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Paradossi del mondo del lavoro

Il lavoro_BN_4A volte ci si trova a dover far fronte a situazioni davvero paradossali. Siamo ormai tutti a conoscenza dei problemi di lavoro che ci sono in Italia. Problemi che non coinvolgono solamente i giovani, ma che li riguardano in modo particolare.

Mi sono sempre considerato piuttosto fortunato da questo punto di vista. Anche se questo ha portato a sacrificare più che abbondantemente l’impegno universitario, ho avuto la fortuna di trovare sempre lavoro al primo colpo, con lavori meno stimolanti dal punto di vista intellettuale ma utili alla comprensione di cosa significhi “farsi un culo quadro per due soldi” (come lavorare da McDonald’s), e con lavori molto più interessanti, stimolanti e gratificanti, come quello che svolgo al momento.
Questo già mi colloca una spanna sopra i miei coetanei nella scala della fortuna lavorativa: non saprei elencare più di una decina di miei coetanei che abbiano la fortuna di fare un lavoro che gli piace, attinente con i loro interessi, ben retribuito, flessibile all’inverosimile, in regola ed a tempo indeterminato, come invece capita a me.

Ma a quanto pare non era sufficiente. Di ritorno dall’End Summer Camp, sono stato contattato da un’azienda del campo dell’Entertainment, che su indicazione di un mio conoscente (che non mi sarei mai aspettato portasse tanta stima del sottoscritto) mi ha proposto un impiego da responsabile tecnico. Il mio ruolo avrebbe dovuto essere quello di tramite tecnico tra il consiglio d’amministrazione della società e gli sviluppatori, per tradurre le richieste del primo in qualcosa di comprensibile ai secondi.

La proposta era allettante, anche se non abbiamo avuto tempo di entrare nei dettagli economici. Per la cronaca, ho rifiutato l’offerta, perchè serviva un impegno a tempo pieno che in questo momento non rientra tra le mie possibilità/volontà. Ma la considerazione è un’altra: che cosa porta me a ricevere offerte di questo calibro, e gli altri miei coetanei a lavorare nei call-center? E’ davvero solo fortuna?

Questi maledetti lavavetri assassini…

LavavetriDopo la notizia della settimana scorsa degli interventi contro i lavavetri a Firenze (e sull’onda delle polemiche conseguenti), in queste ore si comincia a parlare del “pacchetto sicurezza” che dovrebbe estendere questo genere di misure a livello nazionale.

Indubbiamente ci sono dei problemi che vanno affrontati: la microcriminalità su tutte è un problema serio delle nostre metropoli. Su questo credo che nessuno sia in disaccordo. Peccato che poi, le opinioni sul cosa fare sono drammaticamente divergenti, e mi auguro che il Governo non cerchi di far passare a forza un decreto legge che marchi definitivamente questa divergenza, ma che cerchi il dialogo ed il confronto con tutte le parti in causa (comprese quelle non politiche).

In particolare, è quantomeno curioso punire lavavetri e accattoni per fermare la microcriminalità (è un’associazione di idee davvero degna della destra più estremista), cosi come è simpatico che si voglia punire con il carcere (carcere!) chi chiede l’elemosina (sempre che poi non ci sia la condizionale, che il giudice non ritenga corretto applicare la sola sanzione pecuniaria, e via dicendo) mentre i reati finanziari (Ricucci? Fiorani? Cirio? Parmalat?) sono di fatto impuniti.
E’ inoltre interessante valutare come si cerchi di riempire nuovamente quelle carceri il cui sovraffollamento ha portato ad un discutibile indulto: forse che l’unica parte utile di quel provvedimento sia stata giudicata troppo “saggia” e vada quindi rovinata?

Al di là delle polemiche, però, e degli appelli, c’è una considerazione importante da fare: è importante che questa proposta di legge non venga portata avanti in un’ottica di “recupero consensi”. E’ assolutamente immorale, una schifezza, cercare di aumentare i consensi al governo sulla pelle dei più deboli, che sarebbero proprio quelli che maggiormente necessiterebbero della protezione dello Stato stesso. Non si deve fare della demagogia spicciola, riconducendo per partito preso questa azione di governo al recupero consensi (come dicevo all’inizio, ci sono degli oggettivi problemi da affrontare), ma proprio per questo motivo sarà ancora più importante che il Governo promuova il dibattito e dialoghi con le parti in causa, conformandosi a quello spirito coraggioso che è un po’ sbiadito, dopo la “stangata finanziaria” di un anno fa (che proprio ora comincia a dare i primi frutti con la possibilità di abbassare nuovamente le tasse ma con la consapevolezza di aver fatto quegli interventi indispensabili alla sopravvivenza economica del nostro paese). Che i nostri governanti si siano spaventati dal crollo dei consensi? Non era forse immaginabile che sarebbe andata cosi? Non conosciamo ancora gli italiani?

Infine, attenzione a parlare di “punto di vista della gente”. La gente è emotiva, e reagisce con il cuore (spesso in preda ad una profonda ignoranza): se facessimo un referendum sul ripristino della pena di morte il giorno dopo uno di quegli omicidi ai quali i mass media decidono di dedicarsi con particolare fervore, otterremmo risultati assolutamente indignanti. Se oggi proponessimo un referendum per una norma di legge che sbatta fuori dall’Italia tutti gli extracomunitari, passerebbe senza alcuna difficoltà.

Proposte per il 22 giugno

Il 22 giugno, presso lo IULM di Milano, si terrà una manifestazione dal titolo “Condividi la Conoscenza“, che si vuole proporre come punto di partenza e riflessione sull’impatto dei “nuovi media” sulla nostra vita, sulla politica e sull’industria.

Chiamato alle armi dal buon Fiorello Cortiana, ho provveduto questa sera a proporre 3 diversi “nodi di riflessione” a mio avviso particolarmente importanti, e sui quali invito tutti a discutere e confrontarsi. Li riporto anche qui, per dare ulteriore risalto alla lodevole iniziativa.

Quantificazione del valore virtuale
Parlando con un caro amico, non molto tempo fa, mi faceva notare quanto fosse difficile investire in “innovazione” e “nuove tecnologie” in Italia, senza avere adeguati fondi alle spalle.

Questo perchè le banche e le società di venture e capitali, nel nostro paese, misurano ancora la bontà di una proposta di investimento in base alle immobilizzazioni materiali che il richiedente può portare. Questo aspetto è stato ulteriormente evidenziato quest’oggi durante un incontro presso il Politecnico di Milano, al quel ho partecipato.

Nel campo della cultura, quali immobilizzazioni possono essere “spese” per ottenere un investimento? Praticamente solo brevetti e diritti d’autore o di “proprietà intellettuale” (detesto questo termine, perdonatemi), che a mio avviso sono solo briglie e freni all’innovazione, alla produzione di cultura ed alla sua diffusione.

E’ assolutamente necessario che si faccia una seria riflessione, e si trovino delle proposte applicabili ed efficaci, per consentire una quantificazione oggettiva della bontà di un investimento in un ambito come quello della cultura, o dell’industria del software, dove le immobilizzazioni materiali non hanno praticamente necessità di esistere.

Pubblico dominio materiale
Quando si parla di “proprietà pubblica”, si pensa sempre ad aquedotti, autostrade, ferrovie. E quando queste proprietà vengono in qualche modo intaccate dalle privatizzazioni, si sentono salire urla di protesta. Tutto corretto, tutto assolutamente condivisibile, ma tutto, strettamente, materiale.

La privatizzazione delle infrastrutture di comunicazione, tanto importanti per la produzione e la diffusione della conoscenza, non arreca forse un danno paragonabile, se non superiore, alla privatizzazione di acquedotti, autostrade e ferrovie?

Come può una rete di larga banda (ma anche una rete di fonia, o la semplice proprietà ed efficienza di una emittente televisiva statale di qualità) che si confronta con mere logiche di profitto, senza tener conto di quelle che sono le esigenze culturali dei cittadini?

Bisogna che si prenda coscenza che l’infrastruttura di rete e (tele)comuncazione del nostro paese è un bene primario per la stessa economia italiana, e come tale, va difesa e rigidamente controllata.
La rete internet italiana non può essere in mano ad un monopolista (in palese conflitto di interessi, tra l’altro) come Telecom, i cui disservizi sono ormai divenuti barzellette fuori dai confini del nostro paese.

Riduzione del Digital Divide
Il termine “digital divide” purtroppo viene usato in modo piuttosto variegato, quindi la riduzione dello stesso è qualcosa di poco tangibile.
In questo caso, per “digital divide” intendo il divario culturale che impedisce a tutti i cittadini di fruire liberamente dell’innovazione (altro termine abusato, a mio avviso), di fatto creando cittadini di serie A e cittadini di serie B, e contribuendo quotidianamente ad ingigantire questo divario.

A mio avviso sarebbe necessario riflettere su quali ragionevoli proposte possano essere avanzate per combattere efficacemente questo problema.

Un punto da tenere presente è che piu che stimolare un’offerta (formativa?) che già per altro esiste, anche in maniera alquanto diffusa, e prima ancora di trovare i criteri economico/fiscali atti a spingere questa “riduzione”, è importante comprendere che va stimolata la richiesta stessa, rendere i cittadini stessi partecipi di questo processo, perchè nessun tipo di forzatura, nel campo della conoscenza, è in grado di portare benefici a medio/lungo termine.

Perchè la Royal ha perso le elezioni (sigh)

Dopo averlo pronosticato, e dopo aver verificato il risultato, ho avuto tempo e modo, nella giornata di oggi, di approfondire un po’ la riflessione abbozzata questa mattina.

Perché Ségolène Royal ha perso le elezioni politiche in Francia? Come in tutti i casi, le motivazioni sono molteplici e da ricercare anche in aspetti quantomeno inaspettati. Ma su tutti questi aspetti, uno in particolare mi ha fatto rizzare le orecchie, perché mi ha improvvisamente fatto tornare in mente una vecchia considerazione mai espressa e che invece si è confermata in tutta la sua orribile realtà.

Una delle ragioni per cui Ségolène Royal ha perso (ed in modo cosi marcato) le elezioni presidenziali è quella di aver incentrato tutta la campagna elettorale “contro” Sarkozy. Mancando alla sinistra francese un programma serio, pensato e costruttivo, la povera Royal si è dovuta accontentare di dibattere sugli argomenti del programma di Sarkozy, giocando praticamente costantemente “fuori casa”. Un esempio fondamentale è quello della cosi detta “identitè nationale” che tante (troppe) volte è ricorso nei discorsi della Royal, pur essendo un argomento prettamente di destra (al punto da essere la bandiera di Le Pen).
Se a questo si aggiunge la scarsa coesione all’interno del suo stesso partito/elettorato, che ha preferito attaccarla piuttosto che sostenerla, facendole perdere credibilità, la frittata è presto fatta, cotta e condita.

La situazione, dicevo, mi riporta alla mente un pensiero già noto (anche se mai espresso in queste pagine per ovvie ragioni): è tutto molto simile alle elezioni italiane del 2001. Mancanza di un programma serio, tutto incentrato sull’anti-berlusconismo, ed eccolo al governo. Demonizzare l’avversario, pare, non funziona piu, e sarebbe anche ora che i nostri politici lo accettino e facciano proprio questo concetto.
I piu maliziosi però, mi direbbero che anche nel 2006 la campagna elettorale è stata interamente pensata “contro Berlusconi”, forse in maniera ancora più accentuata rispetto al 2001. Qual’è stata allora, la differenza sostanziale tra il 2001 ed il 2006 (al di la dei 5 anni di disastri politici di Silvio), che ha consentito all’Unione di vincere (se pur di un soffio) le elezioni politiche? La risposta è semplice quanto ovvia: il programma.
Già, proprio il programma. Proprio quell’accrocchio di idee, pensate prima della campagna elettorale, a mente fredda, in un’ottica propositiva e non solamente critica. Un programma che ora andrà rispettato, ovviamente, ma che ha consentito alla sinistra di avere quel baluardo di “originalità” che le ha consentito di rappresentare un’alternativa, e non un clone, alla proposta elettorale del centrodestra.

A questo punto mi aspetto che il centrosinistra italiano analizzi seriamente il proprio stato a partire dal magro risultato che uno schieramento analogo ha raccolto oltralpe. E’ necessario che la sinistra ritrovi i propri valori (lavoro, solidarietà, tolleranza, non violenza, cultura, società), che li faccia crescere (come pensiero) al proprio interno fino a renderli moderni ed attuali.
Che la smetta di cercare “altrove” le idee che non riesce più ad avere, perché altrove non le troverà, o troverà quelle di altri schieramenti che nulla hanno a che spartire con la Sinistra.
Una volta che questo processo sarà terminato, sarà necessario fare proprie le tematiche della destra (tradizione, sicurezza, controllo dell’immigrazione) in una chiave originale ed in un’ottica di sinistra (un disoccupato di destra non è più felice di un disoccupato di sinistra, allo stesso un elettore di sinistra non è più felice quando si trova minacciato o derubato).

Allenamento 23/04

Io penso che un bel giro a Lourdes male non mi possa proprio fare… solo che come si dice, rischierei di trovare chiuso per ferie. Dopo il vetro dell’auto incrinato, dopo le ruote da cambiare, dopo aver bucato, dopo la serie sterzo sostituita, il Polar che fa le bizze, ‘mo sono perfino riuscito a piegare la catena :/

No, non per il lungo, quello è normale. Lateralmente. Stortata proprio. Ho dovuto cambiarla (32 euro…).

Per di piu, in una giornata agonisticamente parlando inutile, perchè con il fatto di aver messo la maglietta antivento, i 27 gradi che c’erano in giro, si sono fatti sentire fin troppo, tagliandomi letteralmente le gambe.

In totale, 33 chilometri: Cinisello – Nova Milanese – Seregno – Carate – Monza – Nova Milanese – Cinisello, tutti pianeggianti, ad una media che definire infima è poco. Bah.

Uscita:

  • Tempo totale: 1h 29′ 58″
  • Tempo reale: 1h 19′ 36″
  • Tempo in Zone: 1h 09′ 02″
  • Tempo sopra Zone: 0h 06′ 03″
  • Tempo sotto zone: 0h 14′ 53″
  • F.c. media: 145 bmp
  • F.c. massima: 230 bmp
  • OwnZone: 133 – 163
  • KCal consumate: 1046
  • Distanza percorsa: 33.3 km
  • Velocità media: 25.1 km/h
  • Velocità massima: 43.8 km/h
  • Cadenza media: 87 rpm
  • Cadenza massima: 121 rpm

Stagione:

  • Tempo totale: 28h 56′ 59″
  • Tempo reale: 26h 47′ 47″
  • KCal consumate: 20653
  • Chilometri stagione: 660 km
  • Chilometri totali: 3747 km
  • Velocità massima: 60.0 km/h
  • Cadenza massima: 125 rpm

Eh????

Dialogo con un cliente:

Io: Ciao a tutti… come va oggi?
Cl1: Ciao Giacomo… tutto bene, ci sarebbe giusto da attivare un’altra presa sulla torretta in ufficio…
Io: Cioè?
Cl1: Niente, abbiamo finito le prese di rete dei pc, e bisognerebbe attivarne un’altra…

Vado a chiedere informazioni all’amministratore di rete “generale” (il cliente è ospite di una struttura condivisa)

Io: Salve, devo attivare una presa su una torretta. Che devo fare?
Adm: Oh, nulla. In sala macchine trovi un paio di terminazioni… in alto ci sono quelli che vengono dalle torrette, in basso quelli che vanno verso la rete…
Io: Ok… /* Puzza di guai… */

Vado in sala macchine, e questo è lo spettacolo che mi trovo davanti. Cosa dovrei fare io???

groviglio.jpg

PS: Alla fine ce l’ho fatta… ne ho collegate 3, cosi per qualche tempo non dovrò piu cacciare le mani… “li dentro” :/

Un’altra Columbine, 8 anni dopo

norris_hall.jpg33 morti (compreso il killer) ufficialmente. 15 feriti, ufficialmente. In realtà a morire o a restare gravemente feriti, ieri mattina presso il campus universitario di Blacksburg, sono gli Stati Uniti d’America stessi.

La strage di del 1999 aveva lasciato tutti sotto chock, con quei 13 morti per mano di alcuni loro compagni. Aveva soprattutto stupito l’inutilità di quegli omicidi: mancanza di integrazione sociale (si, non si riferisce solo agli extracomunitari come vorrebbero far credere in Italia), situazioni lasciate marcire, odio, bisogno di sfogo. Si era aperto un dibattito, sull’uso delle armi, che negli USA si possono acquistare praticamente al supermercato. Dibattito lungo ed intenso, che aveva persino portato il famoso regista Michel Moore a realizzare un film sull’argomento, “Bowling for Columbine”. Dibattito, eppure, inutile, perchè ieri un ragazzo di 20 anni ha potuto prendere le sue due armi semiautomatiche, e andaresene in giro per il campus della Virginia per praticamente 2 ore, sparando ai passanti ed organizzando vere e proprie esecuzioni sommarie, con tanto di “prigionieri” allineati contro i muri e “giustiziati”.

C’è anche spazio per le recriminazioni. Dopo i primi 2 omicidi, sono passate quasi 2 ore prima che il killer riprendesse la mattanza. Due ore durante le quali è sfuggito alla polizia (ormai sul luogo del delitto), spostandosi da un capo all’altro del campus. Due ore durante le quali si sarebbe potuto evaquare il campus, per salvare delle vite. Invece, un duplice omicidio in un dormitorio, deve essere una cosa normale negli USA, al punto che si pensa ad un “caso isolato” e quindi ad intervenire su un unico edificio.

Oggi, il giorno dopo, a mente fredda, il presidente degli USA Geroge W. Bush dichiara che è necessario ribadire il “diritto di possedere armi”, pur nei limiti previsti dalla legge. A questo punto io mi chiedo cos’abbia imparato l’America (gli USA) da Columbine, e cosa imparerà da Blacksbourg (che diventerà inevitabilmente famosa e ricordata per anni per questo drammatico episodio). E la risposta, purtroppo, è li, ben visibile, quasi palese: nulla.

Il diritto alle armi. Il diritto di uccidere. Il diritto di esportare la democrazia. Il diritto alla giustizia sommaria. La pena di morte. Il diritto alla violenza.

Che spavento…

dingo.jpgIeri sera, verso le 2:00, al mio gattone ha cominciato a sanguinare il naso.  In realtà, avevo già trovato, nel tardo pomeriggio rientrando dal lavoro, alcune goccie di sangue in giro per la casa, e infatti gli avevo controllato le zampe per verificare che non si fosse fatto del male.

Lasciato in secondo piano il discorso,  anche perchè Dingo non presentava alcuna ferita evidente, me ne sono dimenticato. Quando poi sono sces, in tarda serata, prima di andare a letto, me lo sono trovato con tutto il musetto sporco di sangue che visibilmente era colato dalla narice destra, sporcando muso, zampe, divano, cappotto che ha recentemente eletto a “sua dimora”, e via dicendo.

Dingo però non dava segni di star male. Anzi, era piuttosto arzillo (per quel che arzillo può essere un gatto di 21 anni ben portati), è pure salito sul bidè da solo, senza bisogno di aiuti (che spesso, fetente, chiede con occhi languidi giusto per il gusto di non far fatica).

Piuttosto spaventato dall’accaduto, e temendo il peggio (a quest’età, purtroppo…), ho passato le successive due ore sveglio, con gli occhi sbarrati nel letto, chiedendomi se era il caso o no di tirare giu dalle brande il povero veterinario di turno.

Quando poi alle 4:00 sono sceso a controllare, l’ho trovato che passeggiava allegramente verso ciotola e bagno, senza ulteriori perdite di sangue. Stessa scena alle 6:00 (nel frattempo avevo dormito un paio d’ore). Alle 8:00 (uscendo di casa), nessuna nuova, alle 10:00 (sono uscito apposta dal lavoro qualche minuto), niente di niente, mentre alle 13:30, prima di andare a mangiare, ho trovato il divano nuovamente sporco di sangue, con l’evidente disposizione da “starnuto”. A quel punto, ho chiesto a Giovanni e Marina (che erano con me) di chiamare il loro veterinario (quello di Dingo è in Belgio, veniva un po’ scomodo), che ci ha gentilmente dato appuntamento per le 17:00 (e io mi sono ovviamente presentato alle 16:35).

Il risultato finale è assolutamente rincuorante. Mi è stato fatto notare che se si fosse trattato di un’emorragia interna (l’unica cosa davvero grave che potesse portare ad epistassi) il sangue sarebbe uscito dalle due narici, quindi non si può che concludere che si tratti di un problema locale (ovviamente la certezza non c’è mai finchè non si fanno analisi adeguate). Inoltre Dingo presenta una infiammazione alla gengiva destra, intorno al canino, proprio sotto la narice, e non è impossibile che le due cose siano in qualche modo legate. Ne abbiamo nel frattempo approfittato per fare un controllo generale (che al micio ovviamente non è piaciuto granchè) e la deduzione è che lo stato di salute è generalmente buono, posto che artrite, leggeri problemi renali e agli occhi non sono una novità. E’ per di piu emerso che non è completamente sordo (come invece avevo inizialmente pensato) e che alcuni rumori li sente: ad esempio sente se stesso, altrimenti miagolerebbe molto piu forte.

A questo punto, gli è stata fatta una bella punturina di antibiotici e cortisone, che per 48 ore dovrebbero rendere il tutto piu semplice, e prescritta una bella cura a base di antibiotici in modo da capire con piu precisione quale possa essere il problema che porta all’epistassi (il veterinario ha avanzato una serie di ipotesi che si possono controllare tenendo monitorate le reazioni ai diversi dosaggi degli antibiotici previsti per i prossimi giorni).

Che paura che mi hai fatto prendere micio mio… 🙂

Una nuova Porta Pia

Sono talmente deluso e stanco delle gerarchie ecclesiastiche, che arriverei ad essere contento di una nuova Breccia di Porta Pia… rivoglio il fuoco di copertura, rivoglio i bersaglieri che entrano da Porta Pia, segno della fine dello Stato Pontificio.

Perchè proprio lo Stato Pontificio è quello che la Chiesa pensa di essere. Di avere il potere temporale. “Qualcuno” diceva un tempo “Date a Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare”. Beh, faccio presente al papa ed ai suoi illustrissimi vescovi che lo Stato Italiano è sovrano, ed è di Cesare, non di Dio.  Quindi che gentilmente si limitino a parlare ai proprio fedeli, predicando la verità che la Bibbia propone, ma non si azzardino a dare ordini o imposizioni di sorta ai politici italiani (che putroppo sono anche cosi idioti da starli a sentire e tenerne conto).

Avevo pensato di postare ieri qualcosa a riguardo… ma ero talmente incavolato, che avrei scritto cose un po troppo pesanti, ed ho quindi deciso di rimandare.

A questo punto, la rabbia è sbollita (un po) e voglio chiedere una cosa: la Bibbia chiede l’amore per il prossimo tuo, giusto? Due persone, dello stesso sesso o meno, non sposate, sono, cattolicamente parlando, il male. Ok. Va bene. Posso anche starci. Non esiste però che questa diventi una legge dello Stato, perchè vi ricordo che in Italia non ci sono solo cattolici, e soprattutto l’Italia non è una repubblica fondamentalista cristiana.

In piu, un’altra cosa ce l’ho da dire. Due omosessuali che si amano, non vi piacciono. Mobilitazioni di piazza per evitare questo scempio. I preti che invece si fanno i bambini, quelli vanno benissimo, vero?

IE? Peccato…

Dal fornitore di un nostro cliente:

from the beginning it is clear and has been informed very well, that the only browser we support is
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Ah beh, allora… alzo le mani… peccato…