa di coscienza che esistono molte alternative, ma che il cliente (fosse anche la PA) debba essere “guidato” nella sua scelta da persone esperte che possano tradurre le grandi opportunità del software libero in vantaggi tangibili per l’utente (che ne apprezzerà poi anche gli aspetti più nascosti e spesso maggiormente importanti) è una necessità sempre più forte in questo mondo, che però fatica a cambiare…
[…]

Ci muoviamo?

Il progetto di legge sulla Politica del Software in Regione Lombardia langue ignorato ormai da lungo tempo sul tavolo di qualche politico più o meno influente in Via Fabio Filzi a Milano.

I motivi del suo languire sono molti (e molti è meglio che siano taciuti, per non incorrere in denunce), ma in parte era previsto. Ora però, è venuto il momento di cercare di dare una smossa alla questione, e la prima mossa viene proprio dai partecipanti al tavolo: ci siamo trovati settimana scorsa e concordato il testo dell’appello, che ora invitiamo i cittadini lombardi sensibili all’argomento del software opensource, dei formati aperti e degli standard, a firmare.

Il progetto di legge presentato, non vuole accordare un privilegio al software opensource nella Pubblica Amministrazione lombarda, ma chiedere che sia equiparato al software proprietario, ponendo un accento importante su accessibilità, apertura dei formati e rispetto degli standard.

E’ importante che ci sia della mobilitazione su questo argomento, quindi forza. Cliccare, bloggare, spammare! 😛

http://www.marcellosaponaro.it/appelli/index.php?ade_id_app=4

Prodi ha le palle

Prodi Si può dire di tutto di Prodi, salvo che non ha le palle. Si può dire che ha fatto una politica di destra, che non ha saputo incollare a sé la propria maggioranza, che è “attaccato alla poltrona” (e a che scopo?), ma con il discorso di ieri sul futuro del Governo, ha davvero messo in mostra gli attributi; pianificare con tanto ottimismo i prossimi passi dell’esecutivo, includendo anche “la riforma della pubblica amministrazione” e “della magistratura” sono obiettivi che normalmente vengono spalmati su 5 anni, non su 3, ed è importante che Prodi li abbia ben chiari in mente, perché dopo 2 anni di sofferenze è venuto il momento di raccogliere i frutti (e non lasciare che a raccoglierli siano altri!).

Dopo aver ascoltato il discorso, ammetterò, mi è tornata un po’ della fiducia che negli ultimi tempi era andata scemando, a fronte di una serie di provvedimenti piuttosto discutibili (vedi la legge espulsioni) o alcune manovre interne alla maggioranza (da Dini alla Binetti, da Mastella alle uscite del Partito Democratico, alla campagna acquisti dell’ex primo ministro, più o meno efficace, più o meno palese, più o meno sotto inchiesta).
E’ necessario ricordare (e lo dico prima di tutto a me stesso) che un Governo nasce per durare 5 anni, e quindi è su questo periodo che ne va valutato l’operato: non ha nessun senso abbaiare alla luna reclamando la realizzazione completa del programma in meno della metà del tempo (anche se quando si comincia qualcosa, poi andrebbe portata avanti…).

Questa mattina, ascoltando Radio Popolare, mi sono trovato di fronte ad una considerazione (presentata da un ascoltatore) alla quale non avevo pensato: Prodi viene dalla Democrazia Cristiana, fautrice e promotrice della politica dei “due tempi”: prima soffrire, poi vedere i risultati. Mi chiedo: c’erano alternative a questa politica? Con la situazione in cui versa(va) l’Italia 2 anni fà, era possibile uscirne in tempi accettabili senza una politica di questo tipo?

Proposte per il 22 giugno

Il 22 giugno, presso lo IULM di Milano, si terrà una manifestazione dal titolo “Condividi la Conoscenza“, che si vuole proporre come punto di partenza e riflessione sull’impatto dei “nuovi media” sulla nostra vita, sulla politica e sull’industria.

Chiamato alle armi dal buon Fiorello Cortiana, ho provveduto questa sera a proporre 3 diversi “nodi di riflessione” a mio avviso particolarmente importanti, e sui quali invito tutti a discutere e confrontarsi. Li riporto anche qui, per dare ulteriore risalto alla lodevole iniziativa.

Quantificazione del valore virtuale
Parlando con un caro amico, non molto tempo fa, mi faceva notare quanto fosse difficile investire in “innovazione” e “nuove tecnologie” in Italia, senza avere adeguati fondi alle spalle.

Questo perchè le banche e le società di venture e capitali, nel nostro paese, misurano ancora la bontà di una proposta di investimento in base alle immobilizzazioni materiali che il richiedente può portare. Questo aspetto è stato ulteriormente evidenziato quest’oggi durante un incontro presso il Politecnico di Milano, al quel ho partecipato.

Nel campo della cultura, quali immobilizzazioni possono essere “spese” per ottenere un investimento? Praticamente solo brevetti e diritti d’autore o di “proprietà intellettuale” (detesto questo termine, perdonatemi), che a mio avviso sono solo briglie e freni all’innovazione, alla produzione di cultura ed alla sua diffusione.

E’ assolutamente necessario che si faccia una seria riflessione, e si trovino delle proposte applicabili ed efficaci, per consentire una quantificazione oggettiva della bontà di un investimento in un ambito come quello della cultura, o dell’industria del software, dove le immobilizzazioni materiali non hanno praticamente necessità di esistere.

Pubblico dominio materiale
Quando si parla di “proprietà pubblica”, si pensa sempre ad aquedotti, autostrade, ferrovie. E quando queste proprietà vengono in qualche modo intaccate dalle privatizzazioni, si sentono salire urla di protesta. Tutto corretto, tutto assolutamente condivisibile, ma tutto, strettamente, materiale.

La privatizzazione delle infrastrutture di comunicazione, tanto importanti per la produzione e la diffusione della conoscenza, non arreca forse un danno paragonabile, se non superiore, alla privatizzazione di acquedotti, autostrade e ferrovie?

Come può una rete di larga banda (ma anche una rete di fonia, o la semplice proprietà ed efficienza di una emittente televisiva statale di qualità) che si confronta con mere logiche di profitto, senza tener conto di quelle che sono le esigenze culturali dei cittadini?

Bisogna che si prenda coscenza che l’infrastruttura di rete e (tele)comuncazione del nostro paese è un bene primario per la stessa economia italiana, e come tale, va difesa e rigidamente controllata.
La rete internet italiana non può essere in mano ad un monopolista (in palese conflitto di interessi, tra l’altro) come Telecom, i cui disservizi sono ormai divenuti barzellette fuori dai confini del nostro paese.

Riduzione del Digital Divide
Il termine “digital divide” purtroppo viene usato in modo piuttosto variegato, quindi la riduzione dello stesso è qualcosa di poco tangibile.
In questo caso, per “digital divide” intendo il divario culturale che impedisce a tutti i cittadini di fruire liberamente dell’innovazione (altro termine abusato, a mio avviso), di fatto creando cittadini di serie A e cittadini di serie B, e contribuendo quotidianamente ad ingigantire questo divario.

A mio avviso sarebbe necessario riflettere su quali ragionevoli proposte possano essere avanzate per combattere efficacemente questo problema.

Un punto da tenere presente è che piu che stimolare un’offerta (formativa?) che già per altro esiste, anche in maniera alquanto diffusa, e prima ancora di trovare i criteri economico/fiscali atti a spingere questa “riduzione”, è importante comprendere che va stimolata la richiesta stessa, rendere i cittadini stessi partecipi di questo processo, perchè nessun tipo di forzatura, nel campo della conoscenza, è in grado di portare benefici a medio/lungo termine.